Che effetto avranno le dimissioni del Papa sulle elezioni?

Sento da più parti echeggiare la domanda sul se ritenere casuale o no la coincidenza fra le dimissioni del Papa e le elezioni italiane. Personalmente sposo la tesi della casualità: il Papa è molto più importante del Presidente del Consiglio italiano e non credo che si dimetta per influenzare le elezioni italiane. Peraltro, non si capisce a pro di cosa andrebbe questa mossa nel quadro degli interessi vaticani. Dunque, scarterei nettamente la tesi di un qualche indecifrabile disegno su questa coincidenza.

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Il Papa si dimette. Ne sanno niente allo Ior?

Cappuccino, brioche e intelligence

Nella storia della Chiesa c’è un unico precedente, quello di Celestino V di cui sappiamo tutti per aver studiato la “Divina Commedia” negli anni del liceo. Gli altri sono tutti morti in carica; non tutti per morte naturale, va detto: ci sono stati i martiri della  prima cristianità, poi qualche papa assassinato nel Medioevo… poi forse qualche altro. In Vaticano pare vada molto in voga il caffè corretto…Il codice canonico prevede la possibilità di dimissioni del Papa, ma la cosa è sempre parsa molto sconveniente. La Chiesa è monarchica e non ama i dualismi: pensate solo al problema della convivenza fra un Papa in carica ed uno emerito. Ogni starnuto del secondo (e questo scrive libri e twitta che è un piacere) potrebbe suonare come sconfessione del precedente. Poi, sul piano simbolico, la cosa può apparire come una fuga dalle proprie responsabilità. Quando Woitjla era già molto grave chiesero ad un prete se avrebbe potuto dimettersi e la risposta fu: “Può dimettersi Gesù dalla croce?”. Quella è una carica carismatica e delle normali dimissioni la fanno sembrare una qualsiasi carica politica.

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Servizi d’Intelligence e crisi Finanziaria. Intervista per Rainwes24

Un recente rapporto al Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), praticamente il comitato di controllo sui servizi segreti, gli 007 italiani hanno lasciato un allarme per le infiltrazioni cinesi nell’ambito dell’attività economiche italiane. La notizia è apparsa, recentemente, sul quotidiano la Repubblica. Abbiamo voluto approfondire il tema allargando l’orizzonte al ruolo che hanno i Servizi Segreti nella crisi finanziaria attuale. Ne parliamo con Aldo Giannulli, storico ed esperto d’Intelligence.

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La prima crisi globale

mercoledì 17 ottobre
Università Statale di Milano
Aula Mercalli 420
Via Mercalli 23
16.30-18.30

LaboratorioCronologia, analisi e storia della Grande Crisi”

1° modulo: I ferri del mestiere
Lezione 3

La prima crisi globale. Quali sfide per gli storici sotto l’aspetto metodologico?

relatore: Aldo Giannuli, ricercatore in storia contemporanea presso Università Statale di Milano

Frequenza obbligatoria per gli iscritti al laboratorio, accesso libero per il pubblico interessato.

Leggi il programma completo e la presentazione del laboratorio promosso da Lapsus.

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Alcuni aspetti trascurati della crisi globale

Ringrazio Andrea SPANU per la traduzione del pezzo di Alberto Martinelli che avevo pubblicato nel testo originario in inglese a luglio scorso e del quale molti mi avevano chiesto, appunto, l’edizione italiana.

Aldo Giannuli

ALCUNI ASPETTI TRASCURATI DELLA CRISI GLOBALE

Lo scopo di questo paper è analizzare alcuni aspetti fondamentali della crisi economica e finanziaria globale, che vengono trascurati o che non sono sufficientemente studiati nella maggior parte dei resoconti in sede scientifica e mediatica in una prospettica sociologica. Mi concentro sugli Stati Uniti – visto che la crisi è nata nel Paese che è il nucleo del capitalismo di mercato contemporaneo – e discuto due aspetti basilari:

a) la cornice cognitiva che ha profondamente influenzato le decisioni fondamentali prese dagli attori istituzionali e privati, sia nei mercati che nell’arena politica,

b) i meccanismi di pressione politica e gli scopi e le strategie di importanti gruppi d’interesse economico.

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La crisi non è finita. E non sta finendo.

Segnalo questa intervista che ho rilasciato alcuni giorni fa e di cui potete trovare la trascrizione qui

http://www.uzapping.eu/pages/02081206465563660990995.html

L’occasione mi è utile per ricordare a chi fosse interessato che è in libreria ormai da alcuni mesi il mio ultimo libro, “Uscire dalla crisi è possibile”, in cui riprendo molti dei temi affrontati nel precedente “2012 la grande crisi”, avanzando però, in questa nuova sede, diverse proposte.

Anche l’opinione pubblica sottovaluta questa crisi. Perché?

Dell’incapacità di governanti e finanzieri di comprendere la natura reale di questa crisi abbiamo già detto e non vi torneremo, ma questa incomprensione non riguarda solo loro. Anche le classi subalterne (o, se preferite, i cittadini, l’opinione pubblica, il popolo o come vi pare)  hanno le loro responsabilità. E non leggere. Mi riferisco, ovviamente ai paesi occidentali (degli altri ne so troppo poco per dire) nei quali c’è la diffusa sensazione che la crisi è destinata a passare come le tante altre di questi decenni trascorsi. Forse questa è più grave e lunga delle altre, anche di quella del 1973-74 che fu particolarmente rognosa ed ebbe effetti durevoli. Ma alla fine torneremo, più o meno, al livello di vita di prima ed i danni saranno contenuti. Da dove viene questa certezza infondata  che impedisce la percezione reale di quel che accade ed impedisce un giudizio lucido sull’operato delle classi dominanti?

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Some neglected aspects of the global crisis

Come sempre con estremo piacere, ospito il contributo di Alberto Martinelli, uno dei più autorevoli politologi italiani.

di Alberto Martinelli- Università degli studi di Milano, Italia

The aim of this paper is to analyze some key aspects of the global economic/financial crisis, which are either neglected or not sufficiently investigated in most scientific and media accounts in a sociological perspective. I focus on the United States -since the crisis started in the core country of contemporary market capitalism- and I discuss two basic aspects:

a) the cognitive framework which deeply influenced the key decisions taken by both institutional and private actors, both in the market and in the political arena,

b) the mechanisms of pressure politics and the aims and strategies of key economic interest groups.

More specifically, I start discussing the cultural orientation prevailing in the US corporate, government and intellectual elites, through the analysis of essays, statements and documents. This cognitive framework- developed in first-ranking universities in the US and abroad as an instance of rigorous scientific method -has become main-stream economics. Its core is the neo-liberal conception of the self-regulating market, according to which markets are capable of restoring their equilibrium whenever either rigorously exogenous factors or statistically unlikely events create imbalances. Its other major cognitive elements-alongside the theory of the market as a spontaneous order- are the predominance of the virtual economy over the real economy, a conception of money that overstresses its symbolic component over its meaning as a measure of value, and a changing attitude toward risk and trust.

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Ma perché questa crisi non è presa sul serio?

Due anni e mezzo fa i grandi geni dell’economia (quelli che la crisi non l’avevano prevista nemmeno il giorno prima del fallimento della Lehman Brothers e che ridicolizzavano i pochi che ne segnalavano l’arrivo) decretarono che la crisi era ormai risolta o in via di soluzione e che alla fine del 2010, al più tardi nel 2011, l’economia avrebbe recuperato il terreno perso e sarebbe tornata a galoppare. Infatti….
La nuova fiammata iniziata esattamente un anno fa avrebbe dovuto rendere tutti un po’ più accorti e far venire qualche sospetto. Invece, la crisi continua ad essere trattata come un incidente di percorso, certo un po’ più noioso del previsto, ma, insomma, destinato a risolversi in breve (al massimo un paio d’anni). Nel frattempo, tutto quello che si richiede è di innaffiare i mercati bancari con ripetuti getti di liquidità e, per il resto, aspettiamo che il temporale passi per i fatti suoi.

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