Israele sta facendo un genocidio?

Fra quanti sostengono la causa palestinese è molto in voga l’idea che Israele stia compiendo  il genocidio del popolo palestinese: per piacere non diciamo fesserie. Un genocidio è cosa diversa da una strage, molto diversa prima di tutto sul piano dei numeri: un massacro conta centinaia, a volte migliaia di vittime, un genocidio milioni. Mi pare che faccia qualche differenza e che, su questo piano, i numeri abbiano una loro importanza. Non è un caso che i negazionisti tendono soprattutto a contestare i numeri della persecuzione nazista, perché se le vittime fossero state due o trecento mila o anche un milione, difficilmente si sarebbe potuto parlare di “sterminio del popolo ebraico in Europa”. Vice versa, questa espressione acquista pienamente senso proprio perché le vittime sono state diversi milioni. Ma, qualcuno obietta, le migliaia di morti dei massacri tengono conto solo dei morti in azioni di guerra, ma non di quelli causati dagli stenti prodotti dalla mancanza di cibo e medicine, talvolta prodotta dalle odiose misure di assedio degli israeliani o delle condizioni di vita in cui sono costretti i palestinesi.

E’ verissimo che l’esercito di Tel Aviv troppo spesso adotta disposizioni che producono penurie alimentari o sanitare che spingono le condizioni di vita al limite della sussistenza, ma non sono tali da provocare (almeno sin qui) epidemie e carestie, anche se la vita è molto stentata. Così come è vero che, i palestinesi sono costretti in condizioni di vita a dir poco assai precarie e che sono spesso vittime di uno stillicidio di ordini vessatori, ma anche questo non significa che sia in atto un genocidio (neppure “a rate” come qualcuno sostiene).

E a dimostrarlo c’è il fatto che la popolazione palestinese, nei 40 anni seguiti alla guerra dei sei giorni, non solo non è diminuita, ma cresce a ritmo anche maggiore di quella israeliana. Come qualsiasi osservatore sa, il timore maggiore di Israele è proprio questo differenziale demografico che, appunto, esclude che sia in atto alcun genocidio. Voi l’avete mai visto un genocidio in cui la popolazione che si vorrebbe sterminare cresce invece di scomparire?

Per cui, per cortesia, piantiamola con questa scemenza del genocidio che ha effetti assolutamente controproducenti ai fini del riconoscimento dei diritti dei palestinesi, perché fornisce uno straordinario argomento propagandistico agli oltranzisti filoisraeliani, che subito gridano all’antisemitismo. Le parole vanno usate con grande cautela evitando abusi che le svuotino di significato: parlare di genocidio palestinese, per esempio, ha l’effetto controintuitivo di favorire la propaganda negazionista dei nostalgici di Hitler, relativizzando il grande crimine del nazismo. Dunque, impariamo a pesare le parole prima di usarle.

Di conseguenza viene meno anche un altro argomento propagandistico come quello di ritorcere contro Israele l’accusa di nazismo. A volte l’esercito israeliano ricorre a tecniche di contro guerriglia che ricordano sinistramente le rappresaglie naziste (anche se, va detto, che la prassi ignobile delle rappresaglie non fu una esclusiva dei tedeschi, ma vi fecero ricorso anche altri eserciti). In un articolo precedente sull’attacco a Gaza ho scritto che la logica era quella di prendere in ostaggio la popolazione civile per isolare la guerriglia ed ho commentato testualmente:

“Mi pesa scriverlo, ma è una logica da Marzabotto ed è rivoltante vedere i figli ed i nipoti delle vittime di Auschwitz adottare la logica dei loro persecutori. Ed avere gli stessi risultati di chi li ha preceduti, perché, alla fine, la popolazione riconosce il proprio nemico nell’esercito aggressore”.

Confermo: è insopportabile vedere l’esercito degli eredi delle vittime, fare propria la logica dei persecutori, ma, appunto, se Israele fosse nazista, questo comportamento sarebbe ovvio e non ci sarebbe alcuna contraddizione stridente, questa sorge proprio dal fatto che Israele è una democrazia, per quanto imperfetta e retta sul paradosso di negare agli altri i diritti che riserva a sé stessa.

Il richiamo al termine di paragone nazista deve servire per indurre le comunità ebraiche ed i sostenitori tutti di Israele a meditare sul peso morale di certi comportamenti, non per sostenere che Israele è nazista; se volete una “terapia d’urto” per risvegliare  il senso etico obnubilato dalla logica di guerra. In questo senso ho firmato un appello che termina con la richiesta di una “Norimberga per Israele” (ovviamente da intendersi come processo per crimini di guerra ai responsabili politici e militari dei massacri in corso).

Questo conflitto è molto particolare: non è la riedizione della seconda guerra mondiale, nella quale ci si poteva (e doveva) schierare senza riserve o ambiguità contro l’Asse, che rappresentava il male da battere. Qui le cose non stanno in questo modo: qui nessuno dei due è “il male da vincere”, non c’è un nemico da battere ed una parte da portare alla vittoria sull’altra. Qui entrambi i contendenti hanno diritto ad esistere e ragioni da far valere ed il nostro compito non è quello di fare il tifo per uno dei due, come se assistessimo ad uno scontro fra gladiatori, ma operare per  una pace con giustizia, nella quale entrambi i popoli trovino adeguato riconoscimento dei propri diritti.

I palestinesi hanno diritto alla terra e all’autodeterminazione, gli israeliani hanno diritto alla sicurezza ed al riconoscimento del proprio Stato. Noi, soprattutto qui in Europa, abbiamo il dovere di concorrere alle condizioni per cui questa intesa possa avvenire. Ma per essere gli interpreti delle ragioni dell’uno verso l’altro, occorre un grande equilibro che implica, quando necessario, la denuncia di errori e crimini di ciascuno. Come ha detto una celebre scrittrice israeliana “additare le colpe del proprio paese è una forma di patriottismo”. Una delle cose più intollerabili della propaganda israeliana è l’uso strumentale del genocidio ebraico e la costante accusa di antisemitismo verso chiunque rivolga la benché minima critica a Israele. A parte il fatto che, con lo stesso metro, l’accusa di antisemitismo potrebbe essere ritorta contro gli israeliani, visto che anche i palestinesi sono semiti , è inaccettabile questa pretesa di “stato speciale” che deriverebbe dal ricordo di Auschwiz. Il genocidio ebraico è stato uno dei grandissimi crimini del Novecento, ma questo non autorizza Israele a fare le porcherie che sta facendo e non lo mette al riparo dalle proteste che merita.

Allo stesso modo, però, anche i palestinesi devono capire che gli attentati sono un inutile spargimento di sangue, che serve solo a dare ad Israele l’alibi per i ricorrenti pestaggi che ci troviamo a denunciare. Basti il confronto fra il numero delle vittime delle due parti, per capire quanto sia stupidamente criminale questa politica di attentati che si risolve in una serie “punture di spillo”, che non spostano di un millimetro i rapporti di forza, ma esasperano il popolo israeliano invece di disporlo verso una politica di pace.

I palestinesi sono vittime per un terzo della brutalità dell’esercito israeliano, ma per i due terzi dei propri errori politici: come nel 1948, quando, dando ascolto a quello spregevole figuro del gran Muftì di Gerusalemme, rifiutarono la federazione israelo-palestinese; come dal 1956 al 1973, quando riposero le loro speranze nelle armi degli eserciti arabi lasciandosi strumentalizzare dai rispettivi regimi che non esitarono a massacrarli (come in Giordania) quando lo trovarono conveniente; come alla fine degli anni settanta, quando rifiutarono le condizioni di Camp David; come nel 1991, quando si giocarono tutta la simpatia conquistata con l’intifada, applaudendo ai missili Scud di Saddam contro Israele; e potremmo proseguire.

Israele probabilmente ha compiuto la maggior parte dei crimini in questa guerra, ma sicuramente i palestinesi hanno fatto la maggior parte degli errori politici.

Per quel che mi riguarda, non mi sottraggo al compito di denunciare le colpe di Israele, pur dispiacendo a molti amici “politicamente corretti” anche di sinistra, che trovano troppo forti certe parole, ma non accetto minimamente né l’assimilazione dello stato ebraico al nazismo né di ritenere Israele un nemico da battere o, peggio, di negarne il diritto di Israele ad esistere. Soprattutto rifiuto una logica preventiva di schieramento: mi ritengo amico in egual misura del popolo israeliano e di quello palestinese, e proprio in quanto amico di entrambi, non mi sottraggo al dovere morale della critica di errori e crimini. Tacere le critiche che si ritengono giuste è il peggior tradimento che si possa fare ad un amico. Noto che i palestinesi sono i più deboli e, nella maggior parte dei casi, come questo, sono gli aggrediti, ma noto anche che anche gli israeliani subiscono aggressioni che, se sono meno forti militarmente, sono ugualmente deprecabili sul piano politico e morale. Poi continuo ad essere schierato per il riconoscimento dei diritti di ciascuno.

Aldo Giannuli

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Comments (40)

  • L’esito dell’attacco dell’esercito israeliano è stato 1890 palestinesi uccisi contro 67 israeliani.
    Dei 67 israeliani 63 sono soldati, mentre la maggioranza dei palestinesi sono civili: 414 sono bambini, 57 di loro sotto i 5 anni.
    Non chiamiamolo genocidio.
    Ma si tratta senza ombra di dubbio di un crimine contro l’umanità.

  • L’obiettivo di Israele è quello di occupare l’intera Palestina. I tempi sono ininfluenti. Hanno impiegato 2000 anni per tornare in quei territori, ne impiegheranno un centinaio per “bonificarli” dai palestinesi.
    Non vogliono accordi, prova ne sia che ogni volta che si era “quasi” giunti al traguardo, hanno fatto saltare tutto. E’ in corso la pulizia etnica! I metodi sono spietati! Non si può parlare di guerra tra l’esercito meglio armato del mondo e le pietre o i razzi che nei decenni non hanno mai fatto vittime! Se volessero eliminare i lanci di razzi potrebbero farlo con estrema facilità: i punti di partenza sono visibili a occhio nudo figuriamoci dai satelliti, droni e via dicendo. Basterebbe bombardare questi punti! Se volessero la pace dovrebbero fare concessioni, ritirarsi dai territori, contrastare i coloni. Ma proprio i coloni sono la loro arma strategica che occupa i punti più importanti del territorio palestinese come alture e fonti di acqua.
    Chiamateli nazisti, pionieri all’americana che hanno massacrato gli indiani, sono terrificanti e noi siamo corresponsabile del massacro di un popolo! 2000 vittime quasi tutte innocenti cittadini e bambini contro 70 militari invasori non la chiamerei guerra leale!
    Enzo Rossi

  • in questo conflitto percepisco solo un’abuso di forza di un popolo ben equipaggiato militarmente su un altro popolo più sgangherato … aldilà della ideologia … semita o no … non credo sia accettabile tutta questa violenza … non è giusto ke un popolo occupi forzatamente territori ke erano di un altro popolo … sarebbe stato logico fare degli accordi prima … ke ciò accadesse … forse … i due popoli … si sarebbero integrati spontaneamente … evidentemente per continuare questa guerra … ci sono interessi ke noi non conosciamo …

  • aldo credo che la bilancia sia diseguale e disforme, i palestinesi pesano esasperazione, odio, frustrazione, ecc.. la distruzione subita questi gg ha colpito pure un azienda di dolciumi che impiegava 500 persone (servizio trasmesso su rai news) quindi privazione dei mezzi di sussistenza e organi rappresentativi corrotti e inefficienti. Dall’altra parte uno stato con formule democratiche, ma dove ogni individuo ha una formazione dai 18 ai 40 anni nell’esercito, la cui politica proviene quasi esclusivamente dai ranghi militari [dove Rabin è stato ucciso da un oltranzista perché ha tradito firmando gli accordi di Oslo] deve garantire non tanto la pace quanto la motivazione ad esistere.

    Non credo che per i palestinesi sia sufficiente la natalità come strumento di difesa e resistenza se non diventano una nazione consapevole dell’autodeterminazione e la praticano con strutture efficienti per trasmettere la propria cultura (idioma, benessere civile, tradizioni). Una comunità che non riesce a esprimere per enne motivi l’autodeterminazione, quale definizione possiamo dare?:-(

  • lo stato di israele è uno stato la cui popolazione gode di cultura e benessere, che ha quindi capacità e possibilità di valutare in modo razionale le azioni dei propri dirigenti.
    il popolo palestinese, per la maggior parte, vive nell’indigenza e nell’ignoranza, facile preda dei seminatori d’odio di turno, che si chiamino saddam, assad o pinco pallino, poco importa. un popolo che vive oppresso non avrà mai la mente libera per poter giudicare il reale valore di certe azioni, avendo come unico obiettivo il cibo ed il benessere dei propri figli, che spesso vedono morire sotto i propri occhi vittime di armi sofisticate che l’occidente fornisce ad israele, per motivi che non sono certo umanitari.
    il mondo occidentale, purtroppo, pur di mantenere una testa di ponte nel mondo arabo, accetta qualsiasi nefandezza dello stato di israele. la religione non c’entra un tubo.

  • Puoi chiamarlo come vuoi: la sostanza non cambia. Quello che conta è l’obiettivo, la pulizia etnica, e il metodo. Dopo di che i numeri sono relativi.
    Detto questo, hai ragione sia sugli errori di entrambe le parti, sia sulla necessità di un certo equilibrio per poter sperare in una risoluzione. Ma non commettiamo l’errore di mettere le responsabilità delle due parti sullo stesso piano, perché lo squilibrio delle forze è tale che sarebbe semplicemente ridicolo.
    Faccio inoltre due osservazioni collaterali.
    Individuare le due parti come israeliani e palestinesi mi sembra errato, dal momento che anche i palestinesi sono israeliani (come se ci fosse uno scontro tra italiani e pugliesi).
    L’altra osservazione riguarda le responsabilità. Si parla sempre delle due parti che si sparano, ma quasi mai di chi ha prodotto questa situazione: UK e USA.

  • Analisi impeccabile, alla quale aggiungo una mia postilla personale: con questo stato delle cose, se anche i palestinesi decidessero di resistere in maniera “politicamente corretta”, la loro posizione non migliorerebbe di una virgola.

    Semplicemente cesserebbero di fare notizia, e dimenticati dall’opinione pubblica finirebbero per essere strangolati in silenzio, non con la violenza delle armi ma con quella delle leggi dell’economia.

  • Salve volevo fare la domanda salle cento pistole:la terra sacra a chi appartiene? Sto leggendo un libro di Paolo Barnard in cui si sostiene che quella terra apparteneva ai palestinesi e fu sottratta loro dagli israeliani, è vero?
    Perché se non capiamo questo, e l argomento è solo “demoni invasori” o “vittime dell estremiamo islamico”(come fa la tv) mi sa che non se ne esce.

  • Mi dispiace, ma questa volta (piu’ unica che rara, peraltro) non sono d’accordo con l’autore: per me un genocidio e’ lo sterminio o il tentativo di sterminio di un popolo intero, sia che questo conti 100 milioni o 1 milione o 1000 persone soltanto.

  • Ho un’idea:
    mandiamo l’esercito italiano ad occupare tutta l’Europa.
    Diciamo che siamo gli eredi degli antichi romani e che questo territorio, una volta, era tutto nostro.
    Tanto l’ONU ci appoggia.

    Poi proponiamo un equo compromesso:
    noi ci prendiamo tutte le città più importanti, tutte le fonti di acqua, tutti i mezzi di produzione, tutti i danari nelle banche etc.;
    agli attuali abitanti di quelle zone lasciamo magnanimamente due possibilità:
    emigrare in altri stati, oppure restare sfollati per l’eternità sotto le tende della croce rossa, relegati in zone desertiche o montagnose a vivere di stenti.

    Se i soggetti depredati di tutto -incredibilmente- si oppongono, possiamo sempre sparargli contro, tacciarli di razzismo, distruggere ogni tentativo di ricostruirsi l’economia, mettergli agli arresti amministrativi per anni, senza accusa, senza processo, tacciarli di terrorismo se solo sputano sugli invasori, trasformare in macerie ogni loro costruzione e poi bombardare le macerie, etc.

    Se qualcuno nel resto del mondo, poi, s’incazza, mettiamo su un bel tavolo delle trattative, dove noi diciamo sempre di no e anche quando diciamo di si, è per finta.

    L’Italia, del resto, è notoriamente uno stato civile e democratico.
    Se Tizio è semplicemente sospettato di terrorismo, lo stato italiano può legittimamente sganciare una bomba da una tonnellata sul suo palazzo, ammazzando anche tutti i vicini.
    Se Caio, forse, non ha le idee del premier, il parlamento vota democraticamente la sua condanna a morte, da eseguirsi senza processo e per le vie brevi (commando, missile, bombardamento del suo quartiere, etc).

    Anche i tedeschi invasori dell’Italia, del resto, avevano “diritto a difendersi”, come hanno fatto a S. Anna di Stazzena, etc.

    Genocidio o massacro di massa o pulizia etnica, del resto è solo una questione di numero, di morti.

    Ma forse sto commettendo un errore politico…. Povero me !
    Adesso mi arresteranno, butteranno fuori da casa mia i miei familiari, distruggeranno tutti i negozi in un raggio di 500 metri, mi ruberanno, ancora una volta, i soldi che i miei amici mi mandano dall’estero per campare etc.

  • Professore che fa il negazionista pure lei. Insomma poiché Israele non elimina in toto i palestinesi in un solo colpo, ma con uno stillicidio di guerre continue e ripetute a breve distanza, non è un genocidio.E’ solo questione di numeri, ma allora hanno ragione i negazionisti. Rubare il territorio,l’acqua,la vita, la speranza, il futuro dei giovani, non è un genocidio? Se permette indico io la dietrologia giusta:dietro i palestinesi vi è quasi il nulla; dietro i sionisti, la lobby più potente,più ricca, più influente, più dominante anche a livello mass mediatico, dell’occidente intero. Questi ragionamenti, capziosi,per non chiamare stermino, genocidio,quello palestinese, è solo un triste espediente.Vedremo il prossimo “giorno della memoria”, se i morti palestinesi verranno commemorati. Io dico di no,perché di fatto vi è solo un popolo ufficialmente perseguitato,vi è un solo popolo che detiene ferocemente il diritto d’autore alle commemorazioni rituali, è il “popolo eletto”.Diceva Mao Tse Tung che vi sono morti che pesano come piume (palestinesi) altre come montagne (sionisti).

  • Non riesco a capire la definizione di Genocidio.
    Qui sembra che dipenda dal numero di morti:
    “Un genocidio è cosa diversa da una strage, molto diversa prima di tutto sul piano dei numeri: un massacro conta centinaia, a volte migliaia di vittime, un genocidio milioni”
    Qui dalla crescita o decrescita della popolazione (cioè la derivata prima):
    “Voi l’avete mai visto un genocidio in cui la popolazione che si vorrebbe sterminare cresce invece di scomparire?”

    Ma il fatto di non avere mai visto un genocidio in cui la popolazione sterminata cresce non vuol dire che sia impossibile, solo che non sia accaduto. Se le famiglie di un popolo fanno in media 4 figli e un altro popolo ne uccide 1 in media a famiglia, hai una serie di morti continua, in crescita, che presto raggiunge i milioni, e una popolazione in crescita.

    Mi rendo conto che come matematico perdo certe sottigliezze del linguaggio ma davvero il fatto che la popolazione palestinese cresca non è indice del fatto che sia un genocidio o meno.

    Chiediamoci invece, il numero di morti palestinesi cresce o decresce nel tempo.

  • Condivido il ragionamento di Aldo Giannuli.

    Sull’Espresso con data 07.08.2014 (n. 31) c’e’ un’intervista al leader laburista israeliano Isaac Herzog che dice cose molto ragionevoli (per esempio, il ritiro ai confini del 1967).

    Trovate l’intervista al link qui sotto (prima c’e’ un intervista ad Amos Oz, e poi quella ad Herzog):

    http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=12&sez=120&id=54596&print=preview

    Per il resto, al ragionamento di marco, che suggeriva agli italiani di rivendicare l’Impero, aggiungerei un particolare: che noi abbiamo le bombe nucleari, mentre i nostri vicini no, e che quindi abbiamo un vantaggio strategico che facciamo pesare anche sul piano internazionale.

  • I tuoi tentativo di mosttarti neutrale sono patetici e se inconsapevoli ti consiglio di riflettere.
    Criimini contro l’umanità sono molto peggio di criminido guerra.
    Dire “”Israele probabilmente …” e’ solo un subdolo modo di sminuire.
    Nel tuo informato elenco dei vari errori hai solo dimenticato le numerose gravi risoluzioni ONU disattese da Isra-El.
    Troppe mancanze per credere alla tua onestà.

    • Ben adam: io ti consiglio di capire. Io neutrale? Non lo sono affatto, nel senso che se vuoi mi ritendo profondamente coinvolto dal conflitto ma nel riconoscimento delle ragioni di entrambi. Non sono “equidistante” fra le due parti, ma se si potesse dire “equi-vicino” èperchè (mettetevelo bene in testa) questo è un conflitto che non ha una soluzione militare con la vittoria dell’uno sull’altro.
      Non credi alla mia onestà intellettiuale? E chi se ne frega!

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    Aglieglie Bratsorf

    Professore, potrebbe anche inalberarsi, per favore, per l’uso del termine “genocidio” per:
    Armeni (dai Turchi)
    cristiani (in Irak, Siria, dove fa comodo)
    Yazidi (ina Irak… ma chi sono?)
    sciiti (da Saddam, quando era nostro nemico)
    sunniti (da Iran, Hezbollah)
    donne (vedi le giornaliste specializzate in femminicidio).
    Il termine “genocidio” è talmente squalificato e male utilizzato che si può anche perdonare i palestinesi se lo usano per sé. Considerando anche il fatto che i sionisti (non gli ebrei, quelli sono le prime vittime del sionismo) ritengono di averne il copyright, tanto che (come i turchi) non lo vogliono riconoscere agli armeni, e considerando anche che c’è stato un unico, vero genocidio totale nella storia dell’umanità, quello dei pellirosse, che è stato compiuto, guarda caso, non da nazisti o fascisti, ma dalla più “grande” e libera democrazia. Ma dopotutto a una democrazia (soprattutto quando viene definita l'”unica” del medio oriente, anche se in realtà è un’etnocrazia – come confermano eminenti studiosi israeliani) è concesso tutto.
    Mi meraviglia poi che un esperto di diritto come lei metta di fatto (anche se lo nega) sullo stesso piano l’aggressore e l’aggredito, l’occupante e l’occupato, l’assediante e l’assediato, l’armato e il disarmato, l’arestante e l’arrestato, il sequestratore e il sequestrato, il forte e il debole, il “murante” e il “murato”. No, certo, non è un genocidio, forse neanche una pulizia etnica, ma il muro, chi l’ha costruito? La “legge della proprietà degli assenti” chi l’ha fatta? La negazione al “diritto al ritorno” chi l’ha scritta? Il sistema di esproprio e controllo delle acque chi l’ha fatta? Le colonie (armate) chi le ha costruite? Le varie leggi che negano diritti a una parte della popolazione chi le ha fatte? Gli espropri per costruire colonie? La distruzione di case palestinesi perché “abusive”? I mille check point? Le strade per soli israeliani? L’ossessione di dichiarare uno stato “ebraico” (un po’ come se la Germania dichiarasse il proprio “ariano”)? Le 80 risoluzioni dell’ONU diventate carta straccia?
    Se tutto ciò l’ha fatto una “democrazia” va bene? Anche secondo me “margine di protezione” non è un genocidio, come non lo era “pilastro di difesa”, come non o era “piombo fuso”, come non lo era “giusta retribuzione”, come non lo era “furore”. Qualche migliaio di morti non fanno un genocidio, ma chi patisce tutte queste ingiustizie, ripetute per decenni, è più scusato di altri ad usare la parola.

    • Aglieglie Bratsorf: non mi inalbero affatto ma noto una spaventosa confusione di concetti ed una conseguente mancanza di graduazione di fenomeni, casi e processi. Le parole devono essere usate con precisione, diversamente fanno danni e se è comprensibile che una parte in conflitto le usi a fine propagandistico (ogni guerra è anche guerra di propaganda) è inammissibile che chi analizza le cose dal di fuori faccia lo stesso non avendo l’esigenza di fare propaganda. Io non metto sullo stesso piano tutta la sfilza di defginizioni che lei usa (l’occupante e l’occupato ecc ecc) ma cerco di graduare il giudizio. Anche se difendo il diritto dei palestinesi alla propria terra e denuncio le violazioni dei dirtitti umani da parte di Israele, non posso dire che uno sia quello armato e l’altro il disarmato: disarmati i palestinesi? Non diciamo fesserie! Anche se, ovviamente i rapporti di forza militari sono squilibratissimi a favore di Israele, che fa una guerra classica ai palestinesi che rispondono con una guerra asimmetrica. Così come, se posso comprendere i palestinesi che invocano il genocidio per difendersi -sul piano della propaganda- dall’aggressione israeliana (tale è l’azione di Israele) però non posso fare mio quell’uso improprio del termine che rende molto più difficile il processo di pace.

  • “Allo stesso modo, però, anche i palestinesi devono capire che gli attentati sono un inutile spargimento di sangue, che serve solo a dare ad Israele l’alibi per i ricorrenti pestaggi che ci troviamo a denunciare”.
    Vorrei tentare di rispondere a modo mio ma forse, se è già stato fatto e meglio, vale la pena riportare concetti espressi da altri e condivisibili: “Ogni singolo razzo lanciato da Hamas verso Israele fa parte di una lotta di Resistenza che non può essere svalutata da propositi moraleggianti. E’ evidente anche per noi che il nemico politico da colpire non è il cittadino qualsiasi di Tel Aviv, ma noi non viviamo in un contesto di guerra permanente, non viviamo sotto occupazione eterna, non abbiamo tra i nostri familiari dei morti per mano nemica, non rischiamo la vita ogni volta che usciamo per strada. E quando vivevamo in prima persona questi drammi, come durante la nostra Resistenza, non ci sembra che i partigiani, italiani come di tutta Europa, si siano mai fatti scrupoli nel colpire il nemico ovunque questo mostrasse il suo lato debole. E la nostra iniziativa politica quotidiana sul tema della Resistenza si è sempre caratterizzata dal difendere con forza quegli atti, perché andavano – e vanno – sempre contestualizzati nel preciso momento storico-politico in cui venivano compiuti. E soprattutto, perché la loro condanna esprime sempre un attacco politico non al fatto in sé, ma al senso generale della lotta di Resistenza.”
    – See more at: http://www.militant-blog.org/?p=11047#more-11047

  • dottor giannuli: vogliamo dire come i sionisti, perché di questo si tratta altrimenti non si può per forza capire nulla, hanno conquistato il potere in palestina?
    vogliamo dire che ben gurion, il padre della patria era un terrorista della peggiore specie in contatto con esponenti del nazismo (la mia fonte è fulvio grimaldi in suo post)?
    vogliamo dire il perché delle ragioni politiche della nascita dello stato di israele?
    vogliamo dire che la grandissima parte degli israeliani non sono affatto semiti ma figli della diaspora khazara (http://it.wikipedia.org/wiki/Cazari), quindi popolo dalla pelle chiara che col semitismo non ha nulla da spartire?
    vogliamo dire che i veri semiti sono i popoli palestinesi di cui fanno parte anche le genti di religioni ebraica?
    vogliamo dire che tra l’ebreo semita gesù cristo e benjamin nethanyau c’è affinità come un maori australe a un norvegese dei fiordi?
    tutto questo, non per dire che lo stato di israele sia fuori legge, illegittimo etc etc.; ma solamente per chiarire il come e perché lo stato di israele esiste, che non è affatto uno stato che ha ottenuto l’indipendenza liberandosi dal giogo straniero.
    i palestinesi non sono e non erano i nemici degli israeliani, i palestinesi erano i padroni della loro terra e sono stati scacciati.
    ma che vuol dire, dottor giannuli che non hanno accettato la federazione!

    io sono casa mia, arriva un bell’imbusto biondo di religione ebraica e mi dice che da oggi dobbiamo dividere la nostra terra tra noi e loro?

    dottor giannuli, forse sarò imbevuto di ideologia antisionista, ma leggendo il libro di ilan pappé, “la pulizia etnica della palestina” tutto queste cose vengono a galla; quindi i casi sono due: o ilan pappé, studioso israeliano, è un agente provocatore di hamas o dell’olp, oppure dice le cose come stanno esattamente.

    per questo io credo che un pò di verità intorno alla questione di israele vada fatta perché c’è molta confusione attorno a questo tema: israele non è uno stato normale, israele è uno stato che è stato creato per fare in modo che ci si liberasse dall’ingombrante presenza degli ebrei in europa, installare una forza occidentale nel mondo arabo, armarla e tenere a bada il ringalluzzimento delle pretese pan-arabe di personaggi come nasser.
    tutto questo perché la corona inglese non poteva più farlo e gli USA avevano altro a cui pensare in quel momento(c’era la grana cinese e coreana in quel momento), e stalin non amava particolarmente gli ebrei (forse si ricordava di trotzky e non voleva rompiscatole in giro, si sà, stalin era un tipo spiccio, ma anche trotzky lo era come dimostrò a kronstad).

    quindi dottor giannuli, io sono per la pace in quelle terre, ma purtroppo la pace non ci sarà fino a che lo stato di israele cesserà di esistere come entità politica e non si formerà uno stato bi-nazionale in cui possano convivere due religioni e due popoli in uno stato unico.

    capisco che hamas è un ostacolo forte al processo di pace, ma d’altra parte anche nell’olp i fenomeni di corruzione sono sfociati in gran copia.
    ma chiediamoci: chi ha ucciso rabin? hamas forse?
    chi in israele teme il processo di pace?
    di certo coloro che hanno ucciso rabin oppure che sono stati felici che rabin fosse ucciso.

    lei dottor giannuli dice che era sbagliato che i palestinesi esultassero per gli scud iraqeni su israele: ma se saddam hussein era il sostenitore della causa araba, cosa avrebbero duvuto dire in quel momento i palestinesi?

    non la capisco dottor giannuli, non la capisco.
    su israele non la capisco.

    cordiali saluti

    alberto

  • Tutti questi tornei di chiacchere per un genocidio in più o in meno. Vi passa per la mente che il vostro manitù attinente all’attribuzione di valore intrinseco alla vita e alla dignità dell’essere umano sia un pregiudizio tanto goffo e arbitrario quanto il suo contrario?

    Per il resto concordo con Giannulli sul fatto che non esista una discussione pubblica minimamente obbiettiva e consistente sul conflitto in Palestina (né su qualsiasi altro conflitto). Perché ogni conflitto è anche (e oggi in primo luogo) guerra di propaganda – e già questo dovrebbe far passare alla persona pensante la voglia di nutrire qualsiasi rispetto nei confronti della “scimmia assassina” (Audrey) umana, spregevole al punto da essere più interessata a vivere che a fare chiarezza.

    Ma anche perché in questa società inebetita e decadente la discussione non interessa (quasi) più a nessuno. Non porta soldi e quindi consumismo deteriore a fine mese. E non parlo solo delle bestie, cioè della gente comune, ma anche di professori universitari, giornalisti, politici ecc. I poteri forti fissano una linea (stabilendo quale/quali agenzia/e di notizie a museruola garantita dovranno essere tradotte in basic italian dai pennivendoli) e il gregge – di qualsiasi livello intellettivo – vi si adegua in automatico per garantirsi il minimo di scocciature.

  • il problema non è se si tratta di genocidio o di massacro, strage, ecc. il problema è capire cosa diavolo sta succedendo per cercare, nel nostro piccolo, di intervenire per cambiare le cose. Lo scontro, mi sembra, è fra un governo di estrema destra, nazionalista e razzista, che sta procedendo alla sua politica di egemonia su una popolazione, organizzata in una parodia di stato indipendente, che considera, probabilmente a ragione, rivale. Non credo che il governo israeliano, a parte qualche idiota, creda veramente di poter annullare l’entità palestinese. Il governo di Tel Aviv vuole, molto più semplicemente, tenere i palestinesi “a bada”, mettendoli in condizione di non nuocere. Il recente messacro di Gaza è finalizzato ad evitare un riavvicinamento fra Hamas e Fatah. Per assurdo: il governo di estrema destra di Tel Aviv ha bisogno di Hamas come , negli anni passati, Hamas aveva bisogno di un governo di estrema destra a Tel Aviv. Oggi la situazione è un pò cambiata perchè Hamas ha perso la sponda dei Fratelli egiziani ed è rimasta orfana di appoggi affidabili all’estero, unico modo per sopravvivere, visto che Gaza è praticamente una realtà segregate, anche di più della segregata Cisgiordania. Occorre uscire da questa spirale appoggiando chi in Israele e fuori lotta contro questo governo per una alternativa che non può essere militare ma politica e, aggiungo io, sociale: la costruzione di un unico stato, federale e quindi con una caratteristica sostanzialmente amministrativa e quindi smilitarizzato, in cui gli opposti estremismi non trovino spazio. Non sarebbe male recuperare, ad esempio, le origini “socialiste” dello stato di Israle (i kibbutz non erano certamente le attuali colonie di popolamnto). E’ un’azione lenta e lunga ma non vedo alternativa

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    Giacomo Gabellini

    Secondo me Israele vuole costringere i palestinesi di Gaza a trasferirsi in massa in Giordania e Cisgiordania, soprattutto in seguito al reperimento dei giacimenti al largo delle acque territoriali della striscia. Comunque, anche se credo anche io che non sia in atto un genocidio, prendo atto che qualche idea “assolutista” comincia a circolare con molta disinvoltura in Israele. Per accorgersene, basta dare una letta al programma di Moshe Feiglin, vicepresidente della Knesset, o a qualche editoriale comparso su Times of Israel(uno, a firma di Yochanan Gordon, era intitolato “When genocide is possibile”, mentre un altro, firmato da Irwing Blanck, esprimeva opinioni simili poi goffamente ritrattate). Per il resto, credo che la formula di “due popoli, due Stati” sia assolutamente inattuabile e inaccettabile, dal momento che il pseudo-Stato palestinese sarebbe in realtà una congrega di bantustan senza soluzione di continuità e con scarsissimo accesso a risorse essenziali come l’acqua. A mio parere la soluzione da promuovere dovrebbe essere quella di un unico Stato che permetta ad ebrei ed arabi di vivere in maniera parimenti dignitosa. Ma per fare questo occorre che Israele abbandoni il progetto sionista dello “Stato ebraico”; un’idea del genere poteva passare nel 1904, ma appare assolutamente inconcepibile al giorno d’oggi. Ed appare ancor più assurda la pratica di erigere muri per tenere lontani i palestinesi. Il punto è che Israele tratta da una posizione di forza, e se vuole ottenere un qualsiasi risultato politico deve per forza di cose fare qualche concessione ancor prima di intavolare trattative serie. Non si può veramente sentire il coro isterico di politici israeliani che si indignano perché Hamas non riconosce il diritto all’esistenza di Israele (che come Stato è già presente)mentre non uno dei politici israeliani al governo si sogna minimamente di riconoscere lo stesso diritto ai palestinesi (che un loro Stato non lo hanno ancora).

  • Benvenuto prof. Giannuli.
    Come avrà notato basta dire, con tutta l’onestà di cui lei è stato capace, che molte cose non corrispondono in pieno alla vulgata “resistenziale” e che, forse, è necessario – come lei dice in un commento – essere più “equivicini” a entrambi i popoli, per essere sommersi da una valanga di critiche, non sempre amichevoli né tantomeno sensate. Figurarsi se qualcuno, per caso, dovesse pensare da sempre che, qualunque sia la legittima critica a Israele, “sicuramente i palestinesi hanno fatto la maggior parte degli errori politici”. E che QUESTO sia il vero problema di questa infinita crisi.

  • Per me Giannuli ha ragione, i numeri contano eccome! Il genocidio è una relazione tra numero di morti e entità della popolazione. E’ orribile dirlo in questo modo ma è così.
    Una parte della società israeliana, fondamentalisti religiosi e militari in testa,credo che il desiderio del genocidio, neanche tanto nascostamente, lo coltivino, non se lo possono permettere,tutto lì.

  • Personalmente credo che il termine genocidio descriva una realtà estranea a quanto stia accadendo a Gaza o nella west bank.

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    Aglieglie Bratsorf

    Professore: che i palestinesi, Gaza in particolare, oggi, siano in possesso di razzi e kalashnikov trafugati, non consente comunque di dire che la Palestina sia “armata”. E’ una delle prerogative (oltre ai confini, alla gestione delle risorse territoriali e alla politica demografica) che vengono negate alla Palestina perché farebbero di essa uno “stato” vero e proprio. Cosa che i sionisti (USA e Israeliani) non possono permettere e – difatti – non hanno mai permesso e non permetteranno mai finché saranno loro a “negoziare” (e qui le virgolette sono quanto mai opportune). Uno stato è tale quando ha una sua difesa: non avendola, la Palestina non è uno stato, con tutte le conseguenze del caso.
    Come diceva prima? Ah sì, le parole vanno usate con precisione: “genocidio” è una, ma “difesa” è un’altra 🙂

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    Aglieglie Bratsorf

    Mi permetto un’altra considerazione. Un “genocidio” viene praticato, o tentato, quando una stirpe o nazione, le élite al potere o i capi di questa considerano un’altra stirpe o nazione non degna di convivere nel proprio suol, o dannosa o pericolosa. Ergo inferiore, in un gradino più basso su una presunta scala delle popolazioni umane. Così avvenne negli USA (patria del KuKluxKlan, tra l’altro) con gli indiani d’America – unico vero genocidio compiuto nella storia dell’umanità; così fu tentato in Germania con gli ebrei, in Turchia con gli Armeni, in Rwanda con i Tutsi. Il genocidio è questo. Le tentazioni di genocidio sono purtroppo sempre latenti o presenti nelle nazioni quando sono ispirate dal demone del nazionalismo o della supremazia etnica. Israele non sta praticando genocidio con “margine protettivo”, “piombo fuso”, ecc., ma è così immune dalla la tentazione di compierlo. Il rischio, la prospettiva di un genocidio è così estranea a Israele, oggi, cioè la patria del “sionismo reale”, il sionismo (ideologia nazionalistica) realizzato e compiuto? Direi che una risposta l’ha data Bill Clinton, che si autodefinì, peraltro dimostrandolo con i fatti, “il più filoisraeliano dei presidenti degli Stati Uniti”. quando disse (in un raro empito di sincerità, data probabilmente da avere avuto soddisfazione sessuale da qualcuna che non fosse la sua orrenda moglie): “Netanyahu [il campione del sionismo reale, il messia di questa ideologia ndr] è un ottimo politico, ma ha un difetto, non gli entra proprio in testa che i Palestinesi sono degli essere umani”.
    Secondo me, questa possiamo tranquilamente metterla sotto la voce “genocidio”.

  • Articolo splendido.

    Tutti gli insulti dei piddinazzi, caro Professore, vanno messi sul cv. Sono medaglie al valore.

    (Ricordo ai piddinazzi anti-israele tout court,che il cartello dietro al sionismo è il medesimo di quello che ha progettato l’unione €uropea, cari collaborazionisti che fate i filoarabi e poi svendete l’ENI agli angloamericani…)

  • Caro Prof., evidentemente lei ha esercitato il suo diritto, legittimissimo, a non informarsi in materia. E sì che non mancano le traduzioni italiane di saggi illuminanti – per limitarsi agli ebrei di sinistra o comunisti, avrebbe potuto leggere Ilan Pappe o Norman Finkelstein. Oppure, tra gli italiani, l’ottimo libro su Hamas ed. Feltrinelli) di Paola Caridi.

  • Buongiorno.
    Io mi sento molto di parte e ho spesso paura di non essere veramente oggettivo in certi ragionamenti, ma se mi accorgo di lasciarmi trasportare dalle argomentazioni di una parte, per bilanciare non cerco di trovare forzatamente delle ragioni dall’altra parte e in questo modo ristabilire il bilanciamento.

    Forse sbaglio io, ma non mi sembra che il termine “genocidio” e “nazista” siano molto usati nei commenti dei fatti di questi giorni da parte di giornalisti, blogger etc..
    Concordo, chi lo fa li usa impropriamente e sbaglia per le ragioni che Giannuli spiega. Ma non ho mai pensato potessero essere il fulcro di un articolo che mi sembra tanto un “bilanciamento” a seguito di precedenti critiche fatte dallo stesso Giannulli nei confronti delle azioni del governo Israeliano. Detto questo, (fidandomi) voglio credere che mi sbaglio io e per questo ragionando su questo argomento vorrei fare alcune critiche:

    Personalmente trovo sbagliato paragonare i fatti di oggi con il nazismo e il genocidio degli ebrei e per non dare credito a queste stupidaggini non le citerei neanche.
    Trovo anche sbagliato parlare di popoli Palestinese e Israeliano. Ci sono governi, partiti, fazioni e tante persone che cercano solo di sopravvivere.
    Trovo infine sbagliato non rendersi conto che mentre dal LATO PALESTINESE una minoranza di terroristi risponde con dei razzi (inutili) al “plauso” di una maggioranza di persone stremate, ferite e magari con voglia di vendicarsi, dal LATO ISRAELIANO i governi degli ultimi anni sono riusciti a creare un sistema paese che attraverso leva militare, scuola e informazione etc. plasma le persone ebree israeliane (tendendo a segregare tutte le altre). Come le plasma? é innegabile: razziste ed intolleranti.

    Quindi, ringraziando Giannuli per i ragionamenti intelligenti ed interessanti che condivide con noi, vi lascio con questa domanda:

    Israele non ha un governo nazista e non sta facendo un genocidio, é vero.
    Israele sta creando governo nazista e come tale capace di un genocidio?

    • tho86lbm: neanche questo mi sembra corrispondente alla verità. Mi convince di più l’ipotesi che Israele stia tentando un’operazione di pulizia etnica che è un cosa altamente condannabile

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