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La riforma del Senato, prime valutazioni.

Per esprimere un giudizio più completo e meditato, sulla riforma del Senato, occorrerà attendere il testo che dovrebbe essere depositato il 3 luglio, per ora abbiamo solo le anticipazioni della proposta su cui riflettere, e le cui linee essenziali si sembra di poter riassumere in questo modo:

– riduzione a 100 parlamentari, di cui 5 nominati dal Presidente della Repubblica (non più a vita ma per 7 anni) 21 eletti fra i sindaci e 74 fra i consiglieri regionali, in proporzione alla popolazione di ciascuna di esse

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L’apertura di Grillo a Renzi sulla legge elettorale.

C’è stato molto stupore per l’invito del M5s a Renzi per aprire un confronto sulla legge elettorale e c’è anche diffidenza, ma sia l’una che l’altra cosa sono sbagliate. Che il M5s stesse approntando una sua proposta di legge elettorale, sin da gennaio, si sapeva. Ora la proposta, primo firmatario l’on. Danilo Toninelli, è pronta ed, ovviamente viene offerta alla discussione con le altre forze politiche. Non c’è dubbio che, in questo mutato atteggiamento, pesi anche il risultato elettorale che, in sé non è stato negativo (in fondo, il M5s ha consolidato la sua presenza oltre il 20% ed ha conquistato 17 seggi a Strasburgo che prima non aveva), ma sicuramente è stato molto diverso dalle attese.

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Questa sinistra radicale…così poco radicale

Per capire i risultati dei partiti della sinistra europea partiamo da questo quadro riassuntivo:

-Germania: Linke 7,4% (nel 2009 il 12% nel 2013 l’8,6%)

-Francia: Front de Gauche 6,3% (presidenziali 2012 l’11,1% diventati il 6,9% nelle politiche successive di pochi mesi)

-Italia: Lista Tsipras 4%

-Spagna: Izquierda Unida 10,1% (alle politiche ebbe il 6,9 avendo subiti la scissione di Izq, Anticapitalista)

-Paesi Bassi: Partito socialista Olandese 9,6%(contro la costituzione europea nelle politiche del 2006 il 16, 6% massimo storico nel 2009 perse il 7,7% attestandosi all’8,9%, poi 9,6% nel 2010)

-Repubblica Ceca: Partito Comunista Cecoslovacco 11% (punta massima il 18,5% delle politiche 2002, poi ridotto al 12,8% del 2006 ed all’11,27% del 2010, tornato al  14,91 %  nelle politiche 2013)

-Grecia: Syriza 26,6% (politiche 2012 ottenne il 26,89%; Kke 6,1% (nelle politiche degli ultimi anni si è costantemente attestato intorno all’8%-(,5%)

-Portogallo: Pc portoghese 12,67% (dopo punte intorno al 20% negli anni ottanta, nel 2006 presidenziali  l’8,64% di solito intorno al 7%);  Blocco di sinistra 4,56% portoghese (nel 2009 intorno al 10%)

-Svezia: Partito della sinistra svedese 6,3%

-Finlandia: Alleanza di sinistra finlandese 9,3% (nel 2011 l’8,13%)

-Irlanda: Sinn Fein 17%

Basta questo specchietto per capire che il risultato non è brillante: risultati stazionari in Olanda e Svezia, piccole flessioni (intorno all’1%) in Germania, Francia, Italia e per il Kke, piccole avanzate in Spagna e Finlandia, grandi spostamenti in avanti solo in Grecia (dove però l’avanzata c’era già stata alle politiche, rispetto alle quali c’è una lievissima flessione) e Portogallo, e fortemente negativi nella Repubblica Ceca. I seggi sono 45, erano 35, e l’incremento è dovuto in maggior parte alla Grecia (da 3 a 6 Syriza) e  all’Italia (+ 3 da 0 della volta scorsa). Nel complesso un risultato sostanzialmente mediocre.

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Crozza, Grillo e Farage: considerazioni sparse sul M5s

Prometto che per un po’ non tornerò sull’argomento M5s e, soprattutto, che riprenderò a parlare di politica internazionale e di crisi, aspetti che ho troppo trascurato negli ultimi tempi. Però c’è una notizia che mi obbliga a parlarne ancora e con qualche considerazione più generale. Ho letto che il sito di Maurizio Crozza è stato invaso di commenti molto pesanti per una sua imitazione di Beppe Grillo ed, alla sua pacatissima reazione, le cose sono peggiorate con l’accusa di venduto, ignorante, ottuso, persino leccaculo (di chi? Di Renzi che sbertuccia ogni volta che può?). Cari amici del M5s, mi sapete al vostro fianco, ma mi tocca dirlo: siete andati di testa? Intanto, qui riaffermo la mia ammirazione e simpatia per Crozza, ma vengo a qualche considerazione di merito.

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Amici del M5s: abbassiamo i toni tutti quanti.

Cari amici del M5s,

a leggere i giornali di oggi si riceve l’impressione che la discussione non stia partendo sul piede giusto. Come sapete io non aderisco al Movimento, di cui però mi considero un compagno di strada e, se qualcuno potrebbe giustamente obiettarmi che, essendo un esterno, non devo interferire nella discussione, però questa mia posizione mi dà, forse, il vantaggio di vedere le cose con più distacco e dare un contributo, spero, utile. Ed, allora, prima di tutto, penso si possa essere d’accordo su una cosa: al M5s non servono processi ed imputati da portare alla fucilazione, ma una discussione politica pacata, seria, profonda, alla ricerca degli errori che possono aver prodotto questo cattivo risultato. E non serve cercare giustificazioni, anche perché, se ci sono errori soggettivi si può sempre cercare di correggerli, se invece non ci sono errori ed è tutto il frutto delle avverse circostanze, c’è solo da prendere atto che la battaglia è impari e occorre arrendersi. Ma, se si vuol continuare a combattere, è necessario capire cosa non ha funzionato e cosa va corretto.

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Grillo deve “dimettersi”?

Si stanno levando molte voci che chiedono le “dimissioni” di Beppe Grillo (ho visto una dichiarazione in questo senso anche di parlamentari del M5s o ex del movimento), anche in questo blog ci sono interventi che vanno in questo senso e qualche autorevole amico me lo ha scritto in una mail privata. Tutti, più o meno, ricordano la frase con cui Grillo diceva che si sarebbe ritirato se non avesse “vinto”. Bene, allora discutiamone.

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Un risultato molto chiaro. Ma non definitivo.

Risultato netto e di non ardua interpretazione: Renzi ha vinto, il M5s ha perso, il centro non esiste più, la destra è in via di dissoluzione, piccole ma significative affermazioni di Lega e Lista Tsipras. Inutile cercare attenuanti o giustificazioni: i numeri parlano chiaro. Ora cerchiamo di vedere cosa c’è “dentro” questi numeri, cercando di tener presenti percentuali e voti assoluti anche se non completissimi (mancano solo 60 sezioni, per cui possiamo ritenere i dati definitivi, salvo piccolissimi discostamenti finali). In primo luogo, va detto che la forte astensione prevista c’è stata, ma si è distribuita in modo molto più disomogeneo del passato: è stata molto alta nel sud e nelle isole, mentre, al contrario i risultati più favorevoli  alla partecipazione si sono avuti nei due collegi settentrionali ed, in parte, al centro.

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Italicum: quattro passi nel delirio

In attesa del risultato elettorale, ho pensato di riempire la pausa con qualche fantasticheria, cioè ho applicato il sistema elettorale in discussione, il famigerato Italicum, ad alcuni casi limite, per vedere cosa succederebbe con questa trovata geniale. Capiamoci: sono casi limite che hanno poche probabilità di avverarsi, d’accordo, ma improbabile non significa impossibile e, poi, quando gli esiti “improbabili” sono tanti, la probabilità che uno di essi si verifichi  cresce e, prima o poi, diventa facile che uno accada per davvero: per anni abbiamo rischiato maggioranze difformi fra Camera e Senato e due volte ci siamo andati molto vicini (1994, 2006) ed alla fine, quando è emerso un terzo partito, il caso si è verificato.

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Perché voto il M5s. Ma auguri anche alla lista Tsipras

Domenica voterò per la lista del M5s, insieme alla Lega, unica vera opposizione in Parlamento, prima al governo Letta e poi al governo Renzi. Sel, lo dico onestamente, non mi ha soddisfatto su questo piano. E siccome di votare Lega non mi passa neppure per la controcassa del cervello, non mi resta che votare M5s. Ma ci sono anche altri motivi più profondi. Non ignoro i limiti ed i problemi del M5s e su questo sito, chi mi legge deve darmi atto di avere spesso criticato le scelte tanto di Grillo, quanto del movimento in quanto tale. Non ignoro affatto  le sue difficoltà a darsi una cultura politica omogenea ed un modello organizzativo soddisfacente.

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Sinistra e Libertà si spacca: non mi sorprende. Comunque, auguri alla lista Tsipras

A quanto pare, Sel è prossima alla scissione: una ventina di deputati e tre o quattro senatori si apprestano a lasciare Sel per volare fra le braccia di Renzi, sperando di essere rieletti. Avete capito bene: Renzi, neppure Bersani o Civati: Renzi. Il tutto alla vigilia del voto per le Europee, dove la lista Tsipras lotta sul decimale in più o in meno per prendere il quoziente e salvarsi: il che è l’evidente vigliaccata di gente che pensa solo a mantenersi il cadreghino sotto il sedere. Ma da Gennaro Migliore, non mi aspettavo di meglio.

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