Francesco Gironda.

Nella mattinata di sabato, mi è giunta la notizia della morte per arresto cardiaco di Francesco Gironda di Canneto, di cui sono stato amico per 23 anni. Lo conobbi, infatti, nel 1997, al salone del libro di Torino, dove presentavo il mio “Stato Parallelo” uscito dalla Gamberetti e lui era venuto a sentire cosa avrei detto sulla Gladio, di cui era stato membro e poi portavoce dell’associazione degli ex aderenti.

Quello che avevo scritto non lo trovava pienamente d’accordo, anche se mi dava atto di aver trattato il tema con una certa onestà intellettuale. Al tempo ero consulente della Commissione Stragi e, nella legislatura precedente, avevo ricevuto il compito di studiare la Gladio, per cogliere gli elementi che la collegassero alle stragi, cosa che, dopo aver studiato le carte, non mi parve affatto dimostrata, ma mantenevo molti dubbi e riserve su aspetti non chiariti come l’adesione di Nardi o di un tal Bertoli che ci sembrava l’attentatore di via Fatebenefratelli. E questo parere era restato nel libro che quel giorno si presentava.

Gironda ed io discutemmo con una certa animazione, anche dopo la fine del dibattito e devo dire che, nonostante le nostre posizioni restassero distanti, il confronto non fu inutile, perché ciascuno offrì all’altro elementi che a me furono utili per proseguire le mie ricerche archivistiche, a disposizione dell’Ufficio Istruzione di Milano, e della Procura della Repubblica di Brescia.

E così, man mano, emerse che il Bertoli dell’elenco dei gladiatori era persona diversa dall’attentatore della Questura di Milano, che Nardi era negli elenchi della Gladio, ma come “negativo”, cioè valutato e respinto, che Andreotti già dal 1978 aveva già profilato l’ipotesi che il “Sid parallelo” fosse “l’apparato di difesa” che più tardi sarebbe emerso come Gladio.
Ma soprattutto, emerse la nota confidenziale del 4 aprile 1972, che narrava di un altro servizio parallelo al Sid, nel quale risultava, guarda caso, il nome di Nardi, come quello di Carlo Fumagalli eccetera e le cui impronte erano molto più vicine ad Ordine Nuovo ed alle stragi: il “Noto servizio” che altri hanno chiamato “l’Anello”. E tutto fu più chiaro: Gladio non era certo una associazione di beneficenza, ma con le stragi e con i tentati colpi di Stato non c’entrava; era stato usato da Andreotti per deviare l’attenzione dalla pista, per lui ben più imbarazzante, del “Noto servizio”. Man mano, se ne convinsero anche gli altri consulenti della Commissione (a cominciare da Peppino De Lutiis, che non è più fra noi) e lo stesso Presidente Pellegrino.

Devo dire che senza le obiezioni che mi aveva fatto Gironda (ad esempio sulla questione di Nardi e dell’omonimo di Bertoli) non avrei orientato il lavoro in quel modo. E devo anche dire che su diverse questioni fu lui a prendere atto di quel che man mano emergeva ed a fornire indicazioni e documenti (come il “testamento Borghese”), che furono poi molto utili e sempre con una notevole onestà intellettuale che torna ora a suo onore.

Poi ci fu anche un’altra questione: all’epoca io lavoravo con il dottor Guido Salvini che, appunto, indagava sulle Stragi come Giudice Istruttore e che era investigatore abile e rigoroso quanto uomo politicamente ingenuo, che non si rendeva conto del perché la Procura fosse così poco amichevole nei suoi confronti. Pensava a gelosie di mestiere che certamente c’erano ma che erano la cosa meno rilevante, dato che c’erano ben altre ragioni politiche.

Per cui ben presto Salvini si trovò al centro di un fuoco incrociato fra colleghi magistrati, settori politici e stampa sfavorevole e deferito al Csm. Gironda fu un alleato prezioso sia per mutare l’atteggiamento di Forza Italia in Commissione, che per ottenere un comportamento più favorevole del “Giornale”, mentre io ottenni risultati con Rifondazione Comunista, i Verdi e Repubblica.

Anche per questi trascorsi, restammo amici oltre la fine della Commissione Stragi e dei processi per Strage.

Devo dire di aver conosciuto una persona di notevole preparazione culturale, un editore molto aperto (diresse per un decennio la Bietti), una persona politicamente schierata ma con molta laicità ed un amico leale.

Lui si collocava nell’area atlantista (anche se, nel tempo, maturò posizioni critiche verso gli Usa e soprattutto l’Inghilterra), era un liberal democratico (era stato a lungo nel Pri) ed era certamente un antifascista.

La recente deriva populista della destra non gli piaceva e, negli ultimi anni, si sentiva molto solo e privo di punti di riferimento.

Io perdo un amico cui sono stato sinceramente legato, ma tutti perdiamo un uomo di grande onestà intellettuale. Merce rara di questi tempi. Addio Francesco.

Aldo Giannuli

aldo giannuli, francesco gironda


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