Che prospettive ha il Pd?

Domenica vedremo come vanno i ballottaggi nei comuni, ma, chiunque vinca, il senso politico del voto di domenica 31 maggio non cambierà, al massimo assisteremo alla conferma di una tendenza, al suo rafforzamento o ad una lieve correzione in più.

Renzi dice che questo per lui è stato un successo: ha lo stesso numero di regioni che aveva prima, ed una è a rischio di commissariamento e nuove elezioni, ha perso oltre 2 milioni di voti ed è sceso di poco meno di 10 punti percentuali. Però dice che ha vinto: cento di queste vittorie!

Quello che balza agli occhi è il carattere eccezionale del voto delle europee, dovuto ad una contingenza particolare: il collasso del centro ed il contemporaneo indebolirsi di tutti gli altri competitori (Fi, Sel, M5s) per ragioni interne a ciascuno ed indipendenti dall’iniziativa di Renzi (Fi per la perdita di credibilità di Berlusconi e per la scissione di Ncd, Sel per l’assenza di iniziativa e per la frattura con Migliore, M5s per aver deluso quanti si aspettavano un comportamento diversi con Bersani e per le troppe espulsioni di parlamentari).

Cessato questo stato di grazia  e finito l’incanto dell’”uomo nuovo” e del suo dinamismo pirotecnico, il Pd rientra nei sui limiti strutturali che ne fanno un partito fra il 25 (punta minima del 2013) ed il 33% (punta massima del 2008) a concentrazione centro meridionale, all’opposizione in tutto il Nord padano. Non inganni il rosso che tinge sulle cartine la regione Piemonte: è un regalo della stagione aurea delle europee.

Questo non vuol dire che tutto sia tornato come prima e che il Pd abbia restituito i voti “in più” del 2014. L’analisi dei flussi elettorali dice che le perdite del Pd hanno premiato prima di tutto l’astensione, ed è probabile che in essa siano confluiti tanto alcuni neo elettori conquistati nel 2014 quanti parte di quelli che votavano il Pd da prima. Poi c’è un flusso che è andato al M5s ed alle liste di sinistra radicale (Lista Pastorino, Sel, varie aggregazioni di sinistra) dunque, una emorragia sul fianco sinistro (collocando il M5s oggettivamente su questo versante). Solo in parte ridotta c’è stato un flusso in uscita sul fianco destro e prevalentemente verso la Lega, mentre alle liste di centro è andato un rivolo piuttosto ridotto.

Dunque, gli elettori di centro (che avevano lautamente foraggiato il Pd nelle europee) in gran parte non sono rientrati nei loro partiti di provenienza ma, presumibilmente, sono restati in percentuale significativa nel Pd; quel che accentua i rivoli in uscita verso astensione,  M5s, Sinistra radicale.

Quale che possa essere la collocazione del M5s, che alcuni contestano possa essere collocato a sinistra, appare intuitivo che gli elettori che sono usciti in questa direzione dal Pd è poco probabile che siano ex elettori di centro, mentre è più razionale pensare che siano elettori che votavano Pd già nel 2013 e, quindi, questo ha indebolito il ceppo originario, dando più peso alla componente centrista che è rimasta. Dunque c’è stata un sensibile modifica nella composizione dell’elettorato Pd che si è fatto un po’ più centrista e molto meno di sinistra rispetto al 2013.

Detto questo, cosa può fare ora il Pd? Le scelte possibili sono quattro: andare avanti come se nulla fosse, nuovo Nazareno, virare verso sinistra, andare a nuove elezioni.

Partiamo da tre considerazioni:

a- il punto di favore del Pd è che ancora oggi le opposizioni sono divise e non c’è uno sfidante credibile

b- i margini della maggioranza parlamentare, al Senato, sono ai minimi termini (9 voti)

c- non si può permettere una scissione significativa della sinistra del partito, sia perché questo farebbe probabilmente saltare i numeri al Senato, sia perché il danno di immagine, in una fase di calo, sarebbe poco sopportabile.

Vediamo in dettaglio.

Andare avanti così: tenendo conto degli aspetti caratteriali del personaggio, dei mutamenti in atto nel “giglio magico” che vedono rafforzata la componente estremista, del fatto che la riforma del Senato non è ancora pronta, appare questa la scelta più probabile. I problemi  sono i margini ristretti al Senato e il pericolo che, dando tempo, gli altri competitori possano rafforzarsi: il centro destra potrebbe trovare un accordo dalle liste di centro a Fi ed alla Lega, la sinistra radicale potrebbe unificarsi e rafforzarsi, il M5s potrebbe riprendere slancio sia per effetto del risultato non  negativo delle amministrative, sia per effetto degli scandali incombenti. Il primo problema potrebbe (forse) trovare soluzione con l’arrivo di Verdini e dei suoi, ma c’è l’incognita Ncd che sembra orientato ad uscire dalla maggioranza. Verdini può compensare i voti della sinistra Pd o quelli di Ncd, ma non tutti due insieme. Il rischio di veder rafforzare gli altri e, di riflesso, indebolirsi è tanto più concreto ove la prosecuzione della vita del governo Renzi dovesse diventare una stentata sopravvivenza e, dopo queste amministrative, quello di Renzi non è più il “governo del miracolo” ma un qualsiasi governo della storia repubblicana, con forte vocazione a diventare un “governicchio”.

Un nuovo Nazareno: valgono molte delle considerazioni precedenti. In questo caso il recupero dei residui di Forza Italia servirebbe a scoraggiare l’uscita di Ncd e rendere irrilevante la sinistra Pd. Però, oltre al rischio di sopravvivenza come governicchio, questo accentuerebbe il rischio di emorragie elettorali sul fianco sinistro. Peraltro, Fi è in via di frantumazione e mettere insieme Alfano, Verdini, Berlusconi è una impresa e non è detto che il gioco valga la candela. Soprattutto se dovesse intensificarsi la gragnuola di scandali, farsi sorprendere in compagni di Berlusconi potrebbe essere esiziale.

Virare verso sinistra: possibile ma difficile. Avrebbe l’effetto di scongiurare la scissione, ostacolare la nascita di un polo di sinistra radicale, cercare un recupero degli elettori perduti in quella direzione… tutti obiettivi più o meno probabili (improbabilissimo l’ultimo), ma nessuno sicuro, mentre questo rafforzerebbe i rischi di saldare la destra, di spingere all’uscita Alfano (e di perdere la maggioranza al Senato), fermare Verdini e rischiare di perdere quei voti centristi per ora trattenuti.

Sin qui le opzioni continuiste, ma esiste un’altra soluzione: far saltare il tavolo ed andare al voto.

In astratto si tratterebbe della soluzione più logica: approfittare della situazione in cui non c’è ancora un competitore credibile e prendersi il premio dell’Italicum facendo fuori definitivamente la sinistra del partito. In concreto ci sono una serie di ostacoli non da poco:

1. non è detto che alla crisi di governo seguano automaticamente elezioni: potrebbe venir fuori un altro governo non guidato da Renzi. Bisogna vedere cosa ne pensa Mattarella, come si mette la crisi internazionale e che disponibilità può esserci a destra, dove si fanno pressanti le spinte ad emendare la legge elettorale appena approvata e dove a molti non dispiacerebbe affossare la riforma del Senato.

2. L’Italicum entrerà in vigore il 1° luglio 2016, quindi, di qui alla primavera, se si vota, si vota con il sistema elettorale derivato dalla sentenza della Corte Costituzionale che è quasi proporzionale. Quindi occorrerebbe andare all’autunno 2016 e, prima, affrontare l’insidiosissimo appuntamento del “Derby della Madonnina” (le comunali di Milano, ma poi forse anche a Roma), una grana non da poco. E comunque occorrerebbe passare un anno sulla graticola.

3. Il Pd è in piena ristrutturazione, dopo la fine del progetto di Partito della Nazione, ed affronterebbe le elezioni con in poche difficoltà, ad esempio il risultato delle amministrative ha molto ridotto il margine di sicurezza e psicologicamente il partito è “sotto botta”.

La soluzione più probabile sta in qualche ibridazione dei tre modelli continuisti, ad esempio fare l’accordo con Verdini per andare avanti con la politica di prima, ma concedendo qualcosina di immagine alla sinistra La cosa può funzionicchiare –forse- con i parlamentari della sinistra del partito (tanto credo si accontentino di poco), ma temo funzioni assai poco con la base del partito e con gli elettori.

Vedremo, quel che è sicuro è che “morire renziani” non è più un destino ineluttabile.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (15)

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    Tenerone Dolcissimo

    “il Pd … un partito … a concentrazione centro meridionale, all’opposizione in tutto il Nord padano”
    Come dire — la nuova DC votato dai parassiti a cominciare dagli immbucati nello Stato a non fare una ceppa e a prendersela con gli evasori fiscali, perché se tutti pagassero le tasse loro magnerebbero di più.

  • morire renziani non sarà un destino ineluttabile, ma ci si sta buttando a vele spiegate verso questo destino. infatti renzi ha sbagliato e si è complicato la vita, ma, come è già successo, sta fiutando l’aria e si sta buttando giù duro nella comunicazione. e, dato il livello di gonzaggine degli italiani, qualcuno penserà pure che si è ricreduto.
    d’altra parte renzi ha un vantaggio inequivocabile rispetto al m5s: sta governando. e può usare il suo ruolo per fare marketing elettorale. il m5s invece non può più fare opposizione in modo decente. dato che l’opposizione richiede un certo livello di apertura verso l’esterno per creare aggregazioni più ampie. per fare un esempio, il m5s non potrebbe oggi organizzare un evento referendario come faceva in passato (o come ha fatto dipietro con l’acqua), dato che 1) lo organizzerebbero solo loro 2) apparirebbe come un’iniziativa partitica e non movimentistica. mentre renzi può dare anche i 100 dollari che nixon elargiva in futurama, e qualche elettore lo voterà volentieri ricordando come erano buoni i 100 caffè che si è bevuto.
    d’altra parte, anche se gli elettori scappano, renzi rimane sempre primo.e ci resterà. l’unico modo che ha per complicarsi definitivamente la vita è l’italicum. e qui è importante il ruolo che avrà grillo. se non si fa superare dalla lega potrebbe sperare di salire sul palo della cuccagna: candida dibattista che è il politico più sexy dopo civati (secondo un sondaggio), e spera nel voto della casalinga di voghera. e potrebbe anche farcela.
    se, come penso io, il m5s si farà superare da salvini, e ci sarà una scelta renzi salvini, vince renzi senza problemi. e il m5s avrà esaurito le sue funzioni. che, a quanto si è visto sono due: 1) garantire al blocco neoliberista di governare 2) traghettare l’opposizione italiana verso l’estrema destra.
    non credo che abbia molto senso chiedersi se ilm5s sia di destra o di sinistra, dato che ha detto sempre di volere superare queste distinzioni. ha senso piuttosto vedere come sono andate le cose negli ultimi 5 anni, constatare le metamorfosi subite nel campo che era la sinistra italiana, e chiedersi se oggi l’opposizione abbia qualche speranza in più rispetto al passato. e mi sembra evidente che oggi si speri molto meno di prima. se le cose non si fanno quando la gente ci crede, come è possibile pensare di farle quando nessuno ci crede più?

  • Pure supponendo che il flusso di voti passati dal PD al M5S provenga da elettori di sinistra delusi, come mai questa “emoraggia sul fianco sinistro” collocherebbe “il M5S oggettivamente su questo versante”? Professore… l’avverbio “oggettivamente” mi sembra un auspicio o un suggerimento al M5S più che un’analisi….. Nell’ottica del suggerimento, i flussi in uscita che stanno alimentando il M5S sono tanti… perchè il M5S dovrebbe prediligere quello proveniente da sinistra? Forse perchè la Lega sta catalizzando quello proveniente da destra?

    • non è un auspicio ma l’applicazione di un metodo: se il Pd ha fatto il Nazareno e il M5s si è oppodto, dopo essere stato sempre contrto Berluscono e i suoi alleati legjisti, per convenziopne si collocano a sinistra, come dimostra il fatto che difficilmente elettori del centro moderato scelgono divotatre questo partito
      Mom è un giudizio di valore: è una descrizione dello spazio politico

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        Tenerone Dolcissimo

        Pessima idea considerare tutti quelli del centro destra come moderati. Spesso i liberali come me sono autentici estremisti, a cominciare da quelli aderenti al Tea Party. E non sono il solo liberale a votare M5S Saluti

        • si vero, ma possiamo dire che i liberali estremisti come lei sono proprio pochini e poco indicativi dell’area del centro destra^?

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            Tenerone Dolcissimo

            Siamo esatti, Professore, sono i liberali ad essere pochini. Gli è che spesso anche persone esperte come Lei considerano liberali gente che liberale non è a cominciare dalla Confindustria, che è il vero sindacato comunista … altro che Landini. Le pare strano quale che dico???? Si ricordi chi si oppose a che Einaudi diventasse ministro dell’economia nel primo governo Mussolini. COrdiali saluti.

      • in realtà il m5s si è opposto al pd anche senza nazareno. senza contare che anche salvini si oppone al nazareno, ma non è che per questo diventa di sinistra. senza contare che il cosiddetto centro moderato è una cosa che non esiste da tempo, come dimostrano i voti presi prima da monti poi da casini eccetera: da quando il pds ha avuto la grande idea di imbarcarsi i margheriti per andare un pò più a destra, il centro in italia ha smesso di esistere, diventando destra tout court, e la sinistra italiana si è arricchita di figure come rutelli o marini, che però si sono scordati a casa gli elettori, e che finora non li hanno più ritrovati

  • Da che io mi ricordi, il maggior partito della sinistra( PCI, PDS o PD) è sempre stato il partito degli intellettuali, degli scrittori più o meno allineati, dei grandi registi cinematografici, dei professori universitari.
    Che questa montagna di cultura abbia espresso il topolino Renzi lascia basiti.
    Abbiamo davanti un ex concorrente della Ruota della Fortuna, un personaggio più adatto ad una televendita di materassi, che a risolvere i problemi del lavoro.
    Se il PD vuole ritrovare un po’ di dignità, deve innanzitutto liberarsi di questo politico, dietro cui si muovono settori probabilmente non progressisti della finanza e dell’economia nazionale e internazionale.

  • A votare non si andrà prima del luglio 2016 quando entrerà in vigore l’ italicum. Quel termine non è casuale ma quello che serve a maturare una parte del vitalizio. Sul non andare a votare prima di quella data il Parlamento (M5S compreso) è granitico. Le minoranze Pd sono il niente o al massimo la rappresentanza di qualche interesse particolare e personale che ha bisogno di stare al Governo e qualche personalità che si lancia in moralmente rispettabili quanto politicamente inutili avventure solitarie. Infatti considerando il livello di questi (Bersani, Cuperlo, Speranaza, Civati, etc..) Renzi li preserva come la Chiesa con le sacre reliquie. Non è un caso che l’ unica personalità che si è preoccupato di rottamare sia stato D’ Alema. In 10 minuti al meeting delle minoranze a Roma ha spiegato l a situazione, la strategia di Renzi e come provare a contrastarla. Non ha mai detto che al Pd bisogna volergli bene, né che è casa mia, o altro sciocchezze della penosa retorica di Bersani e Cuperlo

  • Bisogna anche vedere che succederà da qui ai prossimi mesi a livello internazionale ed economico.
    1) l’immigrazione: continuando il flusso verso l’Italia, è tutto carburante per la Lega di Salvini.
    2) economia: questione Grecia: se fa default ci potrebbero essere dei grossi problemi ai nostri Btp a livello di spread e di finanza internazionale. Gli USA non sono messi bene e dai dati economici veri (non quelli della propaganda dei mass media) sembra che sia già finita la ripresina, una crisi USA arriverebbe sull’europa.
    3) geopolitica: gli USA stanno alzando la tensione soft militare contro la Russia (questione Ucraina, sanzioni etc) la Cina (questione isole Stratly) e il mondo BRICS.

  • Prof. come scritto in altri post, ritengo che la visione “nazionale” fin che si vive in condominio (Europa) sia poco interessante. Non credo che il problema sia tra destra – centro – sinistra ma tra partiti che esprimono una mediazione tra il centro (Bruxelles) e la periferia (Roma), ormai solo uno (PD) quasi (non esiste altra nazione di peso in Europa dove il partito europeo di centrodestra, leggi PPE, sia di fatto internamente irrilevante), con un partito nazionalista o che si proietta come tale (Lega Nord) in opposizione aperta a Bruxelles, ed un movimento peculiare e di un certo peso nazionale come il M5S, che si propone il rinnovamento della classe politica senza però avere alle spalle un orientamento omogeneo

  • PS quando mi riferivo al PPE intendevo richiamare la forte contrazione elettorale patita da FI che lascia l’area di centrodestra, che ha sempre avuto un ruolo significativo nel Paese, del tutto sguarnita (l’astensionismo in quell’area é forte presumo). Francamente credo che l’alleanza con la Lega, se avverrà, segnerà l’eclisse politica di quel movimento. Avrebbe avuto più senso coltivare il Nazareno e rompere su qualcosa di concreto, di politica economica-sociale, conservando così il proprio ruolo interno e soprattutto in Europa. Chi pensa alla riedizione del 94 non fa il calcolo con un soggetto istituzionale che all’epoca non esisteva, cioé Bruxelles e l’incidenza nelle dinamiche politiche interne ad ogni Paese

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