Il pasticcio di Esposito

Ho ascoltato la registrazione dell’intervista al Magistrato Antonio Esposito sulla sentenza di conferma della condanna a Berlusconi: effettivamente il testo non dice che Berlusconi sapeva, ma fa un esempio generale, affermando che, in sede giudiziaria, il principio logico del “non poteva non sapere” vale solo se sappiamo di qualcuno che, in qualche modo, lo ha informato. In sé, nulla di scandaloso e dire che ha affermato che sappiamo che qualcuno aveva informato Berlusconi è una manipolazione del suo pensiero. Detto questo, lo stesso è una frittata e pure grossa.
In primo luogo perché è una cosa fuori dal Mondo che un magistrato, per di più di legittimità, parli della motivazione di una sentenza e prima ancora che sia scritta. Va bene che ormai i magistrati italiani sono convinti di stare a San Remo e non ci risparmiano esternazioni (iniziò, nel 1993 l’indimenticabile Francesco Saverio Borrelli), però un numero di varietà del genere non lo avevamo ancora visto.

Ovviamente, la cosa suona alle orecchie dei sostenitori del Cavaliere come la prova provata del complotto ed indebolisce la credibilità della sentenza anche agli occhi degli indecisi e dei “neutrali”. E poco importa che Esposito non abbia detto esattamente quello che gli viene attribuito, magari grazie ad una montatura: quello che conta è l’effetto mediatico per il quale, nella testa degli italiani si rafforza il sospetto di un giudizio poco sereno.

E, per di più questo accade in un processo che presenta diverse fragilità. Capiamoci: non mi assale il dubbio che Berlusconi sia innocente. Un simile sospetto non mi passa per l’anticamera del cervello come, credo, non alligni nella mente della maggioranza degli italiani. Il problema è un altro: la fragilità della prova e il labile confine fra reato proprio ed abuso del diritto. Diciamocelo francamente: l’operazione fraudolenta c’è stata certamente, ma un pezzo di carta con una firma di Berlusconi che la autorizza non c’è. E non c’è neppure nessuno che dica “Quel giorno il Cavaliere venne da me a dire che dovevo far così” oppure “avvertii il Cavaliere di quell’operazione ma lui fece orecchie da mercante”. Vedremo cosa scriveranno in motivazione di sentenza i supremi giudici, può darsi che il convincimento di colpevolezza dipenda da una combinazione logica di indizi ed elementi indiretti, ma non mi pare che esista una prova così diretta ed esplicita da poter esser sbandierata. Siamo molto sul bilico fra l’assoluzione dubitativa e la condanna al margine estremo della prova.

C’è poi lo scivolosissimo tema della natura giuridica del fatto: se reato pieno (frode) o abuso del diritto (elusione) ed in dottrina esiste un dibattito accesissimo se l’abuso del diritto sia da considerare alla stregua di reato o meno. Per di più, nel quadro delle regole della globalizzazione, la cosa è resa ancora più ambigua e suscettibile di interpretazioni diverse. E, per essere sincero, credo che, ad una indagine approfondita, pochissimi grandi gruppi internazionali avrebbero le carte in regola. E Coppi che, a differenza di Ghedini, il mestiere lo sa, ha puntato su questo argomento per cui il fatto c’è ma non costituisce reato e se esso fosse stato usato nei primi due gradi di giudizio, avrebbe creato più di un imbarazzo all’accusa.

Dunque, siamo su un crinale molto labile sia in tema di prova che di caratterizzazione del fatto. Non si può dire che la sentenza sia ingiusta o infondata, ma neppure che sia solidissima. E’ giusto sul limite fra l’accettabile ed il forzato. Ovviamente, non avendo a disposizione il fascicolo processuale, scrivo sulla base di quello che è stato possibile sapere attraverso la stampa.

Ma, alla fine, la discussione in punto di diritto lascia il tempo che trova. La legittimità sostanziale della condanna dipende da un’altra cosa: dalla guerra scatenata dal Cavaliere che ha travolto ogni principio di Stato di Diritto. Sono un convinto garantista e ritengo che lo Stato ed il suo potere giudiziario debbano restare fedeli alle proprie regole, anche nei confronti del più spudorato accusato del reato più infame. Ammetto che il garantismo non debba venir meno neppure qualora l’imputato minacci i testimoni, sottragga e falsifichi prove, e persino se cerchi di corrompere i magistrati: ugualmente lo Stato non può derogare alle sue leggi e deve essere in grado di condannare il colpevole sulla base di prove certe e con procedure conformi alla legge. Ma tutto questo non vale se ci troviamo davanti ad uno che, disponendo di una maggioranza parlamentare, la usi per risolvere le sue personali pendenze giudiziarie, depenalizzando i reati di cui è accusato. Con questo criterio nessun reato è più perseguibile e questo non è ammissibile.

Il garantismo protegge efficacemente tutti all’interno delle regole dello Stato di Diritto, ma se queste regole vengono travolte è giusto chiudere l’ombrello del garantismo e il responsabile non si lamenti qualora poi si imbatta in giudici pronti a condannarlo appena ciò sia possibile, senza farla proprio sporca. Sono pronto a difendere le garanzie processuali per Riina, Priebke, persino per Eichmann o di Bin Ladin (qualora visessero), ma non quelli di uno che ha spezzato le premesse dello Stato di Diritto. E se una corte di magistrati ha lavorato sulla soglia minima necessaria pur di condannarlo, assumo la responsabilità morale di dire apertamente che hanno fatto bene.

Però, se poi un imbecille scopre il fianco in questo modo, la cosa rischia di non reggere.

Le conseguenze sono essenzialmente tre.
In primo luogo, dopo questo infelicissimo show, se Napolitano trova uno spiraglio per concedergli la commutazione della pena, gli italiano pronti a scandalizzarsi sarebbero molto meno.

In secondo luogo, questo dà una carta molto forte a Coppi per un ricorso alla Corte europea che, forse darebbe ugualmente torto al cavaliere, ma che determinerebbe comunque uno sputtanamento internazionale dell’Italia.

In terzo luogo, questo spinge fortemente verso elezioni anticipate a breve e questo, stante la ripetuta indisponibilità del M5s, significa che al 99% voteremmo con il Porcellum.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (38)

  • Diro’ quello che ho capito, tralasciando il probema della differenza tra abuso del diritto e reato. Leggendo la sentenza si capira’ meglio (e leggero’ i commenti di chi sa di diritto piu’ di me).

    Nel merito: a sentenza e’ andato lo “spezzone” di un comportamento iniziato negli anni ’80, che serviva a mettere in cascina fondi neri da utilizzare per varie finalita’, anche personali.

    Si parla di piu’ di un miliardo di euro (sparito): suggerisco di leggere l’articolo di Biondani sull’Espresso della scorsa settimana:

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/a-berlusconi-restano-i-soldi-offshore/2212554

    Per una serie di leggi intervenute ed adatte approvate dai suoi era rimasto fuori quasi tutto.

    E’ rimasto impigliato solo questo spezzone per il quale e’ stato beccato e condannato.

    Circa la responsabilita’ penale individuale: poteva un circo di queste dimensioni essere messo in opera ed agire per oltre trenta anni senza che il padrone non ne sapesse niente?

  • “l’operazione fraudolenta c’è stata certamente, ma un pezzo di carta con una firma di Berlusconi che la autorizza non c’è.”
    questo argomento è così pregnante che è il cavallo di battaglia dei negazionisti della Shoah, che sostengono che siccome non c’è il pezzo di carta firmato da Hitler con scritto “sterminate tutti gli ebrei”, allora la Shoah è un’invenzione. E si capisce perchè lo usino solo personaggi così screditati, visto che si basa sull’assurda pretesa che il criminale si consideri talmente certo della propria impunità da fornire in prima persona la prova indiscutibile della richiesta ai propri sottoposti di commettere un certo delitto.
    L’assurdità della pretesa ovviamente è smentita dalla magnitudine del delitto stesso, che porta a due alternative secche: o il capo di un’organizzazione complessa come un’azienda che produce fatturato per miliardi di euro o uno stato sia DAVVERO così cretino da non sapere che i suoi sottoposti manipolano le vite di milioni di uomini (per Hitler) o centinaia di milioni di euro (per Berlusconi) senza saperne niente. Se la cosa è assurda per chi dirige lo stato (la burocrazia viva di vita propria e autonoma dalla politica, per cui non è impossibile che spesso e volentieri i ministri finiscano tranquillamente il loro mandato senza ancora aver avuto una percezione completa di cosa hanno diretto), a maggior ragione lo è per chi l’azienda l’ha creata dal nulla (amicizie politiche, paramassoniche e mafiose a parte) e quindi l’ha edificata pezzo a pezzo.
    “non c’è neppure nessuno che dica “Quel giorno il Cavaliere venne da me a dire che dovevo far così” ”
    falso anche questo, le testimonianze che il capo sapesse ci sono eccome, e infatti sono la base dell’argomentazione di Esposito, ovvero “non l’abbiamo condannato perchè non poteva non sapere, ma perchè c’è chi ha dichiarato che sapeva benissimo, che è molto più pesante”.
    “E, per essere sincero, credo che, ad una indagine approfondita, pochissimi grandi gruppi internazionali avrebbero le carte in regola. ”
    ehm, il tu quoque è un argomento fallace in logica, e inesistente in diritto. Il fatto che altri commettano lo stesso delitto non rende innocente chi è sotto processo.
    “non si può dire che la sentenza sia ingiusta o infondata, ma neppure che sia solidissima”
    Mamma mia, quante arrampicate sugli specchi per far sembrare debole una condanna che ha passato il vaglio di tre gradi di giudizio e le forche caudine di svariate leggi ad personam! La sentenza con le motivazioni ancora non c’è, gli atti del processo lei non li ha visti e non li vedrà mai, eppure sa già che è debole e che se Coppi ci avesse messo mano prima, Berlusconi la sfangava tranquillamente.
    Dovrebbe darsi alla divinazione, visto che è capace di giudicare una sentenza non ancora scritta basata su atti che non ha mai visto!
    “questo dà una carta molto forte a Coppi per un ricorso alla Corte europea che, forse darebbe ugualmente torto al cavaliere, ma che determinerebbe comunque uno sputtanamento internazionale dell’Italia.”
    se il ricorso viene perso, l’unico che si sputtana è chi lo fa, non certo l’Italia. ANche per Previti hanno fatto ricorso in Europa, è finita che i giudici hanno riso in faccia. A LUI e ai suoi avvocati, non all’Italia!
    “stante la ripetuta indisponibilità del M5s, significa che al 99% voteremmo con il Porcellum.”
    e questo accoppiato al fatto che Grillo continua a dire che PD e PDL sono uguali, quando nel PD NESSUNO ha preteso la grazia per Del Turco condannato qualche giorno fa, laddove nel PDL attorno al pregiudicato hanno fatto quadrato, conferm ad abundantiam che lo scopo di Grillo era tenere in frigo i voti in fuga da Berlusconi, e restituirglieli appena si fosse risollevato nei sondaggi.

    • Caro Giovanni:
      Tutto perfetto, solo che:
      1. l’accostamento alla shoa mi pare un tantinello azzardato: tu che dici? Insomma la Magnitudo del reato (come dici tu) non mi pare la stessa fra frode fiscale e genocidio. Non diciamo fesserie
      2. Anche perchè un conto è nascondere le prove di u genocidio mentre il regime sta crollando ed un altro conto è far sparire comunicazioni interne di un grande gruppo finanziario che continua a lavorare e deve tenere un archivio. Non dico che doveva esserci la carta con la confessione palese del reato, ma avrebbero potuto esserci qualche traccia indiretta su cui ragionare.
      3. Berlusconi, almeno formalmente non era il capo dell’azienda dal 1995 e per una larga parte del periodo pregresso le norme erano diverse. Peraltro lo stesso Esposito dice che il principio del non piteva non sapere non è un principio giuridico e che “anche un capo può non sapere” (testuale)
      4. neanche tu gli atti li hai visti, ma sai che la sentenza è ottima. tu ed io giudichiamo sulla base dei resoconti giornalistici ed io tutti questi testimoni che diconodi aver avvisato Berlusconi non li ho notati. Ti dispiace farmene i nomi e darmi il riferimento processuale?
      5. Che una sentenza sia solida perchè “ha resistito a tre gradi di giudizio” è una emerita sciocchezza perchè con questo criterio non esisterebbero errori giudiziari, ti pare?
      6. Io non dispero affatto di leggere gli atti processuali ed all’epoca saprò dirti meglio
      7. A questo punto mi pare che l’arrampicatore di specchi sia tu, solo che non ti sai arrampicare.
      Non amo affatto Berlusconi, ma prendo atto di quante sciocchezze faccia dire l’odio cieco per un avversario politico e l’adorazione altrettanto cieca per i giudici.
      A me sta bene la condanna di Berlusconi, che peraltro non ritengo ingiusta o infondata, ma solo al limite estremo della sostenibilità. Per cortesia nonb raccontiamoci favole, però

  • *nella frase “o il capo di un’azienda o di uno stato è così cretino che i suoi sottoposti fanno quello che vogliono senza che ne sappia niente”, la seconda alternativa è quella reale, “o sa benissimo che quello che chiede ai suoi sottoposti è un crimine, e quindi sceglie deliberatamente di non scrivere niente per non dare ai magistrati la prova schiacciante del suo modus operandi illegale. Quando i sovietici si avvicinavano ai lager, le SS smettevano di ammazzare i prigionieri per dare fuoco ai documenti, esattamente come nei grandi fallimenti yankee degli ultimi anni, Enron, Worldcom, ecc. i dirigenti passavano gli ultimi giorni prima di dichiarare ufficialmente bancarotta a distruggere la documentazione delle loro frodi, anzichè a tentare di salvare l’azienda.

  • Questo è l’unico paese al mondo dove magistrati e giudici rilasciano interviste non tanto su questioni generali riguardanti la giurisdizione e la filosofia del diritto (altrove manco questo fanno), ma addirittura su sentenze proprie o processi propri.
    Mi risulta sia anche l’unico paese di diritto napoleonico (tale è il nostro, non “romano” come amano dire i nostri giuristi) nel quale le carriere di magistrati (accusa) e giudici non sono separate.

  • Che i giudici si divertano troppo spesso a fare le show girl sono d’accordo, ma cosa c’entra tutto questo con la solidità dell’impianto accusatorio?
    Se non sbaglio la corte di cassazione non entra nel merito dei fatti, per cui questo discorso poteva andare bene fino al secondo grado.

    “Sono un convinto garantista”
    Un giorno mi piacerebbe che questa me la spiegassi come sai fare tu: cosa significa esattamente e qual è l’alternativa? So che sembra una richiseta ridicola, ma mi sembra tanto una di quelle frasi che si usano come intercalari senza senso: sono di sinistra; sta arrivando la Cina; non si può uscire dall’euro; non esistono più le stagioni di una volta…

    • Beppe: del garantismo diremo, dell’impianto accusatorio: devi tener presente che la cassazione come giudice di legittimità deve controllare anche se la sentenza sia logica e debitamente motivata e questo richiama il problema dell’impianto probatorio

  • Sono rimasto stupefatto! ma come è possibile che un giudice Presidente della Suprema Magistratura con 50anni di esperienza nel caso giudiziario più delicato del mondo con ricadute politiche deflagranti, come un pivellino qualsiasi cada nel solito trappolone dell’intervista giornalistica (il giornalista suo amico da anni e anni non ha rispettato gli impegni e ha pubblicato frasi NON concordate, vai a fidarti dei giornalisti…) quasi l’abbia fatto apposta a dare appigli pretesti ai “gomblottisti” a libro paga permanente del nano. Già sento in giro dire: hai visto? ce l’hanno con lui! prima della sentenza voleva già condannarlo. Di fatto è un punto a favore del delinquente. E’ che quando sei sotto i riflettori forse ti si monta la testa e diventi imprevidente? Speriamo, sia solo quella. I giudici parlano solo con le sentenze.
    Sulle motivazioni, le leggeremo. In sintesi: l’Unto è colpevole perchè HA ORDINATO di fare quello che hanno fatto.
    Quando il Caimano affoga, prendi il remo e sbattiglielo in testa ancora più forte. Altro che garantismo e trovare il pelo nell’uovo!

    • cinisco senese: lo vedi che i magistrati a volte sono di una imbecilltà senza pari?
      Quanto al remo non sono d’accordo con te: meglio l’arpione. Con un Caimano il remo serve a poco

  • il commento è come al solito inappuntabile in punta di diritto, ma come dire… noi che viviamo nella realtà di tutti i giorni siamo costretti a far di conto con il fatto che la verità giudiziaria ha poco a che fare con il reale svolgimento dei fatti soprattutto per i “withe-collar”. francamente penso che sulla commedia ventennale del cav. sia giunta ora di far scendere il sipario dell’oblio…l’indifferenza e il silenzio penso siano sia condanna più dura per lui e il sollievo per tutti quelli che hanno pagato il conto della sua avventura!

  • La copertura mediatica e’ stata indecente.

    Mazzetti sul Fatto di ieri (7 agosto) ha parlato di puzza di P2. Forse e’ eccessivo. Ma la spiegazione alternativa e’ che c’e’ un rincoglionimento generale nel sistema della comunicazione.

    Nei giorni in cui e’ stata emessa la sentenza ero in un paesino di montagna a passeggiare, la gente pensava ad altro.

    • Caruto: non c’è rincoglionimento ma la perfidia degli automatismi della comunicazione, per cui “non posso dare la sensazione di “bucare” la notizia, per cui se gli altri la dannno io devo stare nella corrente”
      E’ una cosa oscena, lo riconosco, ma funziona cosi

  • Posso essere d’accordo sull’ambiguità della fattispecie e sul fatto che così fan tutti, ma non sono d’accordo sulla fragilità della sentenza e della valutazione del giudice. Leggendo le carte secondo me è dimostrato che sapeva e approva. Certo è che non avrebbe mai potuto scrivere su un foglio di carta e firmare una frase del tipo “ho organizzato a partire dal 1980 e consolidato col tempo e approvo una frode fiscale”.
    Al di là della infelicissima uscita del giudice che doveva stare muto, il punto cruciale e determinante di tutta la questione è proprio quello di cui il giudice ci parla nella intervista. Almeno a questo è servita, a fare capire a tutti il punto cruciale.

    • David: nessuno può pensare che esista una carta con scritto quello che dici, però potrebbero essercene altre molto più sfumate ed indirette che potrebbero prestarsi ad un ragionamento. In fondo è quello che abbiamo fatto per anni con le stragi: nessuno si aspettava di trovare l’ “ordine di servizio” per andare a mettere la bomba a piazza fontana, ma molti piccoli pezzo assai più indiretti co sino serviti a connettere On al servizio militare, ai greci ecc.
      Io le carte processuali ancora non le ho letto, ragiono su quello che leggo sulla stampa e da quello non mi pare che si deduca con tanta chiarezza che “sapeva ed approvava” (anche se, nel merito, sono convintissimo che sapesse, approvasse ed anzi si apsettava ancora di più). Anche io ci arrivo a pensare che non è realistico pensare che ci sia un fondo di accantonamento per i fondi neri ed il capo (che però non ha sempre rivestito fortmalmente questa carica) non ne sapesse nulla… figuriamoci! Ma questa non è una prova d’acciaio. Ragionando su quel che leggo diciamo che siamo al limite estremo della prova di colpevolezza. Ed ho visto sentenze più “centrate” e solide.
      Quanto pi al così fan tutti: 8-9 anni fa, nel corso della causa di successione dell’avv Agnelli, saltò fuori un deposito di 1 miliardo di euro intestati alla Fondazione Dicembre la cui funzione era esattamente quella di occultare fondi per operazioni “speciali”. Ti risulta che ne sia seguito un processo come questo che abbiamo appena concluso?
      Il che non rende più “innocente” quel delinquente di Berlusconi, ma dice che la nostra magistratura è meno immacola di quel che si dice

  • @Aldo Giannuli

    Pero’ Aldo, un tuo giudizio potrebbe essere utile.

    Una parte dell’informazione e’ alle dipendenze dirette, un’altra parte e’ comunque influenzata (penso per es. a Rainews24- diretto ora dalla Maggioni- ed altri giornalisti Rai).

    Ma si puo’ parlare di P2, come ha scritto Mazzetti?

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    angelo iannaccone

    Se nel processo penale la prova potesse raggiungersi esclusivamente con il teste oculare o con lo scritto di pugno dell’ imputato, le carceri sarebbero vuote e ciò a maggior ragione in caso di processi contro la mafia, esponenti politici e finanza criminale. La regola vale per tutti, ma diviene un problema esclusivamente quando si tratta di Berlusconi, grazie al fatto che questi in Italia ha un controllo quasi totale di stampa e TV. Il Presidente Esposito ha spiegato concetti generali, quali quello che un imputato non può essere condannato perché “non poteva non sapere”, ma solo in quanto sia raggiunta la prova che egli sapeva, acconsentiva,ispirava ecc.. Se poi si riferiva a Berlusconi, nessuna norma vieta ad un giudice di spiegare, dopo averla emessa, una sentenza definitiva. Ricorda Travaglio che quando il Presidente della Corte d’ Appello di Perugia, dopo la sentenza che assolse Amanda Knox e Raffaele Sollecito, incontro’ pubblicamente i giornalisti per spiegare il perché dell’ assoluzione, nessuno si scandalizzo’. Tutto cambia quando si tratta di Berlusconi ed il criminale diventa vittima ed il giudice colpevole. Di sicuro e’ bene, per preservare il prestigio e la credibilità della magistratura, che il magistrato parli solo con le sentenze e l’ intervista e’ stata una leggerezza, ma solo di questo si tratta, per non aver previsto le reazioni ed aver fatto affidamento su un’ informazione asservita e per niente corretta. Concentrare la discussione sull’ intervista e’ però, a mio avviso, un capovolgere la questione, che concerne invece la reazione è la totale convergenza delle forze delle larghe intese tutte, del potere finanziario e della grande industria, a cui la stampa e’ asservita, a realizzare sostanzialmente il progetto della P2 di Licio Gelli e cioè a riformare la costituzione in modo da aumentare i poteri dell’ esecutivo e quindi dei politici e mettere in riga la magistratura, così da limitarne l’ autonomia ed i poteri, per garantire l’ impunità al potere politico, finanziario ed economico. Per realizzare tale disegno ogni pretesto e’ buono. A mio avviso lo scandalo non e’ la leggerezza del Presidente Esposito, ma che il PD e la stampa sedcente democratica siano succubi di un tale progetto invece di contrastarlo. Il Presidente Esposito da parte sua fa solo il giudice e non il politico, per di più vittima della potentissima macchina del fango, per non essersi fatto intimorire dal dover giudicare un imputato così potente.

    • Caro Angelo, non esarerare perchè altrimenti la gente si convince che i giudici condannano sulla base della lettura dei tarocchi e, per quanto scarsa sia la mia considerazione per la categoria in questione, non mi pare che le cose stiano così: in una buoba parte dei processi un testimone oculate o una prova materiale (uno scritto, una foto, un’intercettazione, quello che ti pare…) c’è. Poi so anche io che nella maggior parte dei casi si lavora sugli indizi e sulle loro concordanze. Questo è un terreno più scivoloso di quello della “prova certa” ma si può accettare che uno sia condannato sulla base di indizi gravi, univoci e concordanti. Inevitabilmente questo comporta un certo tasso di soggettività in chi giudica e, infatti, si parla di “apprezzamento delle prove” e di “Libero convincimento” del giudice (come è inevitabile che sia). E’ ingenuo pensare che la giustiziua sia un quiz in cui c’è una risposta certamente esatta ed una certamente sbagliata e tertium non datur. C’è una faascia grigia nella quale quello che è convincente per me non lo è per te, ma siccome il giudice sono io, facciamo come dico io. Va bene e ci possiamo stare, l’importante è che il giudicante non la faccia sporca.
      Ora, in questo caso siamo in presenza di sentenze che prova certa non ne hanno -sostanzialmente- ma lavorano sulla connessione logica degli indizi ed a me non pare che i giudici l’abbiano fatta sporca perchè il opuzzo di bruciato è allucinante. Sto leggendo le sentenze di primo e secondo grado e devo dire che non mi pare che si possano avere troppi dubbi, anche a volre fare la tara sull’antipatia politica del personaggio. Anzi, una osservazione: che Bwrlusconi scelga gli avvicati con i piedi lo abbiamo capito, ma anche i commercialisti ed i notai che ha non è che brillino per acume professionale! Mi sa che sia uno che butta via i suoi soldi.
      Tornando alle sentenze, a me pare che siamo sul limite fra la plausibilità e l’insufficienza di prove, con l’ago della bilancia che pende un po’ dalla parte della plausibilità. Dopo di che ti dico che i magistrati hanno fatto benissimo a condannarlo ed anzi dovevano dargliene di più, siamo d’accordo. Ma non mi venire a dire che questa sia una sentenza certa, inoppugnalile, di evidenza solare, indiscutibile… perchè sai che non è così, siamo realisti.
      Il caso del Presidente della Corte d’Appello di Perugia nion mi dice che sia ingiusta la reazione alla sciocchezza di Esposito, ma che il Csm non fa il suo lavoro: i magistrati devono chiudere il becco e parlare solo per atti. Fosse per me proibirei anche le confedenze stampa in occasione di una retata. Al massimo le facciano le forze di polizia, ma il magistrato stia zitto oppure cacciamolo a pedate nel sedere. Ti pare?

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    angelo iannaccone

    Se nel processo penale la prova potesse raggiungersi esclusivamente con il teste oculare o con lo scritto di pugno dell’ imputato, le carceri sarebbero vuote e ciò a maggior ragione in caso di processi contro la mafia, esponenti politici e finanza criminale. La regola vale per tutti, ma diviene un problema esclusivamente quando si tratta di Berlusconi, grazie al fatto che questi in Italia ha un controllo quasi totale di stampa e TV. Il Presidente Esposito ha spiegato concetti generali, quali quello che un imputato non può essere condannato perché “non poteva non sapere”, ma solo in quanto sia raggiunta la prova che egli sapeva, acconsentiva,ispirava ecc.. Se poi si riferiva a Berlusconi, nessuna norma vieta ad un giudice di spiegare, dopo averla emessa, una sentenza definitiva. Ricorda Travaglio che quando il Presidente della Corte d’ Appello di Perugia, dopo la sentenza che assolse Amanda Knox e Raffaele Sollecito, incontro’ pubblicamente i giornalisti per spiegare il perché dell’ assoluzione, nessuno si scandalizzo’. Tutto cambia quando si tratta di Berlusconi ed il criminale diventa vittima ed il giudice colpevole. Di sicuro e’ bene, per preservare il prestigio e la credibilità della magistratura, che il magistrato parli solo con le sentenze e l’ intervista e’ stata una leggerezza, ma solo di questo si tratta, per non aver previsto le reazioni ed aver fatto affidamento su un’ informazione asservita e per niente corretta. Concentrare la discussione sull’ intervista e’ però, a mio avviso, un capovolgere la questione, che concerne invece la reazione è la totale convergenza delle forze delle larghe intese tutte, del potere finanziario e della grande industria, a cui la stampa e’ asservita, a realizzare sostanzialmente il progetto della P2 di Licio Gelli e cioè a riformare la costituzione in modo da aumentare i poteri dell’ esecutivo e quindi dei politici e mettere in riga la magistratura, così da limitarne l’ autonomia ed i poteri, per garantire l’ impunità al potere politico, finanziario ed economico. Per realizzare tale disegno ogni pretesto e’ buono. A mio avviso lo scandalo non e’ la leggerezza del Presidente Esposito, ma che il PD e la stampa sedcente democratica siano succubi di un tale progetto invece di contrastarlo. Il Presidente Esposito da parte sua fa solo il giudice e non il politico, per di più vittima della potentissima macchina del fango, per non essersi fatto intimorire dal dover giudicare un imputato così potente.

  • Penso che nel caso specifico non sia ravvisabile l’abuso del diritto, almeno così come la giurisprudenza lo ha definito ed individuato fino ad ora.
    La definizione in campo tributario dato dalla Cassazione è che “il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo” e la preclusione a conseguire vantaggi fiscali “mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio d’imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici.”
    Secondo una pronuncia della Cassazione penale depositata qualche giorno fa, la rilevanza penale si avrebbe quando c’è violazione di norme specifiche codificate dalla legge. Per cui, secondo la mia modesta conoscenza tributaria, se questo orientamento si dovesse consolidare l’applicazione della sanzione penale escluderebbe sia l’abuso del diritto che l’elusione fiscale.
    Che Coppi ci abbia provato a ricondurre la fattispecie all’abuso di diritto è legittimo, ma alquanto azzardato. Innanzi tutto bisognerebbe avere bene in mente le differenze tra elusione, evasione e frode fiscale.
    L’elusione è quel comportamento teso ad ottenere vantaggi fiscali senza violare la legge e senza , quindi, incorrere in alcuna sanzione da parte dell’Autorità. Ovvero quel comportamento teso ad utilizzare strumentalmente carenze normative.
    La frode fiscale è un comportamento illecito attuato per sottrare fraudolentemente materia imponibile. Trattasi di espedienti artificiosi ed ingannevoli per evadere i tributi. L’elemento soggettivo richiesto per la punibilità della frode è individuato nel dolo specifico, ovvero consapevolezza e volontà e perseguimento dello scopo di evadere.
    Ora io non conosco a fondo gli atti processuali, ma da quel poco che mi è parso di capire si tratta di aver effettuato una serie di passaggi attraverso società create ad arte per “lasciare” materia imponibile in paesi più benevoli sotto del prelievo fiscale.
    Se in campo tributario dovessimo far ricadere un simile comportamento tra le operazioni elusive la frode fiscale non esisterebbe più.

  • mah io ormai non mi sorprendo più: evidentemente ai magistrati italiani non va di fare come negli altri paesi, devono sempre essere i soliti eccentrici.

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    alessandro smerilli

    Dalla prefazione al libro “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” di Ferdinando Imposimato dell’ormai famoso Antonio Esposito, Presidente di Sezione della Corte di Cassazione
    «..il nuovo volume dell’autore dal titolo i 55 giorni che hanno cambiato l’Italia fornisce la prova definitiva che le scelte del comitato di crisi presieduto da Francesco Cossiga furono il preludio della morte di Moro – influirono, cioè, in maniera mirata, sulla decisione delle Brigate Rosse di uccidere l’ostaggio – e fornisce la prova piena della intenzionalità delle «clamorose inadempienze e delle scandalose omissioni da parte degli apparati dello Stato» i quali – ed è questa la novità sconvolgente narrata nel libro – pur essendo a conoscenza del luogo in cui era tenuto prigioniero Aldo Moro – in via Montalcini n° 8 (int. 1) – non fecero nulla per salvare la vita dell’ostaggio; anzi, il 7 maggio 1978, cioè due giorni prima dell’uccisione dell’uomo politico, impartirono ai militari che già da due settimane tenevano sotto controllo la prigione ed erano pronti ad intervenire per la data dell’8 maggio, l’ordine di abbandonare il campo consentendo, così, il sacrificio di Aldo Moro con il suo assassinio…..
    Dettagliato, minuzioso e del tutto sovrapponibile è il resoconto da parte di entrambi degli avvenimenti e delle operazioni di quei quindici giorni, dei sopralluoghi e dei controlli dell’edificio di via Montalcini, della preparazione e installazione di congegni di ascolto di conversazioni da registrare su bobine e di congegni di visualizzazione costituiti da due microtelecamere montate una su un lampione stradale di fronte alla casa-prigione e un’altra dentro la lampada che illuminava il corridoio, davanti l’ingresso dell’appartamento in cui vi era il sequestrato; filmati che venivano poi consegnati all’ufficiale responsabile di Forte Braschi, sede del servizio segreto militare, nella persona del colonnello Pietro Musumeci – uomo della P2, segretario generale del SISMI negli anni 1974-1978, successivamente arrestato e condannato per aver depistato le indagini sulla strage di Bologna.»

    No, mi dispiace ma così non va. Spero che le motivazioni della sentenza della Cassazione che riguarda B. non abbiano parentele con le elucubrazioni cervellotiche e deliranti leggibili qui sopra. Sarebbe opportuno che storici veri (nel senso di studiosi seri) mettano fine a questa deriva paranoicale per cui viene preso in considerazione solo chi le spara più grosse. Col rischio di mandare tutto a puttane e così sia.

  • “1. l’accostamento alla shoa mi pare un tantinello azzardato: tu che dici? Insomma la Magnitudo del reato (come dici tu) non mi pare la stessa fra frode fiscale e genocidio. Non diciamo fesserie”
    io non ho scritto che il reato di frode fiscale è simile al genocidio, ho detto che l’ARGOMENTAZIONE che se non si trova l’ordine scritto non c’è il reato è la stessa dei negazionisti, ma l’argomentazione pro o contro l’esistenza del reato è una cosa, il reato un’altra…
    “un altro conto è far sparire comunicazioni interne di un grande gruppo finanziario ”
    il punto è che NON ESISTONO, perchè NESSUN padrone d’azienda che imponga ai suoi dipendenti di commettere un crimine lascia traccia dell’ordine.
    “Berlusconi, almeno formalmente non era il capo dell’azienda dal 1995”
    sta SERIAMENTE pensando che un argomento del genere sia minimamente credibile?
    “Peraltro lo stesso Esposito dice … “anche un capo può non sapere” (testuale)”
    e SUBITO DOPO dice “questo non è il caso di Berlusconi visto che abbiamo testimoni che dicono che sapeva eccome” (anche per forza, nessuno muove centinaia di milioni di euro senza rendere conto a chi comanda).
    “neanche tu gli atti li hai visti, ma sai che la sentenza è ottima”
    no, io so che di ciò di cui non si può parlare si deve tacere. E infatti NON dico che la sentenza è ottima, dico che ha torto a priori chi si arroga la presunzione di dichiarare che è ai limiti della sostenibilità un atto che ad oggi NEMMENO ESISTE! (perchè non ci sono le motivazioni depoistate).

  • e tanto per sottolineare quanto è meschino l’ad hominem usato da lei, sono così convinto che i giudici sono perfetti che sono assolutamente certo che Esposito abbia deliberatamente regalato alla propaganda piduista la scusa perfetta per continuare con la grancassa dei giudici prevenuti contro il mafioso, PROPRIO PERCHE’ non c’era modo di farlo passare da innocente con le carte agli atti. Non mi stupirei a questo punto se quel giudice “perfetto” proseguirà l’opera con una “sentenza suicida”

  • “Fosse per me proibirei anche le confedenze stampa in occasione di una retata. Al massimo le facciano le forze di polizia, ma il magistrato stia zitto”
    i poliziotti sono meri esecutori di ordini di cattura firmati da un giudice, di cosa dovrebbero parlare? Di come hanno eseguito gli ordini?

  • Caro Giannuli, un buon giudice di Cassazione (dunque non Esposito, può star tranquillo) casserebbe il suo post per mancanza di coerenza logica interna.
    Prima lei smonta sostanzialmente la sentenza in punto di diritto, nei fatti avvalorando quanto meno l’ipotesi, se non la tesi, che la condanna possa essere frutto di una qualche forma di persecuzione giudiziaria (come vede, ho usato una formula molto ampia e dubitativa). Poi, apoditticamente, aggiunge: «Ma, alla fine, la discussione in punto di diritto lascia il tempo che trova. La legittimità sostanziale della condanna dipende da un’altra cosa: dalla guerra scatenata dal Cavaliere che ha travolto ogni principio di Stato di Diritto».
    Ora, tutta la prima parte del suo ragionamento, avvalorando anche soltanto la vaga ipotesi che vi sia persecuzione giudiziaria, apre la porta all’opzione storica che la guerra il Cavaliere non l’abbia scatenata, ma subita. Ossia, che i suoi ripetuti interventi legislativi siano stati generati da altrettanti atti di persecuzione, e quindi che non lui, ma i suoi persecutori abbiano travolto ogni principio dello Stato di diritto. Per altro, un’occhiata spassionata alla cronologia per lo meno il ragionevole dubbio (e parlo di ragionevole dubbio, non di certezza) che questa guerra B. l’abbia subita e non scatenata lo fa venire.
    L’argomento che questa condanna sia giusta nonostante ingiusta – o per lo meno di dubbia giustizia – a motivo dei precedenti viene così logicamente cassato sulla base della possibile ingiustizia, o dubbia giustizia, dei precedenti.
    E tutto questo senza nemmeno menzionare il fatto che, in uno Stato di diritto, il processo vale di per sé, a prescindere dai precedenti; che dire che la discussione in punto di diritto lascia il tempo che trova significa sostanzialmente fregarsene dello Stato di diritto (il che difficilmente si giustifica anche come reazione a un fregarsene precedente); e che nessun-garantista-nessuno si azzarderebbe mai a parlare di “legittimità sostanziale”, il rispetto della forma essendo notoriamente garanzia irrinunciabile.

    • Castorp: temo di essere stato poco chiaro se lei, del mio pezzo, ha capito quello che ha scritto ùe se legge il post di risposta ad angelo Iannaccone qui sotto forse trova una risposta a quanto dice
      Divertente è che lei pensi che io sostengo che che Berlusconi la guerra l’abbia subita e non scatenata: c’è scritto esattamente il contrario

  • Un politico, Berlusconi, che, sia detto a scanso di equivoci visto che (come dice Piero Ostellino) la madre dei cretini è sempre incinta, è tutt’altro che esente o immune da difetti e palesi inadeguatezze, “dismisure” e volgarità da strapaese (ma che facciamo: istituiamo il ministero al Buon Gusto?). Un politico che tuttavia ha forse rappresentato (agli storici l’ardua sentenza), anche e soprattutto inconsapevolmente, un modo diverso di interpretare il vivere comune, antitetico rispetto a quella ipocrita e retorica ideologia dei “buoni sentimenti” e delle “belle maniere” che anima il cosiddetto “ceto medio riflessivo” (sic!). Ora, se ci si sposta dal terreno formale a quello dei contenuti, basterebbe un’analisi decostruttrice o “genealogica” (per dirla con Nietzsche) per mostrare con fin troppa evidenza che questo senso comune trionfante è fondato su (“umane troppo umane) passioni negative. Oltre a generare paradossali e a volte anche pericolose conseguenze etico-politiche. Ma questo è altro, seppur altrettanto importante, discorso, che avremo certamente occasione presto di affrontare. PS Fra le conseguenze etico-politiche del moralismo fattosi diritto, va annoverato, ma è solo un esempio, l’arretramento (esso sì “antifemminista”) che si è avuto sul fronte del costume pubblico o della secolarizzazione. Non è esagerato perciò dire con Giuliano Ferrara: “No al tribunale speciale per il comune sentimento del pudore”, anche se poi il direttore del “Foglio” non sempre ha idee simili alla mia sulla cosiddetta “morale sessuale”.

  • Giovanni è la personificazione del celebre concetto di Strauss detto anche del “reductio ad hitlerum”.Cioè siccome lo ha detto o fatto Hitler, tutto ciò che è simile o analogo è intrinsecamente criminale.Vale a dire siccome Hitler era vegetariano e amava gli animali e i bambini, chi si comporta allo stesso modo è potenzialmente un nazista. E’ il caso di paragonare la mancanza di due righe scritte da Berlusconi che ordinavano la frode fiscale, alla effettiva mancanza di un ordine scritto di Hitler, che ordinava lo sterminio degli ebrei, circostanza ampiamente riconosciuta da tutti gli storici.In realtà la vexata questio, è molto più complessa, gli storici revisionisti, vengono incarcerati (David Irving) estromessi dall’insegnamento, sottoposti ad un linciaggio dai mass media e nel caso del docente universitario Robert Faurisson, anche fisico, solo perché applicano l’unico metodo valido nella ricerca storiografica:vale a dire il metodo della revisione. In Italia De Felice docet.

  • il caso di paragonare la mancanza di due righe scritte da Berlusconi che ordinavano la frode fiscale, alla effettiva mancanza di un ordine scritto di Hitler”
    io paragono L’ARGOMENTAZIONE, non il delitto! Ma è così difficile da capire?
    Se un avvocato difendesse un gerarca nazista e un ladro di mele con l’IDENTICO argomento “io sono una persona di notoria onestà, e non ho mai assunto la difesa di un delinquente, ma solo di persone oneste ingiustamente accusate, ergo assolvete l’imputato per il solo fatto che è mio cliente”, cos’è uguale nei due processi, il delitto di cui sono accusati gli imputati o l’argomentazione difensiva?
    Quanto alla difesa dei poveri revisionisti perseguitati, stendiamo un velo pietoso, e soprattutto non paragoniamoli con De Felice, che ha iniziato la sua carriera di storico con una storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, tanto per dire quanto è distante dalle tesi di quei negatori della realtà

  • Giovanni, De Felice è più celebre per la monumentale biografia di Mussolini, per la quale subì l’ostracismo di tutti gli storici di regime, contestato e vituperato, anche da oltranzisti di sinistra, nell’ateneo romano, ove insegnava,colpevole di sostenere che il solo metodo valido per scrivere la storia è quello della revisione permanente delle versioni in voga.Per quanto riguarda gli altri revisionisti, basterà citare il docente statunitense, Norman Filkenstein, figlio di sopravvissuti ad Auschwitz, il quale colpevole di aver scritto un saggio dal titolo:” l’industria dell’olocausto” è stato licenziato dalla università ove insegnava.In tutta Europa (ma fra breve anche in Italia) vigono leggi liberticide, che infliggono anni di carcere a chi contesta, la versione storica, dei vincitori del secondo conflitto mondiale.Se non ricordo male anche Giannulli, dissente da simili aberrazioni giuridiche e da questo nuovo tribunale degno della sacra inquisizione, che spedisce storici e docenti universitari, in galera per aver scritto dei libri.

    • be però la leggenda del De Felice ostracizzato non è tanto vera, te lo garantisco per essere nel momdo della storia contemporanea da 30 anni. Anzi il suo gruppo era uno dei piu potenti concorsualmente

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