La mossa del cavallo: pro e contro dell’appello di Ingroia e Chiesa

Di seguito pubblico l’appello “La Mossa del Cavallo” lanciato da Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa per una aggregazione dei movimenti, già ritrovatisi nei comitati per il no in occasione del referendum del 4 dicembre scorso. Trovo l’iniziativa interessante e molti punti del programma condivisibili (in particolare per quanto riguarda la necessità di rinegoziare), condivido anche le accuse di verticismo rivolte al raggruppamento dei piccoli partiti di sinistra (Mdp, Si, Possibile).

Soprattutto, mi sembra condivisibile l’idea di una fondazione dal basso del movimento mobilitando la base che fu determinante per la vittoria del no. E, per queste ragioni, ho dichiarato il mio interesse per progetto del movimento dal basso, che terrei ben distinto dall’ipotesi di una nuova lista elettorale che mi lascia molto perplesso.

Questa scelta di lista “last minute” mi sembra per più versi discutibile. In primo luogo i rischi di un insuccesso sono elevatissimi. Infatti, in una manciata di settimane ( e la cosa cambia molto poco, se si vota a Maggio, aggiungendo altre otto-nove settimane) occorre fare le liste e raccogliere le firme che, badate bene, questa vola vanno raccolte collegio per collegio e, se non si raggiunge il minimo richiesto, la lista salta in quel collegi e, siccome il voto è unico per maggioritario e proporzionale, questo significa non essere presenti anche per il proporzionale in quel collegio. Dopo di che, siccome è inevitabile che un certo numero di collegi saltino, questo significa che la clausola di sbarramento reale non è più del 3% ma del 3,5%-4% in proporzione ai collegi saltati. Per di più, bisognerebbe far conoscere un simbolo ed una sigla nuovi in poco tempo, senza una struttura organizzata, senza soldi e sotto il fuoco della lista di sinistra che accuserebbe il nuovo venuto di essere una lista di disturbo per sabotare il suo 3%. Insomma, il rischio è di prendere meno dell’1%. E, se questo fosse il risultato, si squaglierebbe anche il progetto di movimento organizzato di base che è il motivo di maggiore interesse del tentativo.

In secondo luogo, temo che i rischi di verticismo rimproverati agli altri si verificherebbe anche in questo caso: stabilito che puoi scegliere i candidati solo se sai quali sono i collegi e le circoscrizioni e che questo non avverrà prima del 15-20 dicembre, questo significa andare al 7 gennaio per indire una qualche consultazione di base (non importa se su supporto cartaceo o web) che dovrebbe avvenire in pochissimo tempo, perché poi occorre raccogliere le firme. Quindi una scelta senza nessun reale confronto: tanto vale, scegliamo i candidati con i sorteggio. Per cui, le liste saranno fatte da un improbabile gruppo dirigente nazionale più o meno lottizzato e, diciamocelo, se i soggetti della lottizzazione si chiamano Possibile o Si o, invece, Associazione Pinco Pallo o gruppo pacifista di Vattelappesca, che differenza fa? Certo ci sarebbe uno stato di necessità che, però può essere previsto sin d’ora.

Infine, siamo sicuri che sostituire la “forma partito” con la “forma lista elettorale” sia una cosa democraticamente preferibile? Al solito, che garanzia abbiamo che l’ennesima armata Brancaleone (ricordate Nuova Sinistra Unita, la Sinistra Arcobaleno, la lista Tsipras eccetera), anche avendo successo, non si sciolgano già il giorno dopo il voto, con ciascuno per proprio conto?

Noi non abbiamo bisogno di improbabili cartelli elettorali o federazioni di gruppi e gruppetti, pronte a sciogliersi in un battito di ciglia, ma di un soggetto politico solido, permanente, dotato di un minimo di coerenza politica. Un partito? Si, perché la rappresentanza si fonda sui partiti e piantiamola con i le solite paturnie spontaneiste che ritengono la forma partito una cosa superata, burocratica ed improponibile nel terzo millennio. Certo, i partiti che abbiamo conosciuto sono abbondantemente degenerati sia dal punto di vista burocratico che da quello morale e già dai tempi della Prima Repubblica e i referendum del 1993, insieme a Mani Pulite, furono la rivolta contro questo stato di cose, ma una rivolta che, pur giustissima nelle motivazioni, era molto mal indirizzata nei fini: colpire la legge proporzionale per colpire i partiti, non solo non apportava vantaggi sul piano della democrazia, ma peggiorava sensibilmente la situazione, come il quarto di secolo successivo ha abbondantemente dimostrato. I partiti andavano regolamentati per legge e sottoposti alla giurisdizione ordinaria, mentre l’abbaglio del sistema maggioritario (che creava l’illusione che l’elettore scegliesse direttamente chi governa) ebbe una serie di conseguenze catastrofiche che sono sotto gli occhi di tutti:

a. ha delegittimato il Parlamento, facendone solo la cassa di risonanza ed il ratificatore delle decisioni del governo che diventava il vero centro dei sistema politico

b. ha prodotto una poco auspicabile tendenza alla personalizzazione della lotta politica, nella quale i contenuti di linea passavano in secondo piano, sino a scomparire del tutto

c. ha reso molto più costosa l’attività politica (dovendosi per forza far leva sui mass media ed a pagamento, per sopperire alla sempre più ridotta rete di terminali organizzativi dei partiti sul territorio)

d. di conseguenze spianato la strada ai grandi poteri finanziari (Berlusconi prima, ma dopo anche i gruppi di sostegno al Pd) nella conquista dei “partiti” maggiori

e. ha ridotto drasticamente la democrazia interna ai soggetti politici, che assumevano la forma di ristretti gruppo dirigenti autoreferenziali sorretti da una rete di meri comitati elettorali che non avevano nessuna reale incidenza nella scelta dei gruppi dirigenti e della linea politica, né la discutibile scelta delle “primarie all’italiana” è valsa qualcosa a modificare questo stato di cose.

f. Ha reso ancora meno democratica la scelta dei parlamentari attraverso la abolizione del voto di preferenza, che ha premiato i più servili nei confronti del “capo” del partito ai danni dei più competenti

g. Di conseguenza, ha notevolmente peggiorato la qualità del ceto politico, tanto nel Parlamento quanto negli anti locali, dove il tasso di competenza è disastrosamente calato

h. Non ha affatto contrastato la tendenza alla corruzione politica anzi ne ha aumentato la propensione-

Potremmo proseguire, ma ci sembra sufficiente. Nonostante l’evidenza di questi processi degenerativi, la cultura politica anti-partito e maggioritaria resiste con l’appoggio dei mass media e per l’ossessiva ripetizione dei consueti luoghi comuni da parte della classe politica (in particolare del Pd, principale promotore delle riforme truffa di questi anni).

Queste tendenze ulteriormente peggiorative della situazione, non sono state affatto contrastate dall’immaginario di una “società civile” in grado di produrre linea politica e classe dirigente senza la mediazione partitica. Ma si dimentica che non è affatto detto che un ottimo medico potrebbe essere, solo per questo, un apprezzabile ministro della sanità, un buon magistrato un apprezzabile ministro di grazia e giustizia ed un professore di geografia un decente ministro degli esteri. La politica, piaccia o no, è uno specialismo a sé, che non si impara sui banchi di scuola. Certamente, bisogna contrastare la tendenza a costituirsi in “Casta degli esperti” (quello che comunque si produce, anche in regimi politici anti partitici), e per questo occorre sia una adeguata formazione politica dell’elettorato che opportune misure di legge.

Quanto poi all’idea che si possa sostituire con la “forma lista elettorale”, magari composta da una confederazione di associazioni, movimenti, gruppi e gruppetti, osserviamo che:

a. nulla ci garantisce che gli stessi vizi dei partiti (verticismo, corruzione, tesseramenti truccati, falsi bilanci eccetera eccetera) non possano caratterizzare anche il mitico associazionismo dei cittadini

b. nulla ci garantisce che la formazione del gruppo dirigente e dei gruppi parlamentari sia più democratica di quello che accade nei partiti

c. con tutta la buona volontà, le confederazioni più o meno precarie e momentanee di gruppi, non producono nessuna classe dirigente

d. che per la stessa ragione, queste confederazioni di gruppi di interesse parziale, non sono in grado di produrre una linea politica organica

Detto questo (e per tornare al tema della “mossa del cavallo”), direi che per ora l’ipotesi interessante è quella di dar vita ad un soggetto politico organizzato che lavori anche fuori dalle istituzioni. Se la parola partito vi provoca l’orticaria, nessun problema a chiamarlo in altro modo, l’importante è che si tratti di un soggetto organizzato permanente, con cariche tutte realmente elettive (e non solo per finta), che decida la linea politica dopo un approfondito esame dei temi (studiare, torniamo a studiare!) ed una conseguente discussione di base, che non si limiti ad esistere solo in occasione delle elezioni e, nell’intervallo fra una tornata e l’altra) faccia solo un po’ di lavoro nelle istituzioni, che dedichi sforzi specifici alla formazione di una classe dirigente. Se poi lo chiamate lega, movimento, confraternita o anche con il nome di una associazione goliardica, se vi piace di più, nessun problema.

Quanto alle elezioni io salterei questo turno, al massimo si può pensare ad una presentazione sperimentale in una delle due grandi regioni in cui si vota (Lazio o Lombardia). La presenza elettorale non si può inventare ma deve far leva su un lavoro precedente.

Semmai si può pensare di presentare qualche indipendente di gradimento nella lista di sinistra (e convinciamoci che, a sinistra del Pd c’è spazio per una sola lista, almeno per ora). Lo so che quello che si prepara non è affatto esaltante e lo sarà ancor meno con l’eventuale arrivo di Grasso e/o Pisapia, ma sono conti che si possono fare in un secondo momento.

Aldo Giannuli

LA “MOSSA DEL CAVALLO”
1) Le prossime elezioni politiche si svolgeranno in un contesto che non ha precedenti rispetto agli ultimi 70 anni. La deriva del Paese è tale da poter affermare che l’Italia è ormai allo sfascio. Ecco perché occorre una “Mossa del Cavallo”.
2) Occorre riunire le forze “sane”, intellettualmente, moralmente, politicamente. Quelle che il 4 dicembre 2016 hanno confermato che la Costituzione in vigore deve essere salvaguardata e attuata. Quelle che riconoscono nella Costituzione — sebbene già violata ripetutamente — la propria tavola dei valori e nella sua attuazione un programma di governo, per un “Governo della Costituzione”.
3) Questo appello è rivolto a tutte le correnti ideali, politiche, religiose di qualsiasi estrazione, di sinistra, di centro, di destra, appunto nello stesso spirito in cui nacque la Costituzione italiana. L’unica esclusione, indispensabile, è quella delle forze eversive che stanno emergendo nuovamente, guidate, evocate, incoraggiate dalle classi dominanti. È dall’alto, non dal basso, che viene il pericolo autoritario. Lo annunciarono proprio le classi dominanti con il documento fondatore della Trilaterale quando, all’inizio degli anni ’70, si posero il compito di “ridurre il tasso di democrazia e di partecipazione” e da allora non hanno cessato un attimo di realizzarlo.
4) La Costituzione Italiana intese instaurare un nuovo patto sociale, politico ed economico, ispirato agli alti ideali della partecipazione, della Pace, della difesa dei beni collettivi, della funzione sociale della proprietà e del primato della Repubblica sulla gestione del credito nonché sui settori strategici per l’interesse nazionale. Questa alta visione dello Stato sociale, dell’uomo e della civiltà fu presto sopraffatta e neutralizzata dalle avanguardie del pensiero unico globale, che già all’indomani del drammatico conflitto mondiale iniziarono una lenta opera di aggressione dei popoli e delle loro prerogative costituzionali. Lo fecero con la manipolazione dei mercati, con le privatizzazioni selvagge, con l’impiego del debito come strumento di governo, con la menzogna dell’austerità, ma lo fecero anche estendendo il loro principio liberista integralista alle fonti energetiche, alla manipolazione genetica ed al controllo dell’informazione.
5) Queste forze si celano anche dietro un parlamento di nominati che ci impone leggi truffa, con la stessa logica di un colpo di stato senza carri armati. Pertanto bisogna sconfiggerle anche attraverso il voto, andando contro la corrente che cercheranno di imporci. C’è un immenso spazio vuoto da riempire. Vuoto di idee e di fiducia nelle forze politiche ma pieno di corruzione e di incompetenza. Un vuoto che va riempito con un voto cosciente. Occorre rialzare la testa. Occorre cacciare la casta, cessare la sua impunità. Occorre un programma di radicali cambiamenti, quello di una rivoluzione che sta tutta dentro la legge fondamentale dello Stato: la Costituzione.
6) Uscendo dai ghetti del pensiero conformista, fatto di contrapposizioni sterili tra tifoserie che finiscono inevitabilmente per rafforzare l’ideologia oligarchica che avanza baldanzosa sulle ali della globalizzazione, noi abbiamo maturato una coscienza nuova, abbiamo compreso la trappola nella quale siamo caduti ed abbiamo messo a fuoco l’obiettivo verso il quale tutti i nostri sforzi devono tendere. Per questo facciamo appello alle coscienze degli italiani che hanno saputo vegliare durante la notte e che oggi avvertono come irrinunciabile la necessità di offrire sé stessi per ridare vita ai nostri principi costituzionali. Dunque la “Mossa del Cavallo” non può che essere trasversale. Se non è trasversale — cioè interessare tutti coloro che vogliono cambiare il paese, a prescindere dalle “appartenenze” pregresse — non ha senso tentare di realizzarla.
7) Senza precedenti è anche il fatto che le tre “forze” in lotta per la conquista del Parlamento sono in caduta più o meno verticale. L’unica forza in crescita è il disprezzo popolare verso la politica, verso i partiti esistenti, verso la loro corruzione, verso la loro subordinazione ad interessi esterni. Il Partito Democratico è diviso e privo di idee. Corrotto e incapace di un progetto decente. La destra cerca carte false per unirsi, ben sapendo che il propulsore berlusconiano è esaurito da tempo, che tra Berlusconi e la sua galassia e Salvini non ci può essere tregua, e che le altre destre sparse, a cominciare dalla Meloni, non hanno idee in comune. Il Movimento 5 Stelle è in evidente difficoltà. La parola d’ordine del “governo 5 Stelle” è un boomerang che rischia di ritorcersi contro di esso. Né i vari “infortuni” 2

dovuti a inesperienze ed incompetenza resteranno senza conseguenze. A “sinistra” del PD i tentativi di raccogliere le forze potranno, al massimo, soddisfare qualche personaggio in cerca di risalita, ma si tratterà di rimasugli. A destra del PD si verificherà lo stesso fenomeno.
8) Se il quadro non cambia, da qui al prossimo Marzo-Aprile, avremo un nuovo Parlamento di nominati, che svenderà ciò che ancora non è stato svenduto dell’Italia. La nuova legge elettorale in queste condizioni è il risultato di un immondo negoziato interno al ceto politico che ha prodotto l’ennesimo pastrocchio incostituzionale. A meno di un intervento della Corte Costituzionale, che resta tuttavia improbabile visto l’esiguo tempo a disposizione, l’effetto sarà un nuovo assalto alla Costituzione, poiché i servi dei padroni universali avranno mano libera per riprendere il lavoro che è stato bloccato dal referendum del 4 dicembre 2016.
9) Lo spazio che si offre è dunque immenso, e vuoto. L’apparire di una forza inedita rappresenta l’occasione, irripetibile, per gettare lo scompiglio nel campo avversario. Nessuno lo prevede. Tutti danno per scontato che questo quadro è immutabile. Non ne parlano i politici, non ne discutono i commentatori dei media main-stream. Basterebbe un inizio delle ostilità per sconvolgere il quadro politico del paese. Siamo di fronte a una prateria in cui si muovono bisonti allo stato brado, ciascuno in cerca di spazio ma senza un’idea per uscire dalla crisi. Compito nostro sarà anche quello di fornire una piattaforma di proposte tale da attrarre, al momento decisivo, molte altre forze sparse.
10) Questa forza inedita, che non sarà un partito (perché non potrà esserlo per ragioni fin troppo comprensibili) si fonda su tre pilastri. Primo pilastro: un appello al popolo, esplicito, sottolineato. Infatti, richiamando più marcatamente i valori della Costituzione la lista si chiama “Lista del popolo per la Costituzione”. Lo scopo è evidente: rovesciare nel suo contrario la discussione attorno al cosiddetto “populismo”. Come disse un saggio: “il populismo altro non è che la democrazia degli altri”. Il “populismo” denigrato e sbeffeggiato dai poteri è nient’altro che la risposta del popolo (dei popoli europei e dell’Occidente) alla violenza e all’espropriazione dei globalizzatori. Una risposta che, al momento, è spontanea, priva di una guida, priva di una spiegazione della crisi. Ma le grandi masse (incluse quelle italiane), pur non avendo gli strumenti per capirla, la percepiscono sempre più acutamente. E si stanno ribellando. Cercano partiti e movimenti che interpretino gli interessi del “basso” contro quelli dell’”alto”. La società disgregata attuale impedisce di individuare con chiarezza quali siano questi interessi del “basso”. Ma questi interessi esistono e cominciano ad esprimersi. È ad essi che bisogna rivolgersi senza esitazione, formulando le prime proposte possibili e ragionevoli.
11) Secondo pilastro. Una lista di uomini e donne “illustri”. Nel senso che occorre individuare un “governo” potenziale di persone con queste caratteristiche. Devono essere al di sopra di ogni sospetto, onesti, competenti. Devono riscuotere la fiducia della gente per il loro presente e il loro passato. Ovviamente devono anche essere coraggiose/coraggiosi, perché il compito che assumono sulle proprie spalle sarà pericoloso e difficile.
12) Terzo pilastro. Un appello al popolo, sincero, franco, onesto. Vogliamo cambiare il paese, radicalmente. Tutti devono sapere che non sarà facile né indolore. Non sarà un sentiero tra fiori. Bisogna indicare un percorso sul quale tutti i designati s’impegnano solennemente. È possibile, anzi sarà logico, che su temi non di programma ciascuno/a di loro abbia posizioni che non coincidano con quelle di altri. Non ci sarà tempo per definire una piattaforma ideologica, teorica, comune. Ma il percorso concordato dovrà essere perseguito compattamente da tutti. Appunto: non un partito, ma una lista. Non un monolite ma una convergenza tra diversi che giurano di stare assieme per un programma che non sarà minimo, perché sarà (e non potrà non essere) rivoluzionario. E che si fonderà, in primo luogo, sulla parola d’ordine di “Attuare la Costituzione”. Un programma rivoluzionario nella legge.
13) Il progetto “Mossa del Cavallo” si rivolge al popolo. A partire da quel 60% di cittadini — sicuramente di parti e provenienze diverse tra di loro — che hanno votato NO al referendum del 4 dicembre 2016 e dai tanti che negli anni hanno scelto di non votare. Come tale punta a conquistare il governo del paese attraverso le alleanze possibili fra forze politiche che hanno analoghi obiettivi strategici.

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (7)

  • Se è vero che stando alla Costituzione i partiti siano “libere associazioni di persone” dovrebbe potersi dire che anche le liste implichino altrettanto.

    Nel porre il divieto di mandato imperativo risulta valorizzare il ruolo delle persone ma al contempo veniva riconosciuto queste si costituissero come “corpi intermedi” nell’esercizio del mandato in Parlamento.

    Il fine dichiarato del 49Cost (registrato nei verbali) era di concretizzare il metodo democratico all’esterno dei partiti e non certo quello di lanciare la moda di gerarchie _extraparlamentari_ che orchestrassero pianisti in Parlamento.

    Nei verbali dell’assemblea costituente venne ribadita la volontà di non stabilire vincoli all’organizzazione interna dei partiti e durante i lavori più volte si paventò ripetutamente la possibilità che futuri governi potessero perseguire interpretazioni arbitrarie allo scopo di penalizzare partiti sgraditi.

    I partiti dovrebbero rimanere associazioni non riconosciute giacché ogni incombenza arbitrariamente aggiunta alla formazione delle liste ha la conseguenza di ostacolare il ricambio (e frenare la perdita di consensi).

    L’approccio originariamente seguito in questo paese opponeva pochi ostacoli alla partecipazione elettorale delle persone e consentiva il rapido ricambio dell’offerta politica non essendo richieste abnormi soglie per stabilire una presenza in parlamento.

    Ci sono modi per incentivare l’adozione volontaria standard facoltativi (se non erro un tempo si subordinava il finanziamento pubblico a certi requisiti) ma rendere obbligatorie certe sovrastrutture ha immancabilmente la conseguenza di avvantaggiare le solite egemonie cumulando barriere di accesso.

    All’inizio della Repubblica le “libere associazioni di persone” potevano nascere piccole e leggère per avere col tempo la possibilità di crescere (accanto ai partiti maggiori) oggi invece si fa finta che le alternative possano nascere già sviluppate quando invece pochi “miracolati dal sistema mediatico” ci riescono.

    Per favorire una partecipazione dal basso è necessario che nuove formazioni possano nascere piccole e poter accedere comunque al parlamento dando occasione di farle nascere (anche separatamente le une dalle altre) lasciando che in palmento si concretizzino occasione di cooperazione in modo che possa poi maturare eventualmente l’intento di coalizzarsi o fondersi: insomma un passo alla volta.

    Possiamo certo immaginare facilmente il retropensiero per cui dopo la nascita del PD certe possibilità siano state reputate “superflue” (ed eliminate) per via della coincidete transizione verso maggioritari atti a “congelare” l’offerta politica esistente.

    I temi inerenti la partecipazione civica sono cruciali ancora oggi ed eventuali ostacoli elettorali ingiustificabili possono essere spunto di intervento come avvenuto per Ekoglasnost in Bulgaria.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/10/12/cambiare-la-legge-alla-vigilia-del-voto-puo-minare-le-elezioni-il-rosatellum-viola-una-sentenza-della-corte-europea-dei-diritti-umani_a_23240987/

    Anche senza pervenire ad una immediata presenza in parlamento sono molte materie passibili di referendum abrogativi che possono fornire quei “fattori di nucleazione” capace di stimolare la partecipazione ed anche un contesto idoneo a vagliare le azioni dei volontari per individuare le persone più qualificate.

    Una classe dirigente selezionata “dal basso” in base all’attitudine precedentemente dimostrata “nel basso” a pianificare ed agire per cambiare le cose sarebbe un buon inizio giacché orienterebbe a centellinare le competenze tecniche ed organizzative utili ai fini della mobilitazione politica.

    La “rappresentanza” può anche cominciare dalle lamentele delle persone deluse dalla “politica” concretizzando nuove occasioni per dire NO efficacemente: La democrazia diretta è stata prevista proprio per quello.

  • Non se ne può più di questi sovranisti costituzionalisti (leggi: di sinistra, ma che cercano di occultare la loro appartenenza per assurgere ad alfieri della nazione tout court) che riciclano la mitologia resistenzial-liberatoria manifatturata dopo la guerra.

    Quando infiorettano la retorica della costituzione più bella del mondo costoro dimenticano che la stessa è quanto di meno sovrano e sovranista si possa concepire: un documento redatto sotto occupazione militare!, nato sulla base di un referendum (quello repubblica/monarchia) probabilmente truccato, che specchiava meccanicamente i rapporti di forza sanciti a Yalta fra le Potenze vincitrici. E che sanzionò l’ingresso dell’Italia nel costituendo impero mondiale statunitense in qualità di protettorato soggetto ad occupazione permanente:

    http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/le-basi-militari-usa-e-nato-in-italia/.

    “L’alto patto sociale, politico ed economico, ispirato agli ideali della partecipazione, della difesa dei beni collettivi” ecc. è semplicemente un’infiorettatura del sistema America a capitalismo fordista prevalente negli anni ‘50-60, quando le società occidentali non erano ancora state ridotte a una poltiglia atomistica dal benessere, dal Sessantotto e dall’imbastardimento multitutto, e la presenza sovietica costringeva il padronato a moderare la propria rapacità. La pace che sarebbe stata assicurata dai loro elevati ideali costituzionali è semplicemente la pax americana, identica a quella che Roma garantiva ai galli e ai greci sottomessi.

    Non parliamo dell’accenno alle forze eversive (l’eversione propria diventa sollevazione popolare, quella altrui rimane eversione), cioè alla destra, reinventata come collusa col sistema. L’unica collusione è quella dei sinistri che stintignano sul versante finanziario della globalizzazione turbocapitalistica e approvano di cuore la mobilità indiscriminata della forza lavoro, cioè l’invasione extracomunitaria.

    Ho parlato del manifesto di Chiesa anziché del commento di Giannuli. Mi scuso per il leggero fuori tema.

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    Venceslao di Spilimbergo

    Buonasera a Lei Professore e all’Esimio signor Iniziato
    Prendo atto dell’interessante articolo qui proposto ma, sperando di non recar offesa, non lo riesco a condividere nei suoi punti fondamentali. A mio modesto parere… sorvolando su alcune inesattezze che ritengo di aver riscontrato nelle idee della “Mossa del cavallo”… i signori Ingroia e Chiesa, vuoi per ragioni ideologiche o vuoi semplicemente per ingenuità, ritengo stiano commettendo un gravissimo errore di valutazione (e comprensione) della realtà nel loro manifesto politico: da quanto mi è parso di intendere, essi credono veramente che la maggior parte di coloro che votarono contro la riforma costituzionale del 2016 abbiano davvero con “scienza e coscienza” voluto bocciare quella proposta! Ora… se è pur vero che una parte dei cittadini votarono contro quella modifica in quanto sinceramente contrari ad essa (sia per la modalità con cui era stata approvata in Parlamento; sia per i contenuti), bisogna essere obbiettivi e riconoscere che la maggior parte degli elettori sostennero il fronte avverso al PD non per quello che la riforma proponeva in quanto tale (alla netta maggioranza della popolazione non importa(va) nulla della Costituzione… figuriamoci se conosce(va) i contenuti di un eventuale testo tendente a trasformarla), bensì perché videro nel referendum una “elezione straordinaria” mediante la quale poter esprimere la propria contrarietà al Governo e al Presidente in carica. Contrarietà fondata da un lato sulla crisi di sicurezza (vera o presunta che sia) costituita dagli arrivi in massa dei migranti attraverso il Mediterraneo; dal altro lato sulla crisi economica, tanto per quanto concerne il mondo del lavoro (inattività, disoccupazione, sottoccupazione, perdita di diritti per i lavoratori, riduzione dei salari, ecc…), tanto per quello che riguarda il campo del risparmio (ovvero le banche e il problema della loro sostenibilità finanziaria). Come sempre accadde già precedentemente nella nostra Storia, nonché come succede puntualmente ancora oggi negli altri Paesi, i referendum vengono insomma percepiti dalla maggioranza dei cittadini come delle vere e proprie elezioni politiche anticipate ; non per nulla, sempre storicamente parlando, simili strumenti di voto vennero pensati e proposti come “armi politiche” a disposizione delle Opposizioni, non certo dei partiti di Maggioranza Parlamentare. Da qui la mia spiegazione riguardo i risultati del Dicembre di un anno fa. Tenuto conto di questo, ho il serio timore che gli Esimi signori Ingroia e Chiesa rischiano di avere una brutta sorpresa se proseguiranno con simili intenzioni…
    La saluto Chiarissimo, assieme all’esimio signor Iniziato, augurando ad entrambi ogni bene e una buona serata

  • Ma che davvero ancora con Ingroia? Lo sperimentai quando si presentò alle elezioni collezionando qualche decimale . una immane delusione. Assolutamente incapace e inconsistente, davvero la politica non fa per lui, può al limite essere un burattino in mani altrui, non ci capisce assolutamente nulla. Evitiamo please. La politica e è fatta di idee ma.anche delle persone sulle cui spalle devono camminare. No, non ci siamo. Ingroia non ha avuto una formazione e gavetta sufficiente ed è anche negato di suo. Basta. Per pietà

  • Non mi convince, per alcune ragioni banali:
    1) C’è già una convergenza programmatica fra Mdp, Si e Possibile, risultato di mesi di discussioni e contatti. Diffido di queste invenzioni dell’ultimo minuto, che vogliono ricominciare sempre tutto da capo per fare meglio. Penso che, coscientemente o no, lavorino per lasciare le cose come stanno ma sentendosi “dalla parte giusta”. Non a caso piacciono molto a Repubblica, che è terrorizzata da un bagno del PD, e più confusione si crea a sinistra, meglio è.
    2) Non credo all’esistenza di questa immensa energia popolare rimasta inespressa (e penso che Montanari si sbagli su questo). Per mia esperienza, coloro che non militano nei partitini di sinistra, o fanno parte di organizzazioni monotematiche (Amnesty International, Emergency, Greenpeace, gruppi locali ecc.) e potrebbero dare un contributo molto positivo se non temessero di “politicizzare” la propria organizzazione, o sono individui politicamente immaturi che, appena si rendono conto che devono passare dall'”io” al “noi”, e che il “noi” non condivide spesso le loro idee, tendono a dichiararsi delusi “dalla politica” e a rifugiarsi in una specie di astensionismo radicale.
    3) La politica destrutturata e senza riferimenti istituzionali è molto costosa in termini di energie: passate le fiammate dell’entusiasmo, le persone si dileguano e rimangono i soliti pochi a tirare la carretta. Il M5S ha fatto eccezione perché ha avuto la visibilità e le risorse di Grillo e perché ha dato ragione a tutti, anche alla false cure contro il cancro e ai cacciatori di scie chimiche. Mettere in piedi un movimento serio e senza padri padroni è tutt’altro paio di maniche.
    4) La costituenda alleanza fra Mdp, Si e Possibile, ha molti punti deboli, fra gli altri la mancanza di una teoria dell’organizzazione da XXI secolo (si va dalla nostalgia del PCI di Berlinguer, che gli dei immortali li perdonino, alle fantasie su Sanders e Podemos e al semplice nulla). Per fortuna il capitalismo globale e i governi PD hanno fornito tante buone ragioni per stare insieme, che bastano e avanzano.

    • Energia “inespressa” c’è: A conteggiare le le persone insoddisfatte non si capisce come mai la lista di riforme loro sgradite non accennino a diminuire.

      Giacché si tratta di norme varate da minoranze artificiosamente sovrarappresentate al governo oggi più che mai il referendum abrogativo può smascherare simili giochetti di prestigio.

      Anche in quel caso rimarrebbe una sorta gara allo sfinimento visto che l’abrogazione referendaria non fuga la possibilità che possano poi essere sostituite da norme “sufficientemente” diverse ma ugualmente inaccettabili.

  • Ma wow……… un pseudo partito di sinistra che promette ancora lacrime e sangue, cito letteralmente: “Vogliamo cambiare il paese, radicalmente. Tutti devono sapere che non sarà facile né indolore.”
    Proprio quello che mancava al nostro panorama politico!!!

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