Author: Aldo Giannuli

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il giornale, l’inchiesta barese su Berlusconi e il PM Scelsi…

IL GIORNALE, L’INCHIESTA BARESE SU BERLUSCONI E IL PM SCELSI…


Come è noto, quando ad essere sotto inchiesta è un politico di rango, la difesa dell’inquisito non è più addurre argomenti che dimostrino la non colpevolezza dell’imputato, ma fare il processo al Pm, tacciandolo di ogni nefandezza, per cui l’avvocato magari diventa l’ “accusa dell’accusa”. E’ la nuova procedura penale secondo il rito della casta.
Vedo che “Il Giornale” (19 giugno 2009) difende Berlusconi dall’inchiesta barese attaccando il Pm Giuseppe Scelsi, titolare dell’inchiesta, come esecutore di un piano ordito da D’Alema.

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l’arma del silenzio

riceviamo e pubblichiamo un intervento di Vincenzo Vinciguerra su “Il segreto di Piazza Fontana”…buona lettura!

l’arma del silenzio

Uno strano silenzio è calato sul libro scritto a Paolo Cucchiarelli, “I segreti di piazza Fontana”(Ponte alle Grazie, Firenze). Dopo l’articolo a tutta pagina dedicatogli dal Corriere della sera, e un servizio televisivo su Rai Tre, con una breve intervista all’autore. Un silenzio che viene usato come arma, questa volta contro un giornalista, perchè quanto ha scritto cada nell’oblio e sia circoscritto alla lettura di pochi.

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“Il segreto di Piazza Fontana” e il dibattito sul doppio stato: un intervento di Fabio Cuzzola, insegnante di italiano e latino nei licei

L’intervento di Fabio Cuzzola, insegnante di italiano e latino nei licei

Ho letto e studiato alacremente l’ultima fatica di Paolo Cucchiarelli; complice lo scarso coinvolgimento  che vivo per l’ordinaria burocrazia degli esami di stato e l’interesse che nutro per le vicende in questione sin dai tempi della mia formazione universitaria.
Ho utilizzato il verbo “studiare”, perché come tento di insegnare ai giovani,  qualsiasi cosa vogliamo scoprire e criticare, è necessario prima esaminarla, conoscerla e poi giudicarla.

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“Il segreto di Piazza Fontana” e il dibattito sul doppio stato: un intervento di Dimitri Deliolanes, corrispondente della tv greca ERT a Roma

L’intervento di Dimitri Deliolanes, corrispondente della tv greca ERT a Roma,  su “Il segreto di Piazza Fontana” e il dibattito sul doppio stato.


Ho appena finito di leggere il corposo lavoro d’inchiesta di Paolo Cucchiarelli “Il segreto di Piazza Fontana”. E vorrei, da dilettante, esprimere sommessamente il mio parere.
Il cuore del libro è la tesi, che l’autore lealmente espone come tale e non come verità finalmente rivelata, della doppia bomba, sia a Piazza Fontana che negli attentati romani. Una bomba anarchica, un petardo a scopo dimostrativo ed una parallela bomba fascista per provocare la strage ed incolpare l’estrema sinistra.

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“IL SEGRETO DI PIAZZA FONTANA”: UN’OCCASIONE PERSA.

“IL SEGRETO DI PIAZZA FONTANA”: UN’ OCCASIONE PERSA


di Francesco “baro” Barilli e Saverio Ferrari

“Il segreto di Piazza Fontana”, scritto da Paolo Cucchiarelli e uscito per l’editore Ponte alle Grazie (pag. 704, € 19,80), è un lavoro interessante e inquietante nella prima parte, sconcertante e irritante nella seconda. Fonde elementi di inchiesta a voli pindarici dell’autore – che si fanno via via più fantasiosi, depotenziandone il contenuto – e appare viziato alla base da un difetto: il cadere in ricostruzioni azzardate, con concessioni alla più sfrenata dietrologia. Un limite che rende il libro non una sorta di verità definitiva sulla “madre di tutte le stragi”, come è stato pubblicizzato, ma un contributo che rischia di mettere in ombra persino la parte di verità già accertata.

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Domenica non andrò a votare, nè per il Referendum, nè per Penati…

Domenica non andrò a votare, nè per il Referendum, nè per Penati…

Domenica si svolgeranno gli ennesimi referendum sulle leggi elettorali tendenti ad accentuare il carattere maggioritario del sistema attualmente vigente. E’ molto importante che, come per le occasioni precedenti, dal 1999 in poi, il referendum fallisca per mancanza del quorum previsto.

Sedici anni fa, sulla spinta delle inchieste di mani pulite e della conseguente ondata di

protesta, un referendum-truffa decretò la fine del sistema proporzionale nel nostro paese ed inaugurò la seconda repubblica. Agli italiani venne fatto credere che il nuovo sistema maggioritario avrebbe garantito governi di legislatura evitando elezioni anticipate, avrebbe impedito i giochi di Palazzo dei governi di coalizione, avrebbe consentito di scegliere con più accuratezza i propri rappresentanti che, in virtù del collegio uninominale avrebbero rappresentato il territorio di provenienza con molta maggiore fedeltà, infine, che il sistema basato sul collegio uninominale avrebbe consentito campagne elettorali meno costose.

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“Il segreto di Piazza Fontana”: la risposta di Paolo Cucchiarelli

Di seguito pubblichiamo la risposta di Paolo Cucchiarelli all’approfondimento bibliografico curato da Aldo Giannuli alcuni giorni fa sul suo ultimo libro “Il segreto di Piazza Fontana”. La risposta è molto lunga e articolata e si inserisce nelle righe dell’approfondimento stesso di Giannuli, per cui abbiamo segnalato il testo di Cucchiarelli in rosso e il testo di Giannuli in nero.

Caro Aldo,

ti conosco da troppo tempo per non sapere quale è il tuo modo di ragionare, risolvere i problemi, confrontarti.

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“Il segreto di Piazza Fontana” di P. Cucchiarelli: analisi del testo

Il libro di Cucchiarelli, è il risultato di oltre dieci ani di lavoro. Il libro è diviso in tre parti narrative: la prima sostanzialmente dedicata ad un attento scandaglio di perizie, verbali, rapporti di polizia giudiziaria e stampa d’epoca; la seconda in cui l’autore avanza una sua ipotesi di come sia andata la vicenda della strage; la terza, nella quale si rileggono i casi Feltrinelli e Calabresi alla luce delle risultanze precedenti.

La prima parte costituisce un lavoro assolutamente prezioso che fa riemergere tanti particolari passati ormai nel dimenticatoio dopo la lunga serie di inchieste giudiziarie e parlamentari che anno accumulato molte migliaia di documenti per oltre 1 milione di pagine. Diverse riflessioni sul tema dell’esplosivo aprono la strada a sviluppi investigativi di notevole rilievo che maturano in particolare nella terza parte, quella in cui si parla di Calabresi e Feltrinelli. La parte più debole, lo diciamo subito, ci pare la seconda che propone una spiegazione della vicenda che qui di seguito riassumiamo in breve.

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PERCHE’ VOTO LA LISTA COMUNISTA

PERCHE’ VOTO LA LISTA COMUNISTA


Mi sembra un doveroso atto di onestà intellettuale dichiarare le proprie simpatie politiche. Chi scrive queste righe per lavoro fa lo storico e, come ogni altro operatore delle scienze sociali, ha il dovere di non far prevalere le proprie opinioni politiche sull’analisi : la ricerca della verità non deve essere disturbata da finalità di altro genere ed il militante politico deve aspettare dietro la porta del laboratorio di analisi. Ciò non di meno, è inevitabile che quelle idee accompagnino l’analista anche dietro quella porta e, per quanti sforzi egli faccia per vigilare le proprie propensioni, è probabile che, pur inconsapevolmente, possa esserne condizionato. Non foss’altro perché siamo tutti un po’ inclini a scambiare i desideri per realtà. Ed allora chi ci legge ha diritto di avere tutte le coordinate necessarie per filtrare criticamente il testo e, fra queste anche la collocazione politica.

Dunque dichiaro senza reticenze che alle prossime elezioni europee voterò per la lista comunista. Non ho nessuna difficoltà a riconoscere laicamente le molte debolezze di essa: l’insufficiente analisi politica, la pochezza della proposta per far fronte alla crisi, il vecchio vizio dirigista espresso dalla composizione delle liste al bilancino, senza nessun coinvolgimento della base, il riflesso identitario, la mancanza di una seria riflessione sui motivi che hanno portato al disastro dell’anno scorso… Tutte cose vere e se ne potrebbero aggiungere altre. Ma, se anche non vi fossero altri motivi per farlo, c’è una ragione a favore del voto comunista che contrappesa tutte le altre: questa è l’unica area politica che metta in discussione i fondamenti capitalistici del sistema. Probabilmente una pregiudiziale ancora troppo ideologica, priva di una traduzione politica credibile, ma pur sempre una discriminante fondamentale. Dalla crisi del 1989 la sinistra è uscita rimuovendo definitivamente e senza riserve la propria origine anticapitalistica. Questo ha prodotto la trasformazione dei partiti socialisti (ed in Italia del Pci) in partiti liberali-liberisti che si candidavano alla gestione dei processi di globalizzazione avendo come unico discrimine dalla destra un generico afflato socialeggiante ed un minimo di attenzione in più all’area del lavoro dipendente che ne costituiva ancora gran parte dell’insediamento elettorale. A venti anni i risultati non sembrano entusiasmanti: la sinistra è al governo – con molti affanni- in pochi paesi, la sua base sociale si è erosa e dispersa, l’offensiva culturale della destra non ha conosciuto limiti, i processi di privatizzazione stanno intaccando i più elementari diritti umani…

In questi anni, la bandiera anticapitalista è stata poco più di un richiamo propagandistico e se ne comprende il motivo: nell’era del liberismo trionfante le possibilità di svolgere una efficace azione politica di segno anticapitalistico erano ridotte all’assoluta marginalità. La spettacolare avanzata della Cina e dell’India era vantata come la garanzia che “la globalizzazione funziona”, i livelli di consumo nelle metropoli occidentali non calavano ma crescevano, quel che dimostrava come i vincoli di una contrattazione sindacale troppo rigida erano inutili ed anzi dannosi, perché il mercato bastava a sé stesso producendo maggiore soddisfazione dei bisogni sociali attraverso la produzione di sempre maggiori quote di ricchezza. Le vele della sinistra antagonista erano inevitabilmente afflosciate dalla grande bonaccia culturale di quegli anni.

Poi, dall’estate del 2007, con la crisi dei mutui, la rutilante corazza  ideologica del neo liberismo  ha iniziato a non brillare più come prima ed a mostrare più di una fenditura: i successo economico cinese ed indiano presentava molti aspetti discutibili e produceva effetti imprevisti ed indesiderati, ma, soprattutto, si scopriva che il benessere ed il livello di consumi era garantito da una crescita senza freni del debito pubblico e privato e che era arrivato il momento della verifica. La bolla aveva incontrato lo spillo che l’aveva fatta esplodere. Da quel momento molte certezze sono crollate e l’effimero ottimismo di queste settimane sulla “ripresa già iniziata” non sembra sedurre nessuno.
Sappiamo che il peggio della crisi deve ancora venire. Forse sarà un fenomeno diluito nel tempo, forse si trascinerà in forme striscianti ed occulte, ma sappiamo i essere molto lontani di un punto di equilibrio.
E questa sinistra “compatibilista” scopre definitivamente la sua inutilità: al liberismo basta la destra ed i risultati elettorali di questi anni lo hanno dimostrato sia quando la sinistra ha perso –per l’erosione del suo blocco sociale- sia quando ha vinto ed è stata costretta a politiche del tutto indistinguibili da quelle della destra.
Oggi il vento forte della crisi si è alzato ed inizia nuovamente a gonfiare le vele della sinistra. Beninteso, le vele sono ancora troppo logore e gli alberi troppo  fragili e proprio la violenza di quel vento minaccia di spazzare via tutto in breve. Occorrerà cambiare le vele mettendone di nuove e robuste e rafforzare gli alberi sostituendone anche qualcuno, ma, se vogliamo che la sinistra riprenda il mare aperto non possiamo permettere che affondi l’unico battello che, con tutti i suoi limiti, ha la struttura  adatta a farlo. I comunisti da soli certamente no basteranno all’impresa, dovranno riuscire a collegarsi efficacemente all’area del precariato, ai giovani dei centri sociali, al sindacalismo radicale oltre che a quello confederale, agli intellettuali liberal-democratici, alle aree del lavoro autonomo rovinate dalla crisi. Occorrerà procedere  a formare un nuovo blocco sociale quel che implica nuove alleanze politiche e grande coraggio intellettuale, ma, se alla sconfitta ormai certa dell’ “inutile voto” al Pd si accompagnasse il definitivo naufragio dei comunisti, tutto sarebbe infinitamente più difficile. Ed il vento della crisi potrebbe gonfiare le vele di un populismo aggressivo e reazionario.

Aldo Giannuli, 31 maggio 2009

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