Mattarella in stato d’accusa? Non diciamo fesserie.
Dell’esito della crisi con le dimissioni di Conte diremo meglio prossimamente. Ora ci tocca affrontare il tema più urgente: mettere Mattarella in stato d’accusa o no?
Dell’esito della crisi con le dimissioni di Conte diremo meglio prossimamente. Ora ci tocca affrontare il tema più urgente: mettere Mattarella in stato d’accusa o no?
L’assemblea del Pd non ha riservato sorprese che, peraltro, nessuno poteva attendersi. Alla fine è tutto finito con il solito compromesso dei capi che rinvia ogni cosa alla prossima assemblea.
Al termine del tortuoso percorso di negoziazione seguito al voto del 4 marzo scorso la Lega e il Movimento Cinque Stelle hanno concluso il contratto di governo che si appresta a fungere da timone per il nascituro esecutivo.
La crisi di governo sembra ormai all’epilogo e, a quanto pare, il governo gialloverde si farà anche se, al momento in cui scrivo, non si sa se presieduto da Di Maio o da altro 5 stelle. Lo confesso: non credevo che la cosa sarebbe giunta a buon fine e, sin dall’inizio, ero persuaso che avremmo votato in autunno.
Di Maio spande ottimismo ad ogni passo (“passi avanti”, “stiamo scrivendo la storia”, “intesa a buon punto”….), Salvini è più cauto ma lascia intendere anche lui che siamo ad un metro dal traguardo, però qui non si vede la luce in fondo al tunnel. Riusciranno a fare un governo?
I due capi “vincitori” Di Maio e Salvini hanno proposto nuove elezioni l’8 luglio: si può fare? Come si sa, la Costituzione prescrive che le elezioni abbiano luogo in un intervallo fra i 45 ed i 75 giorni dopo il decreto di scioglimento delle camere, quindi i tempi ci sarebbero. Ma la legge sul voto degli italiani all’estero prescrive un lasso di 60 giorni. Vero è che la prima norma è di rango costituzionale e la seconda no, ma è pur sempre una legge dello Stato. Pertanto, si può votare l’8 luglio a condizione che il Presidente sciolga le camere entro dopodomani. Basta tardare un solo giorno e si va al 15 luglio.
Come è noto, la bandiera di battaglia del centrodestra è stata la flat tax, che consiste nel fissare un’unica aliquota fiscale (nel nostro caso al 15%) sui redditi. Questo, affermano i suoi sostenitori, dovrebbe far crollare la pressione fiscale, attirare nuovi grandi contribuenti da altri paesi e vengono citate le esperienze di altri paesi che hanno adottato con successo questa formula fiscale. In effetti la Bolivia, insieme ad alcuni stati minori latino americani, il Madagascar, l’Arabia Saudita e quasi tutto il blocco dell’est europeo hanno adottato questo sistema ed, in alcuni casi (in particolare Estonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) la cosa ha dato risultati positivi attirando capitali erratici, ma siamo sicuri che sarebbe la cosa giusta da fare in Italia?
A circa 10 anni dalla sua formazione (il primo Vaffa day fu del 2007) è possibile tracciare un bilancio provvisorio dell’esperienza de M5s che si presenta con una forte nota chiaroscurale. C’è un aspetto indubbiamente positivo nel quale il M5s ha avuto successo: lo sfondamento del bipolarismo e delle sue dinamiche tendenzialmente plebiscitarie.
Il risultato delle elezioni regionali in Friuli di domenica scorsa (esattamente come quello del Molise di 7 giorni prima) è di quelli che non ammettono interpretazioni o discussioni; in claris non fit interpretatio: il centro destra avanza seccamente, il Pd ha risultati alterni ma sostanzialmente regge, il M5s straperde.
“Berlusconi sta a Renzi come Renzi sta a Di Maio e calcoli il valore finale di Di Maio sul piano storico”.
Fatto convenzionalmente 100 il valore di Berlusconi, va considerata la continuità ed omogeneità fra i de elementi. Infatti, Renzi, soprattutto in materia costituzionale, ha seguito una linea presidenzialista di stretta osservanza berlusconiana nel solco della continuità di pensiero che procede celebre Gelli; Renzi ha poi realizzato molte riforme pensate da Berlusconi e rimaste incompiuto (come l’ abolizione dell’art. 18) ed ha realizzato in parte il partito “leggero” di cui al Piano di Rinascita Democratica, la creazione di un inner circle chiamato “giglio magico” nel caso di Renzi, eccetera, Soprattutto.