Crisi dell’Euro: che fare?

All’indomani dell’accordo europeo, che erogava 100 miliardi di euro alle banche spagnole, capi di governo e di Stato (compreso il nostro) si sono fatti ritrarre con l’aria giuliva di chi ha definitivamente scampato un grave pericolo. Ma avevano ben poco di cui sorridere: la ripresa delle borse è durata esattamente 24 ore, dopo di che abbiamo ripreso come prima e, in particolare per l’Italia, lo spread è schizzato a 473. La “ripresa del giorno prima” era stata il “salto del gatto morto”, colorita espressione di un economista di Singapore che, di fronte ad un episodio simile di 15 anni fa, affermò che “lanciato da sufficiente altezza, anche un gatto morto rimbalza”. Fuori del gergo: l’annuncio dell’iniezione di liquidità nelle banche spagnole ne ha fatto momentaneamente rinvenire i titoli, così come quelli correlati e affini, poi la “speculazione” si è precipitata a realizzare l’effimero guadagno e tutto è tornato come prima. Ennesima conferma, se ce ne fosse bisogno, che la cura della liquidità (l’unica che politici e finanzieri attuali conoscono) non risolve la crisi, se non si traduce in investimenti nell’economia reale, ma serve solo a tappare momentaneamente voragini di cassa ormai incolmabili.

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Il mio nuovo libro: “Uscire dalla crisi è possibile”

Cari amici,

il 5 aprile è uscito in libreria il mio nuovo libro, “Uscire dalla crisi è possibile” (Ed. Ponte alle Grazie), nel quale riprendo le cose dette in “”2012 la grande crisi”, le aggiorno e passo in rassegna una serie di proposte. Questo è un libro un po’ diverso dagli altri: diciamo che ha un taglio più direttamente politico. Spesso alcuni interventori di questo blog mi hanno chiesto: “Ma tu cosa faresti?”. Insomma mi si è implicitamente rimproverato di aver accentuato l’aspetto negativo delle critiche alle politiche seguite dai governi ed alle scelte della finanza, ma senza proporre nulla in positivo. Con questo libro accetto la sfida ed avanzo un ventaglio di proposte. Diverse non sono mie: le riprendo da altri autori come Gallino, Morin, Amato-Fantacci, Brancaccio ecc. Ci ho ragionato su, cercando di collegarle in un tessuto coerente, connettendo tutto all’aspetto più propriamente politico (o se preferite geopolitico) che questi autori non considerano ed aggiungendo alcune proposte mie. Offro queste riflessioni al dibattito, nella speranza che possano contribuire –pur se in piccola parte- a far uscire la sinistra dall’attuale situazione di forte incertezza e di debolezza analitica sulla crisi.

Qui potete leggere l’indice del volume.

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2012 la grande crisi

Per chi fosse interessato segnalo lo spettacolo, tremendamente attuale, realizzato dalla Compagnia Teatrale della luna crescente e dal laboratorio Lapsus sul mio libro, “2012 la grande crisi”, di cui sono molto onorato.

Compagnia Teatrale della Luna Crescente & Laboratorio LA.P.S.U.S.
presentano lo spettacolo:

2012: LA GRANDE CRISI
di Aldo Giannuli (Ponte alle Grazie – 2010)
con: Corrado Gambi e Alfonso Cuccurullo
musiche di: Carmen Falconi e Giulia Costa

… “Ieri ho detto ‘domani ti pago’. E domani ti pago!”…
Ma… è possibile fare uno spettacolo su temi economici?… Ed è possibile fare uno spettacolo su temi economici a passo di… tango?… ed è possibile fare uno spettacolo su temi economici, a passo di tango, sul grande mostro della… crisi (aaaaaahhhhhh!!!)?… Ed ancora, è possibile fare uno spettacolo, su temi economici, a passo di tango, sulla crisi… anche con ironia?…

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Crisi: qualche breve precisazione. A ognuno il suo

Rispondo con un brevissimo appunto (scusatemi ma sono affogato dai tempi di consegna del prossimo libro e faccio fatica a star dietro al sito) a diversi interventi (Tommaso Coen, Pierluigi, Zeno, Stefano ecc.) a proposito delle radici di questa tempesta sui titoli italiani, su cui non vorrei che si creassero equivoci.

1- la pistola fumante non c’è: e non può esserci per definizione. Cosa volete? Comunicati stampa, lettere di intenti, verbali di consigli si amministrazione? Avete mai visto uno speculatore che dichiara : “adesso faccio una speculazione per rovinare l’Europa”? E neppure ci danno accesso alle carte dei vari hedge fund. E’ naturale che questo genere di operazioni avvengano nel massimo riserbo –prima e dopo l’operazione- e spesso per confluenza spontanea, senza neanche bisogno di intese esplicite e tanto meno scritte.

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La crisi degenera. Che sta succedendo?

I mercati sono in picchiata, lo spettro di un gigantesco effetto domino si para improvvisamente davanti: default della Grecia- crisi bancaria franco-tedesca- default italiano-  fine dell’euro- fine della Ue, grande crisi mondiale.
E tutto questo è stato innescato solo dall’annuncio di Papandreu di un referendum  sul piano di aiuti ottenuto e sulle conseguenti misure da adottare.
Per capire dove stiamo andando a sbattere, partiamo da una domanda: perchè Papandreu ha fatto questa mossa?
Si potrebbe pensare che ci sia dietro una strategia del tipo: “se salta tutto, noi greci andiamo a terra, ma ci portiamo appresso tutti voi, signori dell’Eurozona, per cui vi conviene concederci gli aiuti a condizioni più ragionevoli, per evitare la catastrofe”. Ma questo non convince: è un argomento che Papandreu avrebbe potuto far valere già da due anni  e non lo ha mai fatto, che senso avrebbe farlo ora, dopo aver appena concluso con successo il negoziato per il finanziamento Ue-Bce per una rata di bond?

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Uscire dalla crisi si può. Ma che succede in Cina?

Nei giorni scorsi ci sono stati deri problemi coi server che ospitano questo sito. Mi scuso quindi se qualche post è andato perso.

In vista dell’imminente recessione, diversi osservatori, ancora una volta, hanno rivolto lo sguardo a Pechino nella speranza che di lì venga la salvezza. Ma questa volta le cose non stanno affatto bene e Santo Hu di miracoli non ne farà.
In primo luogo la Cina non sta così bene come molti pensano, neanche dal punto di vista del debito pubblico, perchè, se è vero che le cifre ufficiali (quindi sicuramente sottostimate) parlano di un debito al 17% del Pil con riferimento al solo Governo (1.078 miliardi di dollari), è anche vero che le amministrazioni locali hanno accumulato debiti molto più consistenti: alcuni analisti parlano di 3.000 miliardi che porterebbero il tasso di debito pubblico complessivo all’80% del Pil. Può darsi che la stima sia eccessiva, ma è ragionevole supporre che il conto sia comunque molto più salato dei 1.000 e rotti miliardi ufficiali.

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Uscire dalla crisi si può, continuare come sempre no

Spesso mi sento accusare di eccessivo pessimismo, ma si tratta di una impressione sbagliata. Al contrario sono molto ottimista circa la possibilità –in sè- di uscire dalla crisi, evitando sia una prolungata depressione che eventi più drammatici come un conflitto generalizzato dall’esito tutt’altro che certo.  Ma occorre fare le cose giuste e vincere resistenze di interessi consolidati. Il problema è la qualità indecente della classe politica occidentale (non solo italiana).
Le crisi non sono disastri naturali indipendenti dalla volontà umana, come uno tsunami, o la manifestazione di un fato ostile cui arrendersi; sono totalmente dipendenti dall’azione dell’uomo. E non sono neppure eventi incomprensibili al quale nessuno sa come porre rimedio. Al contrario, le crisi (e questa forse più delle altre) sono processi le cui cause sono abbastanza trasparenti e, di conseguenza, comportano soluzioni razionali non impossibili da immaginare e realizzare. Certo: uscite razionali, possibili ma non indolori.

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Uscire dalla crisi si può, ma dobbiamo prima di tutto dirci quali sono i termini reali della situazione

Uscire dalla crisi possiamo, ma solo se non ci raccontiamo favole e ci diciamo come stanno le cose, comprendendo che significa l’esplosione del debito delle economie di Usa, Giappone ed Europa.
Lasciamo per un momento da parte il debito privato (che pure ha la sua parte nel tutto), quello delle aziende, delle banche ed anche quello degli enti locali o delle società sponsorizzate da Stati e parliamo solo del debito statale che oggi è il cuore del problema. Questi sono i dati nudi e crudi: (nella prima colonna è indicato il debito pro capite, nella seconda la percentuale sul rispettivo Pil, secondo la tabella pubblicata dal S24 15 agosto 2011 p. 11)

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I possibili sviluppi della crisi

La tempesta in borsa non si è ancora placata e fa ballare banche, monete, società per azioni, fondi speculativi e Stati.
Il punto è questo: la seconda recessione appare sempre più probabile e vicina e il troppo denaro in cerca di remunerazione moltiplica la tempesta. Come è noto, il liquido scorre lungo i pendii dove incontra minore resistenza ma quando è troppo e scorre fra canali troppo stretti, agitato da venti di tempesta e maree improvvise, il liquido dà luogo a tempeste rovinose. E la “liquidità” del denaro non fa eccezione.
Dunque, è lecito chiedersi “dove stiamo andando a sbattere” con le nostre fragili scialuppe, così come siamo in balia del fortunale.

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Il mio nuovo libro. 2012: la grande crisi.

Cari amici,

dal 18 novembre è in libreria il mio nuovo libro. 2012: la grande crisi.

Esce per l’editore “Ponte alle grazie”, con cui giusto un anno fa pubblicai “Come funzionano i servizi segreti”. Avendo limitati mezzi per pubblicizzare questo lavoro, non posso che affidarmi al “passaparola” dei lettori, chiedendovi di sfogliare questo volume in libreria e, se dovesse risultare di vostro interesse, di darmi una mano nel farlo conoscere.

Grazie e non dimenticate di segnalarmi problemi, omissioni, dissensi: mi farà piacere discuterne con voi.

Download indice.

ascolta lo spot radiofonico.

recensioni e interviste:

-illibraio.it (recensione)

-wuz.it (intervista)

-antimafiaduemila.com (recensione)

Aldo Giannuli, 18 novembre ’10