Il destino dell’università italiana.

Sapevo perfettamente che il mio pezzo sulla crisi dell’Università avrebbe suscitato molti malumori e perplessità: c’è chi mi contesta i dati sulla produttività scientifica, chi si lamenta che non ci sia la parola “precari”, chi si allarma per la frase “università pubblica non vuol dire per forza statale” e pensa che sia la solita manfrina neoliberista a favore dell’università privata, mostrando di non aver capito bene (parlo di “pubblica” non “privata”), ma ogni cosa a suo tempo, risponderò ad ogni singola contestazione. Per ora vorrei proseguire il ragionamento, restringendo il discorso al caso italiano.

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La crisi del sapere umanistico.

La crisi del sapere umanistico è ormai conclamata: negli Usa 54 membri dell’American Accademy of Arts and Sciences hanno denunciano il rischio della rapida scomparsa delle materie umanistiche dalle università americane; in Inghilterra la storia è stata esclusa da quasi tutti i corsi di studio; la geografia è quasi scomparsa dai corsi di insegnamento di metà Europa e resiste qua e là solo come geografia economica; gli studenti disertano i corsi di lettere, filosofia, storia, persino scienze politiche e giurisprudenza, anche in Francia, Italia,  Spagna. Resisticchiano le facoltà di lingue e letterature straniere o simili. Trionfa solo economia.

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Che Storia serve oggi?

Di Martino Iniziato, Associazione Lapsus.

Nelle settimane scorse si è tenuto su questo blog un interessante scambio di opinioni tra Aldo Giannuli e Danilo De Biasio in merito alla “Storia per anniversari”. Avendo collaborato con Danilo De Biasio per la realizzazione del progetto “Autista Moravo”, ed essendo uno dei collaboratori del Prof. Giannuli, mi sono sentito chiamato in causa dalla discussione a cui vorrei dare un contributo, anche alla luce dell’esperienza e delle riflessioni maturate in questi anni con l’Associazione Lapsus di cui faccio parte. Questo intervento nasce dunque con l’intento di aggiungere degli elementi a quanto sin qui emerso, alla luce di riflessioni di lungo corso, ma anche di quanto sta accadendo nel mondo in questi giorni.

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Una risposta a proposito di Storia ed anniversari… ma il vero problema è un altro.

Il mio vecchio amico Danilo Di Biasio replica ai miei pezzi sul fare storia per anniversari, sostenendo che c’è modo e modo di ricordare gli anniversari e che, se la cosa è fatta bene, contribuisce a diffondere buona conoscenza storica e cita a questo proposito la serie di trasmissioni fatte da Radio Popolare insieme a Lapsus “l’Autista Moravo”, proprio sul centenario della Grande Guerra. E figuriamoci se non siamo d’accordo. Capiamoci: non ho mai detto che gli anniversari non vadano ricordati e riconosco facilmente che c’è modo e modo di farlo, ad esempio, “l’Autista moravo” è stata fatta molto bene ed ha ricevuto diversi apprezzamenti anche da storici accademici. Non è questo il punto.

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Storia per anniversari? La risposta di Danilo De Biasio.

Danilo De Biasio, vecchio amico, giornalista autorevole e curatore nelle ultime settimane, con Lapsus, del progetto “Autista moravo“, dedicato al centesimo anniversario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, risponde con alcune riflessioni ai miei articoli di ieri ed alcuni giorni prima dedicati alla “storia per anniversari” ed alle sue conseguenze. Ecco la replica di Danilo, che ringrazio con affetto, e di cui condivido lo spirito, perchè anche altri, storici e non, intervengano nel dibattito. Buona lettura!

Storia per anniversari? Parliamone.

Di Danilo De Biasio, Radio Popolare

Come si fa a non essere d’accordo con il prof Giannuli: l’anniversarismo è la malattia infantile (o senile?) della storiografia.

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Fare storia per anniversari: che conseguenze ha?

Alcune settimane fa pubblicai la prima puntata di questo ragionamento sulla “Storia per anniversari”. Ecco la seconda ed ultima parte. Buona lettura!

Da una cinquantina di anni, e cioè da quando i mezzi di comunicazione di massa sono andati prevalendo sulla scuola, nei processi di acculturazione, la storia è andata via via seguendo la strada delle ricorrenze ed anniversari. Ormai si scopre un periodo storico, un personaggio, un movimento, quando cade un qualche anniversario. Il fenomeno è assai semplice da capire: editori, case cinematografiche, televisioni ecc., cercano le condizioni ambientali e temporali migliori per collocare i loro prodotti.

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Una idea della Storia dura a morire

C’è una idea dura a morire – e che riecheggia in molti interventi variamente modulata- per la quale la Storia è una specie di ancella della politica cui spetta essenzialmente un ruolo di fiancheggiamento propagandistico finalizzato a tenere serrate le fila e, possibilmente, a reclutare consensi nel campo altrui.
Naturalmente, non ci è ignoto che la storia ha un ruolo importante nel definire identità collettive, giustificare aspettative, fissare confini ecc., ma questo si colloca ad un livello più alto della propaganda e soprattutto della propaganda spicciola per cui facciamo l’elenco dei rispettivi crimini ed orrori. Per inciso: se la mettiamo sul piano di chi ha fatto più massacri ed affini, nessuno se la passa tanto bene: i nazisti hanno ottime probabilità di arrivare primi, ma cristiani, comunisti, liberali, legittimisti ecc. non è che si collochino tanto più in basso e neppure socialisti ed anarchici (che presumibilmente occuperebbero i gradini bassi della scala) andrebbero del tutto esenti da qualche ricordo sgradevole.

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