Come sta messa la Germania?

Come si sa, la Germania gode di una immagine di grande solidità economica, locomotiva della Ue, conm i conti in ordine, una bilancia commerciale favorevole, guardiana arcigna della cassa di Eurolandia. Il caso virtuoso da imitare nel continente.

E’ certo che la Germania rappresenti la parte più importante del Pil europeo ma forse la realtà è meno rosea di questo quadretto di “grande forza tranquilla”. Forse non è mai stata quella roccaforte inespugnabile che dichiarava d’essere.

In primo luogo parliamo della leggenda del suo “limitato” debito pubblico prova dell’assennatezza e sagacia con cui i tedeschi avrebbero saputo amministrare le loro fortune. Però, già dal decennio scorso, in cifre assolute, la Germania se la batteva con l’Italia per il terzo o quarto posto nella graduatoria mondiale dopo Usa e Giappone. Certamente, il Pil tedesco è ben più pingue e può benissimo sopportare quel debito e, poi, la Germania ha assorbito una bella fetta dei titoli greci, italiani, spagnoli, irlandesi, portoghesi ecc. e, dunque compensa una parte del suo buco.

Nel decennio trascorso, sulla carta il debito tedesco ha oscillato intorno al 76-77% del Pil che, peraltro, non è proprio pochissimo e comunque è ben di più del limite del 60% che avrebbero voluto i trattati di Maastricht. e, comunque è un punto mai raggiunto dagli anni cinquanta in poi.

Ma a guardare bene le cose, la situazione è assai meno rosea, perchè c’è una particolarità del caso tedesco di cui non si parla mai: la “cassa depositi e prestiti” che fa riferimento al Tesoro e di cui fanno parte ordinariamente i maggiori istituti bancari del paese, che gestisce i finanziamenti statali agli enti locali ed alle grandi opere pubbliche. Ciascun paese ha propri regolamenti per il finanziamento di questa istituzione, ma, in linea di massima, accanto al gettito classico, il finanziamento è assicurato con l’emissione di obbligazioni dell’ente ed altre forme (ad esempio, in Italia, la fonte principale è la raccolta del risparmio postale). Insomma, è un’ attività che comporta un certo tasso di indebitamento e, in tutti i paesi, questa è una delle voci del debito pubblico. La Germania, invece, non considera questa voce nel calcolo del debito dello Stato, come se la sua Cassa depositi e prestiti fosse una banca qualsiasi. Lo si concordò all’interno della Ue nel 1991 perchè la Germania aveva appena assorbito la Ddr e si trovava in una situazione molto particolare. Si è trattato di una finzione giuridica che funzionale allo sforzo di ricostruzione dei land orientali, ma, a distanza di  25 anni, la situazione è superata e non ha più senso questo espediente di cassa. D’altra parte, le finzioni giuridiche sono utili, ma non cancellano la realtà per la quale, se si considera in bilancio anche il debito della Cdp, il debito pubblico tedesco reale ascende ad  oltre il 100%. E già questo ridimensiona un po’  il mito della locomotiva tedesca.

Ma c’è anche da considerare il capitolo “grandi banche” che sono tutte messe piuttosto maluccio già dall’inizio della crisi e, se il presidente della Deutsche Bank Josef Ackermann respinse ogni intervento statale nella ricapitalizzazione della sua banca, pur subendo un downgrade da AAA a AA+ , molto peggio sta la Commerzbank e le stime dicono che la Deutsche Bank, che al suo zenith  era valutata 60 miliardi di euro, oggi ne vale circa meno della metà, mentre la Commerzbank si aggira su un quarto del suo valore del 2007.

Dunque, un quadro non eccelso già da diversi anni su cui, però, si sono abbattute ora la stangata della VW ed  un ulteriore peggioramento del quadro bancario. La ditta automobilistica di Wolfsburg sta cercando di contrattare sulle multe, di dilazionare i rimborsi eccetera e, per ora è stata retta da una sostanziosa iniezione della solita Cdp però, comunque vada, di denaro, nei prossimi anni ce ne vorrà davvero molto per tappare la falla ed avviare nuove linee di produzione, senza  contare il danno di immagine che si tradurrà in flessione delle vendite ed è ragionevole pensare che la Cdp da sola non ce la farà, mentre le banche non sono al meglio e la concorrenza americana si fa sentire con i titoli della Goldman Sachs al 3,50% netto. Facile immaginare che, in questo contesto, la Germania non sarà più così ostile come nel passato su nuovi qe da parte della Bce. Ma questo aprirebbe altri spinosi problemi politici di cui diremo prossimamente.

Aldo Giannuli

aldo giannuli, economia germania


Aldo Giannuli

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Comments (8)

  • Molto interessante. Avevo già sentito alcune volte parlare della separazione dal debito pubblico della CDP tedesca, ma ignoravo il perché di questo privilegio. L’articolo ha chiarito completamente la mia lacuna.

  • Ecco un ulteriore buon motivo per non comprare l’Auto del Popolo dai rumori cacofonici e al prezzo eccessivo.
    Si potrebbero fare molte considerazioni ad iniziare dal debio pubblico che si saperva essere conplessivamente trottante, ma preferisco rimettermi ad un vero tedesco e al suo messaggio ultimo, dedicandoli alla signora Europa e al signor Euro.
    https://www.youtube.com/watch?v=CQUFQ_N0JI8

  • Ci sono due punti ulteriori non toccati dall’articolo.

    Primo che a fronte delle grandi banche c’è la situazione ancor meno rosea delle piccole: tutte le Kreissparkassen e le Volksbanken locali, molto spesso gonfie di crediti in grave sofferenza.

    Secondo, lo stato di fallimento conclamato o mascherato in cui versano numerosi enti locali, ad es. i comuni del Nordrhein-Westfalen.

    Alla base di entrambe le realtà, il carattere più americanizzato della Germania rispetto all’Italia (fatta oggetto di cure speciali dal conquistatore anglosassone lungo l’arco di un sessantennio) che fino al 2008 ha spinto istituti di credito ed enti locali a investire in grande stile sul mercato dei subprimes.

  • Prendo atto della sua aperta e manifesta germano fobia;si tratta della stessa islam fobia che pervade il vecchio continente. La realtà prof.Giannuli, è che dal secolo scorso alla Germania non si perdonano le proprie virtù, vale a dire di essere una grande nazione e un grande popolo.Non è ricorrendo ad astrazioni numeriche, calcoli, proiezioni statistiche che lei riuscirà a sminuirne l’importanza non solo storica ma anche economica ma soprattutto politica.La verità è che vorreste vedere la massaia tedesca andare al mercato comperare un pezzo di pane, con una montagna di marchi perennemente svalutati, come ai bei tempi subito dopo la prima guerra mondiale, dopo le vergognose riparazioni punitive imposte, che contribuirono non poco all’avvento del nazismo. Basterà ricordare l’odiosa campagna mediatica contro Joseph Ratzinger, colpevole di essere tedesco e di avere da adolescente, difeso nella contraerea, il proprio popolo dai bombardamenti terroristici dei gangsters americani. La Germania che piace ai germano fobici è quella divisa,umiliata,in preda alla miseria più nera, con milioni di veri profughi in fuga.Siete degli illusi; perfino Stalin al termine della guerra, disse che gli Hitler passano,la Germania rimane. Senza Germania l’Europa non esiste, se ne faccia una ragione.Poi visto che lei ha evocato il fantasma della DDR, di cui io sono un aperto nostalgico, le dirò che uno dei motivi della mia nostalgia è quello che non ha mai versato un solo marco di riparazioni allo stato di Israele.

      • Germanofilo e fiero di esserlo:davanti a certi italiani come Michele.Di mio aggiungo che i tedeschi amano l’Italia, ma non stimano gli italiani;mentre gli italiani stimano i tedeschi ma non li amano,in quanto soffrono di un giustificato complesso di colpa relativo alla data 8 settembre 1943, data in cui si è consumato il tradimento più ignobile della storia contemporanea, che ancora ci squalifica a livello mondiale.Senza scordare quello d’inferiorità, più che giustificato, purtroppo per noi.

    • Apprezzo la Sua germanofilia, ma tenga conto che il sentimento antitedesco, comunque minoritario mi creda, la gente non è stupida, è un’invenzione dei media. Così com’è un’impressione causata dai media credere che i tedeschi siano d’accordo che le politiche della signora Merkel e di chi la sostiene: l’uscita improvvisa dall’energia nucleare, il buttare via montagne di soldi dei contribuenti per far rimanere la Grecia nell’euro e per accogliere milioni di immigrati non assimilabili e improduttivi che costano decine di miliardi di euro, l’invio di un inutile contingente militare in Siria per sostenere la Francia, ecc.
      La verità è che in Germania vige una forte repressione delle opinioni divergenti dal consenso mediatico costruito, soprattutto in tema di immigrazione/ invasione; una repressione che per semplici opinioni su questo tema spesso porta alla perdita del posto di lavoro.
      I nemici dei popoli europei sono i governanti e i media che li sostengono. Mentre Israele sarebbe uno stato amico anche se non avesse ricevuto un solo centesimo di riparazioni, mi creda. Non le hanno rifiutate certo, ma chi lo farebbe? Il responsabile è chi le ha date, e questi sono stati i governanti tedeschi. Potevano rifiutarsi, non l’hanno fatto. Anche se è vero che lo fecero con una forte pressione morale esterna e che, ancora più che in Italia, nel dopoguerra è stata spezzata la ‘spina dorsale’ del sentimento nazionale. Guardi cosa pensano gli israeliani su una domanda provocatoria: https://www.youtube.com/watch?v=x73L7iY-Xhg

      • @Maffei.
        Maffei, il South Stream è crollato sotto le sanzioni, mentre il North Stream raddoppia in barba alle sanzioni: due pesi due misure, ovvero figli e figliastri.
        Non mi dica che certuni non sono adusi a lavorare sottotraccia in danno di altri.
        E poi la chiamano mitologicamente Europa !

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