Io e la sinistra: mi sa che non ci siamo capiti

Ho l’impressione che diversi miei lettori non abbiano chiara la mia collocazione nei confronti della sinistra e scrivano autentiche sciocchezze. Molte cose le ho già dette, però non farà male spiegarsi una volta di più (poi non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma non ci posso fare niente). Allora, iniziamo da un punto: io ero e resto un uomo di sinistra, come sono sempre stato per tutta la mia vita e non permetto a nessuno di metterlo in discussione, tantomeno a chi, mi pare, non abbia le stesse credenziali di vita e pretende di avere una sorta di diritto di accreditamento che gli viene non si capisce da cosa. Naturalmente, tutto sta a capirsi sulle parole e stabilire che significa sinistra.

Per me la sinistra, nell’ordine di importanza:

a. una idea basata sul nesso inscindibile fra giustizia sociale e libertà, individuali e politiche;

b. una comunità umana di persone che, affiliato o no ad organizzazioni politiche e sindacali, si riconoscano in questa aspirazione da un ordinamento sociale giusto e libero. Il “popolo di sinistra”;

c. un movimento composto, di volta in volta, da gruppi, partiti, associazioni, sindacati, centri di riflessione, giornali, singoli individui che lavorano a quel progetto e che costituisce la proiezione operativa di quel popolo di sinistra.

Vice versa, c’è chi pensa che la parola sinistra coincida necessariamente con il perimetro dei partiti che si autodefiniscono sinistra. Con l’ulteriore conseguenza che si è di sinistra solo se ci si riconosce in quel perimetro e se quei soggetti ti riconoscono tale. Personalmente, non ho mai dato alcun valore qualificante all’appartenenza a qualche particolare organizzazione, questa è la visione di qualche piccolo burocrate che si pensa guardiano di chissà quale ortodossia e ritiene che questo costituisca una qualche lodevole forma di fedeltà e di coerenza (a proposito: in un post precedente ho parlato non di “Guardiani della rivoluzione” ma di “guardiani del museo della rivoluzione”. C’è una differenza che merita d’essere colta).

Le organizzazioni (partiti, sindacati ecc.) sono solo strumenti che vanno utilizzati nella misura in cui sono effettivamente funzionali al progetto, diversamente sono solo rottami da togliere di mezzo. Anche se capisco che questo faccia inorridire i funzionari che vivono dello stipendio che gli viene da questo o quel partito, e, pertanto, pensano con raccapriccio ad una rimessa in discussione della sacralità dell’apparato.

Poi esistono diversi modi di essere di sinistra, perché esistono vari modi di intendere quel progetto di giustizia sociale. Ad esempio, io sono convinto della inconciliabilità fra capitalismo e giustizia sociale, perché il capitalismo è costitutivamente portatore di ingiustizie sociali. Ed è il motivo per cui mi definisco comunista. Poi altri la pensano diversamente, ad esempio la lista Tsipras si muove nell’ottica di una socialdemocrazia moderata, cercando di realizzare “spazi di giustizia sociale” all’interno del sistema dato che non rimette in discussione.

Ed anche se in questa coalizione ci sono gruppi che si definiscono comunisti (ad esempio Rifondazione), questo non toglie che la sua linea complessiva sia di tipo socialdemocratico. Una scelta rispettabile, che riconosco come legittima e mi fa sentire i partecipanti a quella lista come compagni che appartengono allo stesso popolo e movimento di sinistra nel quale milito, ma con diversa collocazione.

Ma non è questo il dissenso principale che mi porta a fare altre scelte.

E qui devo precisare una volta di più cosa penso delle due articolazioni organizzative che si richiamano alla sinistra: Pd e Lista Tsipras.

Del Pd ho detto e ripeto che ospita al suo interno una porzione di quel popolo di sinistra, ma che è un partito organicamente di destra. Pensare ad un ritorno del Pd, in quanto tale, su posizioni di sinistra? Mi sembra una cosa fuori della realtà: la residua base di sinistra presente nel Pd è ormai nettamente minoritaria e prevalentemente composta da pensionati, con scarsissima propensione alla militanza attiva e segnata più da una nobile ma sterile nostalgia, che dalla voglia di costruire la sinistra del tempo presente.

Ci sono anche aree giovanili interessanti come quella legata a Civati che continua a riscuotere la mia simpatia ed il mio interesse, ma che è un gruppo minuscolo e neanche tanto coeso. Nel complesso, dunque, nel Pd c’è una residuale area di sinistra che può fornire un contributo alla nascita di un partito si sinistra ma dal quale difficilmente verrà l’iniziativa in questo senso: da tenere d’occhio, ma da non farci eccessivo affidamento.

La lista Tsipras. Ho già detto che la sua collocazione moderata non coincide con la mia, ma il punto principale è un altro: è un aggregato che non ha nessuna vitalità o prospettiva. E’ la sommatoria deprimente di quel che resta di alcuni apparati di sinistra, alla ricerca disperata di margini di sopravvivenza, ma senza alcun reale progetto politico. Ho ascoltato con crescente desolazione un comizio di Moni Ovadia: “Non si torna indietro dall’Europa, perché  bisogna battere i nazionalismi che hanno portato alla prima ed alla seconda guerra mondiale….”

Ancora con questa accozzaglia di luoghi comuni? Ci mancava solo che dicesse che di mamma ce n’è una sola e che non ci sono più le mezze stagioni. Vogliamo riflettere su cosa è in concreto questa Europa e le sue istituzioni, al di là della propaganda “europeista” in cui non crede più nessuno?

Non essendoci né un’analisi (e come volete che venga fuori in poche settimane di raffazzonata corsa a fare le liste?) non c’è una linea politica e, di conseguenza, nessuna azione politica. E voi pensate di prendere voti così? Non sono ostile alla lista Tsipras, anzi, se serve, sono disposto a firmare per la presentazione e, nel caso di eventuale ricorso costituzionale contro la clausola di sbarramento e contro la famigerata norma delle 3.000 firme per regione, mi dichiaro a disposizione per fornire un apporto tecnico nei limiti delle mie competenze. Ma questo non mi impedisce di constatare che questa è una cosa morta. Posso fare le mie condoglianze, ma non ho molta voglia di restare a vegliare la salma. Se altri ritengono di doverlo fare, per carità, facciano pure, ma, ci rivediamo dopo le esequie.

Ponetevi un problema, se ancora siete capaci di articolare qualche pensiero critico: dove è, oggi, il popolo di sinistra. Usiamo un metro semplice per misurare gli spostamenti.

Nel 2006 le liste di sinistra (Rifondazione, Pdci, Verdi) ottennero  complessivamente 3.898.394 voti. Nel 2013 Rivoluzione Civile (che aveva dentro anche un pezzo dell’Italia dei Valori) ottenne 765.188 voti e Sel 1.089.409: totale 1.854.597 per cui, senza tener conto dell’afflusso di voti dall’Idv, mancano all’appello  2.043.797 voti, cioè il 52,42% della base di partenza. Ripeto: senza tener conto dell’apporto inquantificabile di voti Idv.

Nel 2008 il Pd ottenne 12.095.306, nel 2013 8.644.523 cioè 3.450.783 voti in meno pari al 28,52% della base di partenza.

Secondo voi, quel 2 milioni di voti della cd. “sinistra radicale” e quei 3 milioni e mezzo di voti Pd che fine hanno fatto? Mi pare che non sia necessario fare calcoli particolarmente raffinati o interpellare chiromanti per capire che si sono divisi fra astensione e M5s.

Questo, immagino, sia chiaro a tutti. O dobbiamo discutere anche di questo? E qui viene la seconda e più importante domanda: perché milioni di elettori se ne sono andati schifati dai partiti che votavano? Insomma, se un partito perde più di un quarto del suo elettorato ed un altro oltre la metà, avranno pure qualche domanda da porsi. E, invece, non mi pare ci sia stata alcuna analisi di quel perché: i dirigenti del Pd e più ancora quelli di Rifondazione, Sel, Pdci ecc, non hanno battuto ciglio ed hanno proseguito come prima e più di prima. E gente così non merita di sparire dalla faccia della Terra?

Oggi il popolo di sinistra si divide come segue:

a- una porzione maggioritaria nelle due aree dell’astensione e del M5s (direi un buon 60-70% del “popolo di sinistra);

b- una residua ma non trascurabile quota (direi un 25-30%) nel Pd;

c- una pozzanghera in cui si agitano Rifondazione, Sel, Pdci ecc (forse il 10% del totale).

E in queste condizioni, qualcuno (che si immagina vicino alla lista Tsipras) si permette di dire a me “non hai più a che fare con la sinistra”? E tu, pidocchio, a nome di chi parli? Ma il senso del ridicolo sappiamo più cosa è?

Ricordatevi che se qualcosa di sinistra ripartirà in questo paese, è dall’area dell’astensione o da quella del M5s che può succedere. Non certo dal Pd, da Rifondazione, Sel ecc.

E veniamo al problema del M5s che nei deliri di alcuni sarebbe fatto da “fascisti”. Io non chiudo affatto “tutti due gli occhi su espulsioni, bercio populismo e leaderismo nevrastenico” come ho ripetutamente scritto su questo blog.

Le espulsioni dei dissidenti? Ho detto già un annetto fa che sono una pratica stalinista e, in quanto tale, condannabile, almeno ai miei occhi. Lo confermo. La proprietà privata del simbolo? Ne avevo scritto in termini molto critici, poi mi è stato spiegato che era un modo di conciliare la democrazia diretta con l’esigenza di tutelare il simbolo da parte di “assalti” esterni, anche perché il M5s, proprio perché “movimento” e non partito, non si è costituito legalmente e non ha uno statuto (appunto, ha un “non statuto”) e, dunque, difende così la sua sigla. Confermo che si tratta di una soluzione strampalata e che sia nettamente preferibile avere uno statuto ed una regolare costituzione come soggetto politico, ma sono convinto che entro qualche tempo il m5s rivedrà questa stramba sistemazione.

Populismo? Basta vedere cosa ho scritto nei primi mesi del 2013, parlando di “punto di confusione” (cosa che fece imbestialire tanti grillini). Certo che nel M5s ci sia una forte carica populista, lo stesso Grillo si definisce tale (un po’ provocatoriamente). Io non sono mai stato populista, neppure quando l’allora segretario del mio partito, Ferrero, ci invitava a fare del “populismo di sinistra” ed a vendere le michette ad un euro (cosa che mi sono sempre rifiutato di fare). A proposito: è vero che nel 2008 votai la mozione di Ferrero e Grassi (nella vita si sbaglia) e lo feci per reazione ai disastri combinati dai bertinottiani, ma come potevo sapere quale perfetto incapace sarebbe stato Ferrero?

Lo capii entro un paio di mesi e già dal novembre dello stesso anno, nei dibattiti interni di partito chiedevo la sostituzione del segretario per “manifesta incompetenza”. E rividi la mia posizione: per essere coerenti, non è necessario essere capre.

Così come non ho mai nascosto le mie critiche alle pose leaderistiche di Grillo. Se volete vi do l’elenco degli articoli in materia, così la piantate di dire fesserie. Piuttosto, rovesciamo il ragionamento: come mai, nonostante il populismo, le esternazioni “isteriche” di Grillo, la mancanza di democrazia ecce ecc di cui gli fate carico, il M5s prende tutti quei voti e, tanto il Pd quanto la cd “sinistra radicale” li perdono? Soprattutto la cd sinistra radicale è ridotta al lumicino. Come mai? Non sarà che, nonostante tutte le sue numerose pecche (che i suoi elettori conoscono benissimo, state tranquilli) il M5s appare più credibile, poniamo, di Rivoluzione Civile o della lista Tsipras? Io, al posto dei diretti interessati, me ne farei un problema e cercherei di capire perché sono ritenuto così scarsamente credibile da essere superato anche da un rivale così pieno di difetti. O no?!

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (37)

  • Tutto vero. Ma il m5s non si beccherà quasi più voti dalla sinistra, il punto di confusione sta andando a sbattere sempre più a destra e Grillo è un perfetto cretino leaderista. Alcuni soggetti, come Carlo Gubitosa, da sempre di sinistra e da anni sostenitori del M5S stanno abbandonando in massa quel partitello leaderistico e incapace.

    I sondaggi danno il partito dell’astensione al 50%. Non è il caso di cercare di mettere in piedi una nuova realtà politica piuttosto che sperare di spingere il m5s a sinistra? Tra l’altro è un’impresa impossibile visto che a capo c’è un miliardario egocentrico e un ex berluscones

  • Chiunque ti conosca da 30 anni, come me, sa che sei comunista. Quindi condivido tutto quello che scrivi. Solo una cosa mi sento di osservare: dici che non vuoi fare del “populismo di sinistra” e però dici che <> il che è vero, ma il M5S propone un populismo peggiore della “michetta proletaria”. Allora mi chiedo se non ci sia una contraddizione, o meglio su quali basi si dovrebbe riorganizzare la vera sinistra che hai ben descritto?

  • Davvero continuo a non capire cosa possa avere di “sinistra” il movimento 5 stelle. Concordo che bisogna prima accordarsi su cosa si intende x sinistra. Di certo il movimento 5 stelle non ha nulla a che vedere con la tradizione internazionalista e rivoluzionaria. Nulla a che vedere con la tradizione del movimento operaio, nulla che vedere con il guevarismo, ….

    • custodi: per quanto io mi senta interno alla tradizione del movimento operaio ed internazionalista, apprezzi Guevara ecc. non è mica solo l’unica tradizione della sinistra quella
      E poi tena conto della base del M5s: quella è la cosa piu di sinistra

  • Grazie per la semplice ma limpida definizione di “sinistra”. Ogni tanto fa bene anche ridefinire alcuni concetti fondamentali.
    Come ho detto altre volte, il PD è un problema perché, nonostante sia di destra, occupa lo spazio ideale della sinistra, e non permette quindi la nascita di un nuovo soggetto in quell’area. Ergo: il PD deve scomparire.

  • Premetto: NON sono grillino e mi ritengo fieramente di sinistra.

    Mi permetto di porre una domanda a tutti i lettori di sinistra PREGIUDIZIALMENTE AVVERSI al M5S (non meramente e freddamente “critici” nei comfronti di esso) più o meno per ragioni o di purismo o di snobbismo di sinistra:

    Cari “bacchettoni” de sinistra,
    nella gravissima situazione in cui si trova il paese, partendo da una analisi materiale rigorosa della situazione politica economica e sociale, oggi, se ci fosse un Lenin (per me il più grande stratega politico del Novecento, nonostante io non condivida molto il suo pensiero politico e la sua impostazione organizzativa del partito in condizione di nn clandestinità) a guidare il popolo della sinistra, secondo voi si porrebbe tanti problemi sul pedigree del M5S o, intanto, proverebbe a spingere nella stessa direzione per dare una spallata a forze dominanti molto più potenti che sono ancora in sella?

  • caro Aldo ,
    mi sfugge la componenete classista ,sulle questioni del lavoro ,del movimento 5 stelle.
    La lista Tsipras ,pur con mille contraddizioni e con il suo verticismo ,risponde a un bisogno di sinistra nel paese che nelle elezioni europee trovera’ conferma dall’aspirazione di un’altra Europa antiliberista.
    Sono ottimista,perche’ in caso di esito positivo intravedo una nuova prospettiva per la sinistra italiana all’interno della quale non possono non esserci i comunisti.
    Con affetto.

    • Marco: non mi sfugge affatto la componente di classe del discorso, solo che il M5s è molto confuso e mette insieme le proposte più diverse, ma comunque ha chiaro che lo scontro (anche nella sua dimensione di classe) ha al suo centro la questione dell’Euro, mentre la lista Tsipras non fa alcuna confusione perchè non ha nessuna idea che vada al di là di qualche genericissimo slogan

  • mah, cosa dire di fronte a frasi come ” ma sono convinto che entro qualche tempo il m5s rivedrà questa stramba sistemazione.” al massimo mi viene da dire “ma anche no”, dato che non posseggo palle di cristallo atte a ovviare l’assenza di dati dal futuro. piuttosto farei una domanda di tipo teorico: ma quanto dura il periodo diciamo “di rodaggio” in cui si sopportano le più imporbabili strampalaterie da parte di un partitoper cui si simpatizza? escludendo il pd -che, concedo, è anche troppo rodato – a ferrero sono stati dati due mesi forse erano di più ma vabbè. e a grillo? quanto tempo gli diamo? mi sa che i due mesi ferreriani sarebbero già passati. e non perchè dissenta dal giudizio nei confronti di ferrero, ma perchè proprio non riesco a vedere nel m5s questo quid che spinga il prof a nutrire queste piissime speranze in una trasformazione alchemica dallo strampalato m5s odierno a un partito che sappia effettivamente soddisfare le esigenze degli elettori che lo hanno votato, dato che non si contano i casi in cui gli elettori di sinistra abbiano buttato il loro voto sperando nel cazzaro di turno. non mi sembra che ci stiamo inoltrando in un territorio vergine…
    ah per quanto riguarda la scoialdemocrazia e tsipras, credo che sia naturale che si riempia un vuoto lasciato dagli stessi partiti socialdemocratici, che oggi come oggi sono venuti meno alla loro natura. e se c’è una risposta elettorale di fronte a uno schieramento politico che non è più in grado di spaventare l’elettore, che in fondo non è stato nemmeno spaventato da grillo peraltro, non saprei se si possa parlare di un soggetto già morto.
    per il resto io non mi giocherei nemmeno un caffè su una riconferma dei voti di grillo alle prossime europee…

    • giandavide: palle di cristallo non ne ho neanche io, ma c’è qualcosa che mi fa pensare che entro un paio di anni il M5s si troverà di fronte ad una situazione di fronte alla quale o modifica i suoi assetti organizzativo o salta in aria (il che peraltro è possibilissimo)

  • “io sono convinto della inconciliabilità fra capitalismo e giustizia sociale, perché il capitalismo è costitutivamente portatore di ingiustizie sociali”

    Qualche argomentazione in più ci vorrebbe considerando che il capitale è l’altra faccia della tecnologia e del progresso scientifico e che le prime istanze di giustizia sociale, fratellanza e libertà nascono con la borghesia capitalista e produttiva: la Costituzione del 1793 è la madre delle costituzioni socialdemocratiche e antifasciste.

    La differenza tra il comunismo marxista e la socialdemocrazia keynesiana/kaleckiana si esprime con l’inefficienza economica e l’illiberalità politica di uno dei due modelli.

    Rispetto la personale utopia di chiunque ma si capisce poi perchè non viene fatta l’unica VERA critica al M5S: le proposte economiche sono neoliberiste e contra constitutionem. Basti citare il reddito di cittadinanza, i tagli alla spesa G e la demonizzazione del debito pubblico.

    L’unica politica che conta è la politica economica: ovvero le scelte che vanno ad incidere sul conflitto redistributivo. Giusto? E il cuore di questo conflitto si chiama lotta di classe?

    L’economia è una scienza (astenersi luogocomunisti pop) e come tale delimita il campo delle affermazioni e delle consecutio logiche: non si può dire la qualunque.

    Chi non rivendica sovranità valutaria e fiscale, chi vuole comprimere la spesa pubblica è una liberticida (come i fascisti) ed è funzionale alle oligarchie.

    La Sinistra è morta con la definitiva sostituzione della scienza economica con la teologica ideologia. E chi ha minato nelle fondamenta il socialismo radicale è stato proprio Marx, avvelenandolo con l’ideologia e con… lo smithianissimo INTERNAZIONALISMO.

    Tutto il resto è culturalmente ininfluente o funzionale alla restaurazione.

  • Io sono un socialdemocratico di sinistra e voterò la Lista Tsipras. Penso che i problemi di identità di Rifondazione Comunista siano indissolubilmente legati alla confusione ideologica del suo padre-padrone storico Fausto Bertinotti che è un socialista massimalista soreliano, né socialdemocratico né comunista e nemmeno troppo libertario a dispetto dei proclami, che pretende di ridefinire il comunismo senza essere né comunista né tantomeno marxista se non letterario-declamatorio. Ma così ha fatto una gran confusione che non ha giovato a Rifondazione né Ferrero è stato minimamente in grado di capire il problema per poterlo raddrizzare né in un senso (diventare compiutamente socialdemocratici) né nell’altro (diventare effettivamente un partito comunista).

  • Condivido quasi tutto quel che dice Aldo. Fieramente e disperatamente di sinistra da tutta la vita, fieramente e disperatamente 5 stelle ormai da qualche anno.
    Da quando voto (ormai quasi trent’anni) è la prima volta che in una formazione politica riconosco quasi tutto quello a cui tengo e non devo turarmi il naso.
    Dalla valorizzazione dello Stato, all’ambiente (tre stelle su cinque), all’organizzazione di chiara ispirazione leninista che non mi dispiace affatto e anzi mi dà sicurezza.

    Grillo è solo un frontman, come Peter Gabriel nei Genesis :D. Buffo che tanti cervelloni non ci siano ancora arrivati e si siano fissati col “leader politico che comanda”…

  • Vorrei fare solo una piccola osservazione: quello che trovo “nuovo” nel M5s e in qualche modo rivoluzionario, è il fatto che per la prima volta (ma forse sbaglio) nella storia repubblicana sono entrate nelle stanze dei bottoni rappresentanti dei ceti meno abbienti, o comunque solitamente non rappresentati: non i soliti avvocati, notai, scribacchini, medici, professionisti ma (anche) operai, educatori, insegnanti, impiegati (etc). Certo, citando un precedente post di Giannuli, costoro hanno saltato la “trafila” formativa classica, dalla strada, alla sezione di partito e via via più su fino allo scranno, e sono stati buttati un po’ allo sbaraglio senza (per molti di loro) le necessarie competenze, col rischio di essere facilmente manipolabili o, peggio, incapaci, con il rischio di approvare leggi “carogne”. Però mi pare che in questi mesi si siano dimostrati più scaltri di quanto si fosse aspettato, desiderosi di imparare e poi hanno portato una ventata di entusiasmo tra la gente (sano, politico, non fanatico, tranne forse in pochi episodi) che pochi altri partiti hanno saputo suscitare. E questo, tra i giovani, conta molto (quanti sono gli elettori sotto i trenta?). Questo non ha a che fare forse con la lotta di classe?

  • L’euro è la chiave (“manganello” era un’ ottima definizione)dell’attuale lotta di classe e incredibilmente per la sinistra odierna questo sembra proprio invisibile, mentre per la sinistra di 40 anni fa era chiaro e netto… rileggetevi Spaventa, Magri… Napolitano(!) di dicembre ’73

    http://legislature.camera.it/_dati/leg07/lavori/stenografici/sed0382/sed0382.pdf

    http://legislature.camera.it/_dati/leg07/lavori/stenografici/sed0383/sed0383.pdf

    era lo SME, era un po’ meno vincolante dell’euro… ed aveva gli stessi problemi e causava gli stessi disastri… credo che la sinistra anche oggi dovrebbe stare dalla stessa parte… sigh ci trovo solo la Meloni!….

  • @marco

    Un’€uropa antiliberista è un ossimoro: l’Europa socialdemocratica è quella delle nazioni, che piaccia o meno agli internazionalisti.

    E’ una questione tecnica, è un secolo che si dice la qualunque senza considerare le leggi delle scienze sociali.

    F.A. Hayek DIMOSTRA TECNICAMENTE negli anni ’30 come uno stato federale che unisca regioni troppo dissimili culturalmente ed economicamente porti inevitabilmente alla perdita di controllo delle economie da parte dei legittimi governi (ricorda qualcosa?). Inoltre DIMOSTRA che, ANCHE SE SI COSTITUISSE un governo sovranazionale, la conflittualità tra le varie “regioni” avrebbe comportato all’inevitabile impossibilità del “nuovo governo” di coordinare politiche monetarie e fiscali come, ad es., negli USA. Il sogno erotico di qualsiasi banchiere.

    Infatti l’ultraconservatore Hayek considerava questa soluzione ottima in quanto auspicava alla DISTRUZIONE DEGLI STATI NAZIONALI in modo che venissero naturalmente imposte le LEGGI DEL MERCATO: ovvero le leggi della finanza.

    E’ solo la poca preparazione macroeconomica che non porta alla netta distinzione se non contrapposizione tra economia capitalistica ed economia finanziarizzata. (Problema che nell’800 non ci si poneva).

    Il manifesto di Ventotene è un manifesto NEOLIBERISTA: la Sinistra si deve svegliare!!

    Il liberale socialdemocratico è politicamente l’opposto del liberale liberista. Non penso che devo venire a ricordare in questo foro la differenza tra “freedom from” e “freedom to”. Spinelli a queli dei due principi liberali appartiene?

    Il Professore soffre perché dopo 40 anni di militanza si è accorto di essere stato immerso in una matrix: la sinistra dalla fine degli anni ’70 è stata completamente assorbita dal neoliberismo. Infatti è da almeno 40’anni la COSMESI tinta di rosso delle istanze neocons anglosassoni e, in Europa, dell’ordoliberismo germanico.

    Ma la giustificazione a queste proposizioni non è ideologica, è squisitamente TECNICA.

    Tsiparas è TECNICAMENTE e quindi, de facto, una proposta politica REAZIONARIA e antidemocratica. E questa argomentazione può essere fatta similmente al M5S. Provocazione? Tecnicamente NO.

    Di buone intenzioni sono lastricate le strade per Bruxelles e… del web.

    Solo l’ideologia, come la religione e tutte le manifestazioni di controllo dogmatico del sentimento sociale, può sterilizzare le menti più brillanti e suicidare la passionarietà dell’attivismo più sincero.

    Se non si studiano i pricipi costituenti delle moderne socialdemocrazie è INUTILE parlare di politica… e di cultura.

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    Maurizio Melandri

    Partiamo da una definizione: io sono comunista.
    La lista Tsipras non è qualcosa in cui mi possa riconoscere, ma la sostengo perché, per ora, non c’è di meglio anche se sono e resterò fortemente critico nei suoi confronti.
    Non sono alla ricerca di una “formazione” politica ideale, ma cerco, dove sono, di produrre conflitto dal basso. Sempre e comunque. Cosa mi divide dai 5s? Parecchio, la differente visione della società (io non voglio gestirla meglio, voglio cambiarla) la diversa prassi, io voglio produrre conflitto loro, la loro base, no. Almeno io non ne vedo di conflitti prodotti da loro.
    In soldoni credo che abbia ragione Grillo quando dice che loro hanno impedito ai cittadini di scendere in piazza.
    Io invece voglio produrre proprio quello, i cittadini in piazza.
    Perché voglio questo? Perché sono comunista, perché ho fatto un’analisi della fase e sono convinto che, così com’è, questa società non può andare avanti ancora per molto. Quel chemi manca oggi è proprio il dibattito su questo, quel che magari si potrebbe fare anche su questo blog.

    • Maurizio: credo che nella bsa del M5s ci siano quelli che vogliono cambiare la società e quelli che la vogliano “gestire meglio” quelli che vogliono il conflitto e quelli che non lo vogliono, quelli di ispirazione democratica (la maggioranza) e quelli antidemoicratici, quelli federalisti e quelli unitari… Vome li vuoi così li trovi. In comunque hanno una insofferenza comprensibilissima per quello che c’è. Poi il M5s ha ora una funzione di testa d’ariete che altri non hanno. Tutto qui

  • Sottoscrivo tutto quello che scrive il prof. Giannuli, e quanto scritto da D.B.
    Il resto sono solo chiacchiere e distintivo.
    Saluti.

  • mi dispiace, che non si riesca a dipanare la matassa ideologica dal rumore della personalizzazione e del frazzionamento caotico. forze si potrebbe fare un qualcosa un pensiero iterattivo una azioni da svolgere o raccogliere dei punti comuni di analisi, la costruzione di un indice o un glossario di termini su cui si trova una coicidenza. Ad esempio la legge elettorale che dall’accordo R-B a oggi è un obbrobrio che sara cazzato dalla corte costituzionale 5 minuti dopo la sua pubblicazione in gazzetta ufficiale.
    cmq è normale che più sono ampie le communità, più si differenziano le opinioni, le questioni che sorgono sono con quale metodo si esprimono? con quale mecanismo devono prevalere? in più c’è un fattore che dare troppo ascolto al disendo della propria opinione spesso non è sano, se si è sposti al pubbico.

  • “…il M5S ha ora una funzione di testa d’ariete che altri non hanno”: inizialmente Grillo mi entusiasmava, gli credevo. Adesso, purtroppo, non più e per diversi motivi. Continuo invece a pensare che parlamentari, attivisti, votanti e simpatizzanti del movimento rappresentino l’area dalla quale emergeranno soluzioni veramente per la gente.

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    Pierluigi Tarantini

    Caro Aldo,
    finalmente un post appassionato ed insieme equilibrato nell’analizzare la Sinistra e nel rendere le emozioni di chi vi appartiene.
    In estrema sintesi i punti nodali di consenso e dissenso.
    Condivido totalmente il ritenere che l’Idea non coincida con il perimetro dei partiti che si autodefiniscono di sinistra.
    Quanto al ritorno del Pd su posizioni di sinistra, che a te sembra una cosa fuori della realtà, temo che tocchi mettere alla prova l’ottimismo della volontà.
    Conseguentemente, per me, l’errore più grave di Grillo è stato proprio non mettere quel popolo di sinistra che è all’interno del PD di fronte alle contraddizioni insite nel gravitare in un partito con una dirigenza ex PCI nella migliore delle ipotesi incapace.
    Spero in Renzi che, in quanto democristiano, è frutto di una diversa tradizione politica…
    Ritenendomi ancora capace di articolare qualche pensiero critico non condivido il tuo ragionamento in ordine al metodo adottato per rispondere alla domanda: dov’è oggi il popolo di sinistra?
    Sicuramente molti voti sono passati dai partiti di sinistra, come anche dal PDL, al M5S.
    Questo non dimostra che se qualcosa di sinistra ripartirà, è dall’area dell’astensione o da quella del M5s che questo può accadere.
    Dimostra soltanto che gli elettori, non sentendosi più rappresentati, sono in libera uscita come mai era successo in precedenza nel paese delle appartenenze.
    Di tale fenomeno, se non sbaglio, è stato vittima anche il M5S in Sicilia passato nel corso del 2013 dal 25% delle politiche al 5% delle amministrative.
    La mancanza di credibilità dei partiti, il desiderio di partecipazione attiva sono gli elementi che hanno portato in tanti a votare M5S.
    Stai certo che l’inconcludenza, il populismo, le esternazioni “isteriche”, la mancanza di democrazia, glieli farà perdere questi voti.

    • Pierluigi: se tu al pari di giandavide volete dirmi che Grillo ha fatto un sacco di cazzate in primavera, quando poteva forzare la mano ed ottenere un sacco di cose (evitare la rielezione di Napolitano, evitare le larche intese, il progetto di riforma elettorale che sta passando, fissare la data per lo scioglinento del parlamento, ottenere qualcue riforma buona….) sfondate una porta ce non c’è. Ne siono convintissimo, ma il guaio è il tasso di talebanaggiìne che si è diffuso per cui il minimo accordo è un inciucio…

  • @db poi però quando se ne è andato peter gabriel i genesis sono diventati di proprietà di phil collins e delle sue musichette da lobotomizzti, prima di sciogliersi definitivamente, mentre gabriel si è saputo peraltro reinventare. è difficile separare la superficie dalla sostanza. anzi, stando a deleuze, ritengo più plausibile che la sostanza non sia nulla se non delle inutili interpretazioni soggettive e la superficie sia tutto: è l’unico modo per rifiutare la trascendenza, a prescindere che si parli di 5stelle o meno.
    @ aldo non per fare il criticone, ma comesi concilia il fatto di essere teste di ariete con il fatto di regalarci 4 anni di governo di larghe brache per poi sperare nel 2015? chi è che gli ha scritto il piano per prendere il potere? sembra che la cifra stilistica sia quella della moviola di pistocchi, dati i tempi biblici per attuare l’illuminato piano della dirigenza. o forse sono io che sono troppo ansioso?
    @ santinumi le scelte di limitare le libertà individuali sono scelte sfacciatamente politiche, non economiche, comeèuna scelta politica e non ecomonica l’internazionalismo, che ha l’ovvia funzione (poco considerata in questi tempi “pacifici”) di impedire inutili guerre con il vicinato.

  • L’uso stesso della dicotomia destra/sinistra solleva problemi di tale portata che sarebbe del tutto velleitario tentare di affrontarli nel breve spazio di un commento.
    Dirò soltanto che a mio parere, si tratta di un evidente lascito del novecento che rischia di causare enormi danni.
    Il primo danno è lo stesso parlarne, nel senso che si finisce con sostituire il discorso politico con un discorso nominalistico che finisce per mettere in ombra le scelte politiche reali.
    Il secondo danno sta nel polarizzare il dibattito sostanzialmente sulla questione della distribuzione delle risorse economiche. Ciò significa in definitiva impedire di affrontare temi ben più generali, tipicamente la stessa questione della relazione tra risorse economiche e risorse naturali.
    Infine, penso Aldo che il modo in cui tu usi il temrine sinistra, indipendentemente da quanto sia appropriato in sè, di fatto risulta perdente in confronto all’uso che fanno coloro che la pensano come Giandavide. Mentre non sono d’accordo su quasi nulla con costoro, tuttavia devo ammettere che l’unico modo utile di usare il termine sinistra è il loro.
    Essere di sinistra è schierasi a sinistra, autodefinirsi di sinistra. Il PD sarà anche il partito più liberista in italia (io lo credo), ma finchè si proclamerà di centrosinistra, meriterà un’attenzione magari critica, ma interna alla propria parte politica. Allo stesso modo, per costoro, il problema del M5S non sta in ciò che propone nè delle regole con cui opera, ma nel fatto che rifiuta di schierarsi sulla base di questa dicotomia.
    Questo criterio si può criticare finchè si vuole, ma mi pare sia l’unico che possa utilmente essere adoperato perchè opera in automatico. L’alternativa sarebbe quella di farsi fare l’analisi del sangue (o genetica se preferite), ma rimane il problema di chi abbia diritto di scrivere il referto, con i contraccolpi di cui dicevo prima.
    La soluzione quindi che propongo è semplicemente dimenticare queste categorie ormai obsolete.
    Oggi, o si è liberisti o si è alternativi, la dicotomia si pone automaticamente, e mi pare sbagliato nasconderla per sostituirla con categorie novecentesche.

  • Pienamente d’accordo. L’unica persona che potrebbe portare avanti istanze di sinistra al momento è Landini, ma non credo abbia in mente di formare una lista o un partito. Sul M5S, avvertendo le stesse pulsioni contrastanti di Giannuli, credo che dovrebbero risolvere un nodo centrale della loro “manifestazione politica”. Ho sempre considerato ilo M5S non una soluzione, ma una sorta di antibiotico per la democrazia, senza istanze governative di sorta, e l’ho votato per questo, e sono contento del risultato. Molti però credono che il M5S debba giocare un ruolo maggiormente politico, mettere lo zampino nelle porte e non tenere i famosi 9 milioni di voti in frigo. Qui è il nodo. Viene da pensare che se il partito radicale avesse avuto i voti di grillo avrebbe messo bocca dappertutto, avrebbe fatto pesare i suoi voti come macigni ma quello è, per l’appunto, fare politica, e la politica richiede compromesso e dialogo. Il M5S non mi sembra sia mai stato propenso a un’apertura del genere. Per questo io sono contento dei risultati, perché non mi aspetto che governino, ma che spingano gli altri a cambiare. Se invece vogliono governare, come adesso stanno dicendo, temo che la strategia sia sbagliata. Ma può sempre servire da incubazione per altri movimenti con le idee più chiare di quelle attualmente nebulose di grillo e compagnia sul da farsi.

  • Prof. Giannuli se la cifra della “sinistra” del XXI secolo é la giustizia sociale, la tutela delle libertà e dei diritti, non potremmo che diventare tutti di sinistra. Ma a questo punto siamo in un momento storico “ombra”. La rappresentanza di quel tipo di sinistra é tutta da costruire e non passa certo per i partiti attuali. Se il dato di fatto é la globalizzazione, non si può certo dire che questa sia rappresentata dalla “destra” politica, ancorata al concetto di patria o di Stato-nazione. Il fenomeno globale porta proprio al superamento dello stato nazionale. In questi termini ogni movimento di destra finisce per essere un movimento “locale”, insignificante su scala globale. Il problema della globalizzazione é dato dal fatto che gli attori di questo processo sono soprattutto le varie “Compagnie delle Indie”, siano esse a capitale privato (come le corporations) occidentali, siano esse a capitale pubblico (come accade per i fondi sovrani o le imprese di stato). Quindi il cittadino non avrà e non ha come controparte politica la “destra”, ma questi soggetti (Fiat docet). Tutto sta nel capire se i pontieri di sinistra possano essere ancora gli Stati nazionali, quando la sinistra ne abbia il governo, oppure se non sia necessario un ruolo di istituzioni di rappresentanza più ampio su scala internazionale (associazioni sindacali, di consumatori,partiti politici transnazionali etc). Come fa notare un sociologo di sinistra come Ulrick Beck, in VW c’è un consiglio internazionale dei dipendenti che deve essere consultato ogni volta che l’azienda intenda delocalizzare od aprire uno stabilimento in una determinata area. Ma non risponde a logiche nazionali. Il contratto sociale va quindi calato in un contesto necessariamente più ampio che non sia quello nazionale.
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/ulrich-beck-cosi-fiat-taglia-i-diritti-e-riduce-produttivita-e-democrazia/
    Capisco quindi la “destra” quando invoca “usciamo dall’euro” e torniamo alla dimensione nazionale, raccogliendo un voto di protesta ma privo di proposta rispetto al fenomeno della globalizzazione. Capisco meno la “sinistra” quando chiede il superamento della dimensione comunitaria, allargata, perché non vedo quale obiettivo possa ottenere.

  • non mi risulta essermi iscritto al partito nominalista, per cui basta una generica affiliazione nominale perchè vada tutto bene. preferisco non limitarmi ponendo margini chiarissimi su ciò che deve fare parte del “mio” schieramento (preferisco l’inclusività) ma i miei margini di certezza diventano molto più accurati quando si tratta di individuare ciò che sta dall’altra parte: il neoliberismo e l’autoritarismo non sono da escludere solo perchè prerogativa delle destre, ma anche perchè fanno danno e quando fai danno una cosa si rompe.

  • Egr. Prof.
    volevo semplicemente porre una questione che ritengo non venga mai affrontata con la dovuta attenzione: la questione generazionale.
    Cerco di spiegarmi con semplicita’.
    Io sono nato nel 1974 e, come me, l’intera mia generazione e le successive sono lontanissime da quelle forme di militanza che si continuano ad utilizzare quali metro di misura nelle analisi del significato di essere di destra o di sinistra nell’attuale momento storico e, in particolare, nel nostro paese.
    Ritengo, pertanto, che non si possa piu’ prescindere da tale analisi per tentare di dare una forma all’attuale momento politico cercando di non ridurre tutto in buoni o cattivi.

    Complimenti per il suo chiarissimo ed illuminante articolo che sottoscrivo pienamente.

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    Pierluigi Tarantini

    @Aldo
    condivido, però chi è causa del suo mal …
    In primavera aveva un senso per Grillo puntare al colpo grosso, fare il talebano nella previsione che il sistema politico implodesse e si andasse ad elezioni.
    Tanto sulla pelle del paese, ma la politica è anche questo.
    Il Sistema (politico e non solo) però, dinanzi alla minaccia, ha fatto quadrato ed è riuscito a trovare un leader, Napolitano, che l’ha guidato fuori dall’emergenza.
    A questo punto era necessario per il M5S un cambio di registro, che poteva trarre spunto dall’elezione di Renzi.
    Ma non sono stati capaci di niente.
    Continuare a strepitare regalerà al M5S la rendita consistente nell’essere monopolista dell’opposizione (e tanti a sinitra hanno vissuto a lungo ed agiatamente tale ruolo).
    Ma per far saltare il sistema di potere che sfrutta il Paese ci vuole ben altro.

  • Giandavide, non accusavo te di nominalismo, per me il nominalismo sta nello stesso porsi in questa dicotomia.
    Per me, la questione è perfino banale, il liberismo attraverso la deificazione dei meccanismi di mercato, attenta all’umanità ed alla sua stessa possibilità di sopravvivenza. Poichè il liberismo ha bisogno della globalizzazione, io credo che oggi la battaglia fondamentale si combatta su globalizzazione sì o globalizzazione no.
    A me personalmente non importa che chi è globalista, si dichiari di sinistra o di destra, tentando magari di predicare un globalismo alternativo, i globalisti sono miei avversari politici perchè di globalismo effettivamente praticato ne vedo di un unico tipo, tutto qui.
    Purtroppo, la politica stenta a riconoscere quanto queste questioni siano dirimenti e fondamentali, così che ancora oggi non so quale sarà il mio comportamento elettorale alle prossime europee. Amen!

  • Caro Aldo ,io ti apprezzo e stimo tantissimo.
    Ti ho scoperto da poco , acquistando e leggendo il tuo bellissimo libro sulla crisi del 2012.
    Ma io ti chiedo una cosa, tu scrivi:

    io sono convinto della inconciliabilità fra capitalismo e giustizia sociale, perché il capitalismo è costitutivamente portatore di ingiustizie sociali.
    E quindi cosa facciamo?
    Se è come tu dici dobbiamo ridiventare
    tutti marxisti rivoluzionari e abbattere il Capitalismo!
    Essero solo anticapitalisti non serve a niente,meglio essere riformisti e socialdemocratici ( io sono un militante di SEL) e almeno cercare di migliorarlo questo sistema.

    Cona Affetto e Stima.

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