Quirinale: facciamo due conti.

L’attuale Parlamento:

-detratti gli astenuti, schede bianche e nulle, è stato eletto dal 67,8% degli aventi diritto;

-al momento del voto aveva una maggioranza che dispone del 49,52% dei seggi (considerando tutte due le camere) avendo avuto il 29,55%;

-dunque è il prodotto di una legge elettorale che, per questa forte disrappresentatività, è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale;

-ha registrato lo scioglimento della coalizione che ha avuto il premio di maggioranza già all’indomani del voto, mentre si formava una ben diversa maggioranza di governo;

-in questi 21 mesi ha registrato 181 cambi di casacca fra espulsioni, scissioni e passaggi individuali di gruppo.

Forte di questa indiscutibile rappresentatività della volontà popolare, si accinge ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.

Come si sa, il Presidente è eletto dal Parlamento in seduta comune (945 parlamentari, più 4 senatori a vita –dopo la morte di Abbado- e l’ex Presidente Ciampi, cui si unirà Napolitano) integrato da 58 rappresentanti delle regioni. Per cui, da quarto scrutinio, la maggioranza necessaria per l’elezione sarà 505 voti.

Dato che, ormai il Parlamento sembra diventato l’”Hotel del Libero scambio” (“gente che viene, gente che va”) l’attuale composizione dei gruppi parlamentari non coincide più con quella al momento dell’elezione ed è la seguente:

Pd: 416; Fi: 143, M5s: 140, Ncd: 58, Lega: 35, Sel: 26, Sc. Civ.: 33, Gruppo per l’Italia: 24, Gal: 14; Fratelli d’Italia 9, gruppo autonomie 24, ex M5s 23, Misto 5.

(Gruppo per l’Italia sono gli ex Udc di Casini e parte di scelta civica; Gal è un gruppo di liste fiancheggiatrici di Fi; da non confondere con il gruppo autonomie che accoglie Svp, Uv, Psi ecc.)

A questi bisogna sommare i 58 delegati regionali, la cui distrubuzione possiamo prevedere con buona approssimazione (Pd 24; Fi 16; Lega 5; M5s 1; Sel 3; Ncd 3; Gal 2; Svp-Uv 2;b FdI 1; Per l’Italia 2). Per cui il presumibile collegio finale sarà così composto:

Pd 440;  Fi 159; M5s 141; Ncd  61; Lega 40; Sc Civ 33; Sel 29; Per l’Italia 26; Gal 16; FdI 10; autonomie 24, ex M5s 22, Misto 6.

(Al netto di nuove scissioni, espulsioni, passaggi di gruppo possibili in ogni momento).

Detto questo, i gruppi di Fi e Pd sono degli aggregati tribali tutt’altro che coesi ed è probabile che ogni clan voti per i fatti suoi.

Iniziamo dal Pd sulla base di stime approssimative:
Renziani 190 (di cui “puri” 54; Franceschiniani e Fassiniani 55; veltroniani 10; vari non organizzati  una settantina circa)
Giovani Turchi 43 (Orfini)
Bersaniani 27
Cuperliani 94
Civatiani 16
Vari 70 (lettiani, bindiani, d’alemiani, fioroniani)

Relativamente più semplice la stima delle correnti di Forza Italia:
fittiani 54
berlusconiani 105

Ora proviamo ad aggregare i vari gruppi sulla base della loro posizione verso il patto del Nazareno, che è la prima linea di divisione che si proporrà:

Nazareni “duri” 328  (renziani puri e non organizzati, franceschiniani, veltroniani; berlusconiani; Scelta civica)
Nazareni “morbidi” 157  (bersaniani, giovani Turchi, Ncd, Gruppo per l’Italia)

Antinazareni “morbidi” 121 (vari Pd, Sel, ex M5s)
Antinazareni duri  371 (cuperliani, civatiani, fittiani, Gal, M5s, Lega, FdI)

“Terra di conquista” 31 (autonomie, misto)

Dunque, il fronte dei Nazareni mette insieme al massimo 485 voti, per cui aggiungendo tutti quelli della “terra di conquista arriverebbe a 516 voti. In teoria, sufficienti a superare la soglia minima dei 508, in realtà, troppo al di sotto per potercela fare. In primo luogo dovrebbe contare sulla fedeltà totale dei suoi parlamentari, compresi quelli “morbidi” (e già questo sarebbe un miracolo), ma poi dovrebbe assorbire la quasi totalità di quelli della “terra di conquista” e, per giunta, quel giorno nessuno dovrebbe essere assente, anche per un semplice mal di pancia. Troppe cose tutte insieme.

Questo non vuol dire che gli altri, gli antinazareni, stiano messi meglio: in primo luogo perché anche loro partono “sottoquota”: 492 voti, appena sette in più degli altri, quindi stesse considerazioni, ma soprattutto perché sono solo un “cartello del No”: dove lo troviamo un candidato gradito dalla Lega e da Sel, dai 5 stelle e dai fittiani, da FdI e dai civatiani?

Dunque, se lo scontro parte sulla discriminante Nazareno, si profila solo un lungo ed estenuante braccio di ferro, dove l’unica possibilità è che i “nazaresti” sfondino conquistando qualcosa degli antinazareni morbidi (vari Pd, ex M5s, Sel). Vice versa gli anti nazareni possono solo resistere in attesa di rimescolare le carte. D’altra parte, l’unica maggioranza alternativa potrebbe essere quella basata sull’asse Pd-M5s (con ex M5s e Sel, più qualche altro) che avrebbe oltre 600 voti, ma politicamente, per ora è piuttosto improbabile. Oppure un candidato istituzionale votato per disperazione da tutti (presidente della Corte Costituzionale o della Cassazione o governatore della banca d’Italia). Potrebbe poi sempre rispuntare la candidatura Draghi, ma di questo riparleremo.

Ma, considerata la grande rappresentatività di questo Parlamento, non vi sembra che sarebbe più sensato eleggere il Presidente estraendolo a sorte? Magari abbinandolo ad un biglietto della Lotteria di Capodanno?

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (6)

  • ma draghi non doveva fare il quantitative easing a gennaio? certo, come scusa per non farlo la candidatura al dopo napolitano sarebbe eccellente. e il conseguente attacco speculativo nei confronti dell’economia europea in crisi di liquidità la migliore campagna elettorale: d’altra parte uno che ti fa fallire mezza europa è sicuramente il cavallo vincente. per il resto mi sembra di capire che i 5 stelle prodi non lo voteranno neanche a questo giro. beh, possiamo consolarci pensando al prossimo ro-to-tà e lamentarci per la prossima copia carbone di napolitano: i veri duri fanno della lamentela la loro unica prerogativa politica.

  • @grandavide
    Di solito quando leggo un suo commento, resto con la stessa domanda, alla Totò:
    “Voglio vedere questo dove vuole arrivare”.
    Le altre volte, invece, la domanda è del tipo: “Ma che avrà voluto dire?”.

  • Sembra profilarsi un testa a testa fra i fedeli del nazareno e un blocco di oppositori più o meno agguerriti. Ma posto che il secondo include un po’ di tutto, siamo sicuri che il primo blocco sia così coeso come sembra? Potrebbero cercare di eleggere una figura bipartisan (come Grasso o Amato) ma per quanto compatto rischia di non farcela. neanche fermarli però sarà facile, se non si creano delle convergenze in positivo su figure credibili saranno gli oppositori (anche del M5S) a farsi cooptare come del resto sta avvendo in questi mesi

  • Vi è in questo ragionamento un errore di fondo. O meglio un equivoco non se se voluto o misconosciuto o mistificato. In Costituzione è sancito il non vincolo di mandato. Ciò significa che ogni Parlamentare eletto può fare ciò che gli pare. Non esiste il vincolo di rappresentatività, perché lui presentando se stesso rappresenta non chi lo ha eletto, ma il popolo italiano, sia di destra di sinistra di centro di alto e di basso. Il fatto che passi da un gruppo ad un altro può rappresentare al massimo una questione morale, ma non un vincolo di non rappresentatività o di ileggitimità del Parlamento stesso. Quando si votano rferendum, partiti, o leader alla cieca o seguendo la noda imposta dai mass media si incorrono poi in questi equivoci. Meditate la prossima volta!

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