Ci sono i documenti per fare una storia della strategia della tensione?

Il mio prossimo libro sarà una storia della strategia della tensione in cui riassumo i trenta anni di lavoro dedicati al tema. Come potete capire, ci tengo in modo particolare e, come potete ugualmente capire, ho dovuto tagliare moltissima roba dalle oltre 7.000 pagine già scritte fra relazioni di perizia, relazioni tecniche alle commissioni parlamentari, saggi, libri, interviste e lettere ad amici.

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Quando Gramsci incontrò Lenin (e Trotsky)

Con davvero molto piacere vi propongo questo interessante articolo dell’amico e compagno Bruno Casati, persona di grande valore umano e militante, nonché Presidente del Circolo Culturale Concetto Marchesi. Buona lettura! A.G.

In questo anno 2017 si collocano, intrecciandosi, due importanti ricorrenze: l’80° anniversario della morte (27 Aprile 1937) di Antonio Gramsci e il Centenario della Rivoluzione Russa, nei suoi due tempi, la Rivoluzione di Febbraio e l’Ottobre Rosso. Cosa pensa il giovane Gramsci, lui che nel ’17 ha 26 anni, della Rivoluzione Russa?

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Perché non è riuscita la rivoluzione in occidente. 


Sul piano storico cento anni non sono un tempo troppo lungo, ma sono più che sufficienti per valutare l’efficacia di una strategia di lungo periodo. Il leninismo fu una strategia che puntava alla rivoluzione mondiale e, anche se credeva ad una rapida espansione nei paesi avanzati dell’Europa continentale, scontava l’idea che per compiersi in tutto il mondo (o quasi) richiedesse un periodo ben più lungo. E, nella strategia leninista, il progetto rivoluzionario coincideva con la vittoria di un moto insurrezionale o, comunque, con un abbattimento violento del regime capitalistico. Lenin aveva come modello di rivoluzione quelle borghesi di Olanda, Inghilterra, America e, soprattutto. Francia. E per i Pc prima e la sinistra radicale di marca leninista dopo, la rivoluzione ha continuato ad essere il miraggio di una qualche forma insurrezionale, magari passando per forma di guerriglia urbana o per un intreccio di essa con le lotte sociali.

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Perché occuparci della rivoluzione d’ottobre.

Da circa 60 anni si è affermato un curioso modo di fare storia per anniversari: si parla di un determinato argomento nell’anno un cui cade il ventennale, trentennale, cinquantenario o secolo da un certo avvenimento (meno osservate sono le altre decine: quarantesimo, sessantesimo, settantesimo, ottantesimo e novantesimo) ed allora gli editori sfornano in quantità titoli su fenomeno o il personaggio celebrato, gli autori di predispongono da due o tre anni prima alla scadenza, giornali e tv propongono speciali eccetera. Dopo di che, di quell’argomento non si parla più sino al successivo anniversario.

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Peppino De Lutiis.

Peppino De Lutiis non era nato storico e, tanto meno, storico dei servizi segreti; all’inizio era un maestro elementare “comandato” all’università (all’epoca esistevano i “comandi” che erano sorta di distacchi) dove si occupava di antropologia, per la precisione di culti religiosi popolari su cui pubblicò anche un libro. A spingerlo verso lo studio dei servizi segreti fu il caso Sifar-De Lorenzo, come mi disse, quando lo incontrai in Commissione Stragi.

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Il vento culturale del neoliberismo: storia di una controrivoluzione.

A cavallo fra i sessanta e i settanta, tutte le società occidentali furono attraversate, in varia misura, da una ondata di movimenti di protesta: la generazione nata dopo la guerra metteva in discussione tanto gli equilibri sanciti dalla guerra fredda quanto la stessa legittimità del sistema sociale e politico.

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