India: netta vittoria per Narendra Modi, leader del partito della destra hindu

Da New Delhi, Daniele Pagani. Con 283 seggi il partito della destra hindu Bharatiya Janata Party ed il suo capitano Narendra Modi si apprestano a governare indisturbati il gigante indiano per i prossimi conque anni. Lo storico Indian National Congress, invece, subisce la peggior disfatta di sempre: 43 seggi e un ruolo poco al di sopra di un partito regionale.

I tradizionalmente inaffidabili exit poll indiani avevano azzeccato le loro previsioni: il Bjp di Narendra Modi ha sfondato quota 280 seggi, andando ben oltre le più rosee aspettative. Con questi numeri il partito della destra hindu potrebbe anche optare per la formazione di un governo senza alleati. Complice della vittoria, oltre ad una campagna elettorale massiccia e all`avanguardia, è stata la capacità dei quadri di raggiungere gran parte del territorio indiano, intercettandone le necessità di base. Nell`India periferica, infatti, la promessa di una nuova strada asfaltata, di un nuovo pozzo o di un ponte valgono più dei programmi politici.

Mentre i supporters della destra si leccano le dita, lo Indian National Congress si lecca le ferite davanti al peggior risultato di sempre: 44 seggi, un numero che lo rende a tutti gli effetti inesistente. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, diremmo con un proverbio italiano. Rahul Gandhi non è stato in grado di condurre una campagna elettorale di successo, dando l`idea di un partito stanco e privo di iniziativa.

Non tutte le colpe, però, sono di un uomo solo: i dieci anni di governo del primo ministro uscente Manmoan Singh sono stati i meno produttivi della storia dell`India.

Prestazione desiamente deludente anche per il paladino anti corruzione Arvind Kejriwal: il suo Aam Admi Party, nonostante il clamore mediatico, ha conquistato solo quattro seggi. Ascoltando le voci della strada sembrerebbe che il partito abbia pagato molto cara la decisione di abbandonare il governo di Delhi: una mossa vissuta da molti come un tradimento causato dall`ambizione politica.  Inoltre, pochi quadri e pochi fondi non hanno reso possibile un`adeguata copertura del territoirio rurale indiano, vero bacino elettorale del subcontinente. Il pessimo risultato parrebbe anche suggerire che la lotta alla corruzione, in realtà, non sia percepita come una priorità di governo. (Clicca sull’immagine per ingrandirla)

In un paese in cui molti cittadini lottano per la sopravvivenza quotidiana, le promesse di occupazione e di un miracoloso sviluppo economico hanno avuto presa maggiore. Ad una prima analisi, con solo quattro seggi nel Lok Sabha e nessun ruolo nella politica locale, il partito dell`uomo comune sembrerebbe avviarsi verso una morte politica certa.

Le elezioni hanno palesato ancora una volta le forti appartenenze regionali, soprattutto in Tamil Nadu e West Bengal. Nella popolosa regione di Chennai, il partito All India Anna Dravida Munnetra Kazhagam (Aiadmk), guidato dalla Chief Minister J. Jayalalithaa, ha messo in minoranza tutti. Lo stesso è successo allo stato di Kolkata dove lo All India Trinamol Congress (Aitc), guidato dalla Chief Minister Mamata Banerjee, è risultato il partito di maggioranza.

Il larghissimo vantaggio di Narendra Modi, però, non è un successo totale e potrebbe infrangersi contro i numeri della camera alta del parlamento indiano, il Rajya Sabha. Attualmente la United Progressive Alliance (Upa), la coalizione guidata dal Congress, detiene 79 seggi su 245 a cui si devono aggiungere l`appoggio esterno di 26 membri. La National Democratic Alliance (Nda), coalizione guidata dal Bjp, possiede solamente 62 seggi e nessun appoggio esterno garantito. La Rajya Sabha ha un metodo di turn over diverso dalla Lok Sabha: i membri non sono eletti dai cittadini ma dai parlamenti regionali, secondo un sistema di voto che rinnova un terzo della camera ogni due anni e ogni membro puo` rimanere in carica al massimo sei anni.

Le possibilità di ribaltare gli equilibri attuali sono scarse: la prossima tornata elettorale coinvolgerà soltanto Stati in cui il Bjp non ha spazio di manovra. Il sistema indiano è bicamerale ed un progetto di legge, eccezion fatta per quelli di materia finanziaria, deve generalmente essere approvato in entrambe le camere per diventare effettivo. Se la camera alta esprime voto contrario, tuttavia, si puo intraprendere una votazione congiunta nel tentativo di modificare il risultato. In questo caso la Nda riuscirebbe senza dubbio ad avere la maggioranza, ma i tempi si dilazionerebbero. La posizione subalterna nella Rajya Sabha potrebbe quindi essere la spina nel fianco di Narendra Modi che ha fatto del decisionismo e della rapidità due pilastri della sua campagna elettorale. È in questa battaglia numerica che le due leader dei grandi partiti regionali potrebbero rivelarsi interlocutori molto preziosi.

Lo scenario è netto ed un clima di grande entusiasmo aleggia nelle strade della capitale: ad ogni angolo della strada capannelli di persone si mostrano felici e giurano che da oggi l`India intraprende un nuovo cammino fatto di sviluppo, grandi opere e milioni di posti di lavoro. Ad un italiano non può che tornare alla mente l`entusiasmo berlusconiano del`94 ed augurarsi che non vada a finire nello stesso modo.

Da New Delhi, Daniele Pagani

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Aldo Giannuli

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