Friuli, M5s e Pd

Molti avevano pensato che lo sbocco delle elezioni presidenziali avrebbe fatto come prima vittima la Serracchiani e si aspettavano un tracollo del Pd con un simmetrico successo del M5s. Poi, la Serracchiani ha vinto, il Pd ha avuto una perdita percentualmente contenuta e il M5s è crollato. Morale: il Pd si è rinfrancato, godendo dello scampato pericolo, ed i M5s ha negato di aver subito una sconfitta. Ma lasciamo perdere le percentuali e vediamo i dati assoluti, così ci capiamo qualcosa in più, anche perché, con una flessione di 20 punti sulla partecipazione al voto, rispetto a due mesi fa, il raffronto percentuale falsa molto il giudizio.

E partiamo da un dato: in questa occasione non si sono presentati né Rivoluzione Civile (15.046 voti a febbraio) né, soprattutto la Lista Monti-Udc-Fli (92.813 voti), per cui c’erano 107.859 voti “in libertà”. E’ realistico supporre che gran parte di questi elettori abbiano ingrossato le fila dei nuovi astenuti (circa 250.000), ma è altrettanto ragionevole pensare che una parte di essi abbia votato per un altro partito; in particolare è probabile che i montiani si siano divisti fra astenuti, Pdl e Pd o liste fiancheggiatrici dei due, mentre quelli di Rc si siano divisi fra astenuti e Pd ed alleati (Idv in particolare). Non avendo a disposizione i dati sezione per sezione, ipotizziamo cautamente un 10% di voti montiani (circa 10.000) a Pd ed altrettanti al Pdl, lasciando da parte le liste di fiancheggiamento, ed ipotizziamo un 20% di Rc (3.000 circa) al Pd ed all’Idv (che si presentava da sola ed ha preso 4.006 voti). La Lega ha preso 33.050 voti perdendone circa 15.000.

Il Pd a febbraio ha preso 178.149 voti, il Pdl 134.450. Concentriamoci sul Pd: considerando un possibile apporto di circa 12.000 voti dai montiani e da Rc, si deduce che ha avuto una flessione di circa 83.000 voti, cioè il 40% del proprio elettorato di partenza. Vero è che c’era una lista civica in appoggio alla Serracchiani che ha preso 21.169 voti), ma, pur ipotizzando che tutti i voti di questa lista vengano da Pd e che non un solo voto dei montiani sia andato allo stesso Pd (ipotesi estreme che non stanno in piedi) la perdita secca del Pd è di circa 50.000 voti, cioè il 27,9% della base elettorale di partenza, più di un quarto. Se poi percentualmente la perdita è molto meno percepibile, questo dipende dall’alto numero di astenuti. Bisogna poi tener presente che nelle elezioni amministrative, non pesano  solo le questioni nazionali, ma anche i problemi squisitamente locali, il voto di preferenza per i candidati ecc. che ne alterano il comportamento rispetto al voto “politico”, e questo, storicamente, è ancor più vero nelle regioni a statuto speciale dove il peso del localismo è maggiore. Al posto dei dirigenti del Pd non starei facendo tanta festa. Comunque, fra qualche settimana vedremo come va a Roma.

Passiamo al M5s che subiste un tracollo vistosissimo in percentuale, ma soprattutto in cifre assolute: da 196.218 voti di febbraio a 54.952 di domenica scorsa = -141.266, cioè -71,99% della base elettorale di partenza, nonostante l’assenza di Rivoluzione Civile e la flessione del Pd, dalla quale sarebbe dovuto venire qualcosa. La prima spiegazione del tracollo l’ha data lo stesso M5s: il diverso comportamento dell’elettorato che premia il M5s nelle politiche, ma è molto più avaro nelle amministrative.

Verissimo, come dimostra il caso di Lombardia, Lazio e Molise il 27 febbraio scorso dove, nella stessa giornata, il M5s prendeva da un quarto ad un terzo di voti in meno nel voto per la regione. E si capisce anche il motivo: il punto di forza del M5s è Grillo e la sua immagine nazionale, mentre il suo quadro locale è piuttosto scadente, per cui l’elettore non è invogliato a votare per un perfetto sconosciuto (il che, peraltro, segnala un punto debole del movimento che non è capace né di emanciparsi dalla figura “paterna” di Grillo né di tesaurizzare i consensi ai vari livelli).

Però, questo non basta a spiegare una flessione del 72% del proprio elettorato. Pur concedendo che a febbraio la coincidenza con le politiche aveva tirato la volata anche sulle regionali e che, in questo caso, una parte degli elettori non è andata a votare per stanchezza (è normale quando c’è un turno elettorale cosi ravvicinato), una flessione di queste proporzioni non si spiega solo così.

Ragionevolmente è da mettere in conto una prima decantazione del calderone di consenso messo insieme a febbraio da Grillo (lo abbiamo detto più volte). In questo caso è possibile che ad allontanarsi sia stata la frangia di elettorato meno orientata alla pura protesta e più in cerca di una alternativa. Non è un mistero, credo, che una parte dell’elettorato del M5s non abbia gradito il modo con cui Grillo ha gestito la prima fase della crisi di governo ed i sondaggi (per quel che valgono) già segnalavano questa dinamica. Certo, nel suo blog ci saranno stati molti troll e provocatori vari, ma è del tutto credibile che una parte dei messaggi di dissenso fossero autenticamente di elettori M5s con il mal si pancia.

Aver fatto finta di nulla ha aggravato la situazione ed ora non solo la “marcia trionfale” sembra interrotta, ma, quel che è peggio, dal M5s si allontana la parte più politicizzata mentre resta quella più “fondamentalista”, il che non lascia presagire una evoluzione positiva. Se Grillo non riuscirà a correggere in tempo la tendenza potrebbe avere brutte sorprese alle europee. E’ vero che, con ogni probabilità, l’eventuale governo Letta si rivelerà peggiore dei precedenti, ma non è affatto detto che questo si trasformi automaticamente in consensi al m5s. Nonostante la pessima prestazione del Pd gli elettori, a caldo, hanno preferito astenersi piuttosto che votare M5s, e questo potrebbe accadere anche fra un anno.

Anche i grillini credo abbiano molto su cui meditare.
Adesso appuntamento a Roma fra poche settimane e vediamo che tendenze si profilano.

Aldo Giannuli

Ha ragione “L’Espresso”: la politica italiana non si divide più in destra e sinistra ma fra vecchi e giovani. I vecchi fanno schifo, i giovani fanno pietà.

aldo giannuli, beppe grillo, debora serracchiani, elezioni friuli, friuli, m5s, movimento 5 stelle, pd, pdl


Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Storico, è il promotore di questo, che da blog, tenta di diventare sito. Seguitemi su Twitter o su Facebook.

Comments (11)

  • egr prof,i comici rivoluzionari,non sono mai esistiti e non potranno mai esistere,specialmente quelli miliardari,con le ville e le ferrari,che vivono in una loro dimensione pseudo divina,lontanissima dalla umana realta della gente,operosa onesta e dignitosa,resa piu triste e pesante dai politici disonesti e ladri,che creando,disoccupazione,costringono ad emigrare i nostri figli all estero in cerca di lavoro,smembrando,distruggendo, le nostre famiglie,e che possano crepare tutti in un sol colpo,sprofondando tra le fiamme dell inferno,e patire le stesse sofferenze che provocano a noi cittadini,no anzi di piu!

  • Avatar

    Damiano Binetti (M5S)

    Come sempre emerito Prof., le tue disamine ben supportate da dati certi, sono difficili da smentire.
    Tuttavia, io da attivista marxista M5S mi concentrerei sul dato più che allarmante di un astensionismo che con il 50% fa il paio con l’astensionismo delle regionali in Sicilia.
    Detto ciò, mi sembre abbastanza chiaro che l’esito elettorale sia ormai più il frutto di marketing mass-mediatico che il premiare i contenuti programmatici di questa o quella coalizione.
    Il risalto dato dai media alla pressocchè sconosciuta Serrachiani per aver battuto Berlusconi nell’ allora suo collegio elettorale, le ha consentito quella pubblicità necessaria nel PD per essere spesa come il nuovo volto pulito, giovane, fresco del PD.
    Mi chiedo: quanta parte dei suoi elettori sanno dell’attività della Serracchiani nel Parlamento Europeo visto che contestualmente ne è anche deputato?
    Il “paradosso Grillo” non fa che confermare quanto dico. Il non andare in tv ha consentito allo stesso Grillo durante le politiche di esserne il più presente. Di qui la visibilità che ha consentito al M5S di raccogliere i consensi che conosciamo.
    Mentre c’era tutto un lavoro di discussione, organizzazione, preparazione del progetto politico da parte della base degli attivisti che è stato del tutto oscurato.
    Il potere dei media, di cui parla Noam Chomsky. E di cui sottoscrivo in pieno questa sua analisi:

    “Per Noam Chomsky, professore emerito del MIT, esistono delle differenze fra destra e sinistra ma in realtà si tratta di due aspetti del partito unico dei benestanti.
    In senso economico il partito unico, che rappresenta un cartello della politica, cerca di impedire ad altri di entrare nel “mercato politico” grazie alle barriere d’entrata.
    I due principali partiti che lo compongono, operano con comportamenti collusivi che all’esterno mostrano diversità mentre in realtà sono essenzialmente d’accordo per dividersi il mercato e i profitti.”

    Saluti Prof.

  • egr.giannuli,siamo un gruppo di italiani che la pensano e subiscono nello stesso modo,e nel nostro piccolo,abbiamo deciso,solo come amici,e non come movimento ed altro ,di partire per cambiare, dalla realta locale,dove commercianti,artigiani,ristoratori,albergatori,etc,discriminano lavorativamente ed egoisticamente,i nostri figli,facendo lavorare,nelle loro attivita,filippini,tamil,marocchini,rumeni etc.,pagandoli 5 euro al giorno e in nero,quando non, a gratis,in cambio del permesso di soggiorno.abbiamo deciso e non per razzismo in quanto il colore della pelle,non ci fa diversi,ma tutti uguali, non di denunciarli alle autorita preposti e conniventi,ma di discriminare le loro attivita,boicottandole,e informandoli,fargli sapere che personalmente non frequenteremo piu i loro locali, non gli porteremo guadagni illeciti, fino a quando non si metteranno in regola con le leggi vigenti,a prescindere se per i nostri,o i figli degli extracomunitari!

  • analisi corrette ma bisognerebbe sempre fare una premessa fondamentale.in questa nazione da 20 anni i media sono tutti nelle mani della partitocrazia e dei loro oligarchi.
    ovvero il popolo italiani è sotto effetto di morfina da almeno 20 anni e la dose di morfina è tremendamente aumentata negli ultimi mesi quando m5s è diventato un pericolo. credo che solo lo sfascio totale e la vera emergenza sociale potranno cambiare veramente il sistema attuale. che poi m5s abbia i suoi limiti ci sta, ma è l’unica forza capace di fare qualche crepa nella fortezza mafiosa.

  • mi pare che l’analisi non consideri un dato di fatto rilevante. In Friuli Venezia Giulia la legge elettorale consente il “voto disgiunto”. Voto che è stato utilizzato alla grande.
    Come Presidente della Giunta regionale la Serracchiani ha vinto con il 39,39% sul Presidente uscente Tondo (CdL) che ha conseguito il 39,00%, ma anche su Galluccio (M5S) che ha conseguito il 19,21% e Bandelli (AR) con il 2,40%. Se invece andiamo a guardare le coalizioni (Gruppi di liste) i risultati elettorali sono: 45,23% al centro destra; 38,95 al centro sinistra; 13,75% al Movimento 5 stelle. Questo vuol dire che:
    – circa il 6% degli elettori di Centro destra hanno votato la Serracchiani presidente;
    – circa il 5% degli elettori del Centro sinistra hanno votato Galluccio;
    svincolando la preferenza al partito o al candidato consigliere elettorale da quella del candidato presidente.
    Una lezione di umiltà per Tondo, ma speriamo anche per la Serracchiani.

  • che destra e sinistra siano terminologie esaurite come categorie politiche è un dato di fatto e l’analisi di chomsky lo attesta in modo autorevole.
    in italia, chi teorizza la fine della dicotomia sx-dx è il solo costanzo preve, ma viene associato dai soloni della vetusta congrega dei sinistroidi novecenteschi come fascista.
    grillo ha sancito elettoralmente la fine della dicotomia sx-dx perché la gente che ragiona ne ha letteralmente piene le palle di destra e sinistra che simili sono nella teoria che nella prassi: affossare i ceti deboli e garantire le rendite finanziarie.

    lo schifo vomitevole che si sta plasmando in queste ore con l’incarico a letta( si scrive enrico, si legge gianni)non fa che confermare quello che ho testé scritto sopra.

    saluti e buonanotte alla democrazia rappresentativa e alle garanzie costituzionali.

    alberto

  • Devo dire, condividendo la lucida analisi fatta, che forse l’attenzione si dovrebbe centrare sul livello d’astenzione raggiunto. Ormai un italiano su due non vota ed è questo un segnale perfino più importante del non voto al M5s. Non sarà certo facile “gestire” un potere dimezzato. Ogni scelta futura, e non solo a livello locale, dovrà confrontarsi con questa nuova situazione e, a mio parere, se ne vedranno delle belle… Un saluto

  • Segnalo, da Friulano, le pesanti differenze nel voto tra Friuli e Venezia-Giulia. Il primo (Udine, Pordenone, Carnia) ha votato in maggioranza Tondo, in continuità con la “tradizione”, mentre è la Venezia-Giulia (Gorizia e Trieste), in particolare Trieste, ad aver preferito la Serracchiani. L’astensione, inoltre, pur essendo marcata in tutta la regione (51% di affluenza circa), è stata particolarmente alta proprio a Trieste (meno di 46% di affluenza), dove si era creata una sorta di “scissione” nel PDL (la lista “Un’altra regione” era di Bandelli, ex di Tondo, con cui ha “litigato”). Se non ci fosse stata questa lista, e tali voti fossero andati a Tondo, dov’erano prima, probabilmente avrebbe vinto quest’ultimo. In pratica la vittoria della Serracchiani è dovuta perlopiù al fatto che i triestini di destra (la maggior parte) ha preferito rimanere a casa. Il M5S inoltre in Friuli ha una storia un po’ burrascosa: due gruppi, uno di Udine ed uno di Trieste hanno rivaleggiato fino all’ultimo istante prima delle politiche per avere il “bollino” di Grillo.

  • uligentile prof giannuli, dal profondo nord est devo dire che la sua analisi è ineccepibile, vorrei solo puntualizzare che probabilmente la lista 5 stella è stata fotemente penalizzata dalla scheda elettorale, in altri termini la presenza del medesimo simbolo sul segmento di scheda dedicato al presidente e sul segmento dedicato al consiglio regionale, nonchè la scarsa propensione dei grillini ad esprimere preferenze ha comportato il significativo delta fra vota al presidente 20,3% e quello relativoalla lista 13%, paradossalmente il voto di lista avrebbe dovuto essere maggiore rispetto a quello del presidente in quanto una quota, magari marginale ma non del tutto insignificante di elettori grillini avrebbe dovuto esprimere un voto alla lista 5 stella ed eventualmente esprimere un voto “personale” come presidente alla serracchiani( fenomeno mediatico politico assai interessante, potenzialmente anche più di renzi, in una regione piuttosto conservatrice e legata al cd mito dell’autonomismo etnico- si èprima friulani e poi italiani- che una avvocatina romana di sinistra, immigrata a udine per questioni di cuore, riesca a passare in meno di 4 anni da semplice consigliere di circoscrizione a presidente della regione risulta un fatto che andrebbe approfondito, d’altronde il friuli venezia giulia è stata la prima regione ad avere un governatore luterano- illy- e udine penso sia l’unico capoluogo ad avere un sindaco di religione ebraica -honsell-). per concludere vorrei sottoporrele alcune valutazioni che da osservatore privilegiato del profondo nord est propongo: le ultime elezioni politiche hanno evidenziato in italia e in friuli una vera e propria mutazione genetica che al momento pochi hanno colto, se non in parte da ilvo diamanti. ritengo che un profondo processo di cambiamento sia avvenuto negli ultimi anni conle recenti urbanizzazioni che hanno interessato centri minori relativamente vicini ai capoluoghi, in pratica una quota significativa di ceto medio urbano si sia trasferita, per ragioni legata ai prezzi degli immobili, dalle citta ai centri minori sino ai paesi di campagna comportando una rivoluzione silenziosa su quel friuli/italia di mezzo che era la spina dorsale prima del voto democristiano o poi berlusconiano e leghista. in altre parole il modello/blocco sociale forza leghista si stà lentamente liquefacendo e l’efficacie utilizzo dei media da parte del cavaliere può soltanto ritardare ma non frenare questo fenomeno. se a questa rivoluzione carsica si legherà quella preterintenzionale di dare cittadinanza -ius soli- ai cd nuovi italiani si potrebbero formare delle diamiche assai interesssanti nei prossimi 5/10 anni che una qualche formazione di sinistra od anche lievemente progressista degna di tale nome dovrebbe sfruttare alla grande, ma sulla capacità politica degli attuali cialtroni c’è molto da dubitare
    con stima e cordialità makno

  • Caro prof. Giannuli
    Da giorni vado a ripetere per i blog che il M5S ha preso il 19,2 % ed è su questo dato che bisogna riflettere ovverosia 103.000 elettori circa.
    La differenza con l’altro dato emerge perchè molti non sapevano di dover mettere due crocette.
    E ancora nessun commentatore riesce a capire che chi sceglie di votare M5S fa una scelta radicale di rottura e non si sognerebbe mai di fare voto disgiunto.
    Infine c’è da sottolineare che alle Regionali non si va al ballottaggio quindi molti votano il candidato “meno peggio” pur di non far vincere l’avversario..in questo caso specifico una parte dei votanti M5S ex-Pd di febbraio ha puntato sulla Serracchiani per evitarsi il Tonto.
    Altrimenti sarebbe finita con il 25 a testa fra Pd e M5S e Pdl vincitore.
    Infine non dimentichiamoci che il voto regionale è poco sentito dai giovani,ancor meno delle comunali.
    Quindi aumento mostruoso dell’astensionismo,i fidelizzati a votare e nessun calo del M5S(ma nemmeno nessun boom dopo due mesi di demolizione e propaganda mediatica).
    Questi i fatti dottor Giannuli.
    La sua analisi va rivista.
    Sinceramente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.