Cina e India verso il futuro: quali scenari?

Nelle scorse settimane abbiamo analizzato come la relazione, oltremodo complessa, che unisce Cina e India sia destinata a permeare in profondità, nei decenni a venire, gli equilibri geopolitici asiatici e planetari. La gamma del rapporto tra Pechino e Nuova Delhi è stata ispezionata alla luce degli elementi di competizione, collaborazione e coesistenza che ne costituiscono la struttura.

Concludendo, non si può che segnalare come la Repubblica Popolare Cinese e l’India risultino due Paesi, allo stato attuale delle cose, fortemente rivali e in reciproca competizione; al tempo stesso, il declinarsi della loro rivalità su diversi scenari (da quello militare, con la corsa alle armi particolarmente impetuoso sul piano navale, a quello strategico, sancito dall’opposizione indiana alla “Nuova Via della Seta”) si accompagna a un confronto continuo, attivo ad ogni livello, che smussa e stempera gli estremi della competizione.
Cina e India sono infatti potenze fortemente interdipendenti, non solo in virtù del crescente interscambio commerciale che interessa le loro attive economie: le occasioni di dialogo, infatti, non mancano in numerosi enti, istituzioni e consessi internazionali nel quale le prospettive strategiche di Pechino e Nuova Delhi si confrontano in maniera, molto spesso, temprata.

Se il gruppo dei BRICS, che vede Cina e India affiancate da Russia, Brasile e Sudafrica, risulta amalgamato più in via teorica che concretamente, al tempo stesso il tavolo tra i cinque Paesi etichettati a inizio XXI secolo come “economie emergenti” è in continuo aggiornamento, dato che nel 2017 si è celebrata la nona riunione annuale dei capi di Stato e di governo BRICS, ospitata dalla Cina di Xi Jinping. In sede BRICS, Cina e India condividono primariamente l’istanza di ridefinire l’ordine valutario mondiale, ritenuto dai 5 Stati eccessivamente sbilanciato a favore del dollaro statunitense. Cina e India non hanno mancato di segnalare a più riprese tali distorsioni, tant’è che sia lo yuan che la rupia sono state tra le valute interessate da uno dei primi progetti di de-dollarizzazione d’avanguardia, quello messo in atto dal presidente venezuelano Nicolas Maduro per le transazioni petrolifere di Caracas.

In ogni caso, è sulla piattaforma euroasiatica che gli interessi di Cina e India si compenetrano e si contrappongono in maniera più evidente. Se sul lungo periodo, come scritto nelle settimane scorse, è probabile che la geoeconomia prevalga sulla geopolitica, spingendo Pechino e Nuova Delhi a impegnarsi per sviluppare congiuntamente la connettività euroasiatica, gli ostacoli di natura politica, economica e securitaria non sono certamente secondari. In tale contesto, è interessante vedere come l’India, principale oppositrice della “Nuova Via della Seta”, abbia deciso di partecipare alla fondazione dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), principale organismo finanziario che ne supporterà lo sviluppo, mentre al contempo Pechino non si sia opposta all’ingresso dell’India, assieme al Pakistan, nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, fondata nel 1996 e riunente Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tajikistan e Uzbekistan.

Il tema dell’ingresso dell’India nel patto di Shangai, ufficializzato nel giugno 2017, potrebbe risultare di fondamentale importanza nel prossimo futuro: l’organizzazione mira infatti a coordinare gli sforzi per rafforzare la sicurezza geopolitica e l’interscambio economico nelle regioni che, nei decenni a venire, risulteranno centrali per la connettività euroasiatica. A inizio dicembre, i ministri degli Esteri di Russia, Cina e India si sono incontrati per concordare misure congiunte nella lotta al terrorismo e nella stabilizzazione dell’Afghanistan, e come ha riportato la rappresentante di Nuova Delhi, Susma Swaraj, il meeting è stato contraddistinto da una notevole cordialità.

Il confronto sarà decisivo, sul lungo termine, per definire la postura strategica della Cina e dell’India, che hanno l’una nell’altra una propria versione riflessa, percepita al tempo stesso come risorsa, minaccia ed enigma. Nel contesto euroasiatico, forse, proprio la comune amicizia con una Russia che guarda sempre più verso Oriente potrebbe rappresentare il minimo comune denominatore attorno a cui plasmare un rilancio delle relazioni bilaterali.

Andrea Muratore

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (5)

  • Questa storia della de-dollarizzazione promossa dalla Cina mi fa ridere.
    Quando la vedrò in deficit di bilancia commerciale per un paio d’anni di fila, solo allora comincerò a crederci.

    • Gentile Valerio,
      Lei guarda solo una faccia della medaglia: l’avanzo commerciale permette ai cinesi di procurarsi dollari per effettuare investimenti strategici all’estero.
      I cinesi invece le guardano entrambe: se essi, che sono oramai tornati ad essere il più grande Paese del mondo, commerceranno ancora in futuro con una valuta estera, il dollaro, chi questa valuta emette potrà mantenere il suo esercito ad un livello di potenza incontrastata senza dissanguarsi.
      In altre parole, i cinesi, quando guardano alle loro riserve di dollari, si chiedono anche quanti missili USA, puntati su di loro, queste medesime riserve hanno contribuito ad allestire.

  • De-dollarizzazione ?
    De-lirizzazione !
    Qualcuno ha il Michelangelo Viola da 70.000 lire?
    Lo scambio con tre Leonardo da Vinci Vinci da 30.000.
    E non dite che è un delirio.

  • Off topic.
    Acme news
    Un partito sull’orlo di una crisi di nervi. Psicodramma tra i renziani.
    Secondo l’Istituto demoscopico People il PD naviga a vele spiegate sotto quota 23.
    La tensione è palpabile tra i dirigenti. Costoro vorrebbero che la Bosky facesse il passo del fenicottero.
    A sdrammatizzare la situazione con buone dritte ci ha pensato Cetrio Laqualunque, ex segretario in pectore, il quale da Porto Azzurro ha inviato un telegramma al Segretario generale in carica, consigliandoli di pagare chi fa i sondaggi per salire subitaneamente di quota .. tanto pagano gli elettori.

  • O.T.
    Letterina aperta a Renzo Renzi.
    Caro aspirante Presidente del consiglio,
    l’ultima volta che ti ho scritto non mi hai risposto e ti è andata come ti è andata.
    Tu sei capa tosta, vuoi fare come dici tu e poi ti va male e a caro prezzo.
    Ti ho proposto un affarone e tu hai preferito spendere di più, con i risultati che si sono visti.
    Hai pagato l’americano Big Jim il doppio di quanto io mi sarei accontentato.
    Ieri Zio Sergio Emme ha fatto sapere che è prossimo a sciogliere le Camere.
    Tu che vuoi fare?
    Se hai intenzione di perdere sotto il 20% e spendere una barca di soldi, accomodati.
    Se vuoi risparmiare, ma sappi che sotto i 200.000 non scendo, possiamo trattare.
    Non assicuro miracoli, perchè bisogna essere consapevoli che vai verso una perdita, ma c’è perdita e perdita, come il referendum avrebbe dovuto insegnarti.
    Peggio per te se fai orecchie da mercante.
    Sicuro che il mio appello cadrà nel vuoto, ti auguro una buona sconfitta e il felice rinnovo delle Camere.
    P.s. Giusto per non essere inserito nella schiera dei gufi, ti auguro di formare un Governo con Berluscone vice presidente del Consiglio.
    Saluti

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