Consigli di lettura #5

Novità
1.M J CEREGHINO  G FASANELLA “Tangentopoli Nera”
Uno dei luoghi comuni più persistenti, nonostante tutto, è quello dell’onestà del regime fascista e dei suoi gerarchi. Al massimo si fa qualche ammissione per Farinacci (a proposito del quale ci sono lettere inequivocabili di pugno di Mussolini), ma per il resto, è convinzione diffusa che “Quando c’era Lui…”.  In realtà il regime fascista fu una cloaca di corruzione con un epicentro milanese assolutamente inguardabile. Ricordo un fascicolo della Polizia Politica (rinvenuto nei fondi d’archivio dell’allora Dcpp, sulla federazione milanese del Pnf  da cui emerge il quadro di una associazione a delinquere di cocainomani, tangentari, macrò. Ricattatori e peggio. Già gli studi di Mauto Canali sul caso Matteotti avevano fatto emergere la pista della Sinclair e dei relativi finanziamenti. Dopo era venuto il libro di Riccardo Mandelli che aveva ampiamente documentato la lunga scia di tangenti che, passando per il caso Matteotti, prosegue per tutti gli anni trenta (ne ho parlato nel primo “consigli di lettura). Ora giunge questo volume di Cereghino e Fasanella che aggiunge documenti provenienti dagli archivi britannici  che corroborano e consolidano quella traccia ed il titolo “tangentopoli nera” non è affatto esagerato. Un intreccio di spie, finanzieri, politici corrotti, delinquenti comuni assurti alla direzione del partito milanese dimostra come la corruzione in Italia abbia una storia lunga ed assai radicata. Non è certo nata con le tangenti della Prima repubblica e non è certo finita con essa.

2. A. INGROIA “Dalla parte della Costituzione”
Del dott. Ingroia sono stato consulente in casi come De Mauro e Rostagno, poi ci siamo sentiti l’ultima volta tre anni fa, dopo il disastro di Rivoluzione Civile alle politiche. Nonostante non ci si sentisse da tre anni è sorprendente notare la coincidenza di molti giudizi sull’attuale riforma costituzionale e sulle sue radici piduiste.  Il libro si legge con facilità per la sua scorrevolezza che non ha nulla del formalismo giuridico che sta condizionando anche troppo la campagna referendaria. Nel testo troverete anche diversi episodi della vita di Ingroia nei palazzi di giustizia, vicende assai istruttive che meritano d’esser conosciute, ma il cuore del discorso sta nella lunga battaglia in difesa della Costituzione repubblicana che non origina dalla riforma rensiana, ma risale assai indietro nel tempo. Interessanti in particolare le pagine sul ruolo di Cossiga.

3. F JULLIEN “Essere o vivere.
Un esame a contrappunto fra la cultura (ma prima ancora sulla psicologia) occidentale e cinese. Il libro mi chiama alla memoria un testo classico dome quello di Marcel GRANET “Il pensiero cinese” che Adelphi ripubblicò nel 1971 e poi nel 2011, del quale, avendone il tempo, vorrei parlarvi in questa rubrica.  A lungo l’orientalistica è stato uno specialismo nettamente separato dalle altre discipline umanistiche, al più collegato occasionalmente all’antropologia, ma poco frequentato tanto dagli storico quanto da filosofi, politologi, sociologi o economista. Ma, come spesso ripetiamo, non rendendoci conto sino in fondo di quel che ciò comporta, il mondo sta cambiando e capire il mondo asiatico (in primo luogo India e Cina) è diventata una urgenza del presente. E scopriamo che le differenze non sono riducibili solo alla dialettica fra mondo “arretrato” e mondo moderno. La Cina, l’India, l’Indonesia ecc. non sono un pezzo di medio evo recente, il prodotto di un millenario letargo culturale. Hai una civiltà profonda che fornisce ancora oggi le lenti per leggere quel che sta accadendo a miliardi di esseri umani. Una realtà con cui fare i conti smettendo gli altezzosi panni eurocentrici di cui ci siamo vestiti troppo a lungo. Il libro di Jullien dà un contributo significativo in questo senso, anche se, in qualche caso, forza la mano nel contrappunto, perdendo qualche sfumatura (soprattutto sul fianco europeo del confronto) che invece avrebbe meritato di restare. Comunque una lettura interessante.

Da rileggere.
4.E V. TARLE “Napoleone”
Bene hanno fatto le edizioni Mimesis a ripubblicare un classico degli anni trenta dello storico russo Eugeniy Tarle che costituisce una lettura marxista di questa centralisssima figura storica. Peraltro è bene ricordare che oggi siamo tutti abituati all’idea del genio politico militare di Napoleone, ma questo giudizio è molto più recente di quanto non si creda. Ovviamente, Napoleone fu una figura esorcizzata in tutta Europa per tutta la prima metà del XIX secolo (Francia a parte) ed in Inghilterra e Russia lo fu ancora per molto altro tempo. La storiografia ha reso giustizia alla grandezza di Napoleone (spesso cadendo nell’opposto errore della encomiastica) sostanzialmente dal tardo ottocento (sempre con l’eccezione francese cui si è presto aggiunta l’Italia). Tarle aveva alle spalle una storiografia russa su cui pesava ancora il ricordo della spedizione del 1812 e compì un notevolissimo superamento, inquadrando l’opera del grande corso nel quadro dello sviluppo del capitalismo. Questo fu uno dei libri che segnò la mia prima formazione di storico: lo lessi a cavallo fra il 1969 e il 1970 in una edizione di qualche anno acquistata con il conto rateale degli Editori Riuniti nell’agenzia di Peppino Capuano. Poi un delinquente me lo chiese in prestito e non me restituì più…Ovviamente in questi decenni sono uscite molte altre opere su Napoleone (ci fu una ondata in Francia nel 250° della nascita), ma, come sempre accade ai classici, ancora oggi è un libro che si legge utilmente e con il piacere di avere fra le mani un’opera che resiste al tempo.

Letteratura non recente.
5. G. MORSELLI “Roma senza Papa”
Morselli è stato uni dei migliori scrittori italiani negli anni centrali del secolo (fra i cinquanta ed i settanta) e la dimostrazione di quanto siano bestie gli editori italiani che non pubblicarono un autore di quella forza.  Morselli non faceva parte della ristretta cerchia di quelli ammessi nei salotti che contano. Mentre i migliori editori pubblicavano le scemenze di Moravia, Morselli non ebbe il piacere di vedere  pubblicato in vita uno solo dei suoi libri e morì suicida il 31 luglio 1973. Il suo primo libro uscì nel 1974 pubblicato dalla Adelphi nata da poco e fu proprio questo. L’autore immagina una Roma dalla quale il Papa è andato via per ripiegare su una ben più modesta sistemazione nei dintorni della a una trentina di kilometri dalla Capitale. La città è in piena decadenza, avendo perso la sua principale attrattiva turistica e la Chiesa è attraversata dalle più bizzarre correnti teologiche (fra le quali Morselli annovera quella degli “iperdulisti”, i sostenitori del culto di iper-dulia per la Madonna) in un mosaico pittoresco e stravagante. Non voglio guastare il gusto della lettura dando altri particolari, mi limito a dire che ci leggerete sorprendenti  anticipazioni del presente della Chiesa post ratzingeriana. Una lettura da fare con un occhio al presente.

Aldo Giannuli

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