La grande lezione di Ratzinger, il diritto a non emigrare.

L’incremento dei flussi migratori diretti verso il Vecchio Continente nel corso degli ultimi anni ha rafforzato l’importanza dell’immigrazione come elemento cardine e centrale del dibattito politico dei diversi Paesi europei. La grande frattura tra sostenitori dell’accoglienza e difensori delle frontiere, divenuta cifra distintiva di un dibattito sempre più statico, è frutto di una consapevolezza solamente parziale del tema, che prende in considerazione solamente la linea di faglia dell’impatto tra gli immigrati e le società ospitanti e non la gigantesca portata di un fenomeno globale.

Nel mondo interconnesso di oggi, sono circa 240 milioni i soli migranti per motivazioni economiche, a cui vanno aggiunte decine di milioni di persone scacciate dalle proprie patrie da conflitti sempre più feroci (Siria, Iraq, Sud Sudan, Nigeria e via dicendo) e innumerevoli sfollati interni cacciati dalle proprie case da guerre civili, crisi economiche, catastrofi ambientali.

Mentre l’ideologia economica dominante predica l’abbattimento delle barriere e la libera circolazione incondizionata per merci e capitali, il movimento del fattore fondamentale dell’economia stessa, l’uomo, è molto spesso forzato, frutto di costrizione o figlio della disperazione e, al tempo stesso, sfruttato, ostacolato e complicato da una miriade di fattori, dall’odiosa pratica della tratta di esseri umani alla speculazione politica compiuta sulla pelle di immigrati reali o potenziali.

In questo contesto, il movimento di persone su scala planetaria è tale da poterci portare a parlare di una nuova Völkerwanderung di portata globale: lucidamente, in un’intervista a Limes il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha sottolineato l’impossibilità di pensare a strumenti capaci di fermare completamente i flussi migratori, avvenimento di portata storica a cui i governi devono sapersi preparare.
L’ampiezza del fenomeno e le tragiche conseguenze che per molte persone la scelta di emigrare comporta inducono a una riflessione profonda sul tema delle “migrazioni” e, soprattutto degli aspetti politici e sociologici ad esse connessi. A pensare, in altre parole, se la scelta della tutela delle possibilità di emigrazione per i rifugiati e i profughi di guerre, epidemie e collassi economici e dei loro canali d’accesso alle società occidentali sia la scelta migliore per tutelare i nuovi dannati della Terra o se la questione possa essere ulteriormente approfondita.

Una grande lezione, in tal senso, viene dalle dichiarazioni pronunciate da un grande protagonista della storia recente, molto spesso ingiustamente sottovalutato: Joseph Ratzinger. Nell’ottobre 2012, pochi mesi prima di rinunciare al ruolo papale, Benedetto XVI si espresse in maniera significativa definendo l’emigrazione un “pellegrinaggio di fede e di speranza” destinato molto spesso a risolversi in tragedia, per colpa “del traffico di essere umani, della povertà e dell’esclusione sociale di cui sono oggetto i nuovi arrivati, soprattutto se donne e bambini”.

Rivolgendosi ai governanti dei Paesi recettori di migranti, Ratzinger si dichiarò favorevoli a pratiche di gestione dei flussi che non si risolvessero né nella chiusura indiscriminata né in un simulacro di apertura che fosse presupposto di sradicamento, evidenziando poi l’importanza del “diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”. Altrimenti, “invece di un pellegrinaggio animato dalla fiducia, dalla fede e dalla speranza, migrare diventa un ‘calvario’ per la sopravvivenza, dove uomini e donne appaiono più vittime che autori e responsabili della loro vicenda migratoria”. Parole forti e dense di rilevanza, parole che invitano a riflettere approfonditamente sulla genesi lontana delle crisi migratorie, molto spesso legate a scelte politiche scellerate, interventi “umanitari” ipocriti e politiche economiche neocoloniali avallate dai governi del campo occidentale, oppure determinate strumentalmente dal cinismo di governi dispotici e odiosi come quello di Isais Afewerki in Eritrea.

Parole, soprattutto, che testimoniano la lucidità e la profondità del pensiero e della visione del mondo di Ratzinger e sono la migliore risposta a coloro che cercano, oggigiorno di trasformare il Papa Emerito in un’icona reazionaria, nonostante dopo le dimissioni dal soglio di Pietro egli abbia scelto un ritiro umile, intimo e riservato lontano dall’attenzione mediatica e dall’ingerenza nelle scelte del suo successore.

Il “diritto a non emigrare” è, in sostanza, il diritto per i potenziali migranti e i loro Paesi di provenienza a un rispetto completo, a trecentosessanta gradi, capace di prevenire il loro stato di indigenza prima ancora che di limitarne le conseguenze, l’invito a una reale cooperazione tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo capace di dare i propri frutti, campo in cui l’Italia può dare importanti lezioni, come testimoniato dall’egregio lavoro di Cuamm e Comunità di Sant’Egidio in Africa.

Un’interessante mossa è stata compiuta di recente dal Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki nel corso della sua visita in Libano: il leader di Varsavia ha infatti annunciato una donazione di dieci milioni di euro per la costruzione di moduli abitativi per profughi siriani nel Paese dei Cedri, in modo tale che, come riporta Lorenzo Vita su Gli Occhi della Guerra, “il loro ritorno a casa sia, in futuro, più facile. Una scelta lungimirante che dimostra anche intelligenza, dal momento che più possibilità hanno i rifugiati di vivere vicino al loro Paese, meno sono le chance che intraprendano le rotte migratorie per essere strappati dalle loro terre d’origine”.

La lezione di Ratzinger sul “diritto a non emigrare” offre spunti e chiavi di lettura interessanti, e sottolinea una volta di più la profonda grandezza umana e personale di un Papa che ha saputo essere influente e lungimirante, ma che è stato a lungo sottovalutato e schernito in virtù della sua personalità schiva e della sua ritrosia alla ribalta mediatica. Un uomo che, prima di compiere il grande gesto di svelare il lato umano della carica più antica del pianeta, ha dimostrato saggezza e conoscenza del mondo: del “diritto a non emigrare” sentiremo sicuramente parlare molto in futuro, dato che la tutela di questo diritto aprirebbe a nuove, importanti discussioni, sulle cause primigenie e fondamentali delle nuove “migrazioni di popoli”.

Andrea Muratore

andrea muratore


Andrea Muratore

Andrea Muratore

Andrea Muratore, classe 1994, è studente magistrale di Economics and Political Science all’Università degli Studi di Milano; collabora con “Gli Occhi della Guerra” e con il sito di Aldo Giannuli.

Comments (23)

  • Come di consueto,il suo articolo è pertinente in un dibattito politico che semplifica la questione dei migranti al respingimento o alla accoglienza degli stessi perchè tale semplificazione è più facile da ricordare e favorisce l’ammucchiata delle diverse fidelizzazione nei due sensi.
    Ritengo che il “diritto a non emigrare” sarà la questione politica del futuro prossimo,poichè la tematica è collegata ai diritti e alla dignità degli uomini là dove nascono,vivono e lavorano senza essere sfruttati. Bisogna portare laggiù in modo concordato, e richiesto, sia i diritti,sia i doveri di una cittadinanza responsabile sia delle forme di governo e di democrazia meno dispotici e affaristici.Come nella bibbia i fratelli vendettero Giuseppe,sembra che in quei Paesi tirannici, oggi, i governanti dispotici espellano i “migranti” solo per non avere noie al loro strapotere interno.

  • bhe! La pace passa per la residenza. L’emigrazione è l’espulsione dei membri di una comunità dai limiti dove essa esercita l’autorità. Se i membri espulsi possono radunarsi e congiungersi in un luogo altro, dovrebbero poter definire le loro regole sempre che non vi siano altre regole a priori [cosa difficile oggi dato che le frontiere sono sempre con qualcuno ]. Però in uno spazio dove la legislazione è comune, le diverse comunità come si adattano alle diverse norme?-: Parlando della Syria se non manterrà l’integrità Statale dei confini quale sarà, la relazione con gli emigrati? Più passa il tempo e più i vincoli si indeboliscono, sostituiscono, si creano di nuovi con altre entità.

  • condivido le posizioni su ratzinger, a mio parere fatto fuori perché non funzionale alla globalizzazione o forse perché tendeva a proteggere in modo eccessivo le nefandezze (pedofilia) di prelati molto discussi;
    non condivido le posizioni su afeworki: non sono mai stato in eritrea ma secondo fulvio grimaldi è in atto una mistificazione sul governo eritreo.
    tendo a credere più a grimaldi che a muratori, visto che grimaldi ci è stato in eritrea, mentre muratori non lo sò.
    comunque la questione resta aperta.

    saluti

    alberto p.

  • L’occidente se non vuole essere travolto e disintegrato …deve per forza cambiar rotta ed impostarsi diversamente nei confronti del terzo mondo…
    Non ha alternative: o investire “seriamente” in senso costruttivo e permetterne lo sviluppo con una politica di “vera” cooperazione (non quella Sorosiana & affini o quella attuale e “finta” con dopi fini, di certi organismi internazionali tipo Onu, Fao ..o Fmi …etc etc ) ..oppure verremo travolti e disintegrati….perché ad un certo punto il flusso sarà inarrestabile. Non parlo dell’accoglienza “de sinistra” predicata sino ad oggi (jus soli compreso ) perché ho appena magnato e non vorrei vomitare : luridi bugiardi opportunisti….e la parola più delicata che mi viene…..(di sincero non c’è ASSOLUTAMENTE nulla…dietro i “discorsetti dell’accoglienza rigorosamente sorosiani ” di sinistra ci son ben altre motivazioni di altra natura e interesse ……) : infatti non mi risulta che di pari passi all’indefinita e vaga accoglienza senza se e senza ma…da loro predicata (per conto terzi ) ci sia un serio programma “del come ” ed una lotta per far pressioni perché gli Stati si impegnino in un altra direzione nei confronti del terzo mondo ..anzi son tutto un orecchio proprio con quelle forze politiche ed establishment che hanno combinato un disastro in certe parti di provenienza dei flussi…con guerre e destabilizzazioni. Ottimo il Ratzinger….ha individuato bene il problema e le possibili soluzioni.

    • E’ venuto il momento che l’occidente si decida a permetter lo sviluppo dei Paesi poveri…non ha alternative. Non tutti i mali vengon per nuocere…la semplice logica dice che non si può far diversamente: investire & cooperare….(nel loro e nel nostro interesse ).

    • Uso il termine “permettere” perché di fatto a loro lo sviluppo è stato negato per il nostro interesse. Ora la misura è colma: nel nostro interesse , se proprio si vuol ragionar esclusivamente in termini di interesse, è meglio permetter loro lo sviluppo. C’è poco da fare siamo tutti sulla stessa barca e non è a compartimenti stagni : gli squilibri (in parte creati da noi occidentali ) in una parte o più parti del mondo ..alla fine presentano il conto e può esser un conto salato : anche tragico.

  • Vorrei segnalare questo articolo del 2015 sul New York Times. Curiosamente (si fa per dire), non è mai stato ripreso né citato da nessuno, che io sappia. Coltre di silenzio. Nell’articolo si individuano tra le radici delle ondate migratorie i tagli di fondi alle organizzazione dell’ONU addette, o il mancato finanziamento per fare fronte all’aggravarsi dei problemi. Il titolo parla da solo:
    https://www.nytimes.com/2015/09/20/world/un-funding-shortfalls-and-cuts-in-refugee-aid-fuel-exodus-to-europe.html

  • ” parole che invitano a riflettere approfonditamente sulla genesi lontana delle crisi migratorie, molto spesso legate a scelte politiche scellerate, interventi “umanitari” ipocriti e politiche economiche neocoloniali avallate dai governi del campo occidentale, oppure determinate strumentalmente dal cinismo di governi dispotici e odiosi come quello di Isais Afewerki in Eritrea. … diritto a non emigrare” sentiremo sicuramente parlare molto in futuro, dato che la tutela di questo diritto aprirebbe a nuove, importanti discussioni, sulle cause primigenie e fondamentali delle nuove “migrazioni di popoli”.
    *****
    Cosa e chi sta ponendo in atto politiche tali per cui in milioni lasciano la loro terra? Che lingue parlano? Anche italiano.
    https://www.youtube.com/watch?v=q6F5V6uwuS4

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    Venceslao di Spilimbergo

    Buonasera Esimio signor Muratore
    La ringrazio per la nuova analisi offertaci, come sempre molto interessante. Prendo atto del suo pensiero Esimio, nonché di quanto riportato delle opinioni dell’ex Pontefice (spero non me ne si vorrà ma, umilmente, ritengo il titolo di “Papa Emerito” una immensa stupidaggine)… ahimè però non riesco a condividere quel che ho letto: se da un punto di vista puramente intellettuale potrei anche concordare con Lei riguardo l’esistenza di un ipotetico diritto “a non dover emigrare” (con relative conseguenze filosofiche, giuridiche e soprattutto geopolitiche ed economiche), da un punto di vista esclusivamente pratico non posso non constatare che il prezzo per permettere l’esistenza e l’applicazione materiale del diritto prima ricordato sarebbe per molti Paesi (compreso il nostro!) tanto insostenibile economicamente quanto impossibile da concretizzarsi politicamente, pur con tutta la buona volontà. È mia idea Esimio che a livello globale (ma anche regionale) sia quantomeno improponibile invitare le maggiori Potenze a rinunciare alla possibilità di servirsi (a costo minimo) delle materie prime e delle fonti energetiche presenti in Africa e Eurasia meridionale. Tanto più se i “Grandi” potranno contrapporre alle “sante parole” i cosiddetti “strumenti del potere” (alias i cannoni)! Non sempre i nobili intenti possono essere applicati… anche perché “non sempre per il bene passa la strada per il Paradiso”.
    La saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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        Venceslao di Spilimbergo

        Buonasera Esimia signora “Una”
        Mi permetta di ringraziarla per il tempo che ha voluto gentilmente concedere al mio scritto di due giorni fa… nonché per l’indiretto e/ma cortese complimento con cui ha voluto onorarmi (in quanto Conservatore sono un “seguace” del signor Kissinger). Prendo atto delle sue legittime opinioni Esimia, spero però non me ne vorrà se preferisco continuare a sostenere un punto di vista diverso dal suo: piaccia o meno, da sempre nella Storia Umana conta esclusivamente la forza che si è in grado di esercitare… il cui utilizzo ha come fine permettere (per quanto possibile) la preservazione e la valorizzazione della comunità di appartenenza, sia sotto l’aspetto intellettuale che materiale; nel perseguire un simile scopo è praticamente impossibile non entrare in contrasto con le altre popolazioni (aventi interessi allo stesso tempo uguali ma purtroppo diversi), essendo le risorse a disposizione limitate sia quantitativamente sia qualitativamente. Ne consegue l’ineluttabile scontro, alla fine del quale emergerà necessariamente un vincitore detenente il potere e uno sconfitto sottomesso. Nel corso dei millenni siamo stati tutti, chi più chi meno, ora conquistatori ora conquistati… e quindi tutti siamo stati ora carnefici ora vittime (e ora complici). Piaccia o meno Esimia nessun popolo è mai stato e mai sarà innocente. Affinché il nobile auspicio dell’Esimio signor Muratore (che mi pare sia da Lei condiviso) possa realizzarsi sarebbe preventivamente necessario un totale cambio di mentalità per tutti gli Esseri Umani… la qual cosa, impossibile da realizzarsi, palesa il desiderio presentato come una utopia; ergo un sogno. Ed i sogni non hanno posto nel mondo reale… anche se li ha formulati un ex Pontefice.
        Ringraziandola nuovamente per la sua cortesia, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

    • “È mia idea Esimio che a livello globale (ma anche regionale) sia quantomeno improponibile invitare le maggiori Potenze a rinunciare alla possibilità di servirsi (a costo minimo) delle materie prime e delle fonti energetiche presenti in Africa e Eurasia meridionale.”
      ____________________________
      Caro Egregio: Che bella circonlocuzione per non dire grossa ruberia… 🙂

      Ma cambiando discorso, o non tanto: Lei non trova alquanto indelicato, addirittura villanesco, non invitare la Germania “abunda di uomini e di ricchezze” a partecipare alla grossa ruberia eurasiatica, tanto più dopo aver gentilmente ospitato, come ogni anno, la scorsa MSC? La cavalleria è morta…

      http://prochetmoyen-orient.ch/syrieleaks-suites-propagande-et-dividendes/

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        Venceslao di Spilimbergo

        Buonasera Esimio signor Foriato
        La ringrazio sinceramente sia per il tempo che mi ha dedicato sia per l’interessante fonte portata alla mia (e altrui) attenzione. Che posso dirle Esimio riguardo il suo interrogativo? Come potrà leggere e/o ascoltare dagli interventi del, molto più preparato di me, signor Fabbri (della rivista di geopolitica “Limes”), i principali problemi che condizionano e limitano le possibilità di azione della Germania sono da un alto la incapacità culturale dei Tedeschi di pensare secondo i canoni geopolitici (a Berlino e soprattutto a Francoforte il concetto di strategia non ha più residenza dal 1945; conseguenza in parte involontaria, in parte imposta della sconfitta subita); dal altro lato il pesantissimo protettorato che Washington ha imposto settanta anni or sono su quei territori… protettorato che su alcune materie si palesa come un vero e proprio dominio diretto (vedasi forze armate e soprattutto servizi di intelligence). Non deve quindi stupire che la Germania sia geopoliticamente parlando un “… nano insignificante…” (G. Friedman) e che non possa pertanto partecipare al “grande banchetto” delle Potenze… salvo talvolta come ospite di cortesia poco considerato (similmente alla nostra Italia!). Al controllo delle risorse non partecipano i più benestanti (se così fosse il globo sarebbe scandinavo) bensì i più forti, in proporzione alle loro capacità: in primis viene l’Impero Nordamericano, seguono Giappone, Russia, Cina, Iran… e poi man mano i restanti.
        Ringraziandola nuovamente, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

        P.S.
        “… il culmine dell’arte della scrittura sta nel descrivere civilmente quello che civile può non essere (…) Come per le persone, anche le parole necessitano di un “bel vestito” per poter apparire al loro meglio…” Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord

        • Molto gentile come al solito, caro Egregio, però non si capisce bene cosa c’entra in questo suo ranking imperiale il Giappone, l’altro grande sconfitto nel 1945, anche ‘condizionato e limitato nelle sue possibilità di azione’, e con una Costituzione, chiamata “della pace”, redatta appositamente dal Dipartimento della Difesa degli Usa.

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            Venceslao di Spilimbergo

            Buonasera Esimio signor Foriato
            La ringrazio per le gentili parole e per la cortese risposta che ha voluto concedere al mio scritto di ieri sera. Prendo atto delle sue legittime perplessità Esimio però, le posso assicurare, sono infondate. L’importanza del Giappone a livello internazionale è gigantesca sin dalla Guerra di Corea degli anni 50, quando gli USA non solo decisero di aiutare Tokyo a “risorgere” politicamente ed economicamente (sono da cinquant’anni la III nazione più ricca) dalle rovine dell’ultima cosiddetta “Guerra Mondiale” ma addirittura (a differenza di quanto toccò alla nostra Italia e alla Germania) perdonarono all’Impero del Sol Levante l’aggressione compiuta nemmeno un lustro addietro, ponendo il nuovo alleato su un piano de facto di semi parità. Da quel momento decisivo Nippon è divenuto praticamente il rappresentante di Washington nel Est Eurasiatico, prima in funzione antisovietica, successivamente in funzione anticinese (entrambi popoli avversari del “Trono del Crisantemo” sin dalle sue origini!). Per poter adempiere al meglio a questo nuovo importantissimo compito di “vicarius cesaris”, al Giappone è stato concesso, a dispetto della sua Costituzione “formale” da Lei ricordata (e ora in corso di modifica), di poter sviluppare quella che a oggi è una delle prime cinque forze armate al mondo; in particolare Nihon dispone da decenni della II più grande flotta militare e della III più potente aviazione esistente! Purtroppo tutto questo è abbastanza poco conosciuto in Italia (e anche negli altri Paesi dell’Eurasia Occidentale), a cagione della poca conoscenza della geopolitica (e pertanto della Storia e della Geografia) da un lato; della forte nostra provincialità culturale dal altro (molti credono che la cosiddetta Europa conti ancora nel globo! Sono ridicolmente rimasti fermi al pre1941…).
            Ringraziandola nuovamente per le sue attenzioni, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata.

          • Grazie dell’aggiornamento caro Egregio. In ogni caso, il Giappone odierno fungerebbe non tanto come potenza sovrana ma come ufficiale subalterno (“vicarius cesaris”) al servizio degli interessi strategici degli Usa. Altrettanto si potrebbe dire della Francia a proposito del pezzo di Richard Labévière segnalato nel mio primo commento.

            In merito al perdono “all’Impero del Sol Levante l’aggressione compiuta nemmeno un lustro addietro”, credo che sarebbe più opportuno parlare di auto perdono (o perdono in ‘semi parità’), visto che l’attaco di Pearl Harbour fu uno fra i tanti casus belli fatto su misura: l’affondamento del Maine, il massacro del mercato di Sarajevo (questa perpetrata dai compari inglesi), e così via. Resta da verificare se i giapponesi hanno fatto altrettanto con i mortaretti di Hiroshima e Nagasaki.

            Caro saluto.

            PS: Nei riguardi dei bei vestiti e col permesso di Carlo Maurizio, in linea di principio ritengo importante non fare confusione tra diplomazia e gentildonna. Certo che tutte e due si abbigliano “per poter apparire al loro meglio”, ma gli indumenti che ognuna indossa sono di natura ben diversa. Infatti, mentre la prima si acconcia per meglio coprire le proprie vergogne, la seconda lo fa con l’intimo auspicio di spogliare le sue… Diplomaticamente.

  • A proposito dei migranti, c’è un fatto per il quale non trovo spiegazione e di cui nessuno parla.
    In tutti i Paesi Europei che hanno vissuto periodi bui per causa di dittature, persecuzioni, guerre impopolari, ecc. (ma anche in Paesi non Europei, ad es. Cuba), gli esuli ed i fuoriusciti si sono poi organizzati in movimenti ed organizzazioni all’estero finalizzate a combattere ed abbattere quei poteri che li avevano costretti ad emigrare.
    Per citare l’Italia, basti pensare a Mazzini e la sua Giovine Italia oppure, più recentemente, all’azione dei tanti fuoriusciti all’estero contro il fascismo.
    Obbiettivo finale di tutta quella gente era sempre lo stesso: abbattere il governo e poter tornare in Patria da liberi cittadini, magari prendendo il potere.
    Questo non sembra accadere per questa massa di gente che viene da tutti questi Paesi martoriati, siano essi esuli per motivi politici o più semplicemente fuggiaschi in cerca di scampare a morte sicura per fame o per uccisioni indiscriminate.
    Mi chiedo il motivo; come mai questa gente, almeno in parte, non sogna di vedere il proprio Paese liberato e sulla via della prosperità, quella stessa che vedono nei posti dove sono emigrati?
    Quanto a papa Ratzinger, pur nel rispetto della persona che penso sia davvero un uomo buono, non posso apprezzarlo come Papa, e non per le sue mancanze tipo lo scarso interesse per la questione della pedofilia nella Chiesa, o per lo meno non solo per quello, ma proprio per il suo atto di rinuncia ad una missione che non era in suo potere fare, almeno secondo la dottrina cattolica.
    Penso che abbia fatto più male lui alla Chiesa, di un Papa Borgia con tutte le sue nefandezze.
    Ci vorrà parecchio tempo per superare questo vulnus; basti pensare che ancora oggi si parla e si discute di Papa Celestino, non per il suo operato come Pontefice, ma proprio per l’atto di rinuncia analogo a quello del Papa Emerito (a proposito, ottimo Venceslao, sono anch’io dell’idea che questa definizione sia ridicola e senza senso).
    Quanto infine al merito che tutti gli riconoscono di saper stare da parte in silenzio, mi viene solo da dire: Ci mancherebbe pure che dopo aver rinunciato alla lotta si mettesse pure ad impicciarsi ed a criticare l’operato di chi ha dovuto prendere il testimone e portare avanti il lavoro che lui non ha voluto!

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      Tenerone Dolcissimo

      gli esuli ed i fuoriusciti si sono poi organizzati in movimenti ed organizzazioni all’estero finalizzate a combattere ed abbattere quei poteri che li avevano costretti ad emigrare.

      Il fatto si spiega con la motivazione che costoro non sono esuli, ma un esercito di occupazione composto da bande di avventurieri inviati ad occupare paesi stranieri con la prospettiva di un ricco bottino.
      Scusate, ma i colonizzatori spagnoli che hanno invaso il messico o il sudamerica, avevano in mento di tornare a Madrid? No, lo scopo era di installarsi nel nuovo mondo, arricchendosi di rapine e depredando i nativi dei loro beni e costringendoli a lavorare per loro.

      • Il paragone tra gli spagnoli del 15mo secolo e i disperati costretti a fuggire dal loro Paese per sfuggire a fame, morte e distruzioni, mi pare un tantinello improprio.
        Neppure il paragone con italiani che a inizio del secolo passato sono emigrati nelle Americhe, non starebbe in piedi: anche quelli scappavano da fame e miseria, ma non da guerre e distruzioni.
        Comunque, personalmente sono d’accordo con la Mannoia, che oltre a essere una brava cantante si dimostra anche una persona intelligente dichiarando:

        “Dite che sono troppi e non possiamo accoglierli tutti. E’ vero! Facciamo una cosa. Riportiamo tutti gli africani in Africa …. e che se la sbrighino da soli. Però andiamocene tutti, multinazionali del petrolio, delle armi, del cibo, trafficanti di diamanti, di organi, di coltan, di oro, di rifiuti tossici…Andiamocene via dall’Africa: francesi, inglesi, olandesi, americani, cinesi, tedeschi, italiani, banche mondiali, fondo monetario, tutti fuori dalle palle! Ognuno a casa sua, ma deve valere anche per noi!”.

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          Tenerone Dolcissimo

          Noi italiani siamo già quasi fuori dall’Africa.
          E per quel poco che ci stiamo ci stiamo per commerciare senza sfruttare nessuno, pagando il giusto.
          E’ per questo che Enrico Mattei è morto.
          Cerchiamo di non scordarcelo.

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    Tenerone Dolcissimo

    E’ triste vedere che la politica (che dovrebbe essere) della sinistra la porta avanti il Papa (sì è fondato dire che Benedetto sia ancora il Papa)
    A sinistra cosa succede? PD e LUE (meglio cambiare la siglain questo modo) sono i proconsoli di Soros e Goldman Sachs nello spingere la migrazione per coprire le colpe di … (eh la lista è lunga ma di certo non vi figura l’Italia). Potere al Popolo sembrava voler tutelare i diritti dei lavoratori, ma qualche giorno fa ha partecipato attivamente alla manifestazione organizzata dalla finanza internazionale.
    Rimane solamente RIZZO. Un po’ poco per difendere l’onore della sinistra
    Tanto piu’ che nemmeno è certo che il suo partito riesca ad entrare in Parlamento, come correttamente osserva il Professore.
    Chissa’ come starà commentando questi fatti Di Vittorio dalla sua nuvoletta.

  • La ex-sinistra residuale, non avendo la minima idea di come affrontare l’invasione extracomunitaria sponsorizzata dal capitalismo di rapina, si contenta di fantasie regressive (e palesemente irrealizzabili) come quella di Muratore. Nel contempo passa dalle orazioni al rabbi Mardochai-Marx a quelle al servitore terreno del rabbi Ieshua di Nazareth.

    Così lascia passare il progetto di dominio plutocratico su “un volgo disperso che patria non ha” (il proletariato atomizzato e imbastardito che sta a cuore ai poteri forti globalisti) senza rinunziare a tirarsela con masturbazioni mentali radical-chiccose buone a nascondere la sua natura di morto che cammina.

    L’alternativa al mondialismo è chiara: distruzione della finanza apolide e del suo braccio armato statunitense, e sostituzione della sua dittatura soft colla dittatura conclamata di élites politico-militari inflessibilmente radicate a livello etnico e territoriale. Dopodiché il problema migratorio verrà risolto nello spazio di una settimana.

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