Corona virus: un modello per approfondire.

Obiettivo.
Aria, di più vento, anche se non ancora tempesta, di pandemia. Non potevamo non dedicarvi un modello, come abbiamo già fatto più volte in circostanze analoghe. Con due obiettivi:
• quanto oggi è in atto, quei contagi e morti, momentaneamente localizzati intorno al 5% della Cina e poco oltre, quanto possono svilupparsi per diventare nazionali, continentali e mondiali e su quali fattori giocano?
• e quali conseguenze, di ordine economico e sociale, per chi ci sta dentro e chi ci sta fuori?

Tematiche che ci sono note per lunghe esperienze prevalentemente aziendali – absit iniuria verbis. Tematiche, soprattutto la prima, su cui si stanno cimentando una quantità di esperti, che però sembrano al più fondarsi su una statistica elementare. Ragazzi, occorre ben di più. Non potete fare a meno di un modello, perché il sistema è complesso. Lo vogliamo dimostrare, ponendoci nel cuore del problema: il contagio.

I contagiati generano infetti, cioè dei malatti, che nel periodo di sofferenza, più o meno lungo, che sia, possono produrre nuovi contagiati. Quasi un paradosso: senza contagiati, non ci sono infetti e, senza infetti, non ci sono contagiati. Salvo quel misteriosissimo punto di partenza: il primo ammalato. Da chi è stato infettato? La scienza, da tempo, sta provando a dircelo e l’opinione prevalente oggi s’incentra sull’origine animale, nel caso di oggi, il reprobo è un serpente, guarda un po’ come nella Bibbia. Senza peraltro smontare per niente il paradosso: il rettile da chi l’ha presa la malattia, che lo ha reso successivamente untore, capostipite di una pattuglia di altri untori, prossimi a diventare un esercito?

C’è un’altra ragione per andare su un modello: i dati più che mal insicuri. Sarà per l’epicentro. I cinesi sono già per natura poco disponibili a sbottonarsi intorno ai propri affari, che non siano positivi, al limite del trionfalismo. E sembrano tuttora aver vissuto l’incidente come una vergogna, incompatibile con quella società avanzata, ormai parte della loro mitologia. Conseguentemente ne è rimasta ottusa l’analisi:

• contagiabili: oltre i guariti, ci sono degli immuni?
• contatti: quanti a persona?
• contagiati: la virulenza, cioè la probabilità che un malato provochi infezione.
• morti: probabilità che un malato non guarisca
• guarigioni: complemento dei morti, in funzione di una durata della malattia, che è forse l’elemento su cui si sono espresse più congetture, con differenze significative: da meno di 15 giorni a più del doppio.

Certo può apparire come un altro paradosso che si faccia un modello per verificare l’affidabilità dei dati necessari a costruirlo. Ma non lo è, se ricorriamo, come faremo, all’approccio sistemico. Che rende estremamente verificabile da chiunque, anche non tecnico, lo strumento. Che inoltre imposteremo modularmente, per raggiungere tre obiettivi:

1) diffusione del contagio: oggi, 11 febbraio 2020, il numero dei contagiati è arrivato a 42.638, con 1016 morti. Su scala mondiale, ma anche a livello Cina, che, ricordiamo, supera 1 miliardo e 400.000 abitanti, certamente una dimensione poco rilevante. Dobbiamo però ricordarci che poco più di un mese fa gli infetti si contavano sulle dita di una mano, senza contare i dubbi sollevati da più di una parte, sullo scarso amore per la verità da parte dei cinesi. Una stima solida del livello raggiungibile dunque si impone, evidenziandone l’estendibilità all’estero. E a questo provvederà il primo modello (Covir diffusione)

2) effetti economici dell’epidemia: osserviamo Wuhan, epicentro del disastro, deserta. Dunque la prima conseguenza è una sospensione prolungata dal lavoro che certamente porta una significativa caduta della produzione e potrebbe anche indurre effetti sul fatturato delle imprese, fino a metterne in dubbio la sopravvivenza. Va da sé la conseguente incidenza sulle entrate pubbliche. mentre la spesa pubblica è destinata a dilatarsi per tutti gli interventi a seguito dell’epidemia, a partire dagli ingenti costi di attuazione e controllo dell’isolamento. Ecco le tematiche del secondo modello (Covir effetti).

3) effetti economici sugli altri paesi: siamo in un mondo che più interrelato non si può, specialmente sul fronte economico. E la Cina ne rappresenta probabilmente l’apoteosi. Il modello (Covir altri)ci mette nei panni di un paese, probabilmente il nostro, non segnato dalla malattia, ma in contatto d’affari. Le domande:

• Quale caduta dobbiamo aspettarci a livello di export e quali possono essere le conseguenze sul nostro sistema economico?
• Sull’import quale caduta, come sostituirlo e quali conseguenze?
• In conclusione il nostro sistema economico sarà avvantaggiato o svantaggiato?

Eccone la struttura. La partenza inevitabile: infetti. I principali parametri da valorizzare:

• durata della malattia
• mortalità
• contatti procapite
• virulenza
• casualità

Una decisione: l’isolamento.
L’intervallo di calcolo del modello è giornaliero. L’orizzonte temporale libero.

Il modello Covir effetti economici interni
Insomma, gli effetti sul PIL. Per la sua dimensione il modello è necessariamente modularizzato. Ci muoviamo in sostanza su:

• consumi privati
• consumi pubblici
• investimenti
• export
• import

che scomporremo, anzitutto per renderne più facile l’uso e anche per dare evidenza alle variabili più significative. L’intervallo di calcolo è necessariamente il giorno, visto il decorso della malattia. L’orizzonte temporale è estensibile quanto si vuole e lo decideremo simul per simul.

Modulo attivi
Sono una frazione degli occupati, rispettivamente privati (dal modello imprese) e pubblici (dal modello spesa pubblica). Non si fa l’ipotesi che si modifichino nel periodo, se non che si scala la quota di morti sul totale. Gli attivi si ottengono sottraendone gli impegnati con la malattia, inclusi in due categorie generali:

• direttamente implicati, quindi o infetti o isolati
• al supporto dei diretti, come addetti alle cure, all’isolamento e alla ricerca di rimedi e quant’altro.

L’output del modulo è la produzione, prodotto di attivi per produttività. Ma anche quest’ultima è condizionata, precisamente dal rapporto fra attivi e occupati, supponendo che, quanto più ampio sia il divario, tanto si indeboliscano fattori organizzativi e si perdano professionalità cruciali.

Il sistema di modelli.

Obiettivo del modulo: effetti economici dell’epidemia.
Abbiamo individuato le risorse umane attive in senso proprio e quelle inattive o parzialmente tali. Di qui due analisi:

• quali effetti economici per la carenza di risorse umane? Una risposta banale: scende la produzione. Ma scende proporzionalmente? Sulla base di tanta esperienza in materia noi pensiamo no, perché il sistema soffre inevitabilmente anche di scompensi organizzativi. Un esempio per tutti: la malattia è casuale, perciò non si estende uniformemente tra le diverse figure professionali (operai, impiegati, managers), quindi ne riduce la produttività con l’organico.
• abbiamo poi un effetto diretto e banale: le cure e l’isolamento hanno dei costi vivi. Il sistema è in grado di pagarli?
Insomma si mette in gioco l’intera economia, di cui richiamiamo i moduli principali.

Il modello Covir effetti economici mondiali.
Molti economisti si stanno allarmando: “La Cina è avviata verso una crisi economica devastante”. Le cifre? Si parte dalla constatazione che il PIL cinese è già in crisi dall’ anno scorso. Crisi a modo suo, intendiamoci: si parla di una chiusura intorno al 6% di crescita. Che peraltro non era così fuori norma, se pensiamo che l’anno prima è stata del 6,6%. Certo sono lontani i tempi dello sviluppo a due cifre, tra il 2000 e il 2010. Ma siamo ben sopra tutti.

Tanto che in molti è mancato il coraggio, a nostro parere, di stimare catastrofico l’effetto del coronavirus. Se facciamo attenzione innanzitutto alle misure preventive, come la chiusura dei confini, i limiti alla mobilità e l’isolamento, e ai costi vivi, che implicano comunque un’ esigenza di finanziamento, la caduta della produzione cinese non può che essere consistente, molto vicina ad un annullamento della crescita o addirittura della recessione.

Un’altra affermazione corre parecchio in questi giorni: crisi economica Cina – crisi economica Mondo. La sostiene il fatto che stiamo parlando della seconda economia mondiale, che porta con sé flussi di import/export giganteschi. Qualche numero? L’Italia: Nel 2018 ha esportato poco più di 13 milioni di euro, ma ne ha importati quasi 31. E’ chiaro che una caduta della produzione cinese cambia entrambi i flussi. Con conseguenze così devastanti per noi? C’è da rifletterci.

Rifletterci significa dare un corpo ad entrambe le affermazioni. Insomma, un modello.

Eccone la struttura:
• Il flusso di produzione cinese è certamente alterato dall’epidemia
• come cambiano conseguentemente consumi ed export?
• e come può entrare in gioco anche l’import?
• la risposta richiede di stabilire come è cambiata la competitività, rispettivamente esterna, cioè riferita al mercato mondiale, ed interna, cioè riferita al mercato cinese
• quali fattori possono incidere?
• innanzitutto il prezzo; i problemi di produzione non sono destinati a cambiare quello dei prodotti cinesi? Una bella opportunità per i concorrenti internazionali
• lo stesso, anche se di segno opposto per il marketing mix, cioè l’insieme degli altri fattori a governo della vendita e dell’acquisto
• c’è poi da considerare la possibilità di dazi. La Cina li ha recentemente subiti. Resterà immune alla tentazione di praticarli a propria volta?

Programma
Il nostro nuovo approccio consiste nella costruzione di un modello la cui gestione, dalle ipotesi di input ad eventuali interventi sulla sua struttura, ed è affidata interamente a chi ce ne faccia richiesta.

Tale offerta è accompagnata da casi specifici, scelti per essere tanto di attualità, quanto esemplificativi, dell’impiego del modello.

I tre modelli sono costruiti in sequenza con tutte le interconnessioni del caso.

Al primo, l’epidemia, è affidato anche un compito particolare, cioè stimare l’affidabilità dei dati oggi noti. A questo scopo verrà realizzato un prototipo completamente artificiale, riferito ad una dimensione piccola, che consente un’ attenzione maggiore sui singoli dati e soprattutto sui loro collegamenti. Quindi si passerà al quadro attuale completo, ovviamente con una preferenza per la Cina. Che resta centrale nel modello economico, volto a rappresentare le dinamiche del PIL.

Per chiudere con gli effetti per i quali sicuramente daremo corpo all’Italia e forse anche all’Unione Europea.

Le fonti, peraltro sostituibili, come si vuole, nello spirito di questo nuovo approccio sono

• modello epidemia: varie. Siamo ad uno stadio ancora larvale. Abbiamo dovuto saccheggiare tante informazioni. Un compito che dovrà essere completato da chi vorrà entrarvi
• effetti economici interni: fonte World Bank
• effetti economici mondiali: fonte Istat.

New entry
L’amico Aldo Giannuli, con cui mi consulto spesso per articoli di giornalismo web, suggerisce un ulteriore modulo: coronavirus e terrorismo.

L’obiettivo: l’infezione può diventare un’arma nelle mani di un’organizzazione terroristica o anche di un individuo? E’ un’idea che non si può escludere a priori. Il mondo, noi tutti siamo rimasti spesso sorpresi dalla fertilità, se così si può dire, del terrorismo. Di volta in volta abbiamo imparato, ma proprio per questo si deve sospettare una ricerca continua da parte loro di nuove alternative.

L’analisi: perché non applicare tecniche finora usate esclusivamente in campo economico, ma con grandi risultati positivi, cioè:

• costi, monetari e non (per esempio in termini di vite sacrificate, forse, per certi tipi di terrorismo, una voce a basso livello di significanza)
• ricavi, certamente non monetari, di sicuro l’estensione del panico, altrimenti che terroristi sarebbero, poi, sul piano della politica, riconoscimenti più o meno occulti, e magari in ambito economico, come rincari e deprezzamenti di materie prime, ecc.
• bilancio: sintesi di singoli ricavi meno costi con conseguente accettazione o respingimento dell’arma, per sempre o per ora.

Il modello: è un sistema complesso da rappresentare. Non possiamo approssimarlo con carta e matita o elencando pareri di esperti. Ce lo dicono le nostre esperienze estremamente profonde nei due ambiti: il tema politico economico e quello del terrorismo.
Obiettivi: gli stessi dell’intero progetto cioè:
• costruzione del modello
• con tecniche che favoriscono l’impiego anche da parte di non esperti
• applicazioni descritte e argomentate a titolo di esempio
• affidamento in uso a chiunque vorrà far parte della nostra banda di modellisti.

Lamberto Aliberti
21 febbraio 2020


Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Comments (5)

  • guarda che dai dati istat, le malattie respiratorie sono in aumento fino a oggi; questo è indice di grossa mobilità.
    Appena possibile respirami e espira.

  • … scarso amore per la verità da parte dei cinesi.
    “La verità è un bene così prezioso che deve essere protetta da una corazza di menzogne.” (W. Churchill, nel 1943)

  • La devono smettere !
    Ogni occasione, anche il coronavirus, è buona per parlare male, non dei politici che ci ritroviamo, ma degli italiani tutti, sopratutto diffamandoci sui media esteri.
    Un Canalone francese ha mandato in rotazione uno spot che mostra un pizzaiolo italiano che sputa su una pizza …
    Di fronte alle proteste partite dalla Meloni … hanno finito col chiedere scusa.
    Bene, anzi malissimo.
    Non é la prima volta che ci diffamano. Questa non é libertà di stampa. E’ libertà di sfregiare l’immagine dell’Italia, semmai.
    Un Governo governante avrebbe fatto causa a parecchi zeri al Canalone, innanzi al giudice francese … facendogli passare a tutti l’anti italianite acuta di cui soffrono. Poi, voglio vedere, se le corti francesi negassero il diritto alla buona immagine dell’Italia, quale vaso di Pandora aprirebbero …
    Una volta che gli si inizia a mettere le mani in tasca, guariscono all’istante.
    Purtroppo, Palazzo Chigi é sede vacante.
    Lo spot francese è vomitevole, per usare le loro parole.
    Basta!
    P.s. Di fronte all’inerzia del Governo, prima o poi uscirà qualche italiano che trascinerà in Tribunale i Canaloni anti italiani e lo stesso governo italiano, sede vacante.

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