Dell’Utri: una fuga molto particolare

Cappuccino, brioche e intelligence n° 44

Ricapitoliamo l’accaduto: all’antivigilia della decisione definitiva della Cassazione sul processo a Dell’Utri, per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, la Procura di Palermo spicca mandato di cattura. L’interessato, di fronte alla prospettiva di passare sette anni in un hotel a cinque stelle a spese dello Stato, decide che è meglio andare in un hotel a cinque stelle a spese proprie, ma lontano dall’Italia. Ci sta: non si capisce perché, avendone i mezzi, Dell’Utri non avrebbe dovuto valersene per sottrarsi al soggiorno nelle patrie galere (anche perché nel suo caso non c’è la prospettiva degli arresti domiciliari o del servizio sociale, c’è proprio la cella, quella con le inferriate ed il chiavistello). E questa è l’unica cosa che si capisce nella vicenda: classico caso di “evasione preventiva”. Il guazzabuglio inizia subito dopo.

Dell’Utri fa sapere che non intende sottrarsi alla cattura, ma vuole solo curarsi per tornare non appena finite le cure: ma perché, in Italia o anche nella vicina Svizzera, non ci sono cliniche all’altezza di quelle libanesi? Mai sentito dire che in Libano ci siano particolari eccellenze sanitarie.

E così, i familiari spiegano che no, non era andato per curarsi in Libano, ma per un commercio di cedri, solo che poi si è sentito male: e uno che ha il divieto di espatrio se ne va in Libano per qualche partita di cedri?

Anche perché sembra un po’ eccessivo che, per mediare una partita di cedri, uno debba mobilitare un apparato con personaggi del calibro di Mokbel (che non manca mai nelle storie più strane, soprattutto se si tratta di armi: vedi Finmeccanica).

A questo punto, il suo antico sodale, l’ex Cavaliere, dichiara che no, in Libano ce lo ha mandato lui, perché Putin gli avrebbe chiesto di aiutare la campagna elettorale di Gemayel e il padrone del ristorante Assunta Madre (che è il posto dove sarebbe maturata la fuga) dice di aver visto a cena Dell’Utri con un noto politico libanese che si capisce perfettamente essere Gemayel. Non è chiaro perché a Putin prema tanto la candidatura di Gemayel, ma ci può stare.

Quello che si capisce poco è in che modo Dell’Utri possa aiutarlo e per farlo debba andare di persona in Libano. Soldi? Ma non si capisce perché non glieli abbia dati direttamente Putin e poi non sarebbe affatto necessario andare sino in Libano per darli. Conquistare appoggi elettorali di potentati locali? E come mai Dell’Utri, che è un italiano, riuscirebbe dove non riesce il personaggio locale? Di che poteri si tratta?

Ora saltano fuori intercettazioni per cui sin da novembre il fratello Alberto parlava correntemente di un piano di fuga di Marcello: siccome le intercettazioni saranno state autorizzate dalla magistratura, come mai si è lasciato che il piano andasse avanti per oltre 4 mesi ed il mandato di cattura non è arrivato subito? E, poi, come mai la polizia non ha predisposto adeguata sorveglianza di un personaggio di quel calibro?

Comunque, l’uomo viene arrestato nel giro di due giorni dalla polizia libanese che lo trova in un albergo di lusso di Beirut (ma non doveva essere in clinica? Adesso gli interventi li fanno in albergo?). A mettere la polizia sulle tracce del fuggitivo sarebbe stata una telefonata che il catturando avrebbe fatto con il suo telefonino. Crederci è decisamente difficile: uno organizza una fuga da Eduard Dantes, mobilitando una rete specializzata di personaggi come Mokbel e poi cade su una fesseria del genere? Come crederci? Peraltro, a quanto pare, l’interessato, all’arrivo della polizia avrebbe detto “Entrare, vi stavo aspettando”, che non è esattamente il comportamento di un latitante che si è tradito. Insomma, almeno un po’ di stupore ci vuole in questi casi.

Parte la domanda di estradizione e gli avvocati preannunciano subito battaglia, facendo notare che il reato per cui il loro cliente è perseguito non è previsto dalla leggi libanesi, quindi l’estradizione non può essere concessa: ma non avevamo detto che non intendeva sottrarsi al mandato di cattura e stava per tornare? Lo so: la faccia non è quel che manca, ma qui facciamo gli straordinari!

Allora, facciamoci qualche domanda. Fuori discussione che Dell’Utri se ne è andato perché non vuole finire in galera (e possiamo capirlo), ma si tratta solo di questo? Perché proprio in Libano? Va bene, in Libano se ne andò anche Felice Riva, il bancarottiere degli anni sessanta, ma è solo perché c’è un bel clima e Beirut è tornata ad essere una città vivace e piacevole? Poi, perché questa serie di sceneggiate sul motivo del viaggio e sull’intenzione di tornare subito rimangiata? Ovviamente nessuno ha creduto per una frazione di secondo che veramente sarebbe tornato, ma allora a che serviva quella patetica bugia sul fatto che si stava curando? E poi, l’errore del telefonino….

Insomma, non mi pare che le cose stiano affatto come ce le stanno raccontando e ci sia un bel polverone intorno alla faccenda, che però deve essere meno semplice dell’ovvia fuga dal carcere di un ricercato eccellente.

Mentre leggevo i giornali sulla questione, mi è tornata alla mente una nota confidenziale del 1975 che trovai al Ministero dell’Interno una quindicina di anni fa, quando lavoravo per la procura bresciana. Se la memoria non mi inganna, la nota partiva da Parigi e diceva di una fornitura di armi per le Br procurata da un signore che, però, il confidente non era in grado di dire con sicurezza se fosse un certo Marcello Dell’Utri, che usava il passaporto di tal Filippo Rapisarda o, vice versa, se fosse il Rapisarda con il passaporto del Dell’Utri. Si precisava, se non erro, che il traffico di armi sarebbe stato operato dal Libano.

Capiamoci: i confidenti di bufale ne raccontano tante per tirare sulla paga, poi la notizia è imprecisa e non si capisce perché uno dovesse usare il passaporto dell’altro. Peraltro, nel quadro dell’inchiesta bresciana la nota c’entrava poco (ci eravamo arrivati solo seguendo il coinvolgimento del brigatista Lintrami con fascisti bresciani proprio nel maggio 1974) e la cosa restò senza sviluppi, per cui non ci sono elementi per valutare la credibilità del pezzo. Però, curiosamente, la nota è più o meno coeva al famoso viaggio di Mario Moretti a Catania, a seguito del quale le Br ebbero la svolta che porterà al caso Moro ecc.

Poi c’è un’altra cosa che non mi convince: diciamoci la verità, questa di Dell’Utri ha tutte le apparenze delle fughe eccellenti della storia nazionale (Roatta, Sindona, Riva, Borghese, Maletti, Gelli ecc.ecc.) quelle in cui lo Stato ed i suoi apparati stendono il tappetino di velluto rosso davanti al fuggiasco.

E l’uscita di Berlusconi sull’improbabile richiesta di Putin? Ci sono due chiavi di lettura possibili: la prima è che l’ex Cavaliere voglia fare credere di contare ancora qualcosa nella politica internazionale e di avere ancora amici importanti, la seconda è che abbia voluto mandare un messaggio in codice a qualcuno. In fondo, se Fi sta crollando e lui deve fare i conti con la marea di sentenze che stanno arrivando, deve pure preoccuparsi di salvare altre cose. Come per esempio le sue aziende sulle quali potrebbero avventarsi molte belve fameliche.

Insomma, si può sapere per bene che sta succedendo?

Aldo Giannuli

aldo giannuli, beirut, berlusconi, dell'utri, forza italia, fuga dell'utri, libano, mokbel


Aldo Giannuli

Storico, è il promotore di questo, che da blog, tenta di diventare sito. Seguitemi su Twitter o su Facebook.

Comments (36)

  • Pierluigi Tarantini

    Aldo, mi stupisci.
    Non lo sapevi che anche Dell’Utri è nipote di Mubarak e stava andando a trovare lo zio ammalato?
    Della serie: sei rimasto l’ultimo a cercare un senso nelle puttanate B.?
    Ormai perfino Bonaiuti non se la sente più…

  • Un bell’articolo che pone importanti interrogativi. Mi scuso per l’ignoranza, ma quale sarebbe questo “famoso viaggio di Moretti a Catania”? Potrei chiederti, Aldo, una tua valutazione “storica” sulla figura di Dell’Utri? Ci sono aspetti (legami, conoscenze, ruoli ricoperti..) del personaggio che non sono stati rilevati dai media ed altri, al contrario, su cui si è parlato fin troppo forse infondatamente in relazione alle note inchieste della magistratura?
    Ah, Mobkel ha appena parlato…che ne pensi?
    http://www.iltempo.it/politica/2014/04/14/la-verita-che-nessuno-racconta-su-dell-utri-beirut-e-la-spectre-1.1240244

  • ma i due avvocati che si ammalano contemporaneamente? io sta cosa non l’avevo mai sentita. ma si può fare tecnicamente e normativamente? l’unica cosa chiara è che non gliene frega nemmeno più di essere credibili

  • Tutto sommato Dell’Utri è all’estero legalmente. Nessuno gli ha mai ritirato il passaporto e non c’era quindi un divieto d’espatrio. Piuttosto è scandaloso il fatto che non gli sia stato ritirato il passaporto prima. Staremo a vedere, ci sono grandi manovre in corso; probabilmente il giudizio della Cassazione slitterà, l’estradizione, in assenza di una condanna definitiva, sarà probabilmente rifiutata… poi vedremo cos’ha nel cilindro il nostro

  • Federico Pignalberi

    Il post è interessante e merita una discussione approfondita che richiederebbe tempo. Preciso solo due cose al volo:

    – Un provvedimento di divieto d’espatrio nei confronti di Dell’Utri era stato chiesto dal pg di Palermo e negato dalla Corte (per ragioni giurisprudenziali concrete), che mesi più tardi ha però emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il passaporto glielo avrebbero ritirato al momento dell’arresto, ma non lo hanno trovato perché era già scappato.

    – Uno solo dei due avvocati è ammalato (ricoverato, l’altro sta benissimo), ma è l’unico cassazionista della compagnia.

  • sarebbe opportuno invece che il reato esterno di associazione di tipo mafioso venga presentato al parlamento europeo per essere votato ed introdotto in tutti gli stati membri, . . . . e se qualch stato membro si rifiuta di ammettere che al loro interno la mafia non esiste, si pone come condizione il mancato gettito dei fondi europei, finche non introducono detto tipo di reato.

  • molti commentatori fanno notare che il ritiro del passaporto dipende dal passaggio della condanna in giudicato, come avvenne per B. Perciò il passaporto è legittimo, poi sinceramente non penso che Dell’Utri pensi evitare un paio di anni in cella o regime di semi-libertà, per lui sarebbe peggio passare il resto del tempo all’estero senza poter irentrare in italia, altrimenti già da tempo avrebbe costruito all’estero affari,ecc.. . Cosa facesse in Libano(?), sarebbe interessante saperlo più che altro per capire quali interessi internazionali svolge il clan B, ma potremmo anche scoprire che B è ormai declinato e Dell’Utri stesse mediando altri affari. Il pericolo maggiore che corrono le aziende di B e che gli appalti pubblici caleranno.

  • Caro professore in questa pantomima di punti strani ce ne sono e come. Basta osservare che se avessero voluto, avrebbero certamente potuto, pre-disporre LA SORVEGLIANZA DEL SOGGETTO in procinto del terzo grado di giudizio, quello definitivo. Invece: dai e vai: scappa pure. Fa comodo a tutti anche allo stesso Dell’Utri: Infatti, per un reato che non esiste neppure nel codice italiano, ed in nessun altro internazionale, ossia “concorso esterno in associazione mafiosa”, l’ estradizione è semplicemente impossibile.

  • Confeziona sempre begli articoli,adesso chiede cosa succede? è succede che L’Italia è affondata e i topi sono i primi a cercar di lasciare la nave

  • Pierluigi Tarantini

    L’ufficio stampa del presidente del partito libanese delle Falangi, Amin Gemayel, smentisce “il presunto ruolo del presidente russo Vladimir Putin e dell’ex presidente italiano del Consiglio Silvio Berlusconi nel sostenere Gemayel alle prossime elezioni presidenziali”. La smentita arriva dopo che, ieri, la stampa italiana ha riferito che Marcello Dell’Utri, al momento dell’arresto, si trovava in Libano perché inviato da Berlusconi, al quale Putin avrebbe chiesto aiuto per la campagna elettorale di Gemayel. “La notizia – si legge nella nota – è destituita di qualsiasi fondamento sotto tutti gli aspetti, anche nei piccoli dettagli, e la sua pubblicazione tende a confondere e alterare la realtà”.

    B. è finito ma non perde la capacità di far fare figure di merda al suo paese.

  • Giusto perché si parlava di brigatisti e si citava il Mokbel, volevo ricordare due cose su quest’ultimo. La prima sono i suoi agganci con la banda della magliana, la seconda sua sorella Lucia: l’informatrice della polizia che viveva nell’appartamento di via gradoli 96, accanto al covo brigatista scoperto durante il sequestro moro, il 18 aprile, giorno in cui compare il falso comunicato n. 7 (scritto da un falsario della banda della magliana)

  • Anch’io sarei curioso di sapere di piu’ sul viaggio di Moretti a Catania. Peraltro, non capisco il nesso con il Libano e quella notizia vera o inventata sul ruolo di Dell’Utri nel traffico di armi a favore delle BR.

    Vorrei segnalare che per 20 anni siamo stati governati da queste persone che stanno (ancora!) raccontando le cose piu’ incredibili.

    Va bene per i frequentatori di questo blog, che non contiamo un cazzo, ma il ceto dirigente politico, economico, intelletuale italiano li ha tollerati bene e qualche volta li ha trattati con i guanti bianchi.

    Vi dice qualcosa sul giudizio che si puo’ dare dall’estero?

    • Caruto, sul viaggio di Moretti a Catania tornerò. Sulla nota infortmativa ripeto che va assunta con beneficio di inventario sia perchè imprecisa, sia perchè questo genere di documenti hanno un peso probante solo nel caso in cui si sia svolta una attività investigativa che, in questo caso, non c’è stata, per cui non solo non sappiamo quanto ci sia di vero, ma neppure che è la fonte da cui è partita la notizia. La cosa desta curiosità un po’ per la coincidenza temporale con quel viaggio di Moretti, un po’ per quel riferimento al Libano che, come si sa, è la piazza d’affati delle armi per l’Italia

  • in libano dove abbiamo un estesa rete informativa, e un bell’apparato di sicurezza ?direi che l’articolo,almeno nei punti dove si parla di fuga con il tappeto rosso,è più che condivisibile.

  • Egregio professor Giannulli, seppur con i miei modesti mezzi, qualche anno fa ho fatto una tesi di laurea (triennale) sul narcotraffico. Mi ero imbattuto in questo articolo
    http://espresso.repubblica.it/internazionale/2010/01/11/news/il-regno-della-coca-1.17844

    ora a rileggere le intercettazioni dei sodali dell’ex senatore, che farneticano di onlus in Guinea Bissau e passaporti diplomatici per andare e venire dal Libano, bèh chi lo sa se…la dama bianca è sempre tra di loro

  • Gennaro Mobkel viene costantemente etichettato da tutti come neofascista.Allora sarà bene precisare che lo stesso Mobkel, ha ricordato di non esserlo mai stato.Anzi i suoi trascorsi giovanili sono di ispirazione anarchica, infatti è stato un aderente al circolo Bakunin di Roma. Inoltre lo stesso ha rilevato di essersi scontrato fisicamente con Alemanno in tempi in cui l’ex sindaco di Roma, era effettivamente un neofascista;ora Alemanno non lo è più e non si scontra fisicamente con nessuno.Mobkel ha puntualizzato che le sue conoscenze nell’ambito neofascista, sono dovute al fatto che quando finì in galera, lo misero nel reparto dei “neri”.Lo stesso ha precisato che molte amicizie “nere”, sono solo amicizie giovanili dovute alla appartenenza al medesimo quartiere romano.Giannuli quando i vari e imperversanti “fontanologhi” la finiranno di intossicare l’opinione pubblica sarà sempre tardi.Concludo rammentando che Vinciguerra nelle sue elucubrazioni carcerarie periodiche, ha ribadito la sua convinzione che l’anarchico (nonché rapinatore a mano armata Pietro Valpreda) sia implicato nella strage di piazza Fontana.Fatto acclarato anche da un inchiesta interna delle brigate rosse, mai divulgato dalle stesse per motivi di opportunità.Ma su tale aspetto un silenzio omertoso di stampo mafioso viene costantemente tenuto dai “fontanologhi” in servizio permanente effettivo.Concludo ricordando che attualmente è in corso la santificazione di due papi recenti molto popolari, da parte del Vaticano;analogamente la sinistra (di tutte le salse) ha già provveduto alla medesima “santificazione” degli anarchici implicati nella strage di piazza Fontana.

  • ma scusate le armi che moretti prese in libano non furono un favore per l’ira irlandese,per creare un sodalizio tra i vari gruppi armati europei,se non sbaglio di quel carico d’armi le br non presero nulla,anzi desto stupore il missile aria ria compreso nell’arsenale.

  • Per Andrea: credo che l’episodio a cui ti riferisci sia del ’79: il carico di armi portato in italia da moretti dal Libano-Cipro a bordo del Papago. Il riferimento citato dal prof. Giannuli era del ’75. Il viaggio a catania di Moretti e Balzerani dicembre ’75. Interessante è ovviamente anche il riferimento alla fonte “parigina” se pensiamo all’Hyperion, ma questo forse è un caso.

  • se non sbaglio ci fu una sola missione in libano e fu quella fatta col papago,moretti ne parla apertamente nel suo libro.
    l’arsenale recuperato di fatto non fu mai utilizato,essendo un arsenale tipicamente militare e poco utile alle azioni dei brigatisti,che si muovevano sopratutto su territorio urbano.l’arsenale era composto , da bazooka,missili,bombe anticarro,e mitragliatrici tipo fal.

  • Io invece sapevo di un famoso viaggio di Moretti proprio in Libano, con un altrettanto famoso “yacht” di cui si serviva spesso e che era di proprietá proprio delle BR. Si diceva altresí che la crocierina era servita proprio a procurarsi armi.
    Ma questi sono gossip anni ’70, magari mi ricordo male… 😉

  • dove posso trovare materiale riguardante questo secondo viaggio?perchè nelle pubblicazioni e in internet si parla di un unico viaggio via mare nelle coste libiche e di un altro arsenale recuperato via terra,proveniente dalla francia.

  • Molto interessante… come sempre.

    Potrebbe esserci, e soprattutto esserci stato finora, un linkage molto alla remota fra questo caso e l’affare Shalabayeva? Del resto appaiono entrambi palesemente correlati con equilibri energetici inter- e trans-nazionali.

  • per andrea: del viaggio a catania del 12 dicembre ’75 non si sa molto, nemmeno lo scopo (e pare che altri capi br ne sapessero altrettanto).
    Sul viaggio del ’79 (attenzione: tripoli in libano, non quella in libia), sappiamo qualcosa di più. Uno dei partecipanti (gidoni) ha riferito una confidenza di un funzionario digos: la polizia era stata avvertita ma al porto di Numana avrebbero trovato carabinieri che sorvegliavano l’operazione e che li avrebbero bloccati. Credo che su questi fatti ci sia una sentenza di Mastelloni contro agenti del Sismi Giovannone e Sportelli (di stanza a Beirut) e l’informatrice Porena. Ho trovato i riferimenti fra gli atti parlamentari della commissione stragi.

  • quella del 79 è quella del papago,e lo scambio di fatto avvenne a largo del porto,pare che i brigatisti non si fidassero molto,così concordarono uno scambio in mare aperto,lo scambio avvenne in fretta e furia e il motivo per cui ci fu questa diffidenze ,nelle interrogazioni e nei libri non è riportato.di sicuro i brigatisti lessero la letttera che moro scrisse durante le trattive,dove si chiedeva la messa su piazza di giovannone,ed immagino ci sia stata un investigazione interna dei terroristi,per capire chi fosse sto giovannone,sarà anche per quello che erano diffidenti a sbarcare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.