Rifondazione: un caso limite. Ovvero: l’autocritica questa sconosciuta

Dopo la “prima puntata” di alcuni giorni fa, in cui mi chiedevo provocatoriamente se la base della sinistra sia formata di deficienti, ecco la seconda puntata, in cui vi sottopongo il “caso studio” di Rifondazione Comunista.

C’è un partito il cui segretario ha condiviso con gli altri la scelta rovinosa di entrare nel governo con le elezioni del 2006, poi è stato il capo delegazione di quel partito nel governo, dove non ha combinato assolutamente nulla. Di conseguenza ha la piena responsabilità, insieme ai massimi dirigenti del partito della disfatta del 2008 per cui il partito ed i suoi alleati perdevano 2 elettori su 3 e restavano esclusi dal Parlamento. Poi, diventato segretario, nel luglio 2008, rifiutava ogni ipotesi di separazione consensuale con la corrente che aveva perso il congresso, impegnandosi a mantenere il partito unito in vista della riscossa alle successive elezioni politiche, ma la scissione ci fu lo stesso nel modo peggiore, tale da impedire anche un accordo elettorale alle europee, dove entrambe le liste mancavano, ciascuna per pochi voti, il quorum del 4%.

Nel frattempo il partito subiva una preoccupante paralisi politica, prendendo solo pochissime iniziative bilaterali con altre formazioni come l’Idv, o limitandosi ad uscite grottesche come la campagna della michetta. Pertanto, gli iscritti, che al momento del congresso del 2008 erano 74.000 calavano rapidamente, sino all’attuale cifra di 30.000 (che prendiamo con beneficio d’inventario)…

Alle successive elezioni regionali (2010) il partito, presentandosi come Federazione della Sinistra insieme al Pdci, perdeva circa centomila voti rispetto all’anno prima ed otteneva solo pochissimi consiglieri regionali e peggio ancora andava nelle amministrative del 2011. Il partito cessava qualsiasi attività, anche solo insieme ad altri, per “mancanza di denaro”, preferendo spendere gli ultimi ratei di finanziamento pubblico (peraltro non proprio spiccioli) per continuare a pagare un apparato funzionariale ancora pletorico (circa 85 persone rispetto alle 120 precedenti) e con stipendi che, in alcuni casi, come la federazione di Milano, potevano superare i 4.000 euro

Giunte le politiche del 2013, il baldo segretario, insieme al Pdci ed al dottor Ingroia (improvvidamente coinvolto in questa sconsiderata avventura) metteva insieme una lista semplicemente ripugnante, con ex Dc, ex fascisti, poliziotti impegnati a non far approvare il reato di tortura ecc. E, nonostante in questa ignobile accozzaglia, fossero confluiti i resti dell’Idv, che nelle elezioni europee aveva superato l’8% dei voti, la lista otterrà solo il 2% e qualcosa per cento, mancando di nuovo il quoziente.

Ora, mi sembra chiaro che, se c’è un caso nel quale un gruppo dirigente, con in testa il suo principale esponente, debba essere ruzzolato dalle scale, è esattamente questo. Che altro avrebbe dovuto fare quel piccolo carrierista di Ferrero per essere cacciato? Come sarebbe potuta andare peggio?

Delle due l’una: o in Italia non c’è più spazio per un partito comunista o lo spazio c’è ma sei tu incapace di coprirlo. Nel primo caso, si prende atto della situazione e si fa un congresso di scioglimento, nel secondo caso i responsabili evitano proprio di farsi vedere in giro, e fanno come il Trota: si ritirano in campagna e coltivano cipolle.

E, invece, il baldo segretario, con il suo ancor più baldo vice segretario, si ripresentano con una mozione che prende circa il 70%. Dopo, però, il vice segretario si accorge (finalmente!) che forse c’è qualcosa che non va e propone a tutti, segretario incluso, di fare un passo indietro, per cui la corrente si spacca. La cosa non è ancora terminata perché a gennaio l’assemblea dei delegati dovrà decidere chi eleggere segretario, ma pare ci siano pochi dubbi sul fatto che Ferrero raccoglierà poco più del 50% e sarà rieletto.

Sapete dirmi che logica c’è in tutto questo? Sorvolo sulla regolarità o irregolarità congressuali di cui magari potranno dire meglio altri. Mi limito a registrare il dato nudo e crudo: un gruppo dirigente che ha ottenuto risultati catastrofici viene nuovamente plebiscitato, anche se solo dai pochi superstiti. Sono tutti cretini quelli che hanno votato per Ferrero? Non lo credo affatto. Oddìo, una bella percentuale di cretini, che si sono identificati nel loro leader sicuramente ci sarà, ma non credo che arrivino a più di uno su cinque. E sicuramente c’è anche la percentuale di “interessati” a cominciare dai funzionari cui Ferrero non ha fatto mancare lo stipendio in questi anni, a costo di sottrarre tutte le risorse all’iniziativa politica e far morire di inedia il partito. Ma anche qui si tratta di una spiegazione accessoria e numericamente contenuta, non fosse altro perché ormai di risorse da distribuire ce ne sono davvero poche.

La netta maggioranza di chi ha votato Ferrero lo ha fatto per altre ragioni che, a mio avviso, sono spiegabili con il meccanismo dell’ “autoinganno”; un fenomeno bel conosciuto in psicologia (vi consiglio la lettura di Robert TRIVERS “La follia degli stolti. La logica dell’inganno e dell’autoinganno nella vita umana”, Einaudi. Torino 2013) e che può avere dimensioni tanto consapevoli quanto inconsapevoli. Beninteso: in una certa misura gli autoinganni sono inevitabili per qualsiasi essere umano: la rimozione a volte è necessaria per superare un trauma emotivo, lo sforzo volontaristico, contro ogni aspettativa razionale, è necessario e qualche volta, la cosa funziona.

Talvolta l’autoinganno è necessario anche a livello sociale: buona parte delle convenzioni (per cui, ad un certo punto, si decide che una cosa non è in un certo modo, ma è “come se lo fosse”) non sono altro che autoinganni più o meno consapevoli che rispondono all’esigenza di risolvere praticamente qualcosa  che non si sa come affrontare diversamente. E spesso funziona.

Ovviamente, quando gli autoinganni diventano troppi e la componente inconscia prevale, il risultato può essere catastrofico. Ed è esattamente quello che sta accadendo con questa crisi economico finanziaria.

Ma, torniamo al nostro caso. Io credo che nella dinamica di Rifondazione ci siano molti meccanismi di autoinganno che si collegano direttamente al sub cultura politica della sinistra comunista.

In primo luogo il riflesso iperdifensivo, che porta a difendere il partito ed il suo gruppo dirigente in qualsiasi occasione, senza mai concedere nulla ad un minimo di riflessione autocritica. Per cui anche gli insuccessi e le sconfitte non insegnano nulla, perché è sempre colpa degli altri: delle trame della Cia, del clientelismo democristiano, dei tradimenti dei socialisti, degli intrighi del Vaticano,  della Mafia, della repressione padronale, della congiunzione astrale e della “sfiga che ci perseguita”. Mai, comunque, da qualche errore o colpa propria. Questo è comprensibile in un partito che ha passato 20 anni nella clandestinità e poi altri 30 nella ghettizzazione politica e ciò può aver avuto anche una sua ragion d’essere (sempre più debole nel tempo, però) in quel cinquantennio; ma ad un certo punto, quando quelle esigenze straordinarie di autodifesa non  ci sono più, bisogna saper smettere i panni del clandestino che si difende dal mondo e saper guardare a sé stessi con un minimo di obiettività.

Ma, il militante comunista (ed il discorso vale anche per i signori del Pd che comunisti non sono più, ma del Pci hanno mantenuto l’eredità peggiore) ha imparato la cattiva arte del medico pietoso ed è incapace di guardare in faccia la realtà.

E fra le cose che il militante comunista non “vede” c’è quanto sia fuori tempo il modello di partito che si porta dietro. Da questo punto di vista, il modello di Rifondazione è una sorta di sedimentazione alluvionale, che ha conservato frammenti di Dna di tutta la sua storia precedente: al modello del partito di “rivoluzionari di professione” leninista si sommò, poi, il partito di massa togliattiano, che mediava con il precedente modello socialista, poi è venuto il “centralismo democratico illuminato” di Berlinguer e del suo partito interclassista, poi la decomposizione degli anni ottanta, che sfociava nella fine del centralismo e nell’adozione del partito di correnti, sul quale, nel tempo ha finito per sedimentarsi una prassi di tipo clientelare socialdemocratico-tanassiana.

Il risultato è un intruglio mal riuscito che conserva l’autoritarismo del Pci ma non il senso dei rapporti di massa, un sostrato strumentalmente populista ma non la capacità di studio ed elaborazione del gruppo dirigente, il burocratismo ma non l’efficienza organizzativa. E aggiunge il peggio di tutte le altre tradizioni.

A questo si sono aggiunti i disastri prodotti dal maggior responsabile dell’infelice parabola di Rifondazione: Fausto Bertinotti. L’altro è stato Armando Cossutta, mentre Ferrero è solo stato solo l’ultimo epigono, che ha degnamente concluso l’inglorioso tratto discendente. Ma il responsabile massimo è stato Bertinotti, durante la cui lunghissima segreteria si è affermato un inedito modello di “partito comunista a conduzione leaderistica”. Certo, nei partiti comunisti c’è sempre stato un detestabile culto della personalità, ma, a parte il fatto che si trattava di personaggi la cui statura qualche ragione a quel culto la davano, bisogna dire che  sia la “pesantezza” dell’apparato, sia il costume politico, sia la vivace militanza della base costituivano un contrappeso, per il quale, il partito non era mai ridotto a puro comitato elettorale di supporto al capo.

Invece, con Bertinotti la militanza di base fu mortificata ed estinta, l’apparato venne sostituito da una nauseante corte di yesmen, il dibattito politico sostituito dal coro di lodi al capo che, quando insorgeva un dissenso, non esitava ad indicare la porta (Grillo non è stato il primo), il rapporto con gli intellettuali di area ridotto a occasionali e grottesche liturgie, la produzione culturale azzerata e la formazione politica dei giovani rasa al suolo. Il grande segretario ha incassato cinque scissioni (di cui un paio con mezzo gruppo parlamentare) senza battere ciglio. “Fausto il rosso” aveva la frase robusta ed efficace che però non dice nulla: egli non elaborava linea politica, più semplicemente, arringava le folle… però devo ammettere che le giacche di tweed sapeva sceglierle.

Quello che è venuto dopo è stato solo il frutto di quegli anni di occasioni perdute. Ed al momento del bisogno, Rifondazione si è trovata senza nessun ricambio perché quel modello di partito impediva fisiologicamente che potesse nascere un gruppo dirigente di ricambio.

In un partito del genere “non è mai il momento per discutere”: quando le cose vanno bene, perché vanno bene e ”squadra che vince non si cambia”, quando vanno male “perché ora pensiamo a salvare il partito”. Una rettifica di linea? Si vedrà dopo (quando?). Diciamolo: i comunisti sono stati tristemente abituati a non amare le discussioni nelle quali vedono solo il seme malefico delle scissioni. E non capiscono che sono proprio le discussioni negate a mettere le premesse delle scissioni.

Poi, paradossalmente, sono gli stessi insuccessi a rafforzare le leadership sconfitte, perché, i militanti più critici sono quelli che vanno via, mentre quelli che restano hanno una reazione di cieco patriottismo di partito che peggiora tragicamente le cose.

E a chi pone dubbi la risposta ottusa è: “sei un nemico” o, magari “Perché non prendi la tessera di Fi?”. Come ha dimostrato per l’ennesima volta un interventore che mi ha accusato di “chiudere un occhio sul Pd” (sic!) e di astio verso Rifondazione.

Nessun astio: questo non è un atto di ostilità, è solo il referto sine ira ac studio di una autopsia.

Aldo Giannili

aldo giannuli, autocritica, elettori di sinistra, forza italia, nichi vendola, paolo ferrero, pci, pd, rifondazione comunista, sinistra


Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Storico, è il promotore di questo, che da blog, tenta di diventare sito. Seguitemi su Twitter o su Facebook.

Comments (49)

  • bello, condivido. Una sola osservazione. Cossutta è stato l’unico che ha tentato in ogni modo a tenere in piedi la sinistra…E’ vero che ha fatto 2 soli errori gravi: ha “inventato” prima Bertinotti e poi Diliberto. Ti auguro buon anno, ciao

  • Professore, senza offesa e un po’ per gioco, ma COMUNISMO è inscindibile da marxismo leninismo, ovvero una via rivoluzionaria alla società socialista, una società di uguali, senza proprietà private, a cui sarà a tutti dato secondo i propri bisogni e che si realizzerà dopo una fase transitoria quale dittatura del proletariato.
    Ammettiamo pure che alla via rivoluzionaria, sostituiamo, come avvenne nel 1944, la via democratica al potere e ammettiamo pure che la strategia, da rivoluzionaria diventa riformista, come fu per il PCI, ma sempre di COMUNISMO da RIFONDARE, parliamo o di qualche altra cosa?
    Sa oggi tra villaggio globale, società multietnica, problematiche gay, privatizzazioni, debito pubblico, spread, l’Europa ci guarda, missioni umanitarie, ecc., questa “bandiera rossa” da rifondare, cosa proporrò, dove la indirizziamo, tanto più che manca la Grande Madre, lo Stato guida? No, così tanto per saperlo (scherzo ovviamente, ma non troppo).

  • sono tuttora un iscritto al PRC: al recente congresso ho votato la terza mozione (l’unica che tentasse un qualche rinnovamento nel gruppo dirigente) non mi sento un idiota ma una persona che vuole cambiare lo ( questo si stomachevole) stato delle cose in Italia e per farlo non ha come strumento l’unica organizzazione che si propone ( almeno a parole) un cambiamento radicale nell’economia e (meno) nella politica.
    Ho trovato il tuo articolo su Rifondazione un po’ troppo astioso e pesante soprattutto nella parte su Ferrero che, a mio parere, ha fatto quello che ha potuto in una difficile congiuntura.
    Sono invece del tutto d’accordo sugli effetti nefasti della lunga segreteria Bertinotti ( che a me non piaceva neanche negli “anni d’oro” quando eravamo al 6%)e, forse se una colpa ha Ferrero e’ quella di non avere mai reciso completamente il cordone che lo lega all’ex-segretario nonché suo padre putativo in politica.
    Comunque credo che con una posizione cosi’ estrema sia esagerata anche perché dovresti portare un’alternativa, un diverso modello di partito o dei movimenti che lo vivificano: al momento non c’e’ traccia di nessuno dei due.
    Cordiali saluti e auguri di buon anno

  • Caro Aldo, succede che i partiti siano diventati anche o forse soprattutto a sinistra delle strutture funzionali alle esigenze del loro gruppo dirigente. Si tratti di conquistare potere e magari anche vantaggi economici, si tratti molto più modestamente di trovare una sede dove esercitare le proprie esigenze di micropotere, si è perso in ogni caso il senso stesso dell’esistenza di strutture di partito e della loro ovvia finalità.
    Rimane tuttavia il problema di capire come sia possibile che non si riesca a coagulare in qualche sede alternativa l’esigenza che pure è evidentemente fortissima di avere un’organizzazione politica che si faccia carico di una proposte politica adeguata e la porti avanti efficacemente senza tenere minimamnete conto di esigenze psicologiche dei suoi dirigenti.
    Le esperienze che si voleva alternative delle fabbriche di Nichi, o di organizzazioni tipo ALBA mi sembrano completare mestamente il quadro disastroso della politica di sinistra.

  • Ah ah, molto divertente. Forse, la crisi della così detta sinistra radicale non dipende tanto da questioni psicologiche (autoinganno), quanto dalla incapacità di trovare una strada nuova, insistendo su concetti ottocenteschi rimasti tali e quali, che servono essenzialmente a legittimare un ceto di funzionari che non sono capaci di dedicarsi ad altre occupazioni…
    Contesto recisamente l’idea che Bertinotti sapesse scegliersi le giacche: è noto che lo vestiva (e lo veste) sua moglie…

  • Ho letto con interesse i due articoli usciti in sequenza. Il primo ritagliato sul PD, il secondo che ragiona sul PRC e sulla sua parabola. Trovo assai stimolante i contributi, condivido tante cose, non ne condivido diverse altre. Non sto a snocciolarle perchè farei notte. Da militante di Rifondazione sarei però interessato a capire quale proposta politica, secondo Giannuli, andrebbe sviluppata…Sia sul piano organizzativo, che sul piano programmatico che su quello della comunicazione, in modo da rilanciare – se per l’autore ha ancora un senso – la presenza comunista in Italia.
    Colgo l’occasione per augurare un felice 2014. 🙂

    • Michele: la cultura politica alternativa politica a cui penso è quella di cui cerco di occuparmi in questo blog e non mi sto a ripetere. Da un punto di vista organizzativo la questioone è più complessa e penso che ne scriverò più avanti

  • ho scritto negli anni 70 due libri (insieme ad altri insegnanti)sulla scuola: “l’erba voglio” e “le mille e una scuola”. c’era stato don milani, c’era stato ivan illich, c’era un fermento e un interesse nella società che oggi non si riesce ad immaginare. e i partiti di “sinistra” dov’erano?
    se guardiamo alla medicina e al “sistema” della salute lo sviluppo di nuove strade e di nuovi studi è impressionante; e i partiti di sinistra dove sono?
    per me sono sempre stati degli apparati autoreferenziali bigotti e per nulla aperti a comprendere cosa stia succedendo e quindi puramente interessati a gestire un poterucolo da veri SERVI.
    un amichevole saluto

  • Credo che Rifondazione sia morta nel 2006, quando ha deciso, nonostante le perplessità dei più, di allearsi, dando carta bianca, con Prodi e la sua eterogenea coalizione. Il colpo finale è stato poi dato nel 2008, con la scissione, anche quella ampiamente prevista, della coalizione di Vendola. Ho partecipato ad entrambi i dibattiti e mi ricordo ancora le interminabili discussioni e l’ingenuità di taluni compagni (sostenevo, per esempio, che se Vendola avesse perso, avrebbe fatto una scissione, circostanza negata da chi sosteneva la sua mozione…difatti). Nel 2008 abbandonai Rifondazione e da lì rimasi orfano di un partito di sinistra radicale.
    Fatelo pure vincere Ferrero, ormai regna sulle macerie, dovrebbero avere il coraggio di riunirsi, come suggerisce l’autore di questo articolo, e sciogliersi definitivamente, visto che ciò che gli rimane è l’1% dei voti, una vera e propria miseria.

  • Professore, professore, lei mi ha sviato la domanda: non dubito che lei, intelligente e sensibile com’è, non poteva non dissentire dalla omologazione al sovietismo o al maoismo, ma io intendevo dire, per fare un esempio, la lotta di classe, che dovrebbe essere lo strumento principe per cambiare la realtà attuale, e il comunismo come società di uguali, sono ancora, e non solo a parole, patrimonio di una lotta politica da “rifondare” oppure diciamocelo francamente, vanno in soffitta, perchè non hanno più ne spazio e nè senso in questa società moderna? Insomma se così non è, che senso ha definirsi ancora “comunisti”? Per racimolare voti (per far cosa poi, dai nostalgici, come facevano i missisti un tempo che si definivano fascisti ben sapendo di non esserlo?

    • Barozzi: la lotta di classe è inattuale? Allora fatelo sapere a Warren Buffett, George Soros, Mario Draghi, ecc che si ostinano a farla!!
      magari vale la pena di discutere cosa significa lotta di classe oggi e cosa sono le classi oggi… le pare?

  • Da militante di Rifondazione, segretario di un circolo e presentatore del 3° documento di questo congresso (e ringrazio ancora il compagno Giannuli per l’ospitalità data al documento) posso dire che il partito sta male, ma se non ci fosse sarebbe peggio.
    Mi spiego, ci sono parecchi circoli, tra cui il mio, che si impegnano in vertenze spesso dure e che si appoggiano sulle strutture del partito ed, a volte, sui dirigenti locali. Senza questi appoggi queste vertenze sarebbero impossibili a farsi.
    Oltretutto il risultato del 3° documento a questo congresso dimostra che il partito non è morto e che potrebbe ancora diventare quello che ad oggi manca in Italia, un Partito Comunista.
    Non sono del tutto d’accordo su Ferrero, ha parecchi difetti, ma a livello analitico non è male. Uno dei suoi difetti maggiori è la sintesi l’altro è un immobilismo pernicioso. Insomma non è la persona adatta per fare il segretario e forse sarà sostituito.
    Sono invece, purtroppo, d’accordo sulla mancanza di dibattito interno, ma continuo a pensare che senza il PRC sarebbe tutto più difficile per cui insisto e persisto. Tanti piccoli cambiamenti portano a grandi cambiamenti.

    • Caro Melandri, come sai vi ho seguiti con simpatia e sono sempre disposto ad accogliere vostri interventi per il poco che possa contare questo blog
      Ferrero non male del punmto di vista dell’analisi? Scusa, detto fraternamente: ma stai dando i numeri? Sulla crisi ha detto una cofana di castronerie, anzi per essere più chiari, di cazzate col botto. Poi è anche immobilista, incapace, carrierista e poco onesto (non essere capace di gestire un partito e non ritirarsi è una forma di disonestà peggiore del tangentismo)
      Che fare? qui la discussione si fa amara anche perchè credo che, almeno per Rifondazione, non ci sia più nulla da fare: elettroencefalogramma piatto e prognosi esiziale.
      Questo non significa che non ci sia bisogno di un partito comunista, ma la strada ormai passa tutta fuori di rifondazione, anzi rifondazione è un impiccio che complica le cose

  • invece dirigenti comunisti del KKE e sono assolutamente tradizionali si potrebbe anche dire sovietici e danno tra il 6 e 8 per cento. In Italia evidentemente è colpa di questi comunisti da salotto da Bertinotti fino a Ferrero se sono ridotti a questi punti in Grecia quanto pare i dirigenti comunisti stalinisti riescono ad avere ancora una fresa su una parte non indifferente di classe operaia e ceti popolari. per il resto condivido la critica ai gruppi dirigenti di Rifondazione Comunista un partito che oramai è morto forse l’unico che sta cercando di mettere in piedi qualcosina nel suo piccolo è Comunisti Sinistra Popolare di Marco Rizzo.

  • condivido l’ analisi.
    ma la domanda è : che fare ?
    adesso abbiamo bisogno di ricostruire e studiare, istruirci perché abbiamo perso innanzitutto cultura politica e non.
    ma soprattutto basta con le correnti, le aree e quant’altro.

  • Nel Partito della Rifondazione comunista si vota. Quindi, nessun inganno. Le responsabilità del suo declino sono imputabili a quei compagni che, insofferenti alle regole della democrazia, lo hanno abbandonato non sopportando di essere minoranza. Anch’io ho espresso il mio dissenso nei confronti della linea del partito, ma non me ne sono andato, per la semplice ragione che si può dare il proprio contributo anche se si è in minoranza, nel rispetto dell’unità del partito, che i compagni seri assumono come valore. Unità nella diversità. Togliatti docet!

    • RaffaelePiccoli: ecco, come sempre le responsabilità sono degli altri, questa volta di chi è uscito dal partito.
      Ma non avete ancora capito che è proprio con questo metodo che avete fatto fallimento?

  • Professore CONCORDO, MA IO NON INTEDEVO “INATTUALE”, NEL SENSO CHE ORAMAI E’ FUORI TEMPO, INTEDEVO DIRE CHE SI E’ FATTO IN MODO DI RENDERLA IMPRATICABILE E ANCHE A SINISTRA LO HANNO ACCETTATO. Guardi negli anni ’50 e primi dei ’60, vi erano condizioni di lavoro da negrieri. Nelle fabbriche, ma soprattutto nell’edilizia. Il piccolo padronato, poi, non ne parliamo: orari pesanti, nessuna misura di sicurezza sul lavoro, paghe ridotte all’osso. Eppure si lottava, c’era un sindacato che in qualche modo ti difendeva e gli stessi governi di un tempo, pur democratici papponi, non erano del tutto insensibili a certe rivendicazioni per lo stato sociale. Non indifferente era anche la presenza di un forte partito comunista. MA ORA? NON C’è Più NULLA, E SOPRATTUTTO – NOTI BENE – NON C’è Più NEMMENO Il PADRONE IN SENSO CLASSICO, IL PESCECANE CON LA FACCIA DA MAIALE E IL SIGARO IN BOCCA. PERCHE’ LE Proprietà SONO DISSOLTE IN AZIONARIATI A SCATOLE CINESI, HOLDING, E TUTTO O QUASI TUTTO E’ NELLE MANI DELL’ALTA FINANZA. ECCO IL NUOVO PADRONE. UNA Entità CHE NON HA VOLTO, MA SOLO NUMERI, CEDOLE AZIONARIE E LOBBY CHE GLI CONTROLLANO I GOVENRI. COME E CON CHI LA FACCIAMO QUESTA LOTTA DI CLASSE?

  • Immagino non sia il partito che ti è più simpatico, ma il Pdci di cambiamenti ne ha fatti e pure molti. se vogliamo personalizzare, Cossutta e Rizzo non sono più dirigenti da anni e anzi, purtroppo se ne sono andati. Diliberto non è più segretario, ma resta (caso unico!) militante del partito.

    Ma la cosa che è cambiata maggiormente è la linea politica. Penso che non siano molti quelli che passino le notti a leggersi i documenti del Pdci, ma un’autocritica (con conseguente cambio di dirigenza e di linea) c’è stata. Un tema su tutti: guardate come è cambiata la posizione sul tema europeo. O ancora sul terreno sindacale rispetto alla Cgil.

  • C’è solo una soluzione per i comunisti da adottare, per non calare definitivamente bandiera e scomparire come neve al sole per sempre. Adottare il metodo della Cina popolare attuale, non certo quella di Mao Tse Tung. Un partito comunista a regime totalitario e partito unico, con una casta di burocrati ferocemente attaccata alle leve del potere, ma si badi bene, con una economia da turbocapitalismo sfrenato, come non si era mai visto primo d’ora in un paese sedicente comunista, che accumuli ricchezza e distribuisca beni di consumo di massa a spron battuto alle moltitudini, che non chiedono altro. Ecco la ricetta valida e vincente per un partito comunista dei tempi attuali, che non vuole scomparire dopo il colossale fallimento storico dell’URSS e dei suoi stati e partiti satelliti.E’ connaturato nell’animo umano il sentimento della proprietà privata e dell’arrichimento, che fa si che uno lavori (e intraprenda) dalla mattina alla sera, con il solo intento di arrichirsi, sentimento che fa parte dell’animo umano, fin dalla notte dei tempi, che rimane insopprimibile e latente.Solo una casta superiore come delineato, nello stato ideale platonico, può praticare il comunismo effettivo,povera ma detentrice del potere; ma si tratta di una elite di sapienti, mai delle maggioranze dei popoli, che vogliono arrichirsi sempre di più e basta. Poi bisogna dotare i comunisti di una sorta di animo infervorato da un fanatismo militante; infatti, si rifletta per sconfingere il nazifascismo c’è voluto una guerra mondiale con l’impiego dell’arma atomica e cinquanta milioni di morti, oltre all’alleanza immonda dei bolscevichi russi coi plutocratici americani…per sconfiggere il comunismo è bastata la coca-cola.Ecco il vero e unico vostro problema.

  • @ barozzi: da fare cadere le palle a terra: ibsomma stai a dire che, data la maggiore potenza assunta dal capitalusmo è ormai inutile opporsi alle disuguaglianze. Io credo che questi ragionamenti siano la causa principale per cui si preferisce infiltrare gli innocui movimenti di destra: finché i loro aderebti la pensano in questo modo, i nostri padroni si sentiranno sempre al sicuro. E a ragion veduta. E quindi oggi ci tocca vedere dei poveri ignorantelli che lottano per avere meno diritti (ma sono rassicurati dal fatto che non saranno i soli. Quindi mal comune mezzo gaudio, a destra si ragiona così.

  • Sempre per parlare di eficienti. Per il resto non potrei essere più d’accordo con aldo, e resto più che convinto del fatto che l’irrilevanza a cui è stato condannato il oensiero comunista e marxista sia in gran parte legata alla totale imbecillita’ della dirigenza, e che il partito deve essere resettato o meglio cancellato perché Ferrero non è syato messo la da babbo babbo natale. Ma è probabile che sussista una serie abbondante di dirigenti con seguaci al seguito che hanno ben pensato che distruggere un partito per conservare il koro atipendio di merda fosse una gran pensata. Anch’io sono convinto del fatto che questi siano peggio dei mazzettari e se ne dovrebbero andare a casa nella vergogna. Ma chi li caccerebbe? Quelli che pensano che senza Ferrero staremmo tutti peggio? O direttamente quelli di meno male che silvio c’e?trovo questi atteggienti tristemente imbarazzanti, specie per chi vorrebbe definirsi di sinistra.

  • Ovviamente Giannulli non ha mai provato a fare un partito o a prendersi responsabilità di partito.

    Il giorno che lo farà potrà parlare, per il resto decidono i congressi e i compagni.

  • Gianulli è imbarazzante. Quando gli chiedono “che fare”, risponde “ne parliamo dopo”.

    È ovvio che di Rifondazione non conosce nulla, visto che non ci milita. Ha solo un problema verso il PRC ma per il resto non dice nulla di nuovo che non dicano quelli del PD contro il PRC. E questo è ancora più imabarazzante, l’incapacità di fare analisi innovative.

    • Yuri: io rifondazione la conosco benissimo essendo ci stato dentro sino al 2011, ovviamente non puoi pretendere che risponsa in un post alla domanda “che si fa?” e ci scriverò un pezzo ad hoc
      mi pare che tu invece non conosca affatto questo blog perchè altrimenti non scriveresti certe cose.
      Per il resto capisco che con militanti come te vengano fuori dirigenti come quelli.

  • gIANDAVIDE, ORAMAI MI FAI AMMAZZARE DAL RIDIRE, PRIMA ME LA PRENEVO. SEI ESILARANTE NEL METTERMI IN BOCCA CAZZATE MADORNALI. MA QUANDO MAI HO DETTO CHE SAREBBE INUTILE OPPORSI E LOTTARE. HO DETTO CHE SICCOME C’è QUESTA REALTA’, COMPLESSIVA, NEGATIVA, TANTO E’ VERO CHE QUI E’ ANCHE SPARITO TUTTO, COMUNISMO, LOTTA DI CLASSE,SINDACZTO, ECC., AL CAPITALISTA SI Eì SOSTIUITO IL FINANZIERE ANONIMO, ALLORA CHIEDO A CHI SI RIPROPONE UNA RIFONDAZIONE COMUNSITA, COME VI PONETE?
    VOLETE ACORA PRATICARE I CAPISALDI DEL COMUNISMO, O ALTRO, E QUEL NOME “COMUNISTAW ALLORA CHE SIGNIFICA. MA FIGURATI SE IO POSSO IPOTIZZARE CHE SIA ORAMAI TUTTO INUTILE!

  • Mi perdoni Professore ma trovo la sua analisi francamente deludente. Attribuire quasi totalmente la colpa della crisi di Rifondazione e della scomparsa tout-court della Sinistra in Italia alla inadeguatezza e agli errori dei suoi dirigenti (problema che è certamente reale così come l’istinto di autoconservazione di un’organizzazione e dei suoi membri senza però dimenticarci che in questo Paese vengono eletti Berlusconi, Bossi, la Santanché, Boccia, la Madia, Razzi, Scilipoti e l’elenco potrebbe essere infinito) significa ignorare la trasformazione economica, culturale, valoriale, nella composizione sociale che ha conosciuto il nostro Paese negli ultimi decenni a cui deve aggiungersi – come causa e come conseguenza – la distorsione del ricatto berlusconiano e del maggioritario dal 1994 in poi. Il problema secondo me non è Rifondazione o Bertinotti o Ferrero ma capire perché il malcontento degli italiani si rivolga ora alla Lega, ora a Di Pietro, ora a Grillo, ora all’astensione ma non trovi più nella Sinistra una possibile soluzione (altrimenti quel popolo comunista e della Sinistra si sarebbe riversato, con il fallimento di Rifondazione, su altre formazioni politiche ‘dure e pure’ quali quelle di Ferrando o di Turigliatto o la nascente Ross@ di Cremaschi)

    • maurizio, si lo so che ci sono le trasformazioni socio economiche, che cambiano i valori ecc. Lo sappiamo e ce lo diciamo sempre , ma non parlaiamo mai dei nostri errori, non ti pare che sia il caso di iniziare?

  • Certo Professore dobbiamo interrogarci dei nostri errori …. Indico quelli che secondo me sono quattro errori fondamentali della Sinistra di area comunista (pure se ci sono state differenziazioni al suo interno): la legge Treu, l’ingresso nell’euro alle condizioni in cui è avvenuto e senza capire (?) cosa comportava per i lavoratori, la guerra contro la Jugoslavia, la modifica del titolo v della Costituzione … Per quanto riguarda il far parte dell’Unione Sacra contro Berlusconi nel 2006 non credo che ci fosse altra scelta possibile in quel momento …

  • @maurizio barozzi.innanzitutto ti faccio notare che la distribuzione della ricchezza nelmondo in questiultimi anni non si è certo livellata, ma anzi sembra piuttosto che sia aumentata. per il resto l’anonimato della finanza internazionale può andar bene per certo disfattismo da cinema francese, ma non è che in reatà si tratti di “anonimato”. si tratta di pura e semplice deresponsabilizzazione. peraltro marx aveva abbondantemente previsto nel secolo scorso che si sarebbe finiti con il capitale che travalica la potenza statale, che è un’altro modo di dire “globalizzazione”. chi oggi siede in un cda ha un tenore di vita molto più alto di chi dirigeva leaziende in passato, e ha in compenso molte meno responsabilità. per me questi sono motivi che rendono sempre utile e attuale una prospettiva di stampo marxista e trovo particolarmente grave il caso di bertinotti e ferrero perchè, nonostante abbiano avuto a disposizione degli strumenti validi per costruire una visione politica, hanno preferito a ciò il vassallaggio. e mentre nel resto d’europa ci sono stati casi come quello della linke, dei pomodori olandesi, di syriza, della sinistra francese di melenchon. se ci fosse stato qualcosa di simile in italia avrebbe preso un sacco di voti, e gli italiani avrebbero potuto scegliere. ferrero e bertinotti hanno invece preferito lavorare affinchè tali proposte in italia non potessero mai venire fatte, e così è stato. ma non è perchè in italia siano tutti cretini, ma per ilsemplice fatto che in italia un melenchon, un tzipiras o un roemer non farebbero alcuna strada, dato che bertinotti e ferrero hanno sistematicamente usato i loro poteri di segretario per tagliare le gambe a qualsiasi tentativo di questo genere, arrivando al parossismo nel periodo casarini, in cui si pensava bene di spargere terrore e distruzione anche a sinistra di rifondazione, ingannando i compagni dei centri sociali con forme di lotta pacco e narrazioni indigeribili (da molti del tutto indigerite infatti). il fatto è che la scarsezza, quando diventa così funzionale agli interessi del grande capitale, non può passare così inosservata. e in questocaso è veramente troppa, troppa, troppa.

  • continuo a non capire come mai una persona del livello culturale di Giannuli si perda dietro ad analisi così povere. Sembrerebbe che i problemi per la sinistra, frutto di una trasformazione epocale, storica economica e culturale, sia riducibili (e quindi risolvibili) addebitandoli ad uno o più dirigenti di un partito (che peraltro non ha mai avuto percentuali bulgare e, dalla sua nascita, ha sempre avuto problemi). Io non sono mai stato bertinottiano, ma non posso pensare che Bertinotti porti la colpa della débâcle della sinistra di alternativa in Italia. E’ semplicistico e non tiene conto di tutto quello che è successo a livello sociale, storico, istituzionale, politico e mediatico. Bertinotti ha le sue colpe, anche gravi, ma credo che sarebbe stato difficile fare molto meglio, visti i presupposti ed il parterre di protagonisti. Idem per Ferrero. Qualcuno mi dovrebbe spiegare il “piano B”. Cioè, Ferrero non va bene, e quindi? Qual è la soluzione? Un altro/a? E per fare cosa? Con quali compagni di viaggio? Perché, e di questo devo dare atto a Giannuli, gli altri stanno messi anche peggio. E, per cortesia, basta con l’apologia della sinistra diffusa. L’ho bazzicata talmente tanto che so per certo che è messa molto ma molto peggio di quello che (di sbagliato) c’è nel PRC. Purtroppo, da militante del PRC, devo dire che sono deluso dalla pochezza di quello che c’è fuori dal PRC molto di più di quello che c’è dentro. Dal livello del dibattito tanto altisonante quanto penoso nei contenuti e arretrato nelle analisi. Chi ha bazzicato “cambiare si può”, sa di cosa sto parlando. Dei centri sociali non parlo nemmeno. Basta averci a che fare qualche volta per capirne l’impasto di populismo spicciolo, opportunismo e settarismo che anima ormai la gran parte delle esperienze (che infatti sono in crisi). Insomma, la situazione è molto più complessa di come la dipinge Giannuli e, mi dispiace per lui, non si risolverà accantonando questo o quel dirigente. Gli do ragione sul fatto che i rincalzi, spesso, sono anche peggio. Quindi, ci vorrà molto tempo e tante lotte e chissà se rivedremo la luce……

  • aggiungo una nota a proposito della terza mozione dell’ultimo congresso del PRC perché la dice lunga su quanto Giannuli conosca realmente la situazione di questo partito. Ho seguito alcuni congressi di circolo, quello della mia federazione e quello nazionale. Non ci sono stati 2 interventi di compagni della terza mozione che dicessero le stesse cose. Spesso dicevano cose contrapposte e si scazzavano tra di loro dietro le quinte. Perché, nei fatti, la mozione aveva un unico collante (la critica al gruppo dirigente ed un certo populismo/basismo tanto di moda al giorno d’oggi, non solo a sinistra). Il resto erano idee confuse, da adattare in base al pubblico di giornata. Con alcune scenette simpatico/imbarazzanti di compagni che adattavano il tono (ed i contenuti) delle critiche in base all’uditorio e poi le calibravano meglio in base alle repliche dei compagni delle altre mozioni o dei circoli. Il tutto condito con una certa quantità di citazioni dei grandi classici (quasi tutte fuori luogo o fuori tempo) e con riferimenti a tutto quello che è “di moda” oggi (ma su cui nessuno approfondisce le analisi) tipo “primavera araba, scioperi nella logistica, risultati delle forze di sinistra in europa, eccetera”. Insomma, tanto basta per Giannuli, ma credo che la sinistra in Italia meriti di meglio. NO?

  • Caro Aldo,
    probabilmente faccio parte anch’io degli “autoingannati”, non essendo sicuramente parte delle altre due categorie.
    Nella tua analisi fai risalire i problemi di RC anche a Bertinotti e alla scelta di sostenere il governo Prodi,poi rilevi che da allora si sono continuamente persi voti. Ma delle due l’una: o era sbagliato allearsi col centrosinistra (anche se portava abbastanza voti) oppure è sbagliato non allearsi (anche se questo indubbiamente toglie voti). Io penso che oggi (come allora e forse di più) l’oggetto del contendere sia ancora questo, più che la capacità dei singoli dirigenti o il clientelismo e lo sperpero (anche perchè comunque di soldi o prebende da sperperare non ce n’è più). Non molto tempo fa suggerivi ai residui militanti di RC di abbandonare il “morituro” e di confluire in SEL. Ma non è proprio SEL che sta seguendo le orme della vecchia RC di impronta bertinottiana, soffocando le proprie idee pur di non staccarsi dal PD,rivalutando addirittura Renzi per poter a tutti i costi riprendere l’alleanza “interrotta” con il PD per le prossime elezioni? Scelte rispettabilissime per carità, ma non le condivido proprio perchè è lo stesso errore che ha portato RC a perdersi per strada. So che tu lo detesti, ma Ferrero su questo passaggio, sul governo Prodi, ha fatto “autocritica”.
    A me pare che oggi RC, pur con tutti i suoi difetti, sia il soggetto politico che più rispecchia il mio modo di vedere le cose,anche se ha pochi voti e poco seguito.
    Sarò “necrofila” ma non vedo altre formazioni da seguire.

  • Sono d’accordo su tutto, anche se andrebbe sottolineato che la pratica di fare discorsi “molto di sinistra” da una parte e di essere disponibili poi a pratiche effettive di sottogoverno è presente in tutto il partito, fino ai livelli più microscopici della pratica politica, sindacale ecc. E sono questi piccoli “guadagni secondari” che costituiscono una delle basi reali di quello che appare come autoinganno (che comunque esiste anche come fenomeno puramente psicologico, come sottolinea Giannuli).
    Detto questo, bene, che si fa?

  • @giandavide. Mi fai notare quello che sò benissimo: la racchizza vera è sempre più accentrata in poche mani, all’esterno non sembra, perché la tecnologiA moderna, consente prodotti e servizi, in genere una schifezza che, almeno che non sei nell’indigenza più assoluta, anche i meno ambienti possono accedere. Attualmente in Italia, per esempio, mentre aumenta a dismisura la povertà, aumentano a dismisura anche una minoranza di ricchi, sempre più ricchi. LASCIO AD ALTRI ANALIZZZARE IL FENOMENO. La finanza capitalista, imprenditrice, è qualcosa di profondamente diverso del capitalismo semplice, non è solo questione di anonimato.

  • Giannulli, dalle tue risposte si capisce non solo che non sai cosa fare ma che non hai mai nemmeno militato nel partito, facendo campagne elettorali, incontri, volantinaggio.

    Adesso puoi solo criticare, e te ne esci con un “dammi i soldi e ti solleverò il mondo”.

    LOL

  • scusa un attimo giannuli..io sono stato un tuo alunno…perchè questa critica cosi violenta falsa e insensata contro rifondazione ?

  • analisi condivisibile, non solo per Rifondazione, in cui la crisi di senso ha raggiunto livelli al di sotto della sopravvivenza politica. Tutti i partiti italiani si sono nutriti in questi anni di finanziamento ( spreco di denaro) pubblico, occupazione di ogni possibile spazio di potere nello Stato, identificazione dei gruppi dirigenti con i gruppi parlamentari, tutto ciò ha dato luogo alla creazione di un “censo” di burocrazia politica, ovvero il dirigente è colui che direttamente o indirettamente è pagato dal partito, non più il militante che al massimo è un portatore d’acqua. Questo riguarda il PD,PDL, SEL, oggi perfino i partito di Grillo. Tutto ciò è servito come moneta di scambio con il potere economico che ha concesso l’arricchimento della nomenclatura in cambio dell’estraniazione della politica dalla sua funzione, ovvero la direzione del Paese. Penso che anche le vicende di Rifondazione vadano lette in questo contesto, per cercare di comprendere perchè in Italia le cose sono andate molto peggio anche di altri paesi dove il fenomeno della subalternità del potere politico a quello economico esiste ugualmente.

  • Credo che a questa analisi manchino almeno due punti estremamente rilevanti che, per quanto non assolvano la dirigenza di RC, per lo meno potrebbero aiutarci a capire meglio dove sia andata la sinistra italiana.

    Il primo è un particolare non di poco conto dimenticato in merito al governo Prodi del 2006: Rifondazione aveva ricevuto garanzie precise e “scritte” su punti non indifferenti come la riduzione drastica delle spese per la difesa (con presidenza della relativa commissione) e il ritiro graduale dei contingenti all’estero. La presidenza della commissione venne “scippata” dalla diserzione immediata di degregorio (sicuramente concordata in anticipo) e sulle missioni all’estero sappiamo come andò a finire: l’ennesima forzatura che portò alla scissione di sinistra critica. Tuttora c’è molta gente che crede che quel governo sia caduto per RC e non per i centristi con le mogli inquisite (Dini e Mastella).
    Se vogliamo possiamo chiamarla Trappola o Tradimento oppure Errore di Comunicazione di RC al proprio elettorato: in ogni caso converrebbe riflettere sul ruolo giocato dal pd in tutto questo.

    Il secondo elemento è la legge elettorale fortemente voluta da veltroni e berlusconi nel 2008 (nei loro colloqui a due): non è tanto il concetto di sbarramento (che ha senso in un proporzionale puro), quanto la logica di forzare la cultura politica italiana in un artificioso duopolio i cui rappresentanti propongono praticamente la stessa politica economica ed estera (limitiamoci a questo). La campagna che venne fatta non demonizzava Berlusconi quanto il voto “sprecato” a sinistra del pd. Ricordo serate lunghissime a dibattere con elettori di RC e Verdi (come ero io) per convincerli a non cadere nel tranello del voto utile (a chi? verrebbe da chiedersi).
    Riguardo a quest’ultimo punto si potrebbe poi aggiungere che bisognerebbe sempre ragionare in termini di voti assoluti dato che il sistema maggioritario tende a sovrarappresentare in parlamento partiti molto radicati localmente (come la lega) e a ridurre la presenza di partiti “ideologici” diffusi in tutta la penisola.

    Un errore della sinistra italiana (o presunta tale) è, a mio avviso, di voler costringere gli elettori a votare un solo partito spingendo programmi e candidati al centro e ricattando a sinistra. Il risultato è molteplice: prima astensionismo, poi voto di protesta. Il pd ha perso negli anni prima due milioni di voti che non sono andati a nessuno, certo non a RC demonizzata e ridicolizzata (anche a ragione). Poi di voti ne ha persi 4 milioni regalandoli a grillo.
    Io non mi son fatto ricattare. Prima non son stato rappresentato in parlamento avendo votato RC, ora lo sono al 50% avendo votato Ingroia e Grillo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.