L’Euro: una moneta senza Stato. Ma è proprio vero che non ha Stato?

Giovedì 23 luglio, Ignazio Visco ha rilasciato una intervista al “Il Foglio” nella quale gira insistentemente intorno ad un concetto: l’Euro non può durare a lungo senza uno Stato. Visco richiama, a questo proposito, anche un libro di Padoa Schioppa che sosteneva già 10 anni fa che l’Euro non sarebbe durato a lungo come moneta “sovra statuale”.  Ma va, ma non mi dire! Questa sì che è una novità!

In effetti, chi ha memoria, ricorderà che l’Euro venne immaginato e proposto come il primo passo decisivo verso l’unità politica del continente da realizzarsi un tempi molto rapidi (si parlava di un decennio). Le cose poi andarono molto diversamente: nel 2005, pochissimo tempo dopo l’entrata in vigore della moneta comune, vennero i referendum sul “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” che in Francia e Olanda bocciarono sonoramente la proposta. Il cd. Trattato era un pasticcio informe ed illeggibile di oltre 600 pagine, con centinaia di articoli irti di commi e sotto commi con eccezioni ed eccezioni alle eccezioni, ma è certo che solo gli specialisti si siano dati la pena di leggerlo, mentre la stragrande maggioranza dei cittadini europei avevano (giustamente) bocciato il resto senza nemmeno leggerlo. I francesi e gli olandesi stroncarono la proposta ed, a quel punto fu chiaro che il trattato sarebbe passato da una bocciatura all’altra, per cui i referendum previsti in Portogallo, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia ed Uk vennero sospesi e mai più svolti. Con l’eccezione di Spagna e Lussemburgo, il trattato non fu ratificato solo dai parlamenti ma mai da referendum popolare. Il pronunciamento popolare non bocciava solo un trattato molto malfatto e che non avrebbe mai potuto funzionare, ma esprimevano sfiducia nella stessa idea di unità politica dell’Europa.

Lasciamo per ora da parte l’analisi delle complesse motivazioni di quel voto, sta di fatto che esso ebbe l’effetto di bloccare definitivamente il processo di unificazione politica che si era immaginato. Pochi anni dopo venne il Trattato di Lisbona (entrato in vigore nel 2009) che tentava di rattoppare la situazione, ma è sintomatico che nessuno abbia lontanamente pensato di sottoporlo a referendum perché, tacitamente, si dava per scontato che le bocciature sarebbero fioccate.

Di fatto, il progetto di Unione politica è finito nel 2005 con quei due referendum. Dopo la Ue ha navigato a vista e il sopraggiungere della crisi ha sepolto l’idea dell’unità politica, che è diventata uno sciocco mantra nel quale non crede più nessuno. Dieci anni dopo i referendum mi pare che possiamo dirlo tranquillamente.

Ma l’Euro è rimasto e questo lo ha trasformato nel gancio cui è appeso il cadavere dell’Unione Europea, ormai trasformata in una unione a trazione finanziaria. La Bce, insieme alla Commissione ha costituito il governo di fatto dell’unione e, perciò stesso il maggiore ostacolo all’affermarsi di una autorità politica europea.

La contraddizione è proprio qui: una moneta senza stato è qualcosa che non può durare, ma un nuovo stato, in presenza di una moneta già formata, con il campo di interessi che questo comporta, non si riesce a fare, però la moneta sta durando. La soluzione? Semplice, l’Euro uno stato di riferimento lo ha: la Germania. Di conseguenza sono gli altri stati a non avere moneta.

Mettiamo da parte le ipocrisie dei trattati: quello che è successo è che gli stati dell’Unione hanno adottato come  propria moneta il marco, ma siccome non sembrava elegante lo hanno chiamato Euro ed hanno detto che era la moneta del futuro stato europeo, che si farà l’anno di poi, il mese di mai. Il resto sono chiacchiere senza senso.

Aldo Giannuli

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Comments (17)

  • Ottimo intervento. Anche se io invertirei il peso giocato dai referendum e dalla crisi. Alla volontà di un gregge mediatizzato e pacifistizzato non fa caso (quasi) nessuno. Più serie le conseguenze della crisi che palesa l’incompatibilità fra l’euromarco e il capitalismo centrato su debito, domanda interna e svalutazione dei paesi del sud. Qui è il padronato a essere toccato nel portafogli.

    Io do importanza a un terzo fattore: man mano che il neoliberismo sgretola le società in un crogiolo di soggetti atomistici che cercano soltanto di fregarsi a vicenda, la solidarietà – anche quella fra le plutocrazie europee – tende a scomparire e ciascuno pensa in esclusiva ai propri interessi di bottega. Scompare la nozione stessa di una politica di ampio respiro, asfissiata dall’ossessione manageriale verso il rendiconto trimestrale.

    Non dimentichiamo mai che il neoliberismo è la conseguenza e non la causa del male: è la coscienza (falsa al pari di ogni altra) di una società in decadenza.

  • Al tempo, lessi solo degli estratti dai sommari delle varie proposte di Trattato: erano impostazioni iperliberiste con cervellotiche regole di rispetto per le varie burocrazione nazionali. Ci credo che siano stati bocciati! Sì, l’euro è il Marco. L’unica speranza per l’Europa è che la Germania diventi la Prussia o il Regno di Sardegna. Ci vorrebbe ancora un Conte Camillo. E non sarebbe una bella cosa, perché tutto si giocherebbe a destra, come allora. Ma, purtroppo, quando il gioco si fa duro i compagni guardano la partita alla televisione, con commento sonoro di Radio Popolare.

  • Vincenzo Visco parla per interposta persona. Nei giornali di regime dopo la crisi greca, le elites hanno verificato che l’europa ha perso completamente smalto e sta diventando matrigna; così casualemente escono fuori interventi di “autorevoli” europeisti alla Scalfari che danno la ricetta per non avere più altre grecia: la creazione di un potere extrademocratico tecnocratico a governare i popoli europei, ossia un nuovo fascismo delle oligarchie finanziarie. Questo significa quando dicono: fare uno stato europeo, cedere la sovranità, unione politica, coesione tra popoli…. Si usano parole dolci proattive per nascondere la verità. Il segnale autorevole l’ha dato Schäuble proponendo una tassa europea: stornare parte delle tasse nazionali in un fondo europeo gestito da un tecnico.

    Che siccome non siamo fessi, sappiamo che in politica vince il più forte. Il più forte ora è la Germania. Cioè i tedeschi vogliono parte delle nostre tasse per gestirle loro. Un abbozzo per la colonizzazione del sud europa.
    Questo in gioco.

    Che poi il vero stato europeo sarebbe stao quello all’americana: bilancio centrale, tasse centrali, trasferimenti automatici di soldi dai ricchi ai poveri per perequare le differenze, cioè dalla Germania ai maiali del sud. Ce lo vedete che i crucchi passimo il loro 10% del PIL a pecorai greci e mafiosi italioti?

    Si deve dire NO.

  • il punto è proprio questo, la germania non sembra avere il coraggio di prendere per le redini il continente al contrario di quanto si dica costantemente.

      • Perché non ne ha alcun interesse (mi corregga se sbaglio Prof.).
        Ammortizzata la riunificazione (che sarebbe meglio chiamare “mezzogiornificazione” dell’ex DDR) e fiaccato la Francia (il cui peso decisionale è ormai figlio quasi esclusivo della propria deterrenza nucleare) alla Germania interessa consolidare il riassetto delle filiere produttive continentali, che non contemplano l’essenzialità del sud Europa, il quale può restare funzionale per lavorazioni a basso/bassissimo valore aggiunto per cui non è affatto determinante l’essere uniti a doppia mandata con il blocco tedesco.
        Fatta piazza pulita delle manifatture dei PIIGS (in particolare quella italiana) i tedeschi possono guardare oltre (anche se ho l’impressione che non sappiano bene come muoversi, lo dimostra la precarietà della loro azione al di fuori dei confini dell’UE).

        • che la germania abbia più interessi ad est che a sud è evvidente,ma che voglia far piazza pulita del manifatturiero italiano è eccessivo,quel che è certo è che sarà il mercato globale a ridimensionare drasticamente il manifaturiero italiano,e la sua politica basata sulla piccola e media impresa.

          • Mi spiace contraddirti ma a fare piazza pulita del manifatturiero italiano (quello “pesante” quindi pubblico o a partecipazione pubblica) è stata esattamente l’UE con i propri trattati istitutivi che stabilivano chi doveva produrre cosa (servizi compresi) ed in quale misura. Non è un caso che l’industria nazionale sia stata progressivamente smantellata da Maastricht in poi. La pochezza della classe imprenditoriale (parassitaria) italiana, ha fatto il resto.

          • T.S. ti rispondo qua perchè il tuo post non ha il link per la replica,il vero declino è iniziato quando nel 96 si è deciso il cambio fisso della nostra moneta e la seconda batosta (quella più importante )è arrivata con l’entrata della cina nel WTO,io reputo questi due momenti il punto cardine dell’involuzione del nostro paese,non solo Maastricht.
            COmunque l’aver bloccato il valore della nostra moneta,ha reso meno apetibili prodotti italiani di qualità media,fortemente soppiantati da prodotti di fascia alta o di fascia meno costosa, importati da cina.le industrie che hanno margine di futuribilità sono quelle che vendono prodotti a bassissmo costo o ad altissima qualità,nella fascia intermedia il mercato non da garanzie anzi il trend è quello di vederle sparire,a prescindere comunque da Maastricht.

  • Buongiorno Prof. Giannuli,

    io invece credo che arriveremo a formare gli Stati Uniti d’Europa, ma non perché lo vuole la Germania o qualche altro governo europeo, bensì perché lo vogliono gli Stati Uniti d’America. Tra poco gli USA ingoieranno la nostra economia tramite il TTIP. Dopodiché imporranno, obtorto collo, la federazione tra i Paesi europei in modo da imporci le loro leggi direttamente, senza troppe difficoltà burocratiche e senza dover aspettare le ratifiche da una pletora di cancellerie continentali. Con buona pace dell’indipendenza Italiana, per la quale il nostro vecchio Garibaldi si era prodigato centocinquant’anni or sono.
    Saluti,
    Marco

  • Non mi sembra che nella Commissione ci sia lo stesso spirito aristocratico di origine prussiano presente tra gli alti ufficiali della Wehrmacht. Il novello von Stauffenberg dov’è?

  • sono un incompetente in materia, ma dico.
    Diamo tutti gli euro alle banche e acquistiamo solo con bancomat o carta di credito.
    Così gli euro cartacei tornano al mittente.
    Oppure convertiamo tutti gli euro che abbiamo in Dollari (per esempio). Dell’euro cosa resta?

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