Berlusconi propone di uscire dall’Euro: attenti a non cadere nella trappola

Era nell’aria: Berlusconi prepara la sua campagna elettorale sul tema dell’uscita dell’Italia dall’Euro e spera che l’euro affondi da solo già entro l’anno, in modo da potersi presentare come il primo che aveva proposto di prendere il largo dall’insicura moneta comune. Ma punta anche sull’attuale impopolarità della moneta comune, vista come la ragione della crisi italiana: “in altri tempi avremmo dato fiato alle esportazioni con una bella svalutazione”, “L’Euro è la causa delle tasse con cui Monti ci sta massacrando”, “Restare nell’Euro significa accettare la dittatura della Germania”. Sono discorsi che sentiamo tutti i giorni. Discorsi che hanno dentro molta verità, ma anche molto semplicismo e molta fede nei miracoli. Il punto è che una uscita improvvisa dall’Euro –o peggio ancora un suo crollo improvviso- determinerebbe molti più mali che benefici e rischieremmo di spezzarci la schiena. Detto questo, attenzione a non cadere nella trappola che il Cavaliere ci sta tendendo: presentare la sinistra come gli ultras dell’Euro, scaricandogli addosso tutta l’impopolarità che da questo deriva, soprattutto in caso di naufragio della moneta. Ed allora che si fa? Calma e gesso, ragioniamoci su.La caduta dell’Euro ed il ritorno alle monete nazionali non è una cosa che dice solo Berlusconi, ma anche molti altri. E’ ormai una ipotesi sul tappeto, nel campo delle cose possibili e persino probabili. E’ possibile salvare l’Euro? Ne vale la pena? E come? Ma se dovessimo uscirne, sarebbe proprio una così grave catastrofe? Ed a quali condizioni?

Personalmente, resto dell’idea che l’Euro sia stata una idea poco intelligente sin dal principio, che sta giungendo al suo epilogo. Ma quello che possiamo pensare in merito conta poco o nulla: la salvezza dell’Euro non dipende da quello che possiamo auspicare noi e, in gran parte, neppure da quello che pensano o fanno i nostri governi. La crisi ormai va per i fatti suoi e, se è possibile tentare di fermarla o di dirigerne almeno parzialmente il corso, non è detto che questi tentativi debbano necessariamente riuscire. Diciamo –ottimisticamente- che la salvezza dell’Euro è per i due terzi nelle mani dei governi europei e per un terzo nelle mani della speculazione internazionale e dell’andamento della crisi.

Dunque, al di là di quello che auspichiamo, conviene prendere in considerazione l’idea di un possibile collasso nel breve periodo. Superato il quale si porrà il problema di decidere, in condizioni meno angoscianti se proseguire ancora nell’esperimento. Nell’immediato occorre sperare che la cosa si regga, perchè se il tetto cade all’improvviso ci spacchiamo la testa tutti quanti. Comunque è bene prendere in considerazione questa ipotesi per varare misure idonee alla limitazione del danno. Anche perché, se teoricamente l’Euro ha delle possibilità di farcela, il guaio peggiore è che la cosa è nelle mani della Merkel che non dà segni di ragionevolezza. E se i tedeschi non cambiano registro le speranze si riducono al lumicino. Inoltre il fondo salva-stati così come è pensato non assicura alcuna reale efficacia e, semmai, finirà per essere l’ennesima misura salva banche. Comunque per ora speriamo di guadagnare tempo.

Diverso è il discorso in prospettiva. L’euro, diciamocelo francamente, è stato un fallimento politico ed economico perché ha mancato i principali risultati che si proponeva: l’unificazione politica e la convergenza delle economie europee. E nulla lascia intendere che questi due risultati possano essere raggiunti in tempi politicamente prevedibili. Anzi, la situazione presente mostra due blocchi di paesi  che hanno esigenze opposte: Grecia, Spagna, Italia, Portogallo hanno bisogno di svalutare per curare l’ascesso del debito, mentre la Germania ed il Nord Europa hanno l’esigenza di una moneta forte per l’acquisto delle materie prime e la tutela del livello di consumi interno.

Dunque è ragionevole porsi il problema di come uscire dall’Euro. Infatti, si può uscire da una esperienza ordinatamente oppure, al contrario, con una rotta disordinata e rovinosa. Possono esserci politiche di riduzione del danno che, tempestivamente attuate, potrebbero garantire un’ uscita, se non proprio indolore, almeno non drammatica.

In primo luogo non è detto che all’attuale situazione di moneta unica debba succedere un puro e semplice ritorno alle monete nazionali. Una prima soluzione potrebbe essere quella di tenere l’Euro come unità di conto e come moneta internazionale, mentre i singoli paesi potrebbero adottare monete interne legate da un cambio flessibile con la moneta comune. Qualcosa di simile al vecchio Sme, ma più articolato. Ad esempio non è da escludere un periodo più o meno prolungato di doppia circolazione, con stipendi pagati per un terzo in moneta interna e due terzi in euro e poi, man mano che la situazione si stabilizza, sempre più in moneta interna. Ovviamente, la moneta interna –come ogni moneta- avrebbe corso forzoso all’interno dei rispettivi confini nazionali, magari con normative precise sulla formazione dei prezzi all’ingrosso e, soprattutto, al dettaglio. Un processo certamente un po’ macchinoso ma che andrebbe semplificandosi man mano che si superi la doppia circolazione. Questo permetterebbe anche di distinguere il debito interno (denominato in moneta interna) e quello internazionale (denominato in euro).

Ovviamente questo significa che gli enti pubblici, a cominciare da università, comuni, regioni ecc, devono piantarla con questa prassi demenziale per cui emettono propri titoli di debito ed acquistano titoli di debito straniero: devono dipendere dal finanziamento centrale e devono investire gli avanzi di bilancio esclusivamente in titoli di debito interno (così come si era fatto sino agli anni novanta con ben maggiore razionalità economica di quanto non accada in questo carnevale di finanza pret a porter).

Un’altra soluzione potrebbe essere l’articolazione della attuale moneta in due: l’Euro forte del Nord e l’Euro debole del sud, legati da un rapporto reciproco di cambio, determinato in modo da conservare l’attuale potere di acquisto all’Euro del nord e di svalutare quello del Sud, per ridare fiato alle economie deboli. Se ne parlò già due anni fa e fra i sostenitori ci fu anche Zingales. Personalmente non mi convince molto questa soluzione perché perpetua l’errore della moneta sovra statale, ma sarebbe già una cosa più razionale dell’attuale soluzione.

Insomma, il passaggio dalla moneta nazionale a quella unica non  fu fatto in un giorno ma richieste circa 10 anni di preparazione ed anche al momento di entrata in vigore della  nuova moneta ci furono tre mesi di doppia circolazione (troppo pochi fu detto in seguito); pertanto anche il cammino inverso richiede i suoi tempi. Non dico 10 anni, ma sicuramente una certa gradualità che eviti il “rompete le righe, ognuno per sé e Dio per tutti”. Il problema attuale è quello di guadagnare tempo ed a questo potrebbe servire il meccanismo di messa in comune di parte del debito sostenuto da garanzie reali per evitare il crollo imminente.

Ma i nostri governanti sapranno accorgersene prima che il tetto ci crolli in testa?

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (21)

  • Forse ho capito male e ho letto peggio ma non capisco quali sarebbero secondo lei le garanzie reali a sostegno della messa in comune del debito eccedente il 60% (o 70%) dei debiti pubblici nazionali dei paesi euro aderenti.

    No perché l’idea alla base del “Redemption Fund” (sic) accettabile, e se non sbaglio proposto per prima, dalla Germania sarebbe sì la copertura con garanzie reali del rifinanziamento di quella quota di debito (a tassi inferiori a quelli di mercato), ma con l’oro a fungere da “ultima istanza”. Non lo scrivo perchè mi interessi particolarmente l’oro di Palazzo Koch (essendo già da tempo sottratto alle disponibilità del popolo italiano insieme alla sua sovranità) ma perché questo sarebbe esattamente il piano dei falchi del governo Merkel, e sono note le considerazioni interessate che questi da mesi stanno facendo sul nostro debito: o privatizzate tutto o vendete il vostro oro.

    Io credo che sarebbe un rischio troppo grosso e che diventerebbe uno schema tutt’altro che transitorio, a meno ovviamente di una rottura disordinata dell’eurozona. In ogni caso c’è da temere gli interessi della speculazione, come al solito la fonte del problema che impedisce qualsiasi strategia di medio-lungo periodo: se quello che la speculazione (e Merkel) vuole è la borsa o altrimenti la vita, noi gli diamo la borsa ma poi non è detto che la vita ci venga comunque risparmiata.

    Infine, senza una qualche entità federale a livello europeo (che a partire dagli attuali rapporti di forza da italiano temo come la peste) secondo lei chi dovrebbe tenere il libro mastro del fondo di messa in comune dei debiti?

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    massimo laccisaglia

    1) Credo che per onestà occorra valutare le opinioni indipendentemente da chi le esprime. Giannuli da molto esprime dubbi sull’Euro. Ma se Berlusconi dice la stessa cosa è di certo in malafede….
    2)D’accordo con Giannuli. Non c’è possibilità di ragionare con i tedeschi, non solo con la Merkel. La Germania dice di non voler pagare i debiti altrui, commettendo tre errori. -In un sovra-stato (come in uno stato) un minimo di politiche di solidarietà è necessario. -Non si tratta tanto di pagare i debiti altrui, ma di reperire risorse finanziarie attraverso una politica monetaria condivisa, politica che non può essere imposta dalla Germania. La maggioranza dei paesi ha interesse a correre il rischio di un aumento dell’inflazione, piuttosto che a strangolare l’economia per mancanza di risorse finanziarie. -Se l’Euro crolla i tedeschi sarebbero i maggiori perdenti e lo sanno. Tutto ciò suggerisce di alzare il tiro nelle trattative. 3)Soluzioni morbide sono possibili. Ad esempio è possibile convertire in Lire la moneta corrente, lasciando in Euro debiti e crediti passati. 4)E’ immaginabile che ci siano molti studi dietro le quinte, ma a quale titolo dovrebbero informare Giannuli? Queste cose non si possono annunciare finchè non sono decise. —Giannuli, se ci sei batti un colpo

    • 1- Berlusconi esprime perplessità sull’Euro e pèerplessità ne ho anche io, giustissimo e, come vede entro nel merito. Unica differenza: Berlusconi è il capo di un partito che prepara la campagna elettor ale ed io no, per cui il dubbio che, nel suo caso (come potrebbe esserlo di Bersani) proposta e campagna possano essere in relazione non mi pare cosi infondato
      2- “se l’euro crolla i tedeschi sono i peggiori perdenti”: ne sono convinto
      “e loro lo sanno”: non ne sono tanto convinto
      3- certo: ci soino cose che si annunciano nel momento in cui si fanno e non vedo perchè dovrebbero infortmare me o un altro come me. Solo che quello che si vede fa pensare che stiamo andando in direzione opposta. Io mi limito a segnalare che soluzioni morbide possono esserci, poi sarò il primo a rallegrarmi se e quandfo i nostri governanti le troveranno e le attueranno… per ora nulla autorizza ad essere ottimisti, ma si sa che la speranza è l’ultima a morire

  • Caro Giannuli,
    Ho letto con interesse le Sue considerazioni, ma ci sono alcune cose che non mi convincono troppo. Per esempio, quando Lei prospetta l’ introduzione di una moneta interna a corso forzoso, mi par di capire che ritiene opportuna l’ introduzione di criteri molto precisi per la fissazione dei prezzi all’ ingrosso e sopratutto al dettaglio. Ma Lei ritiene veramente possibile che questo possa essere fatto in un paese come l’ Italia, sopratutto se questo processo fosse gestito da un governo guidato o eterodiretto da Berlusconi: vogliamo ricordare come è stato gestito dal governo Berlusconi il passaggio dalla Lira all’ Euro, quando la regola per la gran parte dei commercianti era 1 Euro= 1000 Lire,con la benedizione del governo, che come unica misura del controllo dei prezzi ha inviato alle famiglie italiane un calcolatorino per la conversione Lira-Euro, buttando letteralmente nella spazzatura un sacco di soldi. Per essere preciso, non credo che qualsiasi altro governo riuscirebbe a far di meglio, nonostante le buone intenzioni. Chi ci rimetterebbe in ogni caso sarebbero, come al solito, i consumatori a reddito fisso ed i risparmiatori, che magari avrebbero la consolazione di ritrovarsi miliardari, ma che per andare a fare la spesa dovrebbero portarsi dietro i soldi con la carriola.

  • Io penso che sia stato preparato sia un piano per uscire dall’euro in maniera graduale e controllata – in seguito ad una scelta,o una necessità, politica – sia un piano di emergenza in caso di collasso brutale e disordinato dell’unione monetaria. Ho letto e sentito varie cose che me lo fanno pensare. E, inoltre, non credo che a bankitalia e al tesoro siano cosi sprovveduti da non averlo preparato (dopo più di un anno in cui si parla di possibile collasso dell’euro).

    Il problema secondo me è una cattiva impostazione della strategia negoziale del governo italiano (e forse anche degli altri piigs? su questo non mi sono fatto un’opinione..). E qui mi ricollego anche a quanto detto da Giannuli(““se l’euro crolla i tedeschi sono i peggiori perdenti”: ne sono convinto; “e loro lo sanno”: non ne sono tanto convinto”.) Io penso che i tedeschi siano piuttosto consapevoli delle conseguenze, e della sconfitta politica, che per loro deriverebbero da una fine dell’euro. Piuttosto penso che FACCIANO FINTA di non capire!

    Seguite il mio ragionamento. E’ come una partita di poker. L’Italia sta adottando una tattica cauta, forse TROPPO: ha il suo piano pronto ma fa di tutto per non lasciarlo trapelare perchè non vuole alzare la tensione (ne sui tavoli negoziali europei ne, soprattutto, sui mercato dei titoli di stato).
    La Germania invece fa finta di non comprendere le conseguenze (in altre parole sta bluffando), sperando che i partner monetari non si sentano di prendere (o anche solo di manacciare) una decisione così drastica e si pieghino all’austerità.
    Il punto è che, in mancanza di risultati, il governo italiano sta PERSEVERANDO in questo atteggiamento conciliatorio e persuasivo (assumendo sempre che la Germania non abbia capito veramente cosa protrebbe accadere) che, a questo punto, finisce per diventare (o perlomeno apparire) patetico e miserabile, incoraggiando i tedeschi a proseguire, a loro volta, sulla linea della (finta) gretta intransigenza.

    Come ho letto già a dicembre – su un articolo di Limes scritto da un diplomatico sotto pseudonimo – penso che sia arrivato il momento di cambiare linea, a questo punto (assumendo magari qualche rischio in più). Sarebbe opportuno che il governo italiano cominciasse a lanciare ambigui segnali sull’uscita dall’euro in mancanza di discontinuità. E che, contemporanemente, si facesse trapelare per bene l’esistenza di un piano (come – è ragionevole ritenere – ha già fatto il governo tedesco l’anno scorso, quando uscì la notizia del piano predisposto dall’università militare) in modo da far capire chiaramente che se qualcuno vuole alzare la posta, ache noi siamo ponti ad andare a vedere le carte.

  • riguardo all’espropriazione dell’oro mi sembra una richiesta che non avrà successo, non solo perchè anche un tostapane capirebbe che dare il nostro oro alla merkel per avere una politica monetaria non è una cosa saggia, mentre a livello comunicativo, passare dal “i tedeschi non pagheranno i vostri debiti” a “volgiamo l’oro! oorooo! tutto il vostro orooo”, non rappresenterebbe una propaganda di molto successo. certo, potrebbero usare grandi nomi del cinema per la promozione, come ad esempio gollum del signore degli anelli, ma non so dove arriverebbero.

    la germania ha lasciato traspirare voci di un ammorbidimento e forse in settimana uscirà fuori il primo piano di utilizzo di fondi comuni per ammortizzare gli interessi da debito degli stati. negli usa intanto si sta decidendo di rinnovare l’operazione twist e probabilmente il dollaro scenderà ed aumenterà il divario. io in effetti vedo una dipendenza tra le due cose: gli usa continuano con moderate politiche inflattive sapendo di avere ancora un bel margine sul dollaro, l’europa, una volta che il dollaro scende non può rimanere insensibile, e quindi anche sotto questo aspetto sono prevedibili intervenenti valutari di qualche tipo, tra cui quello vociferato di utilizzare il fondo salva stati per comprare parte del debito dei paesi virtuosi come l’italia (insomma dei paesi che si sono autocannibalizzati e la cui autocannibalizazione non sta servendo a nulla dati gli alti interessi da pagare).

    ma il punto è: non sarà che, appena in europa ci saranno manovre che abbasseranno il valore dell’euro e il divario euro dollaro si abbasserà, la fed si rimetterà a ristampare dollari in massa facendo un’altro quantitative easing? io credo che l’effetto rincorsa tra le due sponde dell’atlantico sia evidente, anche se in realtà sembra che sia solo la fed ad avere il privilegio di scegliere per ultima adeguandosi al contesto.
    insomma penso che un cambio di marcia sia oramai vicino e che le operazioni di immissione liquidità in usa non facciano altro che spingere in questa direzione, dato che un divario euro dollaro ancora più grosso non lo vuole nessuno. ho mangiato troppo pane e ottimismo?

  • E non sarebbe più semplice, politicamente appassionante e concretamente utile lavorare all’unione politica degli Stati d’Europa, sì da fornire uno Stato alla sua moneta?

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    Francesco Acanfora

    Segnalo da keynesblog un intervento analogo:

    http://www.emilianobrancaccio.it/2012/06/21/intervista-a-emiliano-brancaccio-sinistra-occorre-una-strategia-per-uscire-dalleuro/

    L’uscita in modo indolore suppone che vi siano: a)una trattativa; b)un soggetto in grado di trattare. Allo stato, per noi il punto b) e’ negativo, perche’ la sinistra storica e’ culturalmente subalterna al liberismo e al totem del mercato, mentre la destra e’ frantumata politicamente e i suoi capi sono privi di prestigio e di credibilita’. Per quel che riguarda il punto a), non si vede che interesse possa avere la Germania ad aprire un confronto, a meno che non sia messa decisamente con le spalle al muro con un chiaro aut/aut: O NOI O TU.

    Temo che occorra attrezzarsi a cambiare schemi e appartenenze elettorali abbastanza in fretta, scegliendo sulle cose e non sui nomi. D’altra parte e’ quel che sta avvenendo, gli spostamenti elettorali sono gia’ da anni ’30. Riflettiamo sulle amministrative, Napoli, Palermo, Parma, io personalmente non credo che siano stati voti di destra, piu’ semplicemente voti popolari che hanno bocciato PD-PDL. E il voto referendario, e’ stato di destra? E il prevalere di candidati di SEL a Milano, Genova, Cagliari?

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    Francesco Acanfora

    la questione non e’ destra/sinistra, da virgolettare entrambe con virgolette di dimensioni cosmiche, ma acqua/non-acqua, come nel referendum.
    Solo che la salvaguardia di imprese, lavoro, risparmio degli italiani non e’ un semplice quesito referendario, e non si puo’ risolvere con spontaneismi, adunate, e social net. Occorre un governo e occorre una democrazia parlamentare che ci sono stati sequestrati. Largo ai giovani, ma occorre discutere in modo approfondito le scelte sui beni e i valori che interessano la comunita’ nazionale. In questo senso Kinesi Penta Asteron (© G. Nordo) e’ un interlocutore importante, mi ritrovo con Chiesa e Gallino su questo. Ma insufficiente, per mancanza di elaborazione e assenza di tecnici, neanche loro si aspettavano travasi di consenso di queste dimensioni. La sinistra vera, quella che sta con la FIOM per intenderci, non puo’ piu’ sottrarsi alla responsabilita’ di partecipare a scelte politiche vitali, anche a costo di rompere appartenenze ormai prive di qualunque significato.

  • @giandavide

    Se il tuo commento era riferito alla mia richiesta di chiarimenti su cosa intendesse Giannuli per “garanzie reali”, era appunto una domanda. Mi interessava sapere quali sarebbero secondo lui gli asset che l’Italia darebbe (o gli verrebbe chiesto di dare, non farei apparire l’Italia come un gigante politico in grado di dettare particolari condizioni: io credo che Monti sia lì per trattare la nostra sconfitta, alla faccia dell’Europa Unita e della solidarietà…).

    E’ chiaro che mettere l’oro sul piatto sarebbe una mossa idiota, ma appunto è la proposta tedesca fatta in sede europea per sviare dagli eurobond, non la mia; mi pare sia d’accordo pure la Sdp, che è tutto dire. Sono numerose le richieste a mezzo stampa di importanti politici della Cdu e del Fdp affinché l’Italia abbatta il suo debito tramite privatizzazioni (da ultimo anche un rapporto della Deutsche Bank appena uscito) o vendita delle riserve auree. Può darsi fossero ad uso interno, ma di certo fino ad ora in Germania non si sono molto preoccupati delle conseguenze della loro propaganda “velatamente” egemone verso i peccatori da redimere… Sarà anche una provocazione del governo Merkel e dei suoi consiglieri per alzare la posta e continuare nell’ immobilismo attuale, peccato che sempre allo scoglio tedesco si arriva: qualunque soluzione a breve o medio-lungo periodo (nell’euro) passa dalla Germania, e se loro dicono nein…

    L’idea del Efsf o altro per comprare sul mercato secondario i titoli di stato spagnoli o italiano non mi convince. Ma mica nel fondo ci sono già i nostri soldi? L’Italia è il terzo contribuente del fondo e la Spagna è (era?) il quarto. Se chiedi “aiuto” al fondo non puoi più garantire per gli altri, giusto? Comunque se dobbiamo usare i nostri soldi per salvarci allora tanto valeva tenerceli ed evitare di spremere il paese con quattro manovre recessive in un anno.

    Bho, poi sicuramente mi sfugge qualcosa di fondamentale, in tutta questa follia schizofrenica da schema Ponzi mi perdo facile.

    PS carina quella su Gollum eheh…

    http://www.youtube.com/watch?v=AJhfb5J5yG8

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    antonio staffiero

    Ho la sensazione che è in atto una guerra economica che mette in evidenza la disunità dell’europa, luogo di disimpegno o di nuovi equilibri politici.Ho la sensazione che dopo la caduta del muro di Berlino ci sia un disimpegno dell’America per l’Europa, e consegna alla Germania il compito di cerniera e direzione politica dell’europa rispetto al capitalismo Russo. Altre aree sono oggi di interesse e sostegno americano. La moneta e la finanza credo che stanno svolgendo questa operazione polito-economica. Mi piacerebbe che qualche economista illustri ed esamini questa sensazione e ipotesi con la padronaza della sua scienza.

  • bisogna tener conto del costo di adeguamento dei programmi per computer per gestore la doppia valuta. E poi aumenteranno i prezzi con la scusa della conversione, come è successo di fatto con l’euro.

  • gentile prof. giannuli, mi sorperende che uno storico come lei per di più in materia di intelligence, e non un economista- che iddio ce ne scampi da questa razza di stregoni-, inciampi su un approccio pseudotecnicistico e non invece su un impostazione prospettica o d almeno di retrospettiva. in altri termini la situazione che sembra delinearsi conduce inesorabilmente ad una serie di conflitti dei quali molti, ad iniziare dalle elittes occidentali dovranno pentirsi. in primo luogo nel caso di una dissoluzione dell’euro, ordinata o disordinata che fosse, sarebbe seriamente a rischio non tanto e non solo la democrazia ma la stessa unità nazionale. infatti qualora l’euro divenisse , almeno per l’italia una scelta reversibile, perchè mai dovrebbe rimanere irreversibile l’italia intesa come unione nazionale, infondo il discorso che lei ha posto per sulle differrenze inconciliabili fra paesi del nodr e del sud europa, sarebbe parimenti applicabile al nostro paese, e glielo dico con franchezza io che mi trovo nell’estremo nord est a pochi km da austria e slovenia e a non più di 250 km da monaco, la spinta per smarcarsi dall’italia ed aggregarsi ad una costituenda unione mittel europea diverrebbe sin troppo irrefrenabile – d’altronde anche in yugoslavia non più di 20 anni fà è accaduto qualcosa del genere, quando il contesto economico e geopolitico resero non più percorribile la strada della confederazione. in secondo luogo passandoad una dimensione europea ritenngo che qualora 130 milioni di europei fossero gettati da un giorno all’altro nella disperazione, le conseguenze inevitabili sarebbero uno scontro od una seria di scontri di natura bellica che coinvolgerebbero innanzitutto la germania, che non avrebbe comunque modo di gestirli, vista la sua impreparazione militare degli ultimi 50 anni.in terzo luogo le cd. elittes economiche occidentali, credono ancora una volta di realizzare profitti immensi e di aumentare a dismisura la propria influenza, ma ahiloro proprio a causa della loro avidità sono state rese estremamente miopi. come mi disse mesi fà, con geniale semplicità il vecchio segretario della sezione del pci del mio paese, questi signori ritengono di non avere più bisogno dell’immenso ceto medio che è stato per quasi un secolo il fondamento delle nazioni occidentali. beh credo che il calcolo di queste teste assai prive di una qualsivoglia tipo di cultura quanto invece assai pieni siano i loro forzieri, andrà a cozzare duramente contro la realtà dei fatti e della storia. d’altronde se anche nelle più alte sfere non albergasse una cospicua dose di stupidità non avremmo avuto due guerre mondiali….
    con stima e cordialità, in attesa di una sua makno

  • Condivido la sostanza dell’articolo aggiungendo che solo in una circostanza l’Italia potrebbe tornare alla propria valuta nazionale senza ricadute pesantissime: solo dopo un’eventuale disintegrazione del dollaro statunitense. Ovvero se il dollaro USA perdesse il suo ruolo di valuta di riserva internazionale, un passaggio dall’Euro alla Lira non sarebbe forse particolarmente traumatico. Ma se il passaggio avvenisse nel momento in cui il dollaro fungesse ancora da riserva di valuta internazionale, la speculazione finanziaria farebbe defluire tutti i capitali dall’Italia portandoci rapidamente in uno stato di iper-inflazione almeno per un triennio. Non dimentichiamoci che abbiamo 2.OOO miliardi di Euro di debito pubblico e un deficit della bilancia commerciale pari al 4% del PIL. E’ vero che l’inflazione eroderebbe il valore del debito pubblico, ma salari e stipendi sarebbero tosati dall’inflazione stessa e avremmo grossi problemi nel reperire materie prime come il petrolio e i farmaci. Crollerebbe il sistema sanitario con gravi ripercussioni sociali. Pertanto, solo se prima dovesse venire meno il ruolo del dollaro potremmo avere qualche chance con il ritorno alla lira. Perchè la speculazione finanziaria, detto prosaicamente, “avrebbe ben altre gatte da pelare” da un crollo della valuta americana e non avrebbe molto tempo da dedicare alla lira.

  • Da persona ignorante e non acculturata quale
    sono faccio la mia proposta.
    Sono favorevole all’uscita dalla zona euro…troppi veti. Con l’avvento dell’euro abbiamo distrutto la nostra agricoltura(quote latte,importazione di latte,carne,incentivi per non lavorare i terreni e via dicendo.
    Per come la penso io e’ dalla terra che dobbiamo ricominciare.Produzione e trasformazione creerebbe posti di lavoro.
    In seguito dovremmo incentivare il turismo e i

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