Germania ed Europa.

In Germania c’è sempre stato un “partito antieuro” incarnato dalla Bundesbank, guardiana inflessibile del rigore monetarista che impose la clausola per la quale la Bce non può acquistare titoli di debito degli stati (unica banca centrale al mondo che non ha la funzione di prestatore di ultima istanza).

Alla Bundesbank si è associata anche la corte costituzionale sempre tedesca, che ha ripetutamente posto limiti ai trasferimenti di sovranità all’Unione. A queste opposizioni “storiche” si è aggiunta una forte crescita degli umori antieuropeisti nell’opinione pubblica che è condizionata anche dall’ ossessivo ricordo dell’iperinflazione del periodo weimariano, cui si attribuisce la responsabilità dell’ascesa nazista al potere, con una sorta di “corto circuito”  storico iperinflazione-nazismo-guerra.

In realtà le cose non sono affatto andate in questo modo: l’iperinflazione ebbe il suo picco fra il 1921 ed il 1923 ma già nel novembre 1923 veniva introdotto il “Rentenmark”, che sostituiva la moneta precedente. Nei cinque anni successivi la Germania conobbe una sorprendente ripresa economica, durante la quale i nazisti restarono un movimento del tutto marginale che non superava il 3% dei voti. Poi, nel 1929 la crisi mondiale fece temere una nuova ondata di iperfinflazione ed il governo –dal marzo 1930 presieduto dal centrista Bruning- adottò una politica violentemente deflattiva, che provocò una recessione senza precedenti ed i disoccupati passarono da tre a sei milioni in due anni. Fu proprio in questa fase che i nazisti ottennero i loro successi elettorali e andarono al potere. Ma Bruning è un nome poco ricordato nella storia tedesca: nel museo di storia tedesca, a Berlino (un museo vastissimo) il suo nome non compare neppure.

D’altro canto, in Germania sta nascendo un blocco economico che guarda più verso est che verso l’Europa. Già dal triennio 2006-2009, gli investimenti manifatturieri tedeschi in Russia sono cresciuti del 132%, ed in Cina del 51,2% (sono cresciuti anche verso Polonia, Giappone e Brasile), mentre sono diminuiti del 33,4% verso la Gran Bretagna, del 17,6% verso l’Italia, 10,6% Francia e 10,2% Spagna  e del 15,3% verso gli Usa. Spostamento in parte – ma non in tutto-  determinato dalla crisi.

In particolare, la costruzione del gasdotto Northstream, che collega la Germania alla Russia ha determinato la nascita di un asse energetico,  nel quale diverse importanti società tedesche (come la Wintershall o la E.On) hanno avuto accesso diretto alla produzione di gas in Russia ed hanno partecipato diverse società russe del settore. Lo scambio di prodotti energetici con know how ha cementato una forte intesa fra i due paesi che va ben oltre il buon vicinato della Ostpolitik. Poi a partire dal 2013 le sanzioni verso la Russia hanno un po’ frenato la tendenza, anche se gli investimenti sono aumentati in Kazakhstan, Turchia ecc. Comunque, in Germania persiste una solidissima lobby filo russa (che include, oltre alle società del polo energetico, anche quelle alimentari e dei prodotti di largo consumo) e che sta solo aspettanto che passi la nottata per riprendere a fare affari.

E’ da questo stato di cose che ha iniziato a serpeggiare a tratti l’idea di una uscita tedesca dall’Euro con il ritorno al Marco. Questo determinerebbe la nascita di una moneta molto forte, tale da rendere molto difficili le esportazioni nel resto d’Europa ed in Usa, ma il compenso potrebbe essere cercato verso la Russia: ricchissima di commodities (gas, petrolio, oro, terre rare, minerali non ferrosi ecc.) ma con un sistema industriale disastrato, una rete di trasporti ed infrastrutture arretratissimo  ed un forte ritardo tecnologico, che impedisce di sfruttare tutte le sue risorse (come le terre rare). La Germania ha una tecnologia molto avanzata, notevoli riserve finanziarie, ottime e riconosciutissime capacità organizzative: tutto quello che serve ai russi per fare un balzo avanti. In cambio i tedeschi potrebbero ottenere la partecipazione alle società minerarie russe, ottenendo –oltre che cospicui guadagni- anche immense quantità di materie prime a prezzi bassissimi e crearsi un mercato di sbocco molto consistente. D’altra parte, la moneta forte offre anche vantaggi ad esempio pagare poco  la produzione delocalizzata della componentistica da assemblare in patria. E tutto questo rende molto affascinante la sirena orientale. Questo non significa che in Germania si stia affermando un partito del “subito fuori dall’ Euro”, anche perchè questo avrebbe costi vertiginosi, e poi c’è ancora la crisi ucraina a fare da freno; ma non è credibile che la Germania sia disposta a correre il rischio di perdere l’occasione ad Est, per salvare i partner dell’Eurozona.

Euro si, ma non ad ogni costo e non “sino a che morte non ci separi” e se proprio è la morte a doverci separare facciamo che morite vuoi del sud Europa.

D’altra parte, non è un mistero che la Germania (al pari dell’Inghilterra) abbia approntato un “piano B” nel caso di default europei che provochino il crollo dell’euro. Soprattutto, non è detto che quel che non è conveniente fare precipitosamente, non possa esserlo domani in forme più graduali.

D’altro canto, dall’inizio della crisi, la Germania si è trovata in un crescente isolamento, esploso in modo evidente quattro anni fa, in occasione della nomina del nuovo governatore della Bce, quando l’appoggio francese a Draghi affondò la candidatura tedesca. La Germania fece buon viso a cattivo gioco, ma questo non ha certo migliorato la sua disposizione verso i partner europei.

Il punto è che l’Euro è sopravvissuto al progetto politico della Ue a cui nessuno più crede, anche se nessuno lo dice. Se prima era la moneta di una promessa di Stato, oggi è una moneta sospesa nel vuoto. L’asse franco tedesco è andato deperendo già dagli anni novanta e l’evidenza è arrivata con l’accordo franco inglese del novembre 2010, presto definito “Entente frugale” perchè ufficialmente motivato da economie di bilancio, dietro il quale non era difficile scorgere un superdirettorio Nato anglo-franco-americano che emarginava la Germania costretta nel solito ruolo di gigante economico e nanerottolo politico. Ma la Germania non ha più bisogno della garanzia politica francese ed europea perchè la sua unificazione è ormai un fatto digerito, mentre l’Europa ha ancora bisogno della garanzia economica tedesca.

Nella mia città di origine c’è un detto che avverte: “l’acqua che non è caduta, sta ancora in cielo”. Appunto…

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (8)

  • l’alleanza economica russo-tedesca e’ molto temuta dagli USA poiche’ minerebbe l’egemonia americana che comincia ormai a dare qualche segno di crisi. George Friedman titolare di un agenzia privata di intelligence e consigliere del governo USA ha apertamente dichiarato in una pubblica conferenza tenutasi a Chicago lo scorso febbraio che gli USA hanno interesse a provocare una guerra tra l’Europa (in primis Germania) per impedire questa alleanza, e la crisi ucraina alimentata dagli americani mira proprio a questo. Un altra dichiarazione pubblica e’ poi seguita da parte di Joe Biden il quale ha ammesso che gli USA hanno imposto ai recalcitranti partner europei le sanzioni alla Russia.
    Sono convinto pero’ che al contrario di quanto dicono i mass-media, non siano le sanzioni a creare problemi alla Russia (e neanche all’Europa) per due motivi:
    1) perche’ le multinazionali in pratica le rispettano poco (il south-stream e’ abortito ma si sta cercando di rifarlo in altro modo, ma il north-stream va’ avanti)
    2) perche’ e’ facilissimo aggirarle : basta fare arrivare le merci in Bielorussia che e’ pure sulla strada e di li’ poi arriveranno a destinazione in Russia.
    Il vero problema e’ casomai la caduta del rublo che fa si’ che i russi comprano meno dall’europa.
    Non credo neanche l’industria russa come tutti dicono sia cosi’ indietro, pare proprio che nella tecnologia militare i russi siano addirittura mezzo passo avanti agli USA, esperti militari americani hanno affermato di temere la tecnologia russa in caso di conflitto Russia-Nato

  • C’ stata più di una volta una intesa tra Germania e la Russia,intesa storicamente comprovata. Non solo il patto di non aggressione firmato alla presenza di Stalin tra Molotow e Ribbentrop, ma anche prima, agli albori del movimento crociuncinato, con reciproci contatti militari con forniture e scambi di materiale bellico,visite di delegazioni militari, tra i due regimi rivoluzionari. E’ celebre il caso di uno dei capi dell’armata rossa il maresciallo Tukacevschi, fucilato perché voleva instaurare un regime omologo e simile a quello tedesco. Ciò premesso Germania e Russia è l’unica alleanza possibile per la sopravvivenza ( ma temo troppo tardi) dell’attuale putrida, lercia Europa.E’ giunto il tempo però che venga riconosciuto alla Germania il suo primato e il suo ruolo storico, strategico, centrale: senza Germania e il suo grande popolo non esiste l’Europa.I due precedenti conflitti mondiali condotti essenzialmente contro la Germania, alla fine non furono altro che due criminali interventi per negarle il posto di assoluta preminenza che le spetta di diritto al mondo. Deutschland Erwache!

  • “Gigante economico e nanerottolo politico” la cui soft power è abbastana power per creare problemi agli europei e molto soft per non risolverne nessuno.
    Dobbiamo come Italia fare i compiti a casa .. e per tempo.
    I tedeschi la loro sovranità se la tengono ben stretta e per loro il sud europa è una carta sporca.
    P.s. Che Mitterand requiescat dove sta.
    Dove stanno Francia e Germania il caosino è assicurato.

  • Inoltre voglio spendere due parole a favore della defunta DDR (Germania est) che ebbi modo di conoscere da turista. Ai miei occhi ebbe un grande merito storico: mai subì ricatti dalla stato canaglia di Israele, non un marco fu versato per gli assurdi risarcimenti a questo paese la cui classe dirigente è in gran parte composta da conclamati fanatici sionisti.che da sessanta anni viola ogni risoluzione ONU impunemente.L”esatto contrario della Germania “americanizzata” che tuttora finanzia un paese che di fatto applica un regime di apartheid ai palestinesi. Poi ebbi modo di constatare che la classe dirigente della DDR pur essendo costituita da marxisti militanti, per contrastare il cancro, il veleno letale dell’occidente, non esitò a rianimare il miglior prussianesimo. Non solo riedificando la statua di Federico il Grande, distrutta dai mongoli sovietici nel 1945, ma soprattutto richiamandosi alla più autentica tradizione militare germanica.E’ noto che nella vita dei bipedi umani la forma è sostanza: la Nationale Volks Armee, era l’erede in tutto per tutto della più autentica tradizione militare prussiana. Divisa, elmetto, marce militari di Ludwig Van Beethoven, a gamba tesa, lungo la storica Untern der Linden,tutto ciò la DDR non esitò a ripristinare. Nella Berlino est non vi era posto per nessuna puttana, nessun africano, nessun drogato strafatto, nessun zingaro, nessun alcolizzato, nessun delinquente a lordare le pubbliche vie.Bandiere e striscioni ovunque inneggianti al “sozialismus und vaterland”. Se fossi stato tedesco, personalmente non avrei esitato a varcare il muro ma nel senso contrario. Onore alla DDR un vero bastione teutonico, l’ultima trincea della migliore tradizione prussiana contro il vero unico nemico principale dei popoli esistente nella porcilaia-occidente. Inoltre aggiungo che la DDR per certi versi rappresentava le istanze della corrente di sinistra (nazionalbolscevica) del movimento crociuncinato, liquidato nella notte dei lunghi coltelli. La DDR fu quello che Giambattista Vico definì storicamente una eterogenesi dei fini.

  • Caro Aldo,
    ormai, pur di condurre la tua campagna noeuro, arrivi a sostenere l’insostenibile.
    Cui prodest?
    Riporti, e ci scrivi un post sopra, che …. ha iniziato a serpeggiare a tratti l’idea di una uscita tedesca dall’Euro con il ritorno al Marco. Questo determinerebbe la nascita di una moneta molto forte, tale da rendere molto difficili le esportazioni nel resto d’Europa ed in Usa, ma il compenso potrebbe essere cercato verso la Russia …..
    Tanto, dal punto di vista economico, è semplicemnte inverosimile se solo si considera che la UE, con circa 27.000 miliardi di pil, è la regione economica più grande del mondo, maggiore della North American Free Trade Area (24.000 miliardi).
    Qual’è invece il PIL russo? 2097 miliardi.

    D’altro canto, anche se l’Unione politica appare lontana, l’Euro dà all’Europa il rango di potenza finanziaria.
    Infatti, a proposito della Cina che tanto ti appassiona, è stato scritto: …la guerra valutaria è un strumento politico di medio termine, per ottenere un obiettivo dichiarato: fare diventare il renminbi una valuta di riserva mondiale. Essere una valuta di riserva può comportare dei vantaggi notevoli per il Paese che la emette; ne sanno qualcosa gli Stati Uniti, che, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, hanno visto consolidarsi il ruolo del dollaro come valuta di riserva. Se una moneta è valuta di riserva, la sua domanda aumenterà, consentendo al Paese di emissione di aumentare la quantità di passività a rendimento zero in circolazione. Quanto più l’aumento di passività a tasso zero è coerente con gli obiettivi macroeconomici del Paese di emissione, tanto meglio sarà per il Paese in questione; in ogni caso, modificando i tassi di interesse la banca centrale del Paese di emissione ha la possibilità di fronteggiare le oscillazioni della domanda della moneta di riserva, tipicamente a suo vantaggio. La Cina vuole che il renminbi diventi una valuta di riserva.http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-08-12/la-guerra-non-dichiarata-valute-070211.shtml?uuid=ACmNkYg

  • La questone può essere anche vista dall’altro lato: Russia ed Europa; ovvero Germania.
    Nel succedersi dei leader russi, ci sono state personalità che hanno guardato di più all’occidente e altre che si sono chiuse verso una dimensione più domestica.
    Un mercato di 140 milioni di abitanti di buoni prodotti di non eccelso livello tecno-scientifico, come quelli prodotti dalle industrie tedesche o italiane, fa gola, molta gola.

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