Via l’Imu dalla prima casa, ma quadruplichiamola per gli stabili sfitti

Una campagna elettorale diversa.

L’Imu pare che non l’abbia voluta nessuno: Monti dice che era necessaria ma ora la abbasserebbe, Berlusconi non sapeva cosa fosse fino a quando il suo commercialista non gli ha fatto vedere il conto di quello che c’era da pagare per le sue ville sparse nel mondo; Bersani, poi, quando sente Imu ha reazioni allergopatiche. Va bene: vuol dire che ce la hanno portata i marziani, però, visto che siamo tutti d’accordo sulla sua indesiderabilità, non dovrebbe essere difficile trovare un’intesa e liberarcene. O no?! Però la cosa potrebbe creare qualche problema di cassa, visto che ormai è nel conto delle entrate e bisognerà pur sostituire in qualche modo quello che verrà meno. A guardarla bene, l’Imu non è altro che una mini-patrimoniale (e neanche tanto mini, se vogliamo) quindi può anche essere usata come elemento di riequilibrio del carico fiscale fra chi ha e chi non ha. E, dunque, è evidente che va immediatamente abolita -e senza discutere- sulla prima casa.

Credo che su questo non ci sia bisogno di stare a motivare nulla tanto è evidente l’ingiustizia sociale di un gravame fiscale sulla abitazione personale. Con qualche precisazione però: se la prima abitazione è un appartamento anche di 150 metri quadrati e persino nel centro città, di valore considerevole ma non stratosferico, si può anche transigere, ma se la prima casa è una villa a tre piani per complessivi 600 metri quadrati più parco ed è in zona di particolare pregio, magari di valore superiore al milione e mezzo di euro, un prelievo –magari moderato- ci sta bene, non vi pare?  Dunque via l’Imu dalla prima casa sino ad un valore di 600.000 euro, dopo una imposizione fiscale, anche molto bassa, non è una ingiustizia.

E la seconda casa? Magari una casa di campagna di 50 mq? E lo studio, il negozio o la bottega? Anche qui ragioniamo in termini di valore dell’oggetto: non possiamo mettere sullo stesso piano il negozietto di periferia e lo sfarzoso ed ampio negozio in via Manzoni. Ovviamente ciascuno pagherà in proporzione al valore dell’immobile, ma noi aggiungeremmo che andrebbe scaglionato anche il prelievo percentuale perché non è giusto che tizio e caio paghino tutti due una aliquota dell’1% ma il primo ha un valore di 300.000 euro e l’altro di 3 milioni.

Comunque, sin qui abbiamo tolto soldi allo Stato, ora dobbiamo rimpiazzare le perdite.

Una prima, facile, risposta è far salire il prelievo percentualmente, man mano che il patrimonio immobilitare cresce (secondo i principi, appunto, della classica tassazione patrimoniale) e quindi colpire in particolare i grandi possedimenti immobiliari. Giusto, però non esageriamo neanche qui: gli immobili, in Italia, sono già tassati al limite del sopportabile, ed il rischio è quello di rendere l’investimento anti economico. Questo probabilmente comporterebbe una contrazione degli investimenti in questa direzione: io voglio comperare un immobile, magari non per guadagnarci, ma come bene rifugio, però, se, fra manutenzione e tasse, il suo rendimento inizia ad essere negativo, magari ci penso un po’ e cerco altri sbocchi (magari l’oro o l’econom art ecc.). Se sommiamo questo ai tassi da usura che le banche chiedono per i mutui concessi, questo potrebbe determinare una caduta brusca del settore delle costruzioni, con riflessi disastrosi sull’occupazione (e non è quello che vogliamo, mi pare). In fondo, l’immobile, fra i beni rifugio è quello che ha la migliore ricaduta occupazionale.

Dunque, va bene la progressività, ma, anche qui, andiamo con mano non troppo pesante. Invece, la mano pesante, molto pesante, possiamo usarla su un altro genere di proprietà: gli immobili disabitati. Anche qui parliamo di grandi accumulazioni. Come sapete, un immobile libero si vende a prezzo migliore di uno occupato, ne deriva che le grandi società immobiliari, le banche, le società finanziarie, le assicurazioni ecc seguono un preciso indirizzo: realizzare plusvalenze acquistando e vendendo immobili vuoti. Inoltre, questa riduzione di offerta sul mercato  delle abitazioni e dei negozi ha l’effetto di far salire i prezzi di tutto, sia di quelli vuoti che di quelli utilizzati e questo ha il successivo riflesso di valorizzare l’asset di una società o banca, consentendo di aumentare l’effetto leva sugli affari successivi. E questo realizza il paradosso di immobili che rendono maggiori profitti proprio perché inutilizzati. Naturalmente, tutto questo ha la trascurabile conseguenza di fitti proibitivi e gente senza casa, ma questo non turba lor signori.

Però non sta bene a noi. Per cui, che ne dite di quintuplicare l’Imu sugli stabili sfitti? La misura, oltre che a recuperare denaro da chi lo ha, serve a rendere diseconomica la pratica dello stabile inutilizzato.

Potrebbe essere una idea per un partito di sinistra?

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (8)

  • Si come no, proprio una grande idea, ma prima di pensare a queste genialate riflettete sui casi particolari.
    Parliamo di una situazione tipo la mia.
    Ho casa mia acquistata dopo anni di sacrifici e pagando un mutuo, poi, sfiga ha voluto che tra il 2009 ed il 2011 venissero a mancare sia mio padre che mia madre; erano separati e lasciano a me ed a mia sorella un appartamento in città ed un casale con terreni in campagna.
    Che fortuna no?!?! Ora, mettiamo il caso, come è successo a me, in cui entrambi gli appartamenti sono rimasti sfitti per mancanza di richieste, io quanto avrei dovuto pagare di IMU secondo lei, geniale autore dell’articolo? L’IMU QUINTUPLICATA? Oggi ho dovuto pagare con enormi sacrifici 3800 euro (ho dovuto anche chiedere un prestito ad una finanziaria) ma se ci fosse stato lei avrei pagato 19000 euro? Solo perchè non trovo da affittare casa?
    Ma siete fuori di testa o vi piace solo sparare cifre assurde?

    • Mi scusi ma lei sa leggere? All’inizio c’è scritto che il riflesso dell’Imu va ragionato in termini di valore patrimooniale, e infatti si parla di grandi patrimoni di banche assicurazioni finanziarie ecc. Il suo caso che c’entra? Se vuole lo spieghiamo meglio

  • Mi sembrano misure tutte adeguate , resta a mio avviso solo il problema tecnico di come attuarle , ci vorrebbe un sistema centrale molto snello dove poter variare ed aggiornare le condizioni di ogni singolo immobile.

  • dico che è una proposta pazzesca, in campania gli immobili sono sfitti,specie quelli commerciali e industriali, perchè c’è la “fame” e non trovi un nuovo inquilino neanche a pagarlo.

    • nessuno dice che non si possa modulare la proposta in modo da renderla flessibile rispetto ai casi di questo tipo. Ripeto quello che dicevo achi l’ha preceduta: stiamo parlando dei grandi patrimoni immobiliari, degli asset di banche asicurazioni ecc.

  • Un paio di appunti (spunti?):
    – Magari si potrebbe esentare non un valore (esempio sotto i 600.000) ma una quantitdi immobile. Quante persone vi abitano come dimora primaria? Per ogni persona vi si esentano X m^2 (mettiamo 40-50 m^2) e tratterei la gestione del terreno annesso all’abitazione in una gestione a parte sinceramente. Alla fine, la localizzazione di un locale o della presenza del terreno rispondono ad una logica di necessità individuale che non spetta allo Stato valutare. Spetta allo Stato, invece, dare dei limiti personali, abbastanza ampi ma non su base economica ma su quella del fabbisogno.
    – sugli stabili sfitti preferirei una magiore progressività: raddoppio dopo il primo anno di disabitazione, quadruplicazione dopo il secondo e confisca al quinto. Timer che si fermerebbe ma non azzererebbe nel momento in cui lo stabile sia in vendita.
    – Inoltre, si potrebe pensare ad una modulazione anche per stato di conservazione dello stabile. Un edificio, magari storico, in buone condizione è una risorsa per tutti, sarebbe il caso di incentivare la ristrutturazione di immobili in modo da compensare anche la “perdita” di occupazione che un mercato così fluido in merci sarebbe appena dopo in vigore di questa legge.

    La ringrazio per il suo lavoro. Saluti.

  • ho notato che sono scomparsi gli ultimi commenti a questo articolo (almeno,dal mio pc io non li vedo più), immagino sia un bug o qualcosa di simile, sintetizzo i miei nel caso non dovessero riapparire.
    a) un’imposta (locale) sulla prima casa è desiderabile perchè meno distorsiva di quelle sul reddito e strettamente collegata a costi per le amministrazioni pubbliche, ma deve essere in sostituzione a tasse esistenti, non in aggiunta (e, aggiungerei, non deve finire nelle tasche di MPS)
    b) Chiedevo ad Aldo se sa indicarmi studi e fonti di dati attendibili su due delle affermazioni degli ultimi post: (1) le dinamiche degli affitti e dei prezzi degli immobili in Italia come risultato dell’acquisto di immobili da tenere vuoti da parte di banche ed assicurazioni. (2) l’evasione fiscale che proviene principalmente dall 1% più ricco della popolazione.

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    Condominiale Anarcofisioterapista

    Si faccia un censimento degli stabili sfitti e si determini quali lasciare ai legittimi proprietari a tassazione invariata, quali tassare in maniera progressivamente più pesante, quali espropriare a prezzi di costo a fini di edilizia popolare. Si depenalizzi l’occupazione delle case e si preveda la possibilità di occupare stabili sfitti da più di 5 anni.

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