Conflitto mediorientale: qualche puntualizzazione.

Come prevedevo, il pezzo sul caso della Mavi Marmara ha scatenato molti interventi decisamente accesi. E’ inevitabile che sia così, perchè intorno al conflitto mediorientale si è creato un grumo spaventoso di problemi che va molto al di là della questione di merito: il ruolo degli Usa, il giudizio sul tipo di democrazia vigente, i rapporti fra occidente e gli altri (e sullo sfondo, l’ordine capitalistico del mondo), ecc.
Tutte cose che sollecitano cervello e viscere e non inducono a riflessioni pacate. E, però, questo sforzo di razionalizzazione dobbiamo farlo se vogliamo capirci qualcosa. E, dunque, è bene isolare la questione in se dalle molte altre che pure vi sono correlate.
Israele è un caso unico dal punto di vista storico e, dunque, riesce difficile farlo rientrare nelle tipologie politiche e giuridiche consuete. Nell’ordine, le questioni sono: quello israeliano è un popolo che, come tale ha diritto all’autodeterminazione? E, in caso affermativo, quale è il suo territorio? Correlatamente: i palestinesi sono un popolo? E quale è il loro territorio?
Come si sa, la comunità ebraica mondiale sostiene di essere sempre stata un popolo, pur nella diaspora, e, in quanto  tale, di avere diritto all’autodeterminazione nel suo territorio di origine, sia in ragione della  persistenza in loco di una non trascurabile comunità ebraica sia per aver acquistato parte delle terre dagli arabi sin dai primi del novecento.
Una tesi che presenta diverse forzature, ma anche molti elementi di verità. Certamente gli Ebrei hanno mantenuto una loro forte identità come gruppo religioso nettamente distinto dall’ambiente cristiano o islamico e questo senza soluzioni di continuità. Altri popoli sono stati o sono “senza territorio” o perchè hanno subito una diaspora (Armeni, Macedoni, Albanesi) o perchè nomadi (Sinti, Rom, Kalè o altri popoli Romanì), ma gli Ebrei costituiscono un caso particolare. Infatti, Albanesi,  Macedoni ecc. (tutti popoli che hanno subito massicci fenomeni migrativi in più direzioni) hanno mantenuto un nucleo consistente nei territori di origine e, in qualche caso, hanno dato luogo a stati nazionali o repubbliche federate. Sotto questo aspetto, il caso più simile a quello ebreo è quello armeno, ma che è assai più recente.
Nel caso degli Ebrei abbiamo la persistenza di una identità culturale-religiosa pur nella diaspora, per quasi 2.000 anni. Questo è stato prodotto dall’interagenza fra  cause esogene (le discriminazioni e, spesso, persecuzioni di cui gli Ebrei sono stati vittime, in particolare nei paesi cristiani) ed endogene ( il mantenimento di un ceppo linguistico, il carattere fortemente strutturato della comunità, la marcata solidarietà interna ecc.). Si è così prodotta una identità  culturale che, pur nella differenziazione dei diversi contesti di accoglienza (i sefarditi di Spagna, gli askenaziti del centro Europa ecc.) e delle diversità linguistiche (ebraico, aramaico, yddish) ha mantenuto caratteri comuni e si è espresso  attraverso un’ importante letteratura.
Tutto questo, costituisce un popolo-nazione titolare del diritto di autodeterminazione? A meno di ritenere essenziale il requisito della territorialità (come avrebbe richiesto Stalin) sembra difficile negarlo. Abbandonate le concezioni “naturalizzanti”, come quella di Pasquale Stanislao Mancini che assume la nazione come dato originario ed increato, le scienze storico-sociali ormai accettano l’idea che un popolo-nazione sia tale quando si afferma come soggetto politico.
Nessun popolo ha le caratteristiche di omogeneità linguistica, etnica, culturale, religiosa, storica ecc. di cui diceva Mancini, tutti hanno utilizzato alcune di queste caratteristiche per legittimare il proprio costituirsi come nazione. La comunità ebraica si è trasformata, attraverso il movimento sionista, in soggetto politico che ha dato vita allo Stato di Israele ed al suo popolo. Si può benissimo dissentire dal sionismo (che, peraltro ha una sua articolazione interna), ma questo non muta i termini storici del problema per cui ci troviamo di fronte ad un popolo che, al pari degli altri, ha conquistato il suo diritto all’autodeterminazione.
Ma se quello israeliano è un popolo-nazione che ha diritto all’autodeterminazione, dove sta scritto che il suo territorio sia quello che, per secoli, è stato abitato da popoli di lingua araba e religione islamica? In effetti, al suo sorgere, il movimento sionista non legò la rivendicazione del “focolare ebraico”  necessariamente al territorio attuale di Israele. Si parlò del Madagascar, della Terra del fuoco in Argentina, qualcuno azzardò parti della Siberia, ma non se ne fece nulla. Bene: proviamo ad immaginare se fosse prevalsa qualcuna di queste soluzioni alternative: a meno di ipotizzare posti totalmente invivibili, questo avrebbe comunque coinvolto comunità umane –più o meno numerose- presenti in quei territori, ed avrebbe posto gli stessi problemi di coabitazione attuali, con stati confinanti ecc.  ma con uno stato ebraico ancora meno legittimato. Immaginiamo cosa sarebbe oggi uno stato di Israele nel nord Madagascar?
Una qualche legittimazione, anche se tirata per i capelli, Israele poteva averla solo dove è ora.
In ogni caso, ormai si è radicata una situazione in cui c’è un popolo che si è stabilito su un territorio. Qualcuno dirà “con la forza”: verissimo, come spesso è accaduto nella storia. D’altra parte, il diritto conosce sia la fonte atto che la fonte fatto, per cui tende a riassorbire stati di fatto che si prolunghino nel tempo. Ed allora: un popolo si è stabilito su quei territori e non è pensabile “sfrattarlo”, ha dato vita ad uno stato che ha diritto ad esistere come gli altri.
Ma questo vale anche per i Palestinesi: anche loro sono un popolo-nazione che risiede su quei territori ed hanno diritto all’autodeterminazione. Qui non è il caso di rifare la storia della Palestina dalla dissoluzione dell’impero Ottomano, ma credo nessuno possa decentemente sostenere che i Palestinesi non abbiano diritto ad un territorio o debbano emigrare per procurarselo.
E, dunque, se i Palestinesi (anche e soprattutto Hamas) devono entrare nell’ordine di idee di riconoscere Israele per concludere una pace durevole, Israele deve entrare nell’ordine di idee di riconoscere il diritto dei Palestinesi a costituirsi in Stato e –precisiamo- non in un finto Stato, ma uno Stato vero. Quel che implica una decente soluzione territoriale che non può essere quella di una serie di enclaves circondate da un muro come tante prigioni, ma qualcosa che abbia una sufficiente continuità territoriale. Dunque Israele deve capire che il principale ostacolo alla pace è rappresentato dalla questione dei coloni insediatisi in Cisgiordania (che loro si ostinano a chiamare Samaria e Galilea). Salvo opportuni ritocchi –come per la situazione di Gerusalemme- i confini fra i due stati non possono essere –grosso modo- quelli precedenti alla guerra del 1967. Israele non può pensare di essere portatore di diritti speciali che gli vengono dalla tragedia dell’Olocausto, della quale, peraltro, non furono affatto colpevoli gli arabi, ma noi europei che, poi, abbiamo risolto i nostri complessi di colpa indennizzano generosamente le vittime con la terra d’altri. L’Olocausto rese palese il diritto degli Ebrei a darsi una patria non quello a negarlo agli altri. Dico questo in particolare ad Attilio che mi pare un po’ troppo unilateralmente schierato con Israele.
Tuttavia non mi sento di poter affermare (come fa Davide) che Israele sia uno stato canaglia che da 60 anni ricorre a metodi terroristici per opprimere un altro popolo. In primo luogo perchè Israele è stato anche vittima di aggressioni da parte araba (le guerre del 1948, 1956 e 1967) che miravano esplicitamente alla sua  dissoluzione e a “ributtare in mare gli Ebrei” come i leaders arabi dichiaravano esplicitamente. Nel primo ventennio della sua storia, Israele è stato più vittima che carnefice, la svolta è venuta con il 1967, che  costituisce uno spartiacque nella storia del conflitto. In quella occasione Israele ebbe una vittoria fulminante, ma forse ebbe la sfortuna di vincere troppo, quel che contribuì a radicare il pernicioso sogno di una “grande Israele”  che cancellava l’esistenza dei palestinesi. Ma il 1967 ebbe anche l’effetto (confermato dalla guerra successiva del 1973) di convincere Israele che la forza costituisce l’unico linguaggio con cui parlare ai Palestinesi, le cui ragioni non vengono minimamente prese in considerazione. Tutto questo sta producendo una serie di conseguenze mostruose fra cui azzerare le stesse ragioni morali di Israele: chi è stato il più debole subendo l’Olocausto che invoca per legittimare la propria esistenza, non può servirsene per negare le ragioni dell’altro più debole. Questo uso della Shoa la vilipende peggio di ogni negazionismo. Ciò va ricordato agli Israeliani proprio da chi gli è più amico e serba la memoria dell’Olocausto.
E veniamo alla bomba iraniana. Intanto, una rettifica (scrivo per Alessandro): quando scrivo che essa è puntata contro Ryad, il Cairo e Damasco non meno che contro Tel Aviv, non intendo questo alla lettera ma in senso figurato. Non so a che punto siano gli iraniani con la costruzione della loro bomba ne so se davvero vogliono costruirla (ma lo sospetto fortemente), il punto è che le armi atomiche hanno una particolarità: combattono anche quando stanno ferme negli arsenali. Dopo Nagasaki nessuno ha più fatto esplodere  –per fortuna- una bomba del genere, ma questo non significa che esse non siano state usate: tutto il confronto della guerra fredda è stato un confronto virtuale fra i rispettivi armamenti nucleari ed ogni qual volta un paese (come la Cina o l’India) ha annunciato il possesso della bomba, solo per questo fatto è entrato nel più esclusivo club del Mondo, quello delle potenze nucleari.
Anche se non ho capito bene sulla base di quale diritto Usa, Russia, Cina, India, Pakistan e –probabilmente- Argentina, Sud Africa ed Israele possano avere una bomba nucleare e l’Iran no ( dunque non ritengo affatto legittima una eventuale azione armata contro l’Iran da parte americana o israeliana), resta un fatto: che il semplice annuncio della bomba da parte di Teheran muterebbe la carta geografica del Medio Oriente. Questo segnerebbe uno stravolgimento dei rapporti di forza fra l’Iran, che si proporrebbe come la superpotenza  islamica che esercita la rappresentanza mondiale di tutta l’umma. In altra occasione mi soffermerò meglio sulle implicazioni di tutto questo, qui mi limito a sottolineare la portata politica del fatto. Lascio ad altri valutare se tutto ciò sia auspicabile o meno, mi limito a registrare il fatto e, di conseguenza, l’obiettiva convergenza di interessi fra Israele, Siria, Egitto ed Arabia Saudita a contenere l’offensiva politica iraniana. Ma questo presupporrebbe una disponibilità di Israele a gettare un ponte verso gli arabi, rimuovendo l’ostacolo della questione palestinese. Non sempre la migliore difesa della sicurezza è nelle armi, spesso può risultare più efficace una politica estera meno muscolare ma più duttile.
Ultime precisazioni:
1- Il suicidio di massa di Masada è con ogni probabilità una leggenda, ma questo non ha alcuna rilevanza: spesso, nella storia, quello che conta non è la verità del fatto, ma quella della sua memoria (anche se esagerata, forzata o inventata), per cui si procede “come se fosse”. Quello che conta è che gli israeliani abbiano costituito un elemento fondativo della loro identità su quell’episodio e questo spiega molte cose del loro modo di pensare.
2- Lascerei perdere le “rivoluzioni arancione” sulle quali ci sono ottime ragioni per essere molto  scettici.
3- Non ho alcun motivo di simpatia per Ahmadinejad  ed i suoi tirapiedi e simpatizzo invece per i giovani e le donne dell’opposizione; questo non toglie che persino una cosa abominevole come il regime iraniano possa avere un ruolo positivo se dall’altra parte ci sono gli Usa. Mi auguro che l’opposizione iraniana riesca ad abbattere il regime fondamentalista, ma spero che l’eventuale democrazia iraniana sappia riconoscere che i suoi interessi restano antagonisti rispetto a quelli degli Usa e resti nel campo anti-americano.
4- Israele deve mettere immediatamente fine al blocco di Gaza che è un’azione priva di ogni legittimazione giuridica, un orrore etico e, peggio ancora, una bestialità politica che lo indebolisce più di quanto non lo rafforzi. E’ bene che ci sia una netta pressione della comunità internazionale  ricorrendo, se necessario, anche all’embargo.
5- Non auspico (come mi sembra Davide) una rappresaglia militare turca e spero tutto si risolva in forme diverse, ma mi rendo conto che difficilmente la Turchia possa evitarlo. E se dovesse succedere, Israele sarebbe andata a cercarsela con la lanterna e non sarebbe possibile condannare la Turchia.
6- Si può benissimo essere antisionisti senza essere antisemiti (contrariamente alla sciocchezza recentemente affermata dal Presidente Napolitano che ha perso un’ottima occasione per parlare d’altro), sia perchè anche gli arabi sono semiti, sia perchè non tutti gli ebrei o tutti gli israeliani sono sionisti, sia perchè si può sostenere –a torto o a ragione- che un determinato gruppo non sia un popolo ma non per questo essere razzisti.

Come si vede sono dichiaratamente antiamericano (non credo d’averlo mai nascosto), ma non sono anti israeliano e non lo sarò mai. Questo non mi impedisce di esprimere la mia condanna verso azioni come quella della Marvi Marma o l’assedio di Gaza e credo di farlo anche nell’interesse di Israele. Tacere le critiche –ed anche le condanne morali- non è un atto di amicizia, anzi, al contrario è un pessimo  servizio fatto a chi si vorrebbe difendere.
Però, mi rendo conto che non hanno torto quelli che sostengono che c’è troppo odio verso Israele che è vittima delle sue ossessioni. Non sempre occorre essere dei criminali per commettere crimini. E Israele non è uno stato canaglia anche se se fa tutto quello che farebbe uno stato canaglia.
La storia è ricca di contraddizioni. Purtroppo.

Aldo Giannuli, 8 giugno ’10

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Aldo Giannuli

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Comments (9)

  • A complicare:
    Israele ha il mito della terra promessa: Dio disse ad Abramo: “Va verso il paese che ti indicherò”. Ma Abramo, attraverso il figlio Ismaele, è anche il padre dei popolo arabi. Così Gerusalemme è città sacra per gli ebrei, gli arabi e … aggiungiamo anche i cristiani. Ancora diversi luoghi sacri in Gerusalemme sono in mano agli arabi.
    I coloni: Israele li piazzò apposta in Cisgiordania, così in caso di cessione ai palestinesi, i coloni stessi sarebbero insorti.
    L’acqua. Israele è riuscito ad avere il controllo dell’acqua del Giordano. Nel deserto, l’acqua è oro.
    Finanza. Dall’inizio Israele ha ricevuto enormi somme di denaro dagli ebrei soprattutto americani, altrimenti come farebbe anche ad accogliere tutti gli ebrei che fanno domanda di entrare?
    Nella tecnologia e sistemi di arma Israele è avanzatissimo.
    Blocco di Gaza. Israele teme che entrino armi.

  • Scrivo Israele stato canaglia,per mettere in risalto l’ipocrisia della santa alleanza america and friends contro -appunto -gli stati giudicati canaglieschi,ma che dal mio punto di vista sono il futuro mondiale-lasciamo perdere se sarà negativo o positivo,codesto cambiamento.

    Credo che questo stato usi mezzi assolutamente terroristi e condannabili,ripeto con un embargo .

    La svolta militare.. non è che io sia con i
    candelotti in mano a urlare:alla guerra ,alla guerra olè!Non sono guerrafondaio.Però,credo che il comportamento israelinao vada pesantemente sanzionato e che questo sia il pensiero turco e non solo è un dato di fatto.
    Non accadrà ora,perchè comunque la lobby ebraica-americana ha un peso notevole anche su queste cose e quindi israele verrà protetta da usa,italia e altre “potenze”.
    Ci sarà una situazione assai difficile di rapporti diplomatici,e temo si arrivi anche a una svolta guerresca..
    Per quanto riguarda l’iran.Lei fa a mio modestissimo avviso,un errore che è tipico della nostra sinistra e anche del mio partito il pcl.
    Mi pare che alla fine prevalga una visione occidentale,ovviamente buono e persino rivoluzionaria,ma che non tiene conto del pensiero popolare,della loro visione della vita e di come quel regime possa agire sul popolo.
    L’opposizione dei suoi giovani è made cia,in mano a un farabutto come mousavi.Il barbetta,non è un santo e questo in politica non è un male,ma se dovesse esser rovesciato dovrebbe esserlo per la volontà delle masse meno abbienti.Non certo per mano di questi collaborazionisti americanizzati
    L’americanizzazione mondiale è il reale e solo nemico che oggi noi comunisti dovremmo combattere.
    Si potrebbe dire:ma vai a vivere in iran,cuba e così via.D’altronde noi abbiamo sempre sostenuto i dissidenti che criticano i regimi dei loro paesi,e mai abbiamo pagato un biglietto per farli venire da noi ,anzi..li paghiamo per manternerli nel loro paese come spina nel fianco.

    buona giornata,davide

  • Troppe stereotipie:
    L’esistenza di Israele è sanzionata non dal puro diritto, ma dalle sue bombe atomiche, dal sistema hollywoodiano e da armi&denari statunitensi e tedeschi, tutte cose che si tramutano in ‘diritto’.
    Nel 1948, 1956 e 1967 ad aggredire e a minacciare gli stati arabi mi pare sia stata Israele, e nel 1948 anche impiegando armi batteriologiche. (Ilan Pappé le dice niente?)
    Di paese islamico con la bomba c’è già il Pakistan e la cosa non è sconvolgente più di tanto.
    Continua a prendere per vera un Iran da ‘postcard from Guantanamo Bay’. Abominevole Ahmainejad, la bomba atomica islamica e altre MEMRI-nate. I ‘cciovani verdi e la santa martire fasulla Neda. Vabbè, si ritiene marxista e studioso dei servizi segreti, e non nota la chiara traccia hollywoodana imbastita sull’Iran.
    Se vincessero i suoi ‘cciovani verdi, USA e Israele farebbero letteralmente ciò che vogliono, e in quel caso, la ‘freedom flotilla’ sarebbe stata affondata a colpi di siluri e artiglieria (Do you remember USS Liberty?) tra gli applausi delle Fiamma Frankestein e i ‘contriti singhiozzii’ degli ‘amici critici’ di ‘Eretz Israel’, e blabla vario.
    Se Israele ha diritto di stare nella comunità internazionale, perchè è l’unico stato al mondo creato su base razziale e religiosa? Perchè non ha una costituzione scritta? Che ne stabilisca i confini? Quali confini vogliono raggiungere i suoi amici israliani? Dove vogliono arrivare?
    Che lingua parlano gli israelini? L’inglese e una lingua artificiale, il neo-ebraico, che è un puro prodotto del ‘900. L’Yddish, la vera lingua ebraica, in Israele era proibita fino a pochi anni fa. Perchè i cittadini palestino-isareliani non possono comprare terreni? ecc. ecc.
    Ai Palestinesei, cosa è graziosamente lecito concedere? I ghetti senza muro? E i profughi? Che se li sorbiscano gli Arabi, vero?
    La cosa odiosa è il proporsi come amici di entrambi, ma con una parte lo si è nei fatti di più. Inevitabilmente.
    Come è inevitabile una cosa, o Israele espelle e farà, alla fine, un nettoyage etnico dei palestinesi. O Israele scompare. Non esistono le cosidette vie di mezzo, chi lo sostiene è oggettivamente per la liquidazione dei palestinesi senza se, e senza ma.
    In Italia, e in occidente, si può essere satanisti e antiamericani, ma non è lecito essere pedofili (almeno per ora, e se non si vive in Olanda) e contrari a Israele.

  • tutto giusto Aldo, ma se ben ricordo dai miei studi c’era anche il progetto di togliere delle terre alla Germania sconfitta per darle ai sopravvissuti dai campi e agli ebrei dell’est…anche in questo caso sarebbe saltato fuori un bel casino negli anni a venire…un bel rompicapo.
    Io sarò sicuramente un sognatore ingenuo ma siccome ho amici ebrei che si considerano solamente italiani faccio fatica a capire le ragioni di Israele…nonostante tutto. Ripeto.

  • o meglio, so benissimo che le potenze mondiali avevano l’obiettivo di liberarsi del problema interno ebraico. Ossia semplificando moltissimo: fare in modo che gli ebrei poveri e profughi insomma la zavorra se ne andassero in Palestina e che gli ebrei ricchi rimanessero con i loro patrimoni.
    Ci sono libri interessanti su quel periodo, ad esempio:
    http://www.libreriauniversitaria.it/lager-terra-promessa-difficile-reintegrazione/libro/9788883356063
    La lotta di classe è sempre un principio valido

  • esiste un’altro stato su base religiosa: il Vaticano. Il papa è capo religioso e anche capo di stato. Credo non abbia costituzione. Ha nunzi, cioè ambasciatori in tutto il mondo. E’ off limits. Oltre al potere economico, controlla le coscienze di cittadini di tutto il mondo. Non so tra Israele e Vaticano chi è più potente.
    Quindi se il problema è che Israele è uno stato teocratico, il Vaticano ancora di piu’.

  • “Israele non è uno stato canaglia anche se se fa tutto quello che farebbe uno stato canaglia”

    Francamente non capisco come si possa dire una cosa del genere!
    Israele è uno stato canaglia, perchè è stato fondato ed è governato dai sionisti, che si sono resi responsabili di atti terroristici contro la popolazione palestinese sin da prima della fondazione di Israele stesso.
    Sono stati questi a scatenare le rivolte dei palestinesi e non il contrario, anche se ovviamente questo non giustifica gli atti terroristici dei palestinesi.

  • Aggiungerei a completare il quadro il libro di Shlomo Sand, prossimamente anche in italiano, “L’invenzione del popolo ebraico”.

    http://castelliperlapalestina.noblogs.org/post/2010/01/19/shlomo-sand-come-fu-inventato-il-popolo-ebraico

    Finché l’occidente non abbandonerà il doppiopesismo congenito col quale “misura” ogni azione di israeliani e palestinesi, non sarà possibile affrontare con serenità l’argomento, a nessun livello.
    Purtroppo viviamo in tempi tristi, in cui comandano Nirenstein e Pacifici, che dettano la linea politica a parlamentari e stampa.

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