Morti e feriti della battaglia dell’emendamento.

L’approvazione dell’emendamento Biancofiore è uno di quegli incidenti, in sé di poco conto, ma che fanno più morti e feriti della battaglia di Caporetto.

Ovviamente, questo succede quando una situazione è già gravemente compromessa e basta un calcio alla porta per far venire giù tutto. E questa è la prima conseguenza: aver reso evidente a tutti lo stato di sfascio del sistema, che riesce a perdere anche con un patto che, sulla carta, ha l’80% dei seggi,

La seconda conseguenza è la fine della “Quota 40”: l’idea che, tornato il Consultellum, uno dei maggiori partiti possa puntare al 40%: la destra è in risalita e forse la frattura Lega-Forza Italia sta risanandosi, ma resta ad una quota molto distante dal 40%; il centro sinistra deve fare i conti con le tendenze centrifughe che rendono lontanissimo il traguardo, anche perché il sistema (almeno per ora) non prevede coalizioni ed occorre fare lista unica (ma non pare che né Pisapia né Alfano muoiano dalla voglia di farla), quanto al M5s, è in discesa e deve fare i conti, per la prima volta, con il fatto di non essere solo lo sfidante, ma anche lo sfidato dalle sue schegge di fuorusciti.

Per di più, non sappiamo quando voteremo, ma è sempre meno probabile che sia prima del 2018. Renzi sembra di nuovo tentato da novembre, ma resta di mezzo la grana della finanziaria. Dunque fra le cose dissolte c’è anche il voto autunnale.

E vediamo agli effetti su partiti e persone. I 4 partiti del patto se ma passano, chi più chi meno, abbastanza male: il Pd –sempre che i ballottaggi gli vadano bene- reggicchia elettoralmente, ma in una situazione che si avvia a scomporsi e con nessun alleato. Renzi ha superato la priva delle amministrative, almeno per ora, però ha rimediato la seconda scoppola dopo il 4 dicembre e l’effetto congresso è in gran parte dissolto. Berlusconi, anche lui, ha retto nelle urne di giugno, ma si trova condizionato all’alleanza con la Lega, deve rinunciare al voto autunnale ed ha un partito con forti tendenze centrifughe, anche perchè ha fatto la sciocchezza di dire che confermerà solo 1/3 dei parlamentari e molti iniziano a guardarsi attorno. Salvini ha anche lui il problema di doversi coalizzare con quello su cui ha sputato sino a ieri sera ed esce maluccio dalla questione della riforma elettorale.

Chi esce peggio di tutti, sia dal voto sulla legge elettorale che da quello amministrativo è il M5s che vede dissolversi il sogno di arrivare al governo entro la prossima tornata. Personalmente non ci avevo mai creduto, dopo la fine dell’Italicum che, dava qualche speranza, ma adesso direi che nemmeno il più scatenato seguace può crederci: soglia 40 sembra allontanarsi, e, se reintroducono le coalizioni, forse può sperarci qualche altro, ma non il M5s. Anche l’ipotesi di una coalizione con la Lega, che si era affacciata per un momento, sembra svaporare con la Lega che va verso Forza Italia. Insomma, il M5s deve prepararsi ad una nuova legislatura all’opposizione: Poco male: la legislatura sarà probabilmente corta e magari è giusto il tempo per superare i limiti del M5s e fornire un’offerta finalmente adeguata.

Molto dipende dalla capacità del movimento di capire cosa è successo e fare marcia indietro. In questo quadro, il leader che esce peggio di tutti è Di Maio: lo sconsiderato progetto di riforma elettorale è caduto (e, peraltro, anche se fosse riuscito, avrebbe favorito il Pd, non certo il M5s), le elezioni amministrative sono state una catastrofe e lui è sia l’ispiratore dell’accordo dei 4 che il responsabile degli enti locali, quindi doppiamente responsabile.

Questo non significa che siamo al suo funerale politico: l’uomo è abile e sa cavarsi di impiccio, allo stato attuale gode ancora della fiducia di Grillo e Casaleggio (o, per lo meno, non ci sono segnali contrari), controlla ancora diverse leve importanti come la comunicazione ed i probiviri e –salvo Di Battista- non ci sono altri candidati ugualmente conosciuti. Però non so se gli convenga.

In primo luogo, le prospettive di andare al governo, allo stato, sono decisamente scarse, anche se –come è probabile- il M5s dovesse avere una ripresa e tornare intorno al 30%. Per di più, anche se dovesse avere un plebiscito alla consultazione on line, dovrebbe affrontare le elezioni con le “gomme sgonfie”, senza realistiche probabilità di vittoria piena, con malumori alle spalle e, soprattutto, con l’immagine del moderato, mentre il M5s avrebbe bisogno, al contrario, dell’immagine del radicale che usa toni barricadieri, per recuperare sul voto di domenica scorsa. Insomma, condizioni nelle quali sarebbe già un successo superare, anche di poco, il 25% del 2013. E se andasse sotto? Troppi rischi di caricarsi una seconda sconfitta che segnerebbe la sua eclisse definitiva. Anche la prospettiva di fare il Presidente della Camera sfumerebbe: ci sono precedenti di uomini dell’opposizione eletti a quella carica, ma non è mai successo che ci andasse il principale esponente di un partito, perché quella è una carica di tipo arbitrale e mi pare difficile che possa andarci il capitano di una delle squadre, anche se è stato un ottimo vice presidente della Camera, preparato ed imparziale.

Io ci penserei su e magari farei un passo indietro, lasciando il campo a Dibba (sempre che questi voglia farlo) che è anche più indicato all’operazione recupero.

Tuttavia fare grandi previsioni adesso mi sembra azzardato, soprattutto perché non sappiamo quanti e quali partiti si presenteranno e molto fa pensare che ai tradizionali 8 o 9 (FdI, Lega, Fi, Ncd-Udc, Ala, Pd, Si, Mdp, M5s) se ne aggiungeranno altrettanti nuovi con qualche possibilità di azzardare la soglia del 3%. Ma di questo riparleremo.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (19)

  • Gli elettori non invecchieranno insieme al M5S, ed il tentativo (abortito) d’inciucio potrebbe aver rappresentato l’ammissione di tale previsione. Lo stesso spirito movimentista che ha agevolato la sua nascita ed il suo sviluppo appare ormai inadeguato e la trasformazione in partito – sia pure nelle singolari forme attuali – sembra lettera definitivamente morta. Io li ho guardati con simpatia, più per speranza che con convinzione, ma inizio a pormi diverse domande.

  • Invece pare che la linea Di Maio vada forte, ma ti dimentichi uno degli ingredienti della sua ricetta: la xenofobia

    Nel giro di due giorni si annuncia
    – Il daspo urbano per i nomadi. Praticamente in virtù dei decreti Minniti si deporta chi non ha fissa dimora dalle città. Bello, una cosa tipica di ogni stato di diritto
    – Roma è piena, Basta migranti! (Sarà, ma mi sembrava più realistico quando se la prendevano con le kaste, magari un po’ naif, ma almeno il nemico stava più in alto e non più in basso)
    – No allo Ius Soli temperato. Un No disgustoso che si commenta da sé.
    Però con l’effetto collaterale di far risultare il PD (quelli che hanno inventato i CIE etc.. etc..) il grande partito antirazzista.

    Chapeaux

  • Berlusconi utilizzerà -come ha fatto in altre tornate elettorali – la Lega per intercettare voti che altrimenti perderebbe e il PD farà lo stesso con i fuoriusciti di sinistra, ma prenderanno meno voti.
    Il m5s correrà da solo e non sfonderà quota quaranta.
    Il gatto e la volpe si metteranno d’accordo per andare al governo.
    Conclusione: chi vota a destra sa di votare a destra. Chi crede di votare a sinistra, vota lo stesso Berlusconi.
    L’abbraccio Renzi-Berlusconi non ha fatto male più di tanto ad entrambi.
    E vissero felici e contenti.

  • ACME NEWS
    Dalla jungla si levano i più disparati versi di protesta contro i politici italiani, ad eccezione della Brambilla.
    Pitoni, leoni, zebre, ippopotami, zanzare, coccodrilli, mosche e leopardi, protestano per l’oscuramento mediatico riservato al loro partito.
    Tutti in fila vorrebbero votare nel segreto del seggio i loro candidati preferiti, ma sembra che sarà loro impedito, perchè extracomunitari.
    Infatti i selvatici si fidano poco dei loro parenti domestici italiani, che voterebbero come i loro padroni.
    I selvatici sognanti, capeggiati dal Re Leone, contano di ottenere la maggioranza assoluta e di allearsi con ….

  • Esimio professor Giannuli ho l’impressione che sta diventando esattamente come il professor Becchi. Continua a sottovalutare il consenso e le capacità del M5S. Le ricordo che prima delle prossime elezioni politiche ci saranno le regionali in Sicilia, e in quel caso i grillini stravinceranno. Non si possono fare paragoni tra amministrative ed elezioni nazionali. Concordo con lei quando dice che Di Maio ormai è diventato un personaggio molto debole, sinceramente non ho mai creduto che costui potesse essere candidato premier del movimento, è troppo giovane ed inesperto per ambire a quella carica. Comunque i pentastellati alle prossime elezioni arriveranno primi, supereranno il 30%, si metta l’anima in pace!!!!!!

    • guardi che a me non dispiace affatto se il M5s vinca in sicilia o prenda il 30% alle politiche, semplicemente temo che le si stia facendo illusioni sia sul fatto che Di Maio non sarà il candidato alla presidenza del Consiglio dei grillimi, sia sul fatto che si questa linea non si profilini nuove flessioni. Ma speriamo che avvia ragione lei sulla seconda cosa

  • Bell’articolo.
    A proposito però di “immagine di moderato”, riporto qui a beneficio di chi non frequenta il Blog di Grillo, il seguente post (a sua firma):

    ———————————————————————————————————————
    di Beppe Grillo

    1) Le regole del MoVimento 5 Stelle si basano sui nostri principi e non sono derogabili. Il limite dei due mandati è una di queste regole.
    2) Chi pensa che le nostre regole fondanti siano “inutili tabù” è libero di pensarlo ed è anche libero di trovare un partito che lo candidi alle prossime elezioni
    3) Il MoVimento 5 Stelle non fa alleanze né con il Pd, né con la Lega, né con altri. Quando andremo al governo presenteremo al Parlamento i nostri punti del programma di governo.
    ———————————————————————————————–

    Questo per amore della chiarezza e della verità: certo Grillo, contrariamente a quanto pensano moltissime persone, ivi inclusi tanti cosiddetti “grillini”, NON E’ il M5S: e per fortuna! nessuno può fare tutto da solo, neppure il più feroce dei dittatori.

      • In base al principio di corrispondenza tra chiesto e giudicato la camicia di nesso era bella e preparata …
        Mi è sembrato che non sia stata sollevata l’eccezione di difetto di giurisdizione a favore dei probi viri interni.
        Diversamente ci sarebbe stato difetto di extra petitione da parte del giudicante.
        Nella Procura della Cassazione non ci penseranno neppure ad impugnare nell’interesse della legge: significherebbe volere che la materia restasse ancorata al diritto privato.

  • «Invertire il procedimento sul giudizio di costituzionalità delle leggi apre la porta a qualche problema di razionalità.» — Gaz

    Gaz Non so perché intenda sornionamente annoverarsi tra i reazionari ma certo non è sufficiente affermare che il Parlamento in prima istanza decida della costituzione QUANDO la questione verteva su leggi ordinarie incostituzionali per le quali NON è concesso alcun potere legislativo (N’est-ce-pas? e scusi il francesismo) né che invocare il giudizio di costituzionalità su aspetti circostanziati causi qualche “inversione” se non commettendo falli di logica (con l’unica “ratio” di impedire a gruppi parlamentari “sterilizzati dalle leggi elettorali disrappresentative” a sollevare la questione alla Corte costituzionale prima che le leggi incostituzionali esercitino danni quando certo non applicherebbe una simile forzatura al 127cost. lasciando che il governo faccia simile trafila nei tribunali)

    La questione generale non si limita alla proposta di legge elettorale che contemplava addirittura la possibilità riciclare i censimenti del 1991 in sfacciato contrasto con gli articoli 56 e 57 Cost. (dunque non si tratta solo di casi di “controversa interpretazione”) poi se crede sia plausibile far approvare leggi elettorali con “patti” che contengano simili storture considerando adeguato che eventuali ricorsi ex 700 cpc lascino inalterato il risultato elettorale anche ove tale legge sia giudicata incostituzionale credo che “passatista” o “conservatore” siano termini meno appropriati di “innovatore dello stato di diritto” (perché Lei è contro l’inversione)

    PS: Non ci sono sofismi che tengano: “No Act of Parliament can be unconstitutional, for the law of the land knows not the word or the idea” vale per gli inglesi il cui sistema elettorale rimane inalterato dall’800 nonostante non fosse stato concepito con intenti sinceramente democratici.

    «Far from heralding the arrival of modern democratic politics, single-member constituencies were conceived by the political elite as a less than satisfactory solution to the problem of ensuring that the educated and wealthy minority were not swamped and drowned out by the recently enfranchised masses. A clearer understanding of why they were introduced – of the thinking behind them, and of the widespread opposition to them – reveals single-member constituencies to be not only outdated but also anti-democratic by design. The electoral system created by the Third Reform Act has survived – largely unaltered – down to the present day»
    http://www.historyandpolicy.org/policy-papers/papers/electoral-reform-dilemmas-are-single-member-constituencies-out-of-date

    • @ Allora ditelo.
      Mi pare di comprendere, ma non ne sono sicuro, che il tuo ragionamento de jure condendo si riferisca ai coni d’ombra di incostituzionalità delle leggi elettorali e alla generalizzazione del giudizio di costituzionalità in via principale, almeno per quel che attiene il medesimo tipo di leggi, incentrando il discorso principalmente sulle conseguenze e sui tempi della giustizia costituzionale. Più in generale, mi sembra che tu sollevi il problema dell’accesso alla Corte Costituzionale da parte del cittadino-elettore.
      a) Nel giudizio in via principale è ben difficile che il governo, espressione della maggioranza parlamentare, si ponga contro la sua stessa maggioranza. Ne potrebbe scaturire una crisi politica. E infatti nell’art. 127 Cost. una simile azione non è prevista.
      b) Per i giudizi in via principale c’è una corsia preferenziale prevista dalla l. n.131/2003 rispetto ai giudizi in via incidentale e ai conflitti di attribuzione in base alla quale il giudizio si esaurisce in novanta giorni.
      c) in caso di irreparabile o grave pregiudizio la Corte può sospendere l’atto impugnato e si pronuncia entro trenta giorni (art. 9, co 4, l. cit.) e il dispositivo è depositato entro i quindi giorni successivi.
      Molto sta nella corretta impostazione dei ricorsi, cosa non proprio facile.
      Il giudizio di costituzionalità, per quanto di diritto pubblico, processualmente è modellato sulle leggi del C.S. , per cui non è di diritto oggettivo.

      • @Allora ditelo
        Starei quasi per invocare la correttezza costituzionale …
        Sarebbe una forma di rispetto dello statuto dell’opposizione che le leggi elettorali fossero approvate all’inizio della legislatura e non alla fine, come anche tu, se non ricordo male, sostenevi documentalmente.

          • @Allora ditelo.
            Nel fare gli innesti costituzionali, prendendo singoli istituti di un dato sistema politico.istituzionale e trapiantandoli in un altro, bisogna andarci molto cauti, perchè ogni istituto si inserisce nelle coordinate di un sistema e contribuisce alla sua curvatura. Ciò non è detto che si verifichi esattamente di nuovo nell’innesto.
            Il rischio è di creare dei Frankenstein costituzionali.
            Se prendo un istituto costituzionale di una repubblica presidenziale devo essere attento nel trasporlo in una democrazia parlamentare, non fosse altro perchè in ognuna delle due i checks and balance funzionano in maniera diversa.
            Secondo me è preferibile far evolvere internamente il sistema, piuttosto che ricorrere all’ingegneria costituzionale.
            Un esempio di pasticcio costituzionale può essere dato dall’innesto della legge elettorale maggioritaria sotto la Costituzione italiana, pensata per essere supportata da un proporzionale.
            Sappiamo benissimo che operazioni di tal fatta non sono mai neutre, ma avvantaggiano taluno a discapito di altri.

  • Per fortuna ci sono i Rom! Tutti i politici cialtroni, da un secolo a questa parte, raggranellano un po’ di consenso prendendoli a calci nel sedere.

  • Quando leggi elettorali alterano la composizione del Parlamento in modo che sia possibile approvare leggi incostituzionali nonostante l’opposizione di più gruppi politici che col proporzionale puro senza soglie sarebbero complessivamente in maggioranza non si può parlare di “governabilità” neanche in senso lato ma sembra che molti abbiano difficoltà ad attribuire un termine pertinente.

    Poi magari la prossima assemblea costituente ripeteranno che bisognerà farla eleggere col maggioritario per impedire “ricatti” dei partitini e poi esigere che le modifiche vadano rispettate da un popolo implicitamente proposto come formato da potenziali ricattatori (che solo le leggi per la governabilità possono redimere).

  • O.T.
    Sulla stampa della Penisola per alcuni giorni imperversò l’ipotesi dell’aumento dell’iva al 25%, fintanto che non ci fu l’asta dei titoli pubblici, tutti piazzati, con buona pace del signor spead e della signora Itlia, abituata ad essere bastonata e diffamata …
    I matrimoni, e ancor più i divorzi, non si fanno con i fichi secchi.
    Quale che sia la cifra che costerà la Brexit, come mai sulla stampa inglese non si parla di aumento di tasse?
    Hanno oltremanica una stampa più patriottica e attenta agli interessi nazionali?
    Certo che si.
    Ma c’è da registrare la convergenza tra chi a Londra e a Brussell vuole mettere in partita zero penny.
    Allora che sia hard Brexit.
    La Gran Bretagna non è stata e non sarà partner leale e ideale come la Norvegia.
    Nebbia sulla Manica: Continente isolato.

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