Alessandro Di Battista ha lanciato la proposta di un referendum sull’Euro che, prevedibilmente, ha provocato il solito coro di reazioni: no non si può fare perché lo impedisce la Costituzione. In effetti, l’art. 75 II comma recita testualmente “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia ed indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali” e l’Euro è la conseguenza di un trattato internazionale.
Forse gli storici del futuro dedicheranno più di una pagina al colpo di stato turco del 16 luglio 2016, parlandone come di uno degli avvenimenti che hanno segnato una cesura, dopo di che nulla è stato come prima.
Situazione confusa e difficile quella turca, per cui cerchiamo di procedere con ordine individuando le poche cose su cui si può fare ragionevole affidamento.
Con piacere e gratitudine, torno ad ospitare sul sito un contributo dell’amico Umberto Baldocchi. Buona lettura! A.G.
“CE LO CHIEDE L’ EUROPA”. Questo “mantra” usato strumentalmente e demagogicamente dai sostenitori delle più svariate politiche restrittive battezzate in Italia “riforme” ed anche della RIFORMA COSTITUZIONALE, oggi, dopo la BREXIT, forse non sarà più tale. Incredibilmente esso sta diventando vero, adeguato alla realtà che sta emergendo.
Steven Forti, che molti di voi hanno imparato a conoscere recentemente sul nostro sito e su altri con i suoi ottimi servizi dalla Spagna, ha scritto per noi in seguito alle recenti elezioni spagnole. Lo ringrazio molto per l’articolo e la puntualità con cui segue l’attualità spagnola e vi ricordo il suo libro, “Ada Colau. La città in comune”, recentemente recensito anche sul nostro sito. Buona lettura! A.G.
1. Il bipartitismo non è morto.
Le elezioni spagnole del 26 giugno rafforzano i partiti dell’establishment. Il Partido Popular (PP) è il vero vincitore di questa tornata elettorale: guadagna quasi 700 mila voti rispetto ai comizi di dicembre e con il 33% porta al Congreso di Madrid ben 137 deputati. Il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) regge il colpo e, con il 22,7% dei voti e 85 deputati, mantiene la seconda posizione, anche se perde 120 mila voti e 5 deputati rispetto a dicembre, ottenendo il peggior risultato di sempre. Per quanto in crisi, dunque, i partiti tradizionali hanno dimostrato di avere delle strutture solide che non si sono sfaldate ed il bipartitismo, dato per morto e sepolto più volte, non è andato in frantumi. Al contrario, si è rafforzato, passando dal 50,7% al 55,7%, un dato in controtendenza rispetto agli ultimi anni.
Il terremoto è in pieno corso e sui giornali si leggono deliri uno peggiore dell’altro. Il più diffuso è quello che “legge” il risultato come una lotta fra vecchi egoisti e giovani, incuranti del fatto (notato dal solo Enrico Letta) che i giovani hanno votato solo nel 36% del totale, mentre gli anziani hanno votato nell’83%.
Contro sondaggi ed exit poll, ha vinto Brexit: 48 a 52, la Gran Bretagna decide di uscire dalla Ue. L’assassinio di Joe Cox non ha giocato il ruolo sovvertitore delle tendenze dell’elettorato che si temevano ed ora rischia di essere un boomerang che torna sul governo. Sulle ragioni di questo distacco ragioneremo quando potremo analizzare i risultati di dettaglio. Ora cerchiamo di capire che scenari si preparano.
Domani e nei prossimi giorni ci sarà modo di analizzare il voto amministrativo numeri alla mano, ma intanto sale subito l’attenzione sul referendum per la “brexit” ed il caso dell’omicidio della parlamentare laburista Jo Cox.
Hofer ha mancato l’elezione di un pelo ed io non sarei così allegro per il risultato perché quando si voterà per le politiche, con quel risultato è lui il nuovo cancelliere: lui quei voti li ha presi da solo, Van der Belien ha vinto con il voto di tutti gli altri messi insieme, quel che non è possibile fare alle politiche. Comunque, quel che ci interessa qui è che, per la prima volta dalla fine della guerra, un movimento semi-fascista prende quasi il 50% dei voti in un paese di lingua tedesca. Bruttissimo segno.
Ogni fenomeno storico ha una fisionomia caratteristica propria ed irripetibile, per cui, anche se rientra in una determinata categoria di fenomeni (ad esempio “Rivoluzioni socialiste”, “Regimi totalitari”, “Movimenti liberali”, “crisi economiche”) non è mai la riproduzione di quanto l’ha preceduto e presenta un grado di maggiore o minore complessità. Parlando dell’attuale ondata di protesta, molti esponenti delle classi dirigenti, accompagnati dai media, la definiscono “populista”, mettendo nel sacco cose molto diverse fra loro: si va alle rivolte arabe, alle nuove formazioni elettorali di centro destra del Nord Europa, da proteste di strada come Occupy Ws o gli Indignados agli scioperi nel sud della Cina, dal successo elettorale del M5s a quello attuale di Trump.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.