Le prospettive del giovane Fini.

Ci fu un periodo in cui Achille Occhetto –già segretario della Fgci- era indicato come la giovane promessa del partito, il futuro segretario chiamato costantemente “il giovane Occhetto”. E giovane, l’Achille, lo rimase sino alla soglia dei cinquanta. Poi divenne effettivamente segretario:  fu un disastro senza precedenti.
Mi sembra che Fini (che ormai è all’alba dei sessanta, una età non propriamente giovanile) stia percorrendo la stessa strada: era il delfino di Almirante, poi non fece in tempo a diventare il re del suo partito che, dopo pochissimo, divenne di nuovo delfino, questa volta di Berlusconi. E lo rimase sino al 2007, quando iniziò a dare segni di insofferenza. Peraltro subito rientrati con le elezioni del 2008 che lo videro rientrare all’ovile berlusconiano per sperare di tornare ad essere il delfino.

Dopo, fra strappi e ricuciture, è diventato l’ “ospite sgradito” del partito che ha co-fondato. Non ci voleva molto a capire che, dopo la rottura di aprile, la ricucitura sarebbe stata di brevissima durata. Fini ha ottenuto di rimandare la rottura (alla quale non era pronto) scansando il rischio di immediate elezioni (che lo avrebbero fracassato). Ma non è detto che il tempo lavori per lui: già i famosi 50 parlamentari finiani si sono ridotti ad una ventina circa e comprendono anche persone che si tengono fieramente sullo stomaco l’un l’altra, anche i “colonnelli” più disponibili a far da pontieri (Larussa ma anche Alemanno) si sono fatti indietro e si sono messi in proprio. La componente An non esiste più e  lui è alla testa di una pattugglietta di parlamentari insufficiente a garantire un “governo del Presidente” in caso di dimissioni di Berlusconi.

Recupererà consensi nel prossimo futuro? Non sembra facile: se è vero che Berlusconi è entrato nella fase calante della parabola (soprattutto a causa delle misure anticrisi che, inevitabilmente, gli attireranno antipatie) è vero che parte da una base abbastanza alta, per cui non è prevedibile il momento in cui avverrà il giro di boa che lo vedrà più debole dei suoi avversari. E neppure è detto che i consensi persi dal Cavaliere automaticamente vadano a Fini: sinchè lui resta nel Pdl e, per di più ingessato nel suo ruolo istituzionale,  sarà un possibile punto di riferimento per gli “addetti ai lavori” ( dirigenti, quadro intermedio, militanti ed attivisti del Pdl) ma non per gli elettori che non ne registrano la presenza. Ed il punto debole di Fini sta proprio nello scarso seguito elettorale di cui oggi dispone: se andasse ad elezioni da solo, prenderebbe intorno al 2% (facendo la fine di Rifondazione), se andasse con altri (Casini o, peggio ancora, in coalizione con il Pd) rientrerebbe sicuramente alla Camera, ma il suo apporto alla coalizione sarebbe minimo perchè si ridurrebbero gli elettori di destra pronti a seguirlo.
Fini può avere un elettorato potenziale fra il 7 ed il 10% ma per poterlo esprimere effettivamente, serve tempo: trovare fondi, allestire sezioni, cercare personale politico sul territorio, eleggere consiglieri negli enti locali, far conoscere il simbolo, essere percepito dall’elettorato come opzione possibile e convincere gli esitanti. Tutto questo significa non meno di 1 o 2 anni da forza politica autonoma.
Ma se facesse la scissione è probabile che il Cavaliere non gli lascerebbe il tempo di metter radici ed imporrebbe subito elezioni, per evitare le quali l’unica cosa sarebbe fare un “governo del Presidente” (stile il governo Dini del 1995), quel che richiederebbe numeri che per ora non sembrano esserci.
Tentare di costruire il nuovo partito restando dentro il Pdl, sarebbe come cercare di cambiare le ruote con l’auto in corsa: alla fine, solo una perdita di tempo per arrivare alle elezioni nel peggiore dei modi e nel momento deciso dal suo avversario.

Tutto fa pensare che Fini si stia attrezzando ad una lunga guerra di logoramento (far impallinare il decreto intercettazioni dal Quirinale in modo da far fare una figuraccia a Berlusconi, mettergli il bastone fra le ruote alla finanziaria, giocare a “spaccare” l’asse con Bossi). Una mossa complicata e di tempi lunghi. Ma il Cavaliere ha dimostrato più di una volta che la sua qualità migliore è il tempismo e la decisione, per cui non è probabile che si lasci mettere sulla graticola. Salvo pressioni esterne particolarmente forti (un ultimatum della Bce che imponga di non fare elezioni anticipate nel cuore della crisi, pena un forte declassamento dei titoli italiani; un super scandalo che sconsigli al Cavaliere di andare al voto in coincidenza con esso; una ipoteca della Lega che imponga di non sciogliere il Parlamento prima dell’attuazione del federalismo, pena andare da sola alle elezioni) molto fa pensare che lui stia pensando di aprire la crisi subito dopo la finanziaria per andare a votare a febbraio o marzo. A quel punto, se i numeri per un governo del Presidente non dovessero esserci, le elezioni sarebbero inevitabili e, per Fini, le prospettive sarebbero assai grige.

Aldo Giannuli, 21 giugno ’10

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Aldo Giannuli

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Comments (2)

  • Io ho la sensazione che le capacità di Fini siano un po’ sopravvalutate no?
    È un po’ come se i mass media decidessero di volta in volta chi mettere sotto i riflettori della ribalta: Deborah Serracchiani, Fini e un’infinità di altri personaggi che hanno in comune la volontà di distruggere qualche cosa… o di essere legati a qualche rito o fondazione straniera (forti sono i legami di Fini con la fondazione Adenauer).
    La sensazione è che Berlusconi sia al momento il perno centrale insostituibile del sistema politico italiano. Non è neppure detto che senza di lui le cose non possano pure andare peggio.
    In ogni caso oltre a Berlusconi c’è il vuoto totale!!

  • Fini ha sempre perso il timing, che è aprire le posizioni al momento giusto. Come nel trading. Fini è un temporeggiatore. Quindi un perdente col berlosko che è un timing man nato. Gli può dare solo fastidio. Che i cazzabubboli dell’opposizione ripongano tutte le speranze in Fini per un ribaltone parlamentare dimostra la loro inutilità e vuotezza di testa. D’altra parte essi sono i degni compagni di Okketto altro no timing man nato.

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