A proposito del fallimento dei sindaci arancione.

Cari amici, devo dire che, leggere la maggior parte dei commenti al mio pezzo precedente, mi ha molto divertito, per l’assoluta prevedibilità di essi e per le esilaranti arrampicate sugli specchi insaponati. Un blocco possiamo definirlo “complottista”: “anche la Annunziata dice le stesse cose, anche il Giornale, anche Renzi, anche Grillo” “ e potete aggiungerci da ieri anche il “fatto” ed il “Foglio” . Cioè l’universo mondo, salvo i diretti interessati e famigli. Non vi dà nessun sospetto? Questo modo di ragionare mi ricorda quello del Pci degli anni cinquanta per il quale la colpa di tutto era sempre delle FODRIA (Forze Oscure Della Reazione In Agguato). Oppure, altri che dicono “C’è qualcosa sotto, c’è uno scopo anche in questo articolo”. Certo che c’è uno scopo: se uno scrive un articolo non lo fa perché non sa come ammazzare il tempo. Per quello che mi riguarda, lo scopo era prendere atto del fallimento di un’ipotesi politica e cercarne i motivi in vista di futuri esperimenti. Poi liberi di sognare complotti se questo vi mette di buon umore.

Poi ci sono i “giustificazionisti a oltranza” Quelli del: “ma come possiamo pretendere che in tre anni si metta a posto un disastro prodotto in trenta?” “Non ci sono i soldi” (scusa eterna e  sempre buona), “Ma quelli che hanno promesso il cambiamento forse non sapevano quale fosse la situazione di cassa” (Malissimo: non si erano informati e sono dei superficiali e dei demagoghi da due soldi). Ancora: “Quanto agli “eterni cantieri” uno dei pochi pregi dell’amministrazione Pisapia è proprio che lentamente li sta facendo sbloccare”
Lentamente? Malissimmo, non deve farlo lentamente ma applicare tempestivamente la legge ed usare i poteri che ha: i cantieri hanno autorizzazioni comunali che prevedono una data di termine dei lavori con un certo margine di tolleranza, superato il quale mano alle penali e pestare giù di brutto. Basta mettere sotto i primi due costruttori e vedi che gli altri si adeguano in men che non  si dica. “Doria non è responsabile del mancato allarme”. E chi lo dice?  La sua responsabilità è stata l’inerzia di fronte al blocco dei cantieri, che ha subito senza alzare un fiato e per questo la gente oggi lo subissa di fischi, giustamente. “De Magistris è stato condannato ingiustamente… per cui..” Non entro nel merito della sentenza che lo riguarda (anche se ho molti dubbi sul fatto che la sentenza sia stata ingiusta, lasciamo perdere) il punto è un altro: avete voluto la bicicletta? Pedalate. Avete voluto questa legge? Adesso non si può  dire “ma a quello non si applica perché è amico nostro”.

Anzi, proprio perché è del partito giustizialista, deve beccarsi la sospensione e stare zitto.

Ancora: ci sono quelli per cui “la colpa è sempre di quello che c’era prima” Certo, prima di Pisapia c’era la Moratti, ma anche la Moratti potrebbe dire che prima di lei c’è stato l’infausto Albertini, che potrebbe giustificarsi con l’inutile Formentini, che potrebbe tirare in causa Pillitteri…  Gli ultimi buoni sindaci di questa città sono stati Aniasi e Tognoli, ma insomma non è che la lunga serie successiva possa scaricare tutto su Pillitteri. Ognuno ci ha messo la sua pietruzza sul carico, Compreso l’attuale sindaco che non è sostanzialmente diverso dagli altri.

A Napoli, poi, non ne parliamo, si sono alternati solo cattivi sindaci (Valenzi, Bassolino e Jervolino) a sindaci pessimi (Lauro, Gava, De Donato ecc ecc). Quindi non è mai colpa di nessuno, al massimo proviamo con Adamo de Eva.

Poi ci sono i “benaltristi”: “Perché non parli dei sindaci del Pd e della destra? Perchè non parli di Pizzarotti? Perché non parli di Leoluca Orlando?”

Semplice: perché in questo pezzo volevo parlare dei sindaci arancioni e non degli altri. In altra occasione ho parlato o parlerò di quelli che citate. Pizzarotti? Non mi convince granché, ed ho diverse obiezioni al modo con cui sta facendo le cose, ma lui non è un arancione, è un’altra cosa, cosi come anche Orlando è un’altra cosa, essendo già stato a lungo sindaco di Palermo e politico di lungo corso.

Altra categoria sono i “luogocomunisti” . Classico e direi liturgico il “fai di tutte erbe un fascio”. Non mi pare:  nessuno ha notato che il giudizio su Zedda era tutt’altro che sfavorevole, nonostante l’inchiesta penale che lo riguarda ed anche il giudizio sugli altri quattro era diversamente gradato e motivato.

Infine, ci sono i “terroristi”: “non sai di che parli. Non sei di Napoli e non puoi parlare, Informati”. In effetti vivo a Milano e non a Napoli, ma se per parlare non bastasse informarsi sui mezzi di comunicazione di massa e si dovesse sempre essere del posto o andarci personalmente, non potremmo nemmeno parlare dell’Isis, della Cina, dell’Ucraina….

Allora veniamo al sodo e non perdiamo tempo, il giudizio finale è questo: il cambiamento promesso era troppo al di là delle possibilità, mentre il cambiamento realizzato è troppo sotto le possibilità esistenti. Lo scarto fra le due cose è tale che, a soli tre anni dall’inizio dell’esperienza, possiamo tranquillamente parlare di suo fallimento totale. Se non siete d’accordo, benissimo scrivetelo pure, ma dimostratemi che un cambiamento importante c’è stato ed in cosa.

Oppure delle due l’una: o il cambiamento sostanziale è impossibile ed allora non resta che prenderne atto e rassegnare le dimissioni per la conclamata impossibilità di tener fede alle promesse fatte. Oppure le possibilità ci sono e questi sindaci non sono capaci di sfruttarle e, lo stesso, è bene che si ritirino.

Resta da chiarire un punto: perché dico e ripeto anche in questa occasione, che un onestissimo imbecille è molto peggio di un ladro capace. Ma di questo parleremo in un prossimo pezzo, così come, prossimamente, parleremo della peggiore malattia della sinistra: lo spirito clericale e la logica di schieramento.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (32)

  • Mi sento di darle sostanzialmente ragione.
    Magari avrei a mia volta qualcosa da eccepire, nel senso che penso che in epoca di patto di stabilità e trasferimenti di fondi sempre più scarsi, perchè lo stato si sta soltanto preoccupando di pagare il Mes ( il fondo salva banch…ehm, salva stati, al quale l’Italia in rapporto alla propria ricchezza contribuisce più di chiunque altro per ottenerne soltanto che i soldi dei contribuenti strangolati servono a coprire i buchi della finanza tedesca, tremendamente sottocapitalizzata ed un po’ troppo allegra e pregiudicata in passato nel riempire i propri caveau di titoli spazzatura, salvo che adesso ci fanno la morale ), non esiste una sola persona anche politicamente capace e molto ben intenzionata che possa fare miracoli.
    E qua semplicemente non smantellare servizi è diventanto un miracolo.

    Mi torna in mente in tal senso l’acuta risposta di Brancaccio quando lo pressarono in tutti i modi per fare l’assessore a Benevento, ed il giudizio fu in pratica “con quel che c’è a disposizione fare qualcosa di decente è pressochè impossibile, è questo il problema politico da affrontare, e ciò detto la faccia non ce la metto la dove in pratica potrei soltanto scegliere da dove cominciare coi tagli”.
    http://www.emilianobrancaccio.it/2013/03/30/brancaccio-non-saro-assessore-non-credo-alla-soluzione-dei-tecnici/

    In realtà però non credo che questo giudizio che do possa essere tacciato di benaltrismo, perchè è, a mia volta, un giudizio molto duro.

    Amministrare le città in questo momento è uno sporco lavoro, ma come diceva John Belushi, qualcuno deve pur farlo.
    Ma proprio perchè il problema è sistemico, ed impedisce di far qualcosa di buono per le città, sindaci che hanno un ruolo politico di estrema importanza ( ad esempio essere sindaci di Milano pesa molto, moooolto di più, che essere un anonimo in mezzo a 900 altri parlamentari! ) quali ad esempio Pisapia, invece che insistere nel fare i “pontieri” tra il PD ed una pretesa/presunta sinistra alla sinistra del PD, dovrebbero andare ad incatenarsi davanti al ministero dell’economia e della finanzia, dovrebbero sollevare un caso politico che sia un autentico vespaio, dovrebbero convocare assemblee cittadine nelle quali spieghino cosa vorrebbero fare e non possono fare perchè qualcuno – tipicamente del PD – da Roma gli taglia i fondi.
    Così, e non facendo i “pontieri” tra strutture partitiche marce col solo scopo di tenere in piedi amministrazioni che si dicano di centrosinistra, avrebbero potuto spostare rapporti di forza politici.
    O almeno avrebbero potuto cominciare a creare consapevolezza e coscienza collettiva, nelle società, di quali siano i problemi reali invece che lasciar deragliare il dibattito pubblico su amenità infondate ( tipo che bisogna diminuire le coperture contrattuali per creare occupazione, quando tonnellate di dati empirici smentiscono questa tesi ).

    Questo l’han fatto, tanto Pisapia quanto altri?
    La risposta è lapidaria: NO!

    E allora se ne andassero politicamente a fondo, loro e le loro amministrazioni, perchè non hanno fatto l’unica cosa che poteva risultare politicamente utile qui ed ora.

  • “Oppure delle due l’una: o il cambiamento sostanziale è impossibile ….”, ma la volontà di cambiare è molto limitata direi, sopratutto perché nessuno ha una idea chiara di come evolverà una certa situazione. Un cambiamento sostanziale sono stati i telefoni, grazie all’evoluzione informatica, ma è stato integrato nel quotidiano. Il resto è manutenzione, ma non ho la percezione che Pisapia sia stato così negativo né particorlarmente lassista.

  • Una sola osservazione su una sua frase: ““Non ci sono i soldi” (scusa eterna e sempre buona)”

    Che nel locale ciascun governo vada valutato nello specifico non c’è dubbio. Tuttavia liquidare la problematica della mancanza di fondi per investimenti e riconversioni come “eterna scusa” mi pare mettere in ombra un dato strutturale dei nostri tempi: la galoppante paralisi della spesa dovuta ai vincoli di bilancio nazionali.

    Ogni situazione locale ha i suoi problemi, tuttavia oggi mi pare che il particolare contenga il generale e sia dipendente da esso. Al di là di piccoli aggiustamenti i margini di manovra dei sindaci sono troppo stretti, e la situazione non può essere sbloccata che a livello nazionale dove si gioca la partita vera: quella della sovranità nazionale e della politica economica.

    Questo ovviamente non scusa la dismisura tra le promesse di cambiamento e la loro realizzazione. Tuttavia resta che la nostra crisi di domanda ha radici macroeconomiche la cui soluzione non può essere trovata che a livello macro. Invocare o promettere piccole rivoluzioni sul locale mi pare oggi inutile e dannoso, in quanto distoglie le coscienze dai veri nodi.

    Mi rendo conto che i fattori del problema da lei analizzato sono molti, e che anche in una situazione nazionale disastrosa si può e si deve comunque invertire la rotta a livello locale, ma credo che quanto detto sopra possa spiegare in parte non irrilevante le difficoltà dei sindaci emersi dalla crisi della politica bipolare, come i sindaci arancioni, e anche quelli del M5S.

  • carissimo professore, lo sapevamo benissimo che un sindaco non viene eletto per redimere il mondo, per quello c’è sempre peppecrille, ma mi sembra ridicolo sostenere che visto che un sindaco non può cambiare radicalmente la città che amministra allora dobbiamo smettere di essere di sinistra ed abbracciare il grilloleghismo come ha fatto lei. un sindaco può cambiare qualcosa, e una piattaforma politica non è legata ai destini di un’amministrazione cittadina.
    se c’è un motivo per cui la rivoluzione arancione non tira più è perchè è arrivato renzi che al momento appare molto più nuovo e i cui errori durante l’amministrazione di firenze sono stati più o meno perdonati/annacquati. se uno deve trovare cause materiali, esse stanno certamente nelle alchimie politiche che hanno prodotto le elezioni dei sindaci arancioni e la ripetibilità di queste aggregazioni elettorali.

    p.s.

    per il resto non sono tutti i giornali che hanno colto la squallida occasione di lucrare su una tragedia come ha fatto lei, sono stati solo i peggiori e i più faziosi, come l’huffington post, il giornale e il fatto.

  • ….le tue considerazioni penso valgano anche per lo pseudo “governo renzi” …è un paese che ha sempre bisogno di qualcuno che inventi la cura “vannoni” o di qualche apparizione mariana….infelice la terra che bisogno di eroi (e ha solo mediocri interpreti da commedia all’italiana!!!!)

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    Tenerone Dolcissimo

    Caro professore, a proposito di De Magistris, devo dire che, essendo di destra liberale, non mi sta proprio simpatico.
    Ma proprio perché sono di destra liberale, mi puzza molto quel che gli è successo. E non vale dire che c’è una legge e quindi …..
    Nei paesi liberali per eccellenza, il diritto è giurisprudenziale e basato sullo stare decisis, quindi il discorso per cui tu vieni condannato mentre un altro viene assolto in base alla stessa legge non esiste. Lì il diritto è cosa concreta, per cui se applichi una regola a tizio, poi la applichi anche a caio e se non la applichi a caio non vale dire questa è la legge e il caso di tizio non ti interessa.
    Quindi massima solidarietà a De Magistris e cominciamo a chiederci perché lo stato non è altrettanto severo con i veri delinquenti.
    Cordiali saluti.

  • e BRAVOOO giannuli.
    quando negli anni 70 cercavo di informare i miei amici compagni che la romania di ceausesco nulla AVEVA DI SOCIALISTA, MI SENTIVO RISPONDERE che esisteva da solo una trentina d’anni, ora a gubbio dove attualmente vivo, il sindaco di rifondazione è finito in galera dopo averne combinate di tutti i colori ma i compagni continuano a credere ai dogmi e sono totalmente incapaci di analizzare la realtà.
    che il problema sia una diffusa IMBECILLITà? c

  • ritorno su un punto dell’articolo particolarmente grossolano

    “Allora veniamo al sodo e non perdiamo tempo, il giudizio finale è questo: il cambiamento promesso era troppo al di là delle possibilità, mentre il cambiamento realizzato è troppo sotto le possibilità esistenti. Lo scarto fra le due cose è tale che, a soli tre anni dall’inizio dell’esperienza, possiamo tranquillamente parlare di suo fallimento totale. Se non siete d’accordo, benissimo scrivetelo pure, ma dimostratemi che un cambiamento importante c’è stato ed in cosa.

    Oppure delle due l’una: o il cambiamento sostanziale è impossibile ed allora non resta che prenderne atto e rassegnare le dimissioni per la conclamata impossibilità di tener fede alle promesse fatte. Oppure le possibilità ci sono e questi sindaci non sono capaci di sfruttarle e, lo stesso, è bene che si ritirino.”

    mettiamo la cosa sul pratico: quali sono le promesse a cui si riferisce il professore? nel caso di genova, doria avrebbe promesso di sbloccare i lavori (prerogativa del tar) o di stoppare la pioggia (prerogativa di dio, suppongo)? mettere la discussione su questo piano non ha molto senso, e riflette solo il qualunquismo del pentastellati: nel caso 1 infatti bisognerebbe smettere di fare politica del tutto, in modo da prendere atto del fatto che la politica, specie quella locale, ha un raggio d’azione limitato.
    per quanto riguarda il caso 2, sarebbe il professore a dovere dare prove empiriche e a fare paragoni: dove sono questi sindaci non di sinistra che hanno cambiato il mondo? a me non risultano proprio, non riesco a ricordarne uno: ma forse ho la memoria offuscata, e quindi aspetto la famosa pietra di paragone (mi basta un solo sindaco di una grande città eletto con l’attuale sistema elettorale, dato che i paesi piccoli sono realtà diverse). un esempio di un buon sindaco che ha cambiato in bene la sua grande città nel contesto legislativo attuale renderebbe il discorso del professore sensato. in mancanza di questo, non posso fare altro che constatare che tutto il discorso si regge sull’aria.

  • al di la del fallimento e delle tifoserie, le dimissioni dei sindaci cd arancione, produrrebbe un danno maggiore del loro non governo o malgoverno e che dir si voglia. ovvero, questo drappello di soggetti è stato votato, per ciò che potevano rappresentare, cioè una rottura con la designazione dei partiti dei propri soggetti nei punti chiave del potere. la resa delle armi potrebbe avere il significato di dar ragione ai politicanti di professione, portandoli addirittura ad affermare che con loro le cose andavano meglio. l’unico dubbio è, come far si che i cittadini seguano la strada intrapresa senza farsi irretire dalle logiche di palazzo che vogliono le elezioni come una ratifica dei loro progetti, come napolitano insegna.

  • Caro Giannuli,
    lei ciurla nel manico.
    Nel suo pezzo precedente lei afferma:
    “Sosterrò sempre che un corrotto competente sarà sempre preferibile ad un onesto incapace”.
    Qui invece “l’onesto incapace” e divenuto un “onestissimo imbecille”, che non è precisamente la medesima cosa; e non è questione di lana caprina, perché l’imbecille resta tale anche con l’esperienza, l’incapace invece (ma sarebbe più giusto dire inesperto), se non è un imbecille, può imparare, migliorare e correggere i propri errori.
    E, volendo andare per il sottile, ma non tanto poi, anche il termine corrotto ha un significato molto più esteso di ladro: conosco ladri con un formidabile senso morale nel rapporto con gli altri, ma i corrotti non rispettano nulla e nessuno.
    Le parole sono pietre.
    Va bene sostenere le proprie opinioni, anche a costo di stiracchiare un po’ i concetti a favore delle proprie tesi, ma così è scorretto.
    Poi, visto che vuole tornare sull’argomento, bisognerebbe che in premessa dia la sua definizione di “incapace” e di “imbecille”: tutti sanno cosa intendere con il termine “onesto”, specialmente nella gestione della cosa pubblica, ma ciascuno di noi usa un proprio metro di giudizio per attribuire a qualcuno gli altri due aggettivi.

  • Giannuli sui sindaci di Napoli almeno cronologicamente sbaglia. Gava e De Donato (forse Di Donato) non sono mai stati sindaci di Napoli. Su Jervolino e Bassolino sono d’accordo, ma su Valenzi forse il troppo tempo passato la inganna.

    • Vincenzo:: rilievo formalmente giusto, nel seso che c’erano dei sindaci prestanome e dietro di loro i veri sindaci erano i summentovati personaggi. Avrei dovuto specificarlo… ma mi affidavo all’intuito del lettore

  • Ho trovato molto interessante i due articoli sui sindaci arancioni e mi piacerebbe andare oltre la constatazione del fallimento della cosiddetta stagione dei sindaci arancione per comprendere tutta l’esperienza amministrativa della sinistra radicale italiana da quando si è aperta questa possibilità ovvero dal ’92/93 in poi. L’idea che mi sono fatto, anche alla luce delle esperienze amministrative che negli enti locali delle regioni “rosse” sono state molteplici e con diversi gradi di responsabilità, è quella di un totale fallimento e subalternità alle logiche dell’apparato che controlla nei territori l’organizzazione sorta sulle ceneri del PCI e che ha cambiato nomi e dirigenti nazionali ma che nelle federazioni provinciali è sempre la stessa dagli anni ’90. Un fallimento che cozza totalmente con l’idea di democrazia partecipativa che la sinistra radicale ha propagandato negli anni della sua esistenza. Credo sia uno dei motivi per cui è stata facilmente disintegrata dopo che Veltroni non rinnovò l’alleanza nazionale del 2008 costringendola ad organizzarsi in tutti questi anni con coalizioni pasticcione e facendo emergere fianco un comico come Beppe Grillo più credibile nell’organizzare non dico l’alternativa ma almeno la protesta. Che ne pensa?!?

  • la prima cosa che mi aspetto da un sindaco è la trasparenza. Cioè il dire almeno le cose come stanno. Non è possibile? Vuol dire che la democrazia è morta. Comunque preferisco la trasparenza di un sindaco di destra alla non trasparenza di un sindaco di sinistra.

  • a me sembra che manchi un aspetto, tanto nel ragionamento di Giannuli che dei suoi critici. Trovo che il fenomeno “arancione” sia nato da un sentimento antipolitico, per quanto di sinistra, generato dallo “spirito delle primarie” che all’epoca andava tanto di moda (poi ci ha regalato Renzi). I partiti? “Roba del ‘900” (e con questo autorevoli pensatori credevano di aver detto chissà che…) così, invece di lavorare su programmi ci si è affidati a una partecipazione di facciata oppure reale ma momentanea (i sindaci arancione hanno avuto una vera spinta dal basso, ma poi i comitati si sono liquefatti come era logico e loro sono restati nei palazzi non solo senza l’esperienza necessaria, ma specialmente senza il confronto politico con una base permanenente e organizzata. Mi si dirà che i partiti si sono squalificati e che non esistono più. Replico che senza uno strumento organizzato i programmi non si elaborano, la partecipazione è effimera, le questioni non si dibattono e gli errori non si correggono. Così si viene eletti, si creano aspettative e poi si scopre amaramente che la figura salvifica, il mitico “uomo della società civile” altro non è che un politico (non è una parolaccia) che senza supporto e senza una base con cui confrontarsi va tranquillamente alla deriva.

  • Condivido pienamente la classificazione dei commenti da lei fatta e come esplicitamente dichiarato mi iscrivo nei “giustificazionisti” critici ma non pessimisti.
    Vorrei, però, rilevare due elementi, uno contenutistico, l’altro di metodo.
    La prima osservazione è che non mi pare abbia argomentato abbastanza contro chi dice: obiettivamente la voragine era troppo grande per essere colmata in poco tempo, oppure la vicenda De Magistris è un problema anche persecutorio, oppure ancora “non erano al corrente dei dati in campagna elettorale”: lei sa bene che non tutte le informazioni sono pubbliche e a tutto oggi nessuno sa (o meglio vuol far sapere) a quanto ammonti per esempio il debito in derivati dei comuni e dello stato italiano.

    La seconda osservazione è di metodo e usando volutamente un’iperbole un po’ naive desidero spiegarla così: se fossimo nel 1849 a Roma e dovessimo giudicare piccole e brevi esperienze repubblicane col metro del successo a breve termine ne dedurremmo che fosse una direzione sbagliata fatta da uomini incapaci e meglio sarebbe allearci col re o abbandonare le armi. C’è nell’aria da anni in Italia un bisogno di rivoluzione “morbida” che ha aperto la strada ai 5stelle, per quanto non sia stato ben sfruttato sinora e non capito né dalla sinistra (sel, rifondazione, verdi…) né dai “movimenti” che non riescono a parlarsi.
    Gli uni vorrebbero una classe politica nuova già pronta, gli altri guardano con sospetto a ogni “esperto” che puzzi di direzione politica. Nel mezzo ci può anche stare l’esperimento, il parziale fallimento e le solite cose del movimento di liberazione giudaico della palestina arcinemico del movimento di liberazione della palestina giudaica.

  • Ma via Aldo, hai sì o no analizzato (molto superficialmente in verità) quattro sindaci e da ciò facendone derivare un giudizio negativo sulla categoria non ulteriormente specificata di sindaci arancione?
    E’ evidente a tutti che dell’azione individuale di ciascun sindaco non t’interessasse nulla, t’interessava la categoria per lo scopo del tutto lecito di mettere il M5S contro tutto il resto del mondo. A cosa serve che tu ci ritorni tentando di ironizzare sulle cose che ti abbiamo scritto, mi pare che le tue repliche non scalfiscano quel tipo di argomentazioni.
    E’ significativo che sulle cose specifiche che sottolineavo, non hai speso una singola parola, confermando così che si tratta di un gesto politico che trascende il singolo operato di quello specifico sindaco.
    Tu dici che non hai parlato di altri, perchè t’interessavano quelli arancione.
    Appunto, quindi confermi che sentivi la necessità di colpire l’esperienza dei sindaci arancione. Ciò certo esclude Pizzarotti, ma scusa se insisto, non può escludere Orlando, perchè le candidature di De Magistris e Orlando erano strettamente collegate, fino a quel tempo a fare immaginare qualche nuova forma di movimento politico in gestazione.
    Dopodichè, liberissimo di tacere su orlando, come noi siamo liberissimi di farti notare gli aspetti preordinati del tuo articolo.

  • Salve professore,

    qualche settimana fa aveva detto che a breve avrebbe fatto un post dove spiegava perche’ il M5S ha intrinsecamente un bacino limitato di potenziali elettori.
    La sua riflessione mi interessa molto.

    Quando lo pubblichera’?

    Cordiali Saluti,
    Gabriele

  • Altro che fallimento dei sindaci arancione, ben altro fallimento stà per scodellare il nostro amato sindaco d’Italia, leggete cosa ho trovato sul sito “Rischio calcolato”:

    Le balle di Renzi cominciano a mostrare evidenti limiti, ma chi è davvero il suo compagno di merende, il Ministro Padoan?

    da Liberticida di Nuke The Whales 16.10.2014

    Renzi, cosa dire di costui?
    Ricordo cosa diceva Lincoln:
    “puoi ingannare tutti per qualche tempo, puoi ingannare qualcuno per sempre. Ma non puoi ingannare tutti per sempre”.
    Certo, sarebbe bello poter rilanciare l’economia italiana tagliando gli “sprechi”, pagare il debito pubblico senza soffrire e diventare la locomotiva europea invece della Germania, e godere tutti insieme dei benefici dell’Euro.
    Purtroppo in questo mondo iperconeesso non è possibile, anche facendo sacrifici, ovvero tagliando stipendi e pensioni , non si vedono possibilità di pagare in tempi ragionevoli il debito pubblico.
    Dai, mesi di contorsioni del governo e di aumento della pressione fiscale hanno portato ad un aumento del debito.
    Ma aiutiamoci anche con i grandi del passato, nella fattispecie Sant’Agostino:
    Definizione di menzogna.

    Occorre dunque precisare cosa sia la menzogna. In effetti non tutti quelli che dicono delle falsità mentiscono: tale è colui che crede o suppone essere vero ciò che afferma. C’è poi una differenza tra il credere e il supporre: chi crede a volte s’accorge di non conoscere la cosa che crede, sebbene non nutra dubbi di sorta sulla cosa che sente di non conoscere, se in essa crede con assoluta certezza. Viceversa, chi su qualcosa fa supposizioni ritiene di conoscere una cosa che invece non conosce. Ad ogni modo, chi afferma una cosa che nel suo animo o crede o suppone, anche se la cosa in sé è falsa, egli non dice una menzogna. Infatti nel suo parlare asserisce ciò che ha nell’animo e lo asserisce adeguandosi alla sua convinzione, e di fatto considera le cose come egli afferma. Ma anche se non mentisce, non è esente da colpa, se presta fede a cose da non credersi o se pensa di conoscere le cose che viceversa non conosce, anche se si tratta di cose in sé vere. Egli infatti ritiene di conoscere ciò che invece non conosce. mentisce poi sicuramente colui che nell’animo ha una cosa mentre a parole o con qualsiasi mezzo espressivo ne dice un’altra. Per questo, si suol dire che il bugiardo è doppio di cuore, cioè ha due [diversi] pensieri: uno quello che sa o ritiene come vero ma non ne parla, l’altro quello che invece del precedente proferisce con le labbra sapendo o congetturando che è falso. Ne segue che uno, senza mentire, può affermare una cosa falsa, inquanto crede che le cose stiano proprio come egli dice, sebbene di fatto non stiano così.
    Agostino si poneva il problema della persona che mente non sapendo di mentire, e Renzi ne è il classico esempio.
    Persona non particolarmente intelligente, probabilmente sofferente di una sindrome da deficit di attenzione mai curata e dotato di una parlantina incredibile, ti sfinisce letteralmente a forza di chiacchiere.
    Chiacchiere che servono a mascherare la sua pochezza fisica, intellettuale e morale.
    Poveretto, probabilmente è davvero immedesimato nella sua missione di salvatore della patria, ed è davvero convinto di avere a portata di mano la soluzione di problemi che farebbero tremare i polsi a persone di ben altra stoffa.

    Si dice che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, e anche che dietro ogni grande leader ci sono ministri di egual valore.
    Facciamo l’esempio dei ministri dell’economia, la Merkel, il testardo leader tedesco, ha dietro di se il testardissimo Shauble, fanatico del rigore e della lotta contro il “terrorismo”, sia esso economico o religioso.
    Una persona che non si spezza e neanche si piega, ti spezzi tu che gli dai fastidio.
    Ricordate , i tedeschi lo considerano una persona troppo testarda e impervia ai cambiamenti.
    Il farfallone nostrano, oltre ad alcune persone volenterose scelte nella cerchia dei suoi Yes Man&Woman ha una persona di spicco, il Ministro Padoan.
    Wikipedia, nella sua biografia dimentica di accennare ad alcune cosette, prima di tutto che non fu Renzi a sceglierlo, ma fu Napolitano a volerlo a tutti i costi in questa importante posizione, al posto di qualche volonteroso e incompetente sottocoda di Renzi.
    Altra piccola cosa che si dimentica è che Padoan, oltre a essere il rappresentate per l’Italia del FMI per quattro anni, si è occupato di Grecia, Portogallo, e , soprattutto Argentina.
    Fu responsabile del paese per contro del FMI proprio durante il collasso e il default, per poi passare ad interessarsi di Grecia e Portogallo, altri due stati che hanno sofferto molto in questi anni.
    Della Spagna non sappiamo niente, ma probabilmente ci avrà messo del suo , come vice presidente dell’OCSE. di seguito.
    L’equivalente economico di uno psicopompo, ovvero la figura mitologica che accompagna le anime dei morti nell’alldilà.
    Ricordate le sue gesta passate, uomini, e tremate.
    E parliamo anche del Padoan-pensiero, ovvero le massime che dovrebbero essere incise a fuoco nei vostri cervellini.
    in merito alla riforma della Fornero:
    “La riforma Fornero è stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell’Italia”
    Sulla Grecia:
    “La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell’amministrazione pubblica e nel lavoro”
    E ancora:
    “C’è necessità che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo”
    Ricordate, non diceva questo come “persona informata dei fatti”, ma come responsabile del paese per conto del FMI prima e come vicepresidente dell’OCSE, poi.
    I tagli alla spesa pubblica, agli stipendi e alle pensioni volute dal governo argentino, portoghese e greco, su suoi suggerimenti hanno portato a crisi epocali, licenziamenti, disoccupazione, default e “risanamento”.
    Al new York TImes, durante una illuminante intervista, parlando del “risanamento” greco, portoghese ed argentino:
    “Il risanamento fiscale è efficace, il dolore è efficace”
    Attila gli fa una pippa, a questo qui.

    Oltre ai fantasiosi piani economici emessi dal governo, fatti da Renzi e non da Padoan, che ciarlano di riduzioni delle tasse senza copertura, e del rispetto del vincolo del 3 per cento senza alzare le tasse, dobbiamo mettere bene a fuoco due cose.
    Shauble, il potentissimo ministro dell’economia germanico rimane fermo nelle sue posizioni:
    nessuna concessione a nessuno, tutti , francesi ed italiani compresi, devono pagare le tasse, tagliare la spesa pubblica e fare i “compiti”.
    E zitti.
    Il liberista Padoan è convinto, contro ogni evidenza, che il “rigore” fa bene all’economia, e che “temporanei” sacrifici sono necessari per risanare i conti pubblici.
    E’ anche convinto che, sempre contro ogni evidenza, il taglio della spesa pubblica lineare e l’aumento delle tasse non generino crisi.
    Il primo è l’equivalente economico di un sadico dominatore, convinto che il pugno duro sia necessario.
    Il secondo è l’equivalente economico di un masochista, convinto che la “sofferenza” sia la cura per tutti i mali.

    L’Italia è fottuta, definitivamente.
    da Liberticida di Nuke The Whales

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