Il caso Craxi.

C’è una scena del film Hammamet che è un capitolo di un libro di Storia: Craxi passeggia lunga una spiaggia di Hammamet, viene raggiunto da una comitiva di turisti italiani fra cui un uomo con il figlio, al quale dice indicando Craxi: “questo è il ladro più fituso … si arrubbò l’Italia”. Po si avvicina al personaggio e gli chiede con evidente disprezzo: “dove hai nascosto il tuo tesoro?” cosa da cui nasce un aspro litigio, ma noi ci fermiamo qui. D’Amelio con quella scena coglie un aspetto importante ma spesso solo accennato: Craxi non è stato solo avversato come normalmente può essere avversato un uomo politico, è stato ferocemente odiato come raramente avviene.

Forse solo Mussolini, nella storia d’Italia, lo è stato. Un odio non estinto dalla morte: quando Berlinguer morì, Almirante gli rese omaggio (con il consenso dei capi del Pci) e, quando morì Almirante, Pajetta ricambiò l’omaggio; probabilmente c’era calcolo politico in entrambi i gesti, comunque, fu il simbolo di cessate ostilità di fronte alla morte. Questo gesto non è stato riservato a Craxi, verso il quale continua ad esserci un odio che va analizzato e spiegato.

La spiegazione più immediata e condivisa è: “per le ruberie compiute dall’uomo quando era al potere”. Spiegazione che decisamente non sta in piedi: non perché Craxi non abbia partecipato alle ruberie generalmente condivise, ma perché non fu certo più ladro degli altri (per usare questi termini che meriterebbero una analisi a parte): forse che Forlani, Citaristi, Andreotti, Bisaglia, Rumor, Tanassi, Longo e, diciamolo, La Malfa sono stati meno ladri?
Anche su Moro, al quale tutto è stato (giustamente) perdonato per la fine infame che gli riservarono i brigatisti, ci sarebbe da dire (e un giorno parleremo del caso Cogne, poco conosciuto). E del Pci dovremmo pure dire e diremo in una prossima occasione, per ora solo un nome: Greganti. Sul suo conto sono state caricati tutte le malefatte amministrative del Psi, come se i socialisti non avessero mai rubato prima (mai sentito parlare di Mancini e dell’Anas? O della ineffabile corte dei demartiniani?).

Insomma, Craxi, che ha avuto le sue colpe, nessuno lo nega, ma è assurto ad un ruolo simbolico di “politico-ladro” che è francamente eccessivo rispetto alle reali responsabilità. Craxi è stato il comodo parafulmini della prima repubblica, che ha protetto a molti altri che se la sono cavata con molto meno. Quelli che erano i guasti di in sistema (ne diremo) diventarono il prodotto dell’infamia di un uomo pressoché solo.

Ma quella delle malversazioni fu solo l’amo cui molti gonzi abboccarono anche grazie all’esca della naturale antipatia del personaggio. Craxi era ruvido, aveva un tratto scostante ed autoritario, appariva spesso arrogante e questo ha avuto la sua parte. Ma, quando si tratta di fenomeni così generalizzati e duraturi occorre cercare una ragione politica più seria e profonda di questi aspetti superficiali.

E la ragione sta nell’odio che il Pci (Berlinguer in testa) fomentò contro di lui. Si scrive “Ladro” ma si legge “Traditore”. Il Pci era convito si essere approdato al governo fra il 1976 ed il 1978, poi giunse il caso Moro, il caso Sme, le elezioni del 1979, il congresso della Dc con il preambolo che escludeva la prosecuzione della solidarietà nazionale e sbatteva di nuovo il Pci all’opposizione, per di più senza alleati e senza prospettive. Fra la fine del 1980 ed i primi del 1981, il gruppo dirigente comunista si scoprì senza strategia e nella condizione di dover spiegare alla sua bese il perché di quella sconfitta. E’ da questo che nasce il catastrofico errore dell’intervista a Repubblica sulla questione morale e la diversità comunista.
In soldoni, il discorso si riduceva a questo: il Pci è respinto dagli altri partiti che non sono disposti ad allearsi con lui perché il Pci non è disposto a rubare come loro e loro prendono i voti (organizzano consenso) perché rubano. Questo pone una “questione morale” che spiega l’isolamento del Pci.
Qui non entriamo nel merito dell’analisi berlingueriana, per più versi sbagliata, ma cogliamo il cuore del problema politico: la colpa maggiore è del Psi che offre sponda alla Dc e fa dell’anticomunismo. Di qui discese la teoria della “mutazione genetica” del Psi che non era più in partito di sinistra, ma era divenuto un partito di destra per colpa di Craxi e questo proprio per la sua indisponibilità ad allearsi con il Pci preferendogli la Dc (che poi era lo stesso partito con cui la Dc si era alleato sino a poco prima e con il quale avrebbe voluto tormnare alleato). Dunque Craxi era un traditore della sinistra (perché, ovviamente, la sinistra era il Pci al di fuori dell’alleanza con il quale non c’era salvezza). Il Pci non è mai stato un partito laico, ma ha sempre avuto un approccio clericale al rapporto con gli altri soggetti politici concepiti o come nemici o come “traditori ed “eretici” o come alleati obbedienti, o meglio “satelliti”.

Dato i bigottismo della base comunista, questa spiegazione piacque moltissimo come dimostra il fatto che nei festival dell’”Unità” si serviva la “Trippa alla Bettino”, e non era uno scherzo.

L’uomo che assale Craxi sulla spiaggia di Hammamet, da cui siamo partiti, era un perfetto simbolo di quella base che si consolava delle sconfitte patite credendo che fossero dovute al “gioco sporco” degli avversari di cui Craxi era il maggiore e più spregevole simbolo.

Ma la teoria della “questione morale” non fu senza altre conseguenze: fu il sottofondo impolitico (anzi, anti-politico) del nuovo modo di essere del Pci, Pds, Pds e poi Pd che si convertì nell’impotente antiberlusconismo a cavallo fra gli anni novanta ed il primo decennio successivo. Poi, per il tramite dell’Italia dei Valori, approdò alla base del populismo del M5. Il movimento fondato da Grillo e Roberto Casaleggio, poteva evolvere in varie direzioni fra cui essere il partito di una sinistra rinnovata, più democratica, antagonista al sistema ed aperta ai movimenti. Prevalse invece l’ideologia del “né di sinistra né di destra” e dell’”onestà” come programma politico.

Il problema è che l’onestà è una necessaria premessa, ma non una politica e la parabola del M5s lo sta a dimostrare. Il seme velenoso di questo errore lo pose nel luglio del 1981 proprio Enrico Berlinguer.

Superare l’attuale impoliticità populista esige una ridiscussione di quel lontano errore e, di conseguenza, una profonda revisione del “caso Craxi” che non dimentichi colpe ed errori del personaggio, ma che approdi ad un giudizio storico equilibrato. Il giudizio storico è sempre un calcolo algebrico di addendi positivi ed addendi negativi. Nel caso di Craxi la somma totale è di segno positivo, non negativo.

Certo la politica non è l’autorizzazione a rubare a mal salva, ma la politica non può essere ridotta ad insipiente moralismo.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (15)

  • Dallemie parti ci sono evidenze della ricchezza accumulata PERSONALMENTE da Craxi. E non parliamo della casetta in campagna o della fuoriserie.
    Craxi è come Moggi. È vero, verissimo, che tutti rubavano, ma Craxi, come Moggi, era un fuoriclasse del tornaconto personale. Anzi, forse Moggi, tutto sommato, si spendeva più per la Juve che per se stesso, mentre tra Craxi e Partito Socialista, all’epoca, erano un’unica entità.

  • No!
    Il giudizio politico non è negativo, ma molto negativo.
    Rispetto ai politici di oggi è un gigante. Gli si dedichi pure una strada, una supestrada, un’autostrada, e perchè no, pure una tangenziale, ma da questo a farne un Padre nobile della Patria, come un novello Garibaldi o Cavour, ce ne corre.
    Lasciando da parte le uscite a gamba tesa contro gli avversari … Craxi era incapace di sorreggere i suoi ambiziosi disegni politici con i fatti.
    Non aveva la prima qualità del leader politico, ovvero saper scegliere i propri collaboratori, i quali devono servire il disegno del capo e non i propri interessi. E infatti era circondato da una corte dei miracoli di nani, ballerine e … rampanti, ovvero i “cari” da jet set, su cui ironizzava Andreotti.
    Le ambizioni neutraliste (qui semplifico parecchio) e terzomondiste di Craxi si scontravano con il mancato controllo di quel che succedeva persino nel suo collegio elettorale: Mario Chiesa operava nella stessa Milano da bere di Bettino. In compenso, però aveva agli Esteri un avanzo di balera … lo stesso che firmò Maastricht … autore di un vademecum sulle discoteche più in.
    Craxi non fu capace nemmeno di passare all’incasso il successo nella Guerra Fredda quando diede l’appoggio decisivo per lo schieramento dei Pershing e dei Cruise. Voleva essere filo palestinese, ma non sapeva fare i conti con Israele. Era europeista, ma pure terzomondista venato di neutralismo, salvo farsi prendere in giro dal socialista di peso e furbizia Mitterand. Riuscì ad aumentare sensibilmente il debito pubblico, non per investimenti, ma per consumi e spesa corrente: ovviamente creò posti di lavoro all’estero, ma non in Italia.
    Nell’Internazionale socialista il PSI era il partito più piccolo, che contava quanto il due di spade, quando c’è mazze.
    Per fermare il disegno politico di Moro, hanno dovuto eliminarlo, insieme a tutta una schiera di politici omogenei, perchè non c’era altro modo. Per Craxi è bastato un qualsiasi amministratore locale del suo partito.
    Non mettiamo sullo stesso piano il disegno politico di Moro con le velleità mediterranee di Craxi, sostenute dal nulla, ma avversate dai rivieraschi più potenti e dalla tiepida indifferenza dei suoi amici socialisti internazionali.
    Il capolavoro politico di Craxi è consistito nel farsi defenestrare … a sua insaputa, o quasi e a cancellare definitivamente quel che restava della Prima Repubblica, per consegnarci a Berlusconi, Prodi, D’alema … Grillo, Bonafede …
    Moro non si fece processare dalle piazze. Sapeva che il primato era della politica e non della magistratura, o peggio di chi la usa.
    Craxi difendeva male il sistema al quale apparteneva.
    Se un politico ha l’ambizione di ridisegnare la posizione di un Paese sullo scacchiere internazionale, deve prima di tutto guardare nella propria casa, perchè la pulizia o la fa lui, o la gli e la fanno gli altri. Craxi invece lasciava correre … tanto che alla fine è stato costretto a correre lui all’estero.

  • A intermittenza avrebbe voluto essere o ispirarsi a Ghino di Tacco o a Garibaldi, senza essere né l’uno né l’altro.
    Quelli erano uomini di azione e di sortite che lasciavano il segno anche oltre i confini.
    Craxi invece fu costretto ad andare oltre i confini.
    Vogliamo paragonare la pletorica Assemblea Nazionale del Partito Socialista coi Mille?
    Che dedichino pure vie, strade, stradine, vicoli e piazze a Craxi, ma non facciamone nel bene un politico più importante di quel che fu nel male.

  • Sul piano elettorale Craxi mirava ad erodere, elezione dopo elezione, il consenso alla DC, magnificando e amplificando gli stessi metodi elettorali.
    In ogni amministrazione gli homines novi socialisti hanno lasciato il ricordo di se.
    Non è un caso se dopo la morte di Craxi, il partito socialista italiano non si sia più ricostituito.
    La condanna non ha colpito solo il capo, ma un intero metodo di fare politica da parte degli homines novi, che ci ha portato all’oggi.
    P.s. L’ex segretario del PSI, Francesco De Martino, è nell’Olimpo dei romanisti. Gli homines novi … lasciamo stare …

  • ACME NEWS
    Tra i documenti rinvenuti dagli eredi di un notabile della Prima Repubblica è stato rinvenuto una bozza di un pamphlet.
    “La signorina Biancofore, malgrado il nome aveva una certa esperienza, sopratutto alle spalle. Era giunta all’età del matrimonio. Bisognava trovarle un buon partito per accasarsi. Di sicuro non era vergine. Aveva l’alito che le puzzava, gli occhi storti e i piedi malfatti. Tuttavia era stata riccamente dotata in beni dal padre. Finchè aveva potuto, la non più giovincella si era sollazzata della vita. Resasi conto che non riusciva a mantenere i voti di castità, decise di convolare con Com, giovane altezzoso rampollo poco di buono di una famiglia di buone sostanze, ma avversaria. Alla Biancofore non restava che mettere il padre Som, di fronte al fatto compiuto. Così i due nubendi preparano il matrimonio, avendo cura però la Biancofore, di conservare a se l’amministrazione della dote, anche per rendere più accetto al padre il matrimonio.
    Som montò su tutte le furie. Il giorno della celebrazione impedì alla figlia di recarsi in chiesa e il matrimonio saltò. Ben, amico per interesse della Biancofore, dalla quale riceveva lauti compensi per le sue prestazioni … , si spese in ogni modo per salvare il matrimonio, ma non ci riuscì, ovviamente a causa dell’insuperabile ostracismo del di lei padre.
    La Biancofore, ormai disperata e affranta, rivolse gli occhi, e non solo quelli, verso Ben, il quale fu contento di essere corrisposto.
    A Com non restò che parlare in giro male e malissimo di Ben, che gli aveva sottratto la fidanzata, e della Biancofiore che lo aveva ripudiato ancor prima di averlo sposato, infrangendogli il cuore.
    Ben aveva però un difetto. Allungava le mani sul patrimonio della giovane e per giunta la tradiva, con personaggi poco raccomandabili. In questo era perfettamente ricambiata dalla Biancofore.
    Som non tollerava più che il buon nome della famiglia fosse vilipeso. Non restava che buttarli entrambi fuori di casa e affidare la gestione dei beni ad Com, che nel frattempo si era ripulito ed era diventato broker in una importante Piazza.
    Diseredata la figlia Biancofore, a Som non restò altro da fare che adottare come figlio Com e affidargli la gestione del patrimonio, affinchè fosse fruttificato e il buon nome della famiglia fosse tenuto alto.”

  • Craxi si muoveva sul terreno della concorrenza elettorale alla DC, mentre Moro, per l’Italia tutta, cercava di fare i conti con la storia, a partire dalla dichiarazione di Posdam del 2 agosto 1945.
    Purtroppo i conti con quella storia l’Italia non li ha ancora fatti, malgrado il Muro sia caduto.
    “Ma in verità più che il testo del trattato, ci preoccupa lo spirito: esso si rivela subito nel preambolo.
    Il primo considerando riguarda la guerra di aggressione e voi lo ritroverete tale quale in tutti i trattati coi così detti exsatelliti; ma nel secondo considerando che riguarda la cobelligeranza voi troverete nel nostro un apprezzamento sfavorevole che cercherete invano nei progetti per gli Stati ex nemici. Esso suona: “considerando che sotto la
    pressione degli avvenimenti militari, il regime fascista fu rovesciato … “.
    Ora non v’ha dubbio che il rovesciamento del regime fascista non fu possibile che in seguito agli avvenimenti militari, ma il rivolgimento non sarebbe stato così profondo, se non fosse stato preceduto dalla lunga cospirazione dei patrioti che in Patria e fuori agirono a prezzo di immensi sacrifici, senza l’intervento degli scioperi politici nelle industrie del nord, senza l’abile azione clandestina degli uomini dell’opposizione parlamentare antifascista (ed è qui presente uno dei suoi più fattivi rappresentanti) che spinsero al colpo di stato. Rammentate che il comunicato di Potsdam del 2 agosto 1945 proclama: “L’Italia fu la prima delle Potenze dell’Asse a rompere con la Germania, alla cui sconfitta essa diede un sostanziale contributo ed ora si è aggiunta agli Alleati nella guerra contro il Giappone”.
    “L’Italia ha liberato se stessa dal regime fascista e sta facendo buoni progressi verso il ristabilimento di un Governo e istituzioni democratiche”.
    Tale era il riconoscimento di Potsdam. Che cosa è avvenuto perché nel preambolo del trattato si faccia ora sparire dalla scena storica il popolo italiano che fu protagonista? Forse che un governo designato liberamente dal popolo, attraverso l’Assemblea Costituente della Repubblica, merita meno considerazione sul terreno democratico?
    La stessa domanda può venir fatta circa la formulazione così stentata ed agra della cobelligeranza: “delle Forze armate italiane hanno preso parte attiva alla guerra contro la Germania”. Delle Forze? Ma si tratta di tutta la marina da
    guerra, di centinaia di migliaia di militari per i servizi di retrovia, del “Corpo Italiano di Liberazione”, trasformatosi poi nelle divisioni combattenti e “last but non least” dei partigiani, autori soprattutto dell’insurrezione del nord.
    Le perdite nella resistenza contro i tedeschi, prima e dopo la dichiarazione di guerra, furono di oltre 100 mila uomini tra morti e dispersi, senza contare i militari e civili vittime dei nazisti nei campi di concentramento ed i 50 mila patrioti caduti nella lotta partigiana.
    2 Diciotto mesi durò questa seconda guerra, durante i quali i tedeschi indietreggiarono lentamente verso nord spogliando, devastando, distruggendo quello che gli aerei non avevano abbattuto.
    Il rapido crollo del fascismo dimostrò esser vero quello che disse Churchill: “un uomo, un uomo solo ha voluto questa guerra” e quanto fosse profetica la parola di Stimson, allora Ministro della guerra americano: “La resa significa un atto di sfida ai tedeschi che avrebbe cagionato al popolo italiano inevitabili sofferenze”.
    Ma è evidente che, come la prefazione di un libro, anche il preambolo è stato scritto dopo il testo del Trattato, e così bisognava ridurre, attenuare il significato della partecipazione del popolo italiano ed in genere della cobelligeranza perché il preambolo potesse in qualche maniera corrispondere agli articoli che seguono.
    Infatti dei 78 articoli del trattato la più parte corrisponde ai due primi considerando, cioè alla guerra fascista e alla resa: nessuno al considerando della cobelligeranza, la quale si ritiene già compensata coll’appoggio promesso all’Italia per l’entrata nell’ONU; compenso garantito anche a Stati che seguirono o poterono seguire molto più tardi l’esempio dell’Italia antifascista
    Il carattere punitivo del trattato risulta anche dalle clausole territoriali. ….
    (Tratto dal Discorso alla Conferenza di Pace di Parigi del 10 agosto 1946)

  • Abbiamo dimenticato cosa sia stato il craxismo e il CAF?
    Abbiamo dimenticato che nelle regioni che non erano rosse, se non eri DC o PSI eri un morto civile, al quale non restava che emigrare o rifugiarsi dove la lottizzazione non arrivava?
    Abbiamo dimenticato che i conventi erano poveri, ma i frati erano ricchi?
    La miglior sintesi del tutto, secondo me, l’ha compiuta la figlia di Craxi, Stefania, la quale alla domanda cosa restasse della politica del padre ha risposto “quasi nulla”.
    Craxi senza Hamamet sarebbe stato uno dei cinque segretari del pentapartito.
    Se non si colloca Mani pulite nel contesto internazionale, insieme al processo ad Andreotti, non si va lontano. Il primo però a non voler affrontare il discorso era lo stesso Craxi.
    Perchè non è andato in “esilio” dall’amico Mitterand in Francia, che pur accoglieva fior di terroristi?
    Perchè non ha bussato alle porte del socialista spagnolo Gonzales?
    Perchè neppure Berlusconi si è mosso?
    Tangentopoli è stata la debellatio di una intera classe politica, che in propria auto difesa non ha mosso un dito.
    Uno Stato non può processare se Stesso. Solo gli uomini di uno stato debellato possono essere processati. Ecco perchè era sbagliato affrontare in termini penali Tangentopoli. Lo Stato può processare benissimo le sue pubbliche amministrazioni: lo fa ogni giorno.
    Alla fin fine la peculiarità del caso Craxi si risolve nel perchè Hamamet.

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