Il Pd e lo scandalo romano.

Con le dimissioni di Rita Cutini, la giunta Marino perde il suo quinto assessore. Per la verità, questa uscita non c’entra con  lo scandalo “Carminati”, quanto con la rivolta di Tor Sapienza che non avrebbe saputo prevenire e gestire. Ma fa lo stesso: è l’ennesima conferma dello stato miserando della giunta che, paradossalmente, resiste allo scioglimento, dopo l’ininterrotta serie di fallimenti di questo anno e mezzo, proprio in virtù di quello scandalo, dato che dimettersi suonerebbe come una ammissione di responsabilità.

Ed il Pd ha scelto la linea della resistenza ad oltranza perché sostiene che questo è uno scandalo che colpisce solo a destra: si tratta del “sistema Alemanno” con cui il Pd non c’entra. Un ragionamento fatto contro ogni evidenza: il coinvolgimento di qualche assessore? E’ solo una mela marcia. Il ruolo di Buzzi? Un “imbucato” casualmente fotografato con un ministro, alle feste entra tanta gente. “La parlamentare Pd in rapporti con il giro? Errori, ne possiamo far tutti. Le telefonate in cui Carminati dice di essersi comperato quattro assessori della giunta Marino? Ci risiamo: mele marche che sono state subito tolte da cesto.

Poi, però, non si capisce perché il Pd romano sia stato commissariato e messo in via di azzeramento. Eppure, se il partito era marcio al punto da doverlo “radere al suolo” (parole del commissario Orfini), come questo discorso non investa anche la giunta è un mistero.

Beninteso: Marino non c’entra con la corruzione, ma essenzialmente per incapacità, non essendosi accorto del malcostume che lo assediava. Ma se non se ne è accorto per poco meno di due anni, perché dovremmo credergli ora che proclama che “il tempo degli affari per questa gente losca è finito”?

Con maggiore saggezza, Goffredo Bettini, che è testa fine, consiglia a Marino di dimettersi subito e ricandidarsi. In questo modo si eviterebbe l’onta dello scioglimento per Mafia del comune di Roma amministrato dalle sinistre. E, di conseguenza, si eviterebbe la pausa di sei mesi del commissario e si voterebbe subito, prima che possa nascere qualche candidatura alternativa pericolosa.

Consiglio saggio, ma che evita di fare i conti con la realtà: anche a voler credere (ma come?) alla buona fede dell’intera giunta, mele marce a parte, il semplice fatto che il malaffare sia proseguito oltre il cambio di maggioranza e non sia stato debellato dai nuovi arrivati, è già ragione sufficiente per la caduta della giunta. Ma poi, il resto delle evidenze fanno capire che non si tratta di questo: interi pezzi di Pd sono dentro alla marmellata sino al collo e questa è la fine del mito della “diversità” del Pd.

Ancora sino un mese fa, Landini venne linciato per una frase nella quale metteva in dubbio l’onestà del consenso raccolto da Renzi. La frase non era felicissima, d’accordo, ma le reazioni furono certamente eccessive e rivelarono il nervo scoperto: la sinistra è costitutivamente “diversa” dagli altri proprio sul piano dell’onestà e su questo non sono ammessi dubbi. Neanche due settimane dopo, lo scandalo romano radeva al suolo, prima ancora del partito di quella città, questa leggenda metropolitana della “diversità” del Pd. Un caso solo romano? Ed il caso Mose a Venezia e la Tav a Firenze? Ed aspettiamo di capire cosa ci sia sul caso “vie d’acqua” a Milano.

Se una diversità fra Pd e destra c’è, è solo un dato quantitativo: diciamo che l’incidenza del malaffare nel Pd rispetto alla destra è in rapporto di 1 a 6. Ma una differenza quantitativa (sempre che non sia dovuta anche ad altre ragioni, come una maggiore benevolenza degli inquirenti) non fa una differenza qualitativa ed il ceto politico del Pd è sostanzialmente omogeneo a quello dei suo dirimpettai. Un’unica melma in cui non c’è ragione di particolari distinzioni.

D’altro canto, questo fenomeno è anche razionalmente spiegabile: la classe politica del Pd è il prodotto degli stessi meccanismi di selezione che producono quella di Fi, e se questo era meno vero nel primo decennio, in cui c’era ancora qualche persistenza del ceto politico precedente, lo è sempre di più man mano che ci si allontana dallo scioglimento del vecchio Pci, che non era un cenobio di santi, ma non era neppure la cloaca attuale e formava diversamente i suoi esponenti.

Diciamocelo sinceramente: la campagna contro la dissolutezza morale del regime berlusconiano è stata solo un espediente per raccogliere consensi senza fatica e mascherare l’assenza di qualsiasi linea politica realmente alternativa. Il Pd, politicamente, era già una variante con vaghe sfumature di rosso della stessa cultura politica neo liberista di Fi ed oggi si assimila ad essa anche sul piano del costume. Diciamo che il Pd renziano è una sorta di variante abusiva del berlusconismo. E se non vogliamo morire berlusconiani, la prima cosa da fare è radere al suolo il Pd, non solo quello romano, ma tutto.

Aldo Giannuli

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Comments (4)

  • ma professore, in che paese vive? se dimette marino, diventrerebbe sindaco la meloni, nel cui partito è appena entrato alemanno, e si continuerebbe con il solito giro degli amici di questi anni. in pratica lo stesso berluconismo che il m5s nel tempo ha sempre voluto preservare in quanto serbatoio di voti privilegiato. e quindi ora il camaleontico professore si schiera con la meloni e salvini che chiedono la testa di marino, per evidenti segnali dati dall’illuminata dirigenza grillina.
    poi noto che si parla di “radere al suolo” il pd. ma, carissimo professore, non si è accorto che si sta esprimendo come renzi, che “asfalta” i nemici e vuole un “cambiamento violento”? io mi chiedo dove si vada a finire esprimendosi così. sicuramente non a fare opposizione, anzi mi sembra che questo modo di vedere per cui marino va asfaltato comunque anche senza che ci sia entrato nulla in questa faccenda di carminati fa sembrare la ricerca dell’onestà un prestesto da abbandonare a convenienza. ad esempio oggi ai grillini non conviene appoggiare marino perchè sono una costola di salvini e quindi bisogna radere tutti al suolo.
    a me questa non sembra opposizione, ma pensiero unico. un pensiero unico estremamente funzionale per renzi. infatti il nostro premier l’ha detto in modo quasi esplicito che gli va benissimo uno scenario in cui gli elettori saranno costretti a votare per lui dato che sennò arriva salvini. e casualmente grillo e il professore stanno tempestivamente spianando la strada al progetto renziano. veramente un film già visto. ma poi non soprendetevi che la gente non va a votare, dato che non è solo il pd a fare schifo: il m5s è combinato uguale o peggio, in quanto quinta colonna del neoliberismo renziano.

  • Che il Pd sia il collante del marcio che c’è in italia è più che evidente. Basterebbe una legge severa sul conflitto di interessi e il Pd sarebbe spazzato via, sono loro i primi a non averla mai voluta fare, basti pensare che la legge blandissima che c’è in vigore oggi è stata fatta dal centrodestra e che quella appena affondata in parlamento l’ha scritta Sisto (Fi). E’ molto semplice sapere come stanno veramente le cose in questo paese: basta leggere tutto al contrario

  • PD e PDL sono le 2 ali dello stesso partito degli affari da parecchi anni. Anche io fino a 10 anni fa ero l’ingenuotto che pensava ad una diversità morale del PCI e poi dei suoi eredi. Mi son dovuto ricredere dopo aver vissuto e lavorato nella tana più “rossa” d’Italia, Siena, dal che il mio nick. Epperò la realtà mi lascia sempre più stupito a vedere questi ex compagni con quale disinvoltura immorale si siano messi in affari con ex picchiatori fascisti, terroristi NAR banda della magliana, tutti implicati (ma sempre assolti, figurati…) col peggio dell’Italia, stragi di bologna, uccisioni di fausto e jaio etc… Come se i capi partigiani usciti dai campi di sterminio si fossero messi in affari con le SS.
    Va bene che il soldo non puzza, ma solo ad avere contatti con sta gente siamo in un film di fantapolitica.
    Ecco questo è quello che mi ha lasciato a boccaperta. Siamo oltre ogni immaginazione. Superato questo confine, tutto è possibile. Anche che si accordino con la mafia per uccidere i loro stessi compagni antimafia.

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