Catalogna: le cause vicine nel tempo.

L’Europa è stata sorpresa dalla brutalità della polizia spagnola contro il referendum catalano. Brutalità del tutto gratuita, peraltro: se il referendum era illegittimo ed inefficace giuridicamente e politicamente, tam quam non esset, come Rajoi ha sostenuto, perché darsi tanto da fare per impedirlo?

In realtà Madrid temeva che andassero a votare più della metà dei Catalani, il che, giuridicamente non avrebbe cambiato nulla, ma politicamente avrebbe dato ben più forza contrattuale agli indipendentisti. E la manovra è riuscita perché ha votato meno della metà, anche se nessuno può dire quanti non sono andati a votare per timore delle violenze poliziesche che dimostrano che il franchismo non è proprio del tutto un ricordo del passato. E non c’è dubbio che, al bisogno, Rajoi schiererebbe i carri armati, o avete dubbi in proposito?

La radice del problema sta nel modo in cui la Spagna è uscita dal franchismo ed ha fondato l’assetto di potere vigente ancora oggi.

Già dalla metà degli anni sessanta, la borghesia spagnola iniziò a pensare di uscire dall’isolamento (la Spagna non faceva parte né della Nato –a differenza del Portogallo né della Comunità europea). E questo avrebbe mantenuto il paese nelle condizioni di strema arretratezza economica in cui era (insieme a Portogallo e Grecia, era il paese più povero dell’Europa Occidentale).

Un avvicinamento venne tentato dallo stesso Franco che, a questo scopo, nel 1969 compose un governo con una forte componente Opus Dei, ma invano. La Spagna restava un paese dichiaratamente fascista ed era incompatibile con i trattati istitutivi dell’allora Cee. D’altro canto, nel tardo 1970 un processo a Burgos si concluse con il garrotamento di cinque attivisti baschi che non giovò all’immagine del paese, come anche, quattro anni dopo, la condanna a morte dell’anarchico Puig Antich, garrotato nel marzo 1974. Era chiaro che sinchè Franco fosse vissuto il regime fascista sarebbe durato e sinché la Spagna fosse stata fascista, non sarebbe entrata nella Cee. E peraltro, Franco aveva designato suo successore l’ammiraglio Carrero Blanco per assicurare la continuità del regime.

Un contributo indiretto venne dai baschi che, il 20 dicembre 1973 giustiziarono l’ammiraglio con uno spettacolare attentato esplosivo. La meritoria azione basca tolse di mezzo l’unico che avrebbe potuto assicurare la continuità del regime. Il 19 novembre 1975 Franco morì e salì al trono il re Juan Carlos di Borbone che poneva fine alla reggenza del caudillo. Il Re trovò subito l’intesa con la parte moderata della Falange che faceva capo al Capo del governo Arias Navarro, con il quale avviò il ritorno alla democrazia che fu quasi completato entro il 1976.

Nel 1977 le elezioni politiche segnarono la vittoria dell’Unione di Centro Democratico di Adolfo Suarez che ebbe il 34%; i suoi aderenti si dichiaravano formalmente socialdemocratici, liberali, democristiani, ma, in realtà, nelle sue fila si riciclò gran parte del ceto politico franchista mentre un’altra parte confluì nell’Alleanza popolare di Fraga Iribarne che ottenne l’8% e che proclamava una più diretta filiazione franchista. Sino ai primi anni ottanta il governo restò nelle mani di Suarez.

La sinistra ottenne più del 40% fra socialisti, comunisti, baschi e catalanisti, ma il rapporto di forze era assai più sfavorevole dei numeri: il regime fascista era caduto non per una guerra persa, come in Grecia, né per un pronunciamento militare di segno progressista (come in Portogallo), né tantomeno per una insurrezione popolare, ma per una operazione trasformistica dello stesso ceto politico franchista in accordo con la Corona. Il franchismo non venne mai sottoposto ad alcun processo politico o culturale, anzi, la sinistra accettò di buon grado il “pacto dell’olvido” per cui si stendeva una coltre di silenzio sula storia recente del paese e i monumenti del franchismo, compreso il sacrario della valle de los caidos restavano tutti al loro posto. Soprattutto, non c’era alcuna epurazione delle forze armate di polizia o dell’esercito (da cui verrà fuori quel Tejero che, nel febbraio 1981, tentò il colpo di Stato, dei loro organici e del tipo di formazione delle reclute (donde le odierne brutalità).

Stante questa situazione di partenza si comprende come nessuno abbia tentato neppure di rimettere in discussione la monarchia, magari con un referendum istituzionale, e come sia venuta fuori la Costituzione a centralismo castigliano, di cui abbiamo dello nel precedente articolo. Il Re fu il perno intorno a cui si riaggregò il blocco di potere, il garante di una costituzione materiale che mantenesse i rapporti di potere del passato, il punto di riferimento dello sviluppo economico del paese (non a caso, Juan Carlos ebbe, sino alla sua abdicazione, un ruolo attivo in molte trattative economiche, non tutte limpide, peraltro). Ed è impressinante come la sinistra non abbia cercato di far nulla di concreto per rimettere in discussione la monarchia per decenni e nonostante sia stata a lungo al governo.

Oggi, anche se lo scettro è nelle mani dell’imbelle Filippo VI (un re che mentre il suo paese rischia la secessione o la guerra civile, tace per cinque giorni per poi andare al soccorso del vincitore, rinunciando ad avere qualsiasi ruolo di mediatore) la situazione cambia poco perchè quel che conta è l’istituto ed il suo rapporto speciale con le forze armate.

Di quella antica origine resta anche la debolezza della sinistra in questa occasione: non parliamo dei soliti venduti del Psoe (che come tutti i partiti dell’attuale internazionale socialista sono pronti a qualsiasi tradimento), ma anche dei Comunisti e di tutti i componenti di Izquierda Unida che sono stati incapaci di qualsiasi protesta di fronte alle violenze governative.

Le ombre del passato spesso sono assai lente a tramontare.
Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (19)

  • “Un avvicinamento venne tentato dallo stesso Franco che, a questo scopo, nel 1969 compose un governo con una forte componente Opus Dei”

    La presa di potere da parte del Opus Dei risale al 1959 con l’impianto di un nuovo modello di svilupo, ‘Plan Nacional de Estabilización’, dando avvio al processo cosiddetto di ‘desarrollismo’, del quale stiamo pagando ancora le conseguenze.

    https://es.wikipedia.org/wiki/Plan_de_Estabilizaci%C3%B3n_de_1959
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    “Franco aveva designato suo successore l’ammiraglio Carrero Blanco per assicurare la continuità del regime.”

    Carrero Blanco viene designato (giugno 1973) presidente del governo, ma il suo successore in qualità di capo di Stato (“a título de rey”) fu Juan Carlos de Borbón nel 1969, in virtù di una legge promulgata nel 1947.

    https://es.wikipedia.org/wiki/Ley_de_Sucesi%C3%B3n_en_la_Jefatura_del_Estado
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    “Un contributo indiretto venne dai baschi che, il 20 dicembre 1973 giustiziarono l’ammiraglio con uno spettacolare attentato esplosivo…”

    …anche conosciuto come ‘Operación ogro’, commesso a un passo dall’ambasciata degli Stati Unti, dopo la visita a Madrid di Kissinger. Due mesi prima, ottobre 1973, Carrero Blanco aveva rifiutato l’utilizzo da parte dell’esercito USA delle basi spagnoli nella guerra del Kippur.
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    “Nel 1977 le elezioni politiche…”

    Lo scopo di quelle elezioni era scegliere un’assemblea costituente. Sanzionata la nuova costituzione (dicembre 1978), si convocarono le prime elezioni politiche propriamente dette.

    La legge elettorale (proporzionale, metodo D’Hondt, circoscrizione provinciale) fatta appositamente per neutralizzare l’influenza del Partito Comunista, promuovere un bipartitismo finanziato dall’asse USA-Germania ed accontetare i nazionalismi periferici, è rimasta immutata da allora.

    https://es.wikipedia.org/wiki/Caso_Flick
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    “In realtà Madrid temeva che andassero a votare più della metà dei Catalani”

    Nel referendum legale e vincolante celebrato nel 2006 sul Statuto di Autonomia, che è all’origine dell’attuale situazione, la partecipazione non raggiunse il 50 %.

    https://es.wikipedia.org/wiki/Referéndum_estatutario_en_Cataluña_de_2006#Datos_generales

    Sentitamente e con deferenza, ringrazio e saluto.

  • E’ importante conoscere la Storia. Molte persone di sinistra, in Italia, non capiscono la situazione catalana perché fanno l’equazione errata Catalogna = Padania. L’unità d’Italia è stato un progetto con una base nel Nord e con un’ispirazione democratico-borghese di radice giacobina (poi tradito dalla Corona e dall’alleanza con i latifondisti del Sud). La Spagna si è strutturata quasi quattrocento anni prima come pura aggregazione di monarchie. La Catalogna si sente un po’ erede della Repubblica e non ha dimenticato nulla. Ricordo un piccolo paesino di contadini sul Delta dell’Ebro, fatto di immigrati da altre parti della Spagna al tempo della bonifica franchista e non parlanti il catalano, che comunque appoggiavano il progetto della Catalogna per la sua valenza progressista. Tra l’altro, ospitavano un gruppo di ragazzi dell’ex Sahara spagnolo per permetter loro di frequentare la scuola: atto di solidarietà ma anche di polemica verso il colonialismo di Madrid. Oltre a battersi contro l’eccessivo prelievo dell’acqua dell’Ebro, che faceva penetrare l’acqua salata nelle risaie, distruggendole.

  • Quando ho sentito il discorso del re mi è sembrato un discorso che avrebbero potuto fare con poche variazioni i suoi antenati, Luigi XIV di Francia, Filippo V di Borbone e altri personaggetti del genere. Visto che per questo re travicello il popolo o si piega o gli si taglia la testa, (ancora metaforicamente e politicamente e non so se dura), ho capito una cosa la libertà al popolo catalano la può ottenere solo con l’insurrezione arnata. I suoi leader hanno fatto male oppure hanno scherzato col fuoco a non comprare sul mercato nero delle armi, i sistemi d’arma anticarro e missili spalleggiatili terra aria. In definitiva o i catalani sono disposti a versare sangue per l’indipendenza o de la scordano per i prossimi 1000 anni.

      • Spiego meglio.

        Se il tema e’ “come la Spagna e’ fuoriscita dal Franchismo” l’interferenza della CIA e’ un indicatore significativo.

        Piu’ o meno come dire che durante la II guerra mondiale le regioni italiane del Centro-Nord hanno espresso una richiesta di democrazia maggiore rispetto a quelle del Sud perche’ hanno avuto un movimento partigiano che, dopo, ha influenzato il percorso repubblicano.

  • Ottima analisi storico politica. Senza dubbio i fatti sono questi. C’è però il bisogno di analizzare ciò che i cittadini spagnoli pensano a riguardo.
    Quello che in tutto il mondo viene descritto come un eccesso di violenza da parte della polizia, qui in Spagna viene visto come un eccesso di buonismo della comunità internazionale. “Cosa avrebbero fatto se fosse successo a casa loro?” o “Utilizzano le fake news contro di noi” sono i commenti più comuni tra la gente. Gente che ha Paura di una nuova guerra civil e che non ne può più della questione catalana. (specialmente, ma non solo, fuori dalla Catalunya)
    Un esempio importante è quello dei valenciani, parte integrante della cultura levantina e legati ai catalani sotto molti punti di vista ma oggi uniti al resto del Paese che, come mai prima d’ora, guarda con simpatia a Madrid.
    Il cittadino spagnolo è veramente poco critico nei riguardi della polizia e della famiglia reale, abbastanza critico verso la persona di Mariano Rajoy ma disposto ad appoggiare decisioni che archivino velocemente il problema ed è senza dubbio Molto critico con Puigdemont e il suo entourage.
    Sono d’accordo con l’articolo ma volevo “informare” (coloro che fossero interessati) dell’opinione generale della pancia del Paese.
    Scusate la lungaggine.

  • Gent. le
    quando posso la seguo con ammirazione, spesso mi trovo in perfetto accordo con lei ed altrettanto spesso seguo il blog per imparare cose nuove o per leggere di alcuni temi di attualità da punto di vista professionale e non convenzionale.
    Sul tema Catalogna pero sento doveroso intervenire non tanto su ciò che ha scritto, ma su ciò che spesso non viene detto
    Alle azioni deprecabili delle forze dell’ordine andrebbero affiancate le altrettanto deprecabili azioni di indottrinamento nelle scuole, o di isolamento sociale che spesso subiscono normali cittadini per la violenza (non fisica, per carità) da parte degli indipendentisti. andrebbe anche detto che questa svolta indipendentista, certo già presente in catalogna, si è accentuata guarda caso quando è scoppiato lo scandalo della famiglia Pujol e di rimando del suo partito che per trent’anni ha governato la regione. Miracolosamente il successore Mas, il cui partito non mi sembrava affatto indipendentista, lo è diventato. hanno pattuito il referendum di un paio di anni fa e lo hanno perso, hanno trasformato le elezioni dell’anno scorso in un ulteriore voto per l’indipendanza e non si può certo dire che lo hanno vinto. Ora insistono. Le ragioni sono prettamente economiche, è la regione più ricca di Spagna (e guarda un po’ paga più tasse), ma è anche la più indebitata, insomma in questo senso non ci trovo nulla di diverso con ‘Roma ladrona’. La verità è che in Catalogna non vi è alcuna oppressione o repressione, anzi, al contrario. Li si vive bene e se vuoi fare una cosa, nei limiti della legalità, la fai, magari con fatica e problemi, ma la fai e sei totalmente libero. E’ una delle regioni più autonome d’europa, basti pensare che li per esempio i cartelli stradali sono in catalano (e non bilingue come è normale che fosse), le leggi regionali vengono scritte in catalano (e non bilingue come è normale che fosse), le lezioni universitarie la maggior parte vengono fatte in catalano. A me sembra paradossale che uno spagnolo in spagna non capisca dove debba andare, o il re che ha bisogno di un traduttore per capire che le leggi regionali siano costituzionali. (a proposito del re, a mio avviso ha parlato troppo tardi, e come garante della costituzione e dell’unità nazionale sarebbe dovuto intervenire ben più decisamente in tal senso). In alcuni concorsi universitari di dottorato, per un master e per conoscere il catalano, danno lo stesso punteggio, le università saranno piene di capre che pero parlano bene la lingua… contenti loro. Concorso per l’insegnamento in Spagna viene fatto al livello regionale. Ovviamente a Barcellona in catalano, ne consegue che uno di madrid non può provarlo a barcellona per via della lingua, il contrario invece si. Quella di Franco mi sembra una scusa quando viene tirata fuori quando interessa… Franco ha introdotto il castigliano come lingua ufficiale ed ammazzava brutalmente gli oppositori del regime… in tutta la spagna, non solo in catalogna. Non conosco benissimo la storia di spagna, ma non mi sembra che catalogna sia stato mai uno stato indipendente da rivendicare, credo fosse una contea sotto Aragona al massimo, ma parlando con catalani indottrinati assicuro che sostengono il contrario e cambiano la storia quando gli interessa.

      • I catalani hanno la possibilità insorgendo in armi di distruggere L’UE e il mito tossico dell’Europa occidentale come luogo di pace e composizione politica dei conflitti. Mito che viene solo dal dominio USA dal 1945 senza questo dominio e vai guerre a go go….

    • Il nazionalismo catalano esiste ed è tossico. Io stesso ho visto quest’estate una mostra al Born di Barcelona sulla “eroica resistenza del fiero popolo barcellonese” nella guerra del 1714 che consegnò il potere ai borboni, mostra che faceva accapponare la pelle per le falsità storiche e l’impianto identitario nazionalista che propagandava. Però tutto viene cancellato da quello che è successoi ieri, hanno commissariato un governo ed un presidente usciti dalle urne di una votazione regolare, se non è un colpo di stato questo non so cosa possa esserlo.

  • Nell’Espana del settimo Filippo tudos maniestistos, al punto che vanno dallo stesso sarto.
    Ma venite a Milano e ne vedrete di tutti i colori !
    Toglietevi quei quattro stracci che indossate … per nulla regali !

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