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Torna il centrodestra? Sarà, ma non ci credo.

In questo turno di voto non c’è dubbio che a vincere sia stato il centro destra: ha conquistato città storicamente di sinistra, è tornato competitivo ed anzi ha conquistato la maggioranza relativa. Dunque, che gli sia andata bene è fuori discussione. Ma…di qui ad un ritorno dei governi di centro destra del passato ne corre e ci sono difficoltà di ogni tipo. In primo luogo, il centro destra vince per effetto ottico: perché perdono gli altri i cui voti vanno al “voto in libertà”, ma, in cifra assoluta perde un po’ di voti, mentre rivaluta il suo risultato per effetto della forte astensione.

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E’ la fine del renzismo e, forse, anche del Pd.

Il commento di Renzi ai risultati di domenica scorsa mi ricorda quella boutade del finto proverbio arabo: “se cadi ed uno stecco ti cava un occhio, ringrazia Allah: poteva essere biforcuto!”. Renzi dice che non ha perso, perché ha preso 67 comuni contri i 59 del suo concorrente, ma quello ha preso Genova, La Spezia, Alessandria, Asti, Como, lodi, Sesto, Monza, Piacenza, Pistoia, L’Aquila, Verona, Riccione, Asti, Gorizia, Oristano, Rieti, Frosinone, Catanzaro, Trapani e lui solo Lucca, Cuneo, Lecce, Taranto e Padova fra o capoluoghi, e poi deve accontentarsi di Lissone, Nocera inferiore, Misterbianco e cose così.

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Ma i 5 stelle hanno votato a destra nei ballottaggi?

L’Istituto Cattaneo ha scoperto l’acqua calda! Se gli elettori 5 stelle avessero votato per i candidati di centro sinistra questi avrebbero vinto, siccome hanno perso, dunque i 5 stelle hanno “aiutato” il centrodestra votandone i candidati o “rifugiandosi” nell’astensione. Ergo: il M5s è un movimento di destra. Impagabile quel “rifugiandosi” che, per la verità favorisce chiunque arrivi primo al primo turno (quindi al Pd a l’Aquila, anche se poi un 8% dei suoi elettori si sono astenuti al secondo turno e non mi pare che sia colpa dei 5 stelle). Questo presuppone però che il Pd sia un partito di sinistra, mentre si dà il caso che per una fetta rilevante dell’elettorato, sia percepito come “Peggior destra”. Forse chi pensa questo sbaglia, ma avrà anche diritto di sbagliare con la sua testa, mi pare, poi, se andiamo a vedere nel merito, ci sono molte ragioni per sostenete questa tesi.

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Riflessioni sui ballottaggi. Una premessa di metodo per capirci qualcosa.

Per capire la linea di tendenza tracciata da questo voto, occorre familiarizzarsi con due concetti connessi e non tenuti minimamente presenti dalla stragrande maggioranza dei commentatori: “voto in libertà” e “Quarto polo”. Per voto in libertà intendo quei comportamento non riducibili allo schema dei due o tre poli principali e cioè, essenzialmente, astensione e liste civiche distinte dai tre partiti maggiori.

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Ci saranno nuovi partiti alle politiche?

Ho visto che diversi lettori di questo blog ritengono azzardata la mia previsione di un’ondata di nuovi partiti. Molti si affidano alla clausola di sbarramento del 3%, che dovrebbe frenare il flusso, altri al fatto che di partiti ce ne sono già troppi, altri ancora pensano che saranno le nuove regole sulla raccolta delle firme a vanificare questi tentativi, poi il costo delle campagne elettorali, l’accesso alle Tv eccetera eccetera.

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Cari amici 5 stelle: calma e gesso!

Il M5s ha molte qualità positive come la spontaneità o la ricerca del nuovo, ma sicuramente la stabilità emotiva non è fra queste. Quando hanno un successo, anche parziale, come la conquista di Roma e Torino, si fanno prendere dall’euforia e si convincono che la conquista del governo è dietro l’angolo e già indossano la grisaglia ministeriale. Quanto poi c’è qualche intoppo e le aspettative vanno deluse (come nelle europee del 2014), cadono in depressione o iniziano a sbroccare.

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Bilancio provvisorio delle amministrative.

Analisi complicata quella di questo voto, in particolare per la difficoltà di trovare elementi di confronto: confrontare con le amministrative di cinque anni fa rischia di essere fuorviante, perché il 2012 è stato un secolo fa, quando il tripolarismo appena iniziava a profilarsi confusamente, quando non c’era stata la parabola renziana con il successo delle europee e la cocente sconfitta del referendum ed a Palazzo Chigi c’era un animale preistorico come Mario Monti.

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