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L’indipendenza della Banca centrale.

Fin dagli albori della nascita dello Stato nazionale come lo consociamo adesso – cioè con la suddivisione dei vari poteri – il tema dell’indipendenza della Banca Centrale ha tenuto banco nei dibattiti di politica economica, tanto tra i classicisti, che successivamente tra i keynesiani. Infatti, già nel 1824, David Ricardo scriveva: “sarebbe un grave pericolo, lo confesso, se il governo […] avesse il potere di emettere moneta. Io, perciò, propongo di attribuire questo compito a dei commissari inamovibili dal loro incarico se non a seguito di una votazione di uno o entrambi i rami del Parlamento. […] I commissari non dovrebbero mai, sotto nessun pretesto finanziare il governo, né essere in alcun modo sotto il suo controllo o la sua influenza”.

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Intervista a Rino Formica

Rino Formica è una persona a me molto cara e con cui ho sempre avuto un rapporto di stima reciproca. Per questo sono contento di proporvi questa intervista. A.G.

La destra europea, in tutte le sue espressioni, appare all’attacco ed unita, mentre la sinistra procede in ordine sparso ed è in ripiegamento: cosa succede?

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Il divorzio tesoro-Bankitalia

Vi presento un altro mio allievo, Ivan Giovi neo laureato in Economia. Un ragazzo molto sveglio ed un po’ lavativo, come tutti gli altri, peraltro… Buona lettura! A.G.

Questo articolo sarà il primo di una serie (non preoccupatevi non troppo lunga), per poter approfondire in modo maggiore l’argomento in questione.

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Ma perché Renzi attacca Bankitalia?

Che un segretario di partito attacchi a testa bassa Bankitalia, chiedendo il siluramento del governatore, è cosa che non ha precedenti. Era capitato, al tempo del centro sinistra, che ci fosse qualche mugugno dei socialisti compreso qualche ministro) o dell’opposizione di sinistra contro l’allora governatore Carli, ma subito il Presidente del Consiglio ed il ministro del Tesoro (invariabilmente democristiani) scattavano in sua difesa e nessuno osava chiedere l’augusta testa di via Nazionale.

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Due note su legge elettorale e su Pd e giovani…

Per quanto la politica interna meriti poca attenzione con il suo scenario miserabile, di tanto in tanto occorre occuparsene. Mi riferisco in breve alla questione del sistema elettorale nel cui merito non entro, tanto è palese la sua incostituzionalità, la sua iniquità politica, la rozzezza con cui è stata preparata: D’Attorre ha ragione a segnalare l’enorme imperfezione di due norme in contrasto fra loro nell’art 5.

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Ho perso le parole…

Cantava Luciano Ligabue e di fronte all’attacco avvenuto durante le votazione dei pentastellati, anche io ho qualche difficoltà a trovarle e quindi sarò breve. Lasciamo perdere le valutazioni politiche, non stiamo a cavillare sul fatto che le elezioni sono sempre una cosa seria, evitiamo anche di fare quelli che “l’avevano detto”, ma qualche considerazione un po’ tecnica vogliamo concedercela.

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La legalità come feticcio: che succede ai 5 stelle?

L’episodio di Roma, dove la polizia ha sgomberato un palazzo occupato con gli idranti e poi ha caricato bambini e donne incinta con i manganelli, è così disgustoso da non meritare commenti. Tanto più che questo riguardava dei rifugiati eritrei verso i quali abbiamo qualche colpa da espiare: se sono rifugiati lo sono perché lì c’è un governo ignobile che l’Italia ha sempre coccolato e sostenuto (e qui Di Battista potrebbe dire qualcosa).

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Perché la legge sui vitalizi non mi piace.

Prima di tutto facciamo a capirci: la norma sui vitalizi dei parlamentari è stato uno sconcio giuridico sino ai giorni nostri. Già Aldo Bozzi, nel suo manuale di diritto pubblico, scriveva mezzo secolo fa che una “indennità” non tassabile però pensionabile era una bruttura giuridica totale. Ciò non di meno, la classe politica non se ne è data per intesa, ha proseguito per il mezzo secolo successivo e se il M5s non avesse sollevato la questione non se ne sarebbe neanche parlato. Per cui, aver abolito quello che sicuramente è un ripugnante privilegio mi sta benissimo: d’ora in poi che i parlamentari siano trattati come tutti i cittadini.

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