India: a scuola con l’estrema destra hindu-nazionalista?

Ex cameriera da Mc Donald, ex finalista di Miss India edizione 1998, ex attrice pluripremiata di soap opere, ex produttrice di serie televisive e reality shows ed ex star minore di Bollywood. Oggi, Smriti Irani, classe 1976, è il più giovane ministro del governo Modi ed è a capo del Ministry of Human Resource Develpoment, il Ministero dell’istruzione indiano.

fasci_india_2Irani inizia la sua esperienza politica istituzionale nel 2003, diventando presidentessa dell’ala giovanile del Bharatiya Janata Party (Bjp) nello stato del Maharashtra – la regione di Mumbai. Il suo percorso politico personale, però, ha origini ben più lontane: precisamente nell’infanzia trascorsa tra le fila del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), il braccio “culturale” della destra nazionalista hindu. La signora Irani è rimasta molto legata allo Rss e non solo in modo affettivo, come dimostrano i suoi incontri con la dirigenza. Fino a qui nulla di strano: il legame – quando non la compenetrazione – tra le due formazioni è sempre stato molto forte e gli incontri tra rispettivi quadri non sono certo una novità.

Tutti i pesi massimi del Bjp – Narendra Modi compreso – provengono o sono in qualche modo collegati allo Rss, di cui il partito è interfaccia politica. È la prima volta, però, che l’organizzazione “hindu-nazionalista” ha la possibilità concreta di influenzare direttamente la politica governativa.

Il Rashtriya Swayamsevak Sangh, formatosi nel 1925, opera da sempre per la messa in pratica dello Hindutva. I sostenitori di questa ideologia, formalizzata agli inizi del secolo da Vinayak D. Savarkar, sono convinti della necessaria difesa della “razza hindu” e della sua cultura, la cui perpetuazione ed esistenza sarebbero minacciate dall’avanzata di altre religioni, in particolare quella islamica.

Resistere alla minaccia significa tornare alle origini. Ricompattarsi intorno alla – presunta – diretta discendenza culturale, religiosa, territoriale ed etnica degli Arya, antico popolo presente nella valle dell’Indo intorno al II millennio A.c. e depositario di una conoscenza perfetta e completa codificata nei sacri testi dei Veda.  Musulmani e cristiani sono corpi estranei o, peggio, invasori. Poco importa che l’impero Moghul abbia governato l’India per quasi quattro secoli, lasciando in eredità un incredibile patrimonio culturale e architettonico – Taj Mahal per primo.

Secondo lo Rss, la difesa della cultura hindu passa anche attraverso la forza e l’educazione marziale dei fedeli, considerati troppo pacifici e tolleranti. La formazione del volontario inizia dalla tenera età: nei campi di addestramento si conduce uno stile di vita severo, si pratica quotidianamente Yoga e si impara l’uso del bastone come arma. Quando non si allena il fisico, si riceve un indottrinamento religioso imbevuto di elementi nazionalistici. Gli insegnamenti sono orali, niente è scritto: messaggi semplici che gli alunni assumono acriticamente. Il numero di adepti è indefinito e varia oggi tra uno e sei milioni.

fasci_india_3Osservazione: la divisa d’ordinanza dello Rss è composta da pantaloncini color kaki, camicia bianca a maniche corte, cappello militare nero e bastone. Le schiere di ragazzini in divisa, allineati e sull’attenti, rievocano in modo inquietante le immagini dell’Opera Nazionale Balilla di mussoliniana memoria.

Il Rashtriya Swayamsevak Sangh non si autodefinisce organizzazione politica, bensì culturale ed è proprio su questo terreno che investe la maggior parte delle sue energie. La logica non è diversa da quella dei totalitarismi novecenteschi: il militante perfetto si forgia nelle scuole, dall’infanzia. Il ferro si batte quando è caldo e malleabile e in questo processo, l’insegnamento della storia ricopre una posizione privilegiata.

La dirigenza sa bene che per creare un fronte ideologico compatto è necessario fornire una memoria storica di riferimento. Serve un passato glorioso, ideale; un passato a cui far risalire la rinnovata volontà di potenza dei nazionalisti hindu. Poco importa se bisogna tacere o indicare come strumentali teorie scientifiche consolidate: il fine giustifica i mezzi. Un esempio su tutti è proprio quello relativo alla popolazione degli Arya, assunti come abitanti originari della valle dell’Indo, depositari del sanscrito, madre di tutte le lingue e strumento di trasmissione della conoscenza perfetta.

Quindi il glorioso passato esiste: è un passato Ariano la cui cultura e perfezione è testimoniata dai Veda. Le cose, però, non stanno proprio così. Le origini degli Arya non sono affatto definite e sono circondate da un vivace dibattito. Studi archeologici e storici, infatti, dimostrano il carattere nomade di questa popolazione originaria dell’Asia centrale, migrata verso l’India probabilmente a fronte di drastici mutamenti climatici. Un’idea ben lontana da quella del mitico popolo autoctono.

L’operazione maggiore di “abuso pubblico della storia” si svolge però a livello locale, nei luoghi in cui il dibattito storiografico non è mai arrivato e dove il campo di indottrinamento è sgombro da scomode influenze. La strategia è semplice e passa per l’omologazione. Culti locali, microstorie orali, leggende e abitudini religiose rurali vengono tutte ricondotte – in qualche modo – al mitico grande passato hindu.

Questa operazione di riscrittura della memoria storica in senso nazionalista è ancora più efficace grazie alla decisione dello Rss di utilizzare parte dei suoi fondi per la costruzione di templi anche nelle aree più remote del paese. Luoghi in cui inserire propri uomini che portino avanti le teorie dell’organizzazione.

Il lavoro pedagogico dello Rss non è fine a sé stesso, ha anche un risvolto politico molto materiale: la maggior parte dei suoi volontari, infatti, difficilmente orienta il voto a sinistra e costituisce lo zoccolo duro elettorale del Bjp. Va da sé che un’azione coordinata giova a tutti due: più libertà d’azione ha lo Rss nel campo dell’istruzione, più volontari confluiranno nelle sue fila, più solida e ampia sarà la base elettorale del Bjp.

Intendiamoci, la recente vittoria schiacciante di Modi non è assolutamente il frutto di questo processo, quanto della totale perdita di credibilità del Congress. La penetrazione della società indiana da parte delle teorie dei nazionalisti hindu è ben lungi dall’essere conclusa. Certo, avere le porte aperte ed una propria affiliata a capo del Ministero dell’Istruzione potrebbe semplificare e velocizzare molto le cose.

[Ringrazio sinceramente per la pazienza e le informazioni Daniela Bevilacqua, dottoranda in Civiltà dell’Asia e dell’Africa a metà tra “La Sapienza” di Roma e l’“Université Paris X – Nanterre” di Parigi.]

Da New Delhi, Daniele Pagani
@paganida

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Aldo Giannuli

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