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Autore: Aldo Giannuli

Storico, è il promotore di questo, che da blog, tenta di diventare sito. Seguitemi su Twitter o su Facebook.

L’armata del Cavaliere nero. 1: i cattolici.

L’armata del Cavaliere nero.
1. I cattolici.

Dicevamo un paio di settimane fa, che alla base delle vittorie di Berlusconi c’è il blocco elettorale del pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli), riversatosi compatto su Forza Italia nel 1994. Questo costituisce ancora oggi la parte più solida e numerosa del seguito del cavaliere: l’ “Italia moderata” o se preferite, il “marais”, su cui si sono fondati costantemente gli assetti di potere di questo paese. E’ l’estremo lascito di un passato che non ha conosciuto nè la Riforma protestante, nè una grande rivoluzione moderna come quelle di Olanda, Inghilterra, Francia.

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Il Nobel a Obama

Il Nobel a Obama.

Non che tutte le assegnazioni dei premi Nobel siano state sempre felicissime e impeccabili, ma questo Nobel a Obama ha dell’incomprensibile. In molti abbiamo salutato con simpatia la sua elezione un anno fa e si nutrono  grandi aspettative nei suoi confronti, compresa quella di una Presidenza che  metta riparo ai disastri bellici di Bush. Ma, insomma, si tratta appunto di aspettative, non di bilanci e, sin qui, non avevamo visto un premio (e che premio!) dato alla promessa di far bene.

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Dopo la bocciatura del lodo Alfano.

Berlusconi ha perso: benissimo! Però adesso prepariamoci all’urto frontale.

Con un insperato sussulto di dignità (mancato nella precedente occasione del Lodo Schifani) la Corte Costituzionale ha cancellato il “Lodo Alfano”, stabilendo, una volta per tutte, che le immunità possono essere stabilite solo con revisione costituzionale. Benissimo: brindiamo!
Però, appena vuotata la coppa di champagne, passiamo a riflessioni più sobrie e facciamo un bilancio realistico dell’accaduto.

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Perchè Berlusconi vince?

Perchè Berlusconi vince?

Qualche tempo fa, invitavo a smettere di farsi accecare dall’odio per Berlusconi proprio per poterlo battere. E sostenevo che, senza una analisi fredda delle ragioni del suo successo, l’iniziativa della sinistra sarebbe stata inefficace. Dunque, iniziamo con questo articolo a “smontare il giocattolo” per capire come è fatto. Ci torneremo diverse altre volte.
Partiamo da una considerazione: da dove è partito Berlusconi e quale è stata la sua base elettorale iniziale.

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Patria: “ nome non fine, ma dolce che come l’essenze risusciti le diligenze, lo scialle, le crinoline…”

Patria: “ nome non fine, ma dolce che come l’essenze risusciti le diligenze, lo scialle, le crinoline…”


L’intervento di Marta di induce a tornare sul tema del nostro rapporto con l’idea di nazione. Capisco perfettamente la “fatica” di una persona di sinistra ad usare un termine come Patria reso impresentabile dalla crosta di retorica che lo ha ricoperto e dalla sgradevole assonanza con il nazionalismo. Ma non è certo questo il senso nel quale è auspicabile un suo recupero!
Intanto una precisazione: non è esatto che la parola Patria non ricorre mai nella Costituzione (art. 52: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”). La precisazione ha un rilievo anche per il richiamo che facevo al “patriottismo costituzionale”.
Ma veniamo al punto: a che ci serve oggi una categoria politica così demodé   e dal sapore vagamente ottocentesco? Perchè mai dovremmo recuperarla?

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Dopo l’Afghanistan: che ne facciamo del tricolore?

Dopo l’Afghanistan: che ne facciamo del tricolore?

Forse è il caso di discurtere su uno degli aspetti più delicati della nostra cultura politica: il problema dell’appartenenza nazionale.
Parecchie scuole hanno rifiutato di osservare il minuto di silenzio per i caduti motivando con il carattere rituale e retorico del gesto. La destra accusa chi si  dissocia dal lutto nazionale di “spirito antitaliano”.
Effettivamente, la dissociazione dall’omaggio ai caduti si può leggere in due modi: il dissenso verso la decisione di mandare nostre truppe in Afghanistan  oppure il rifiuto di qualsiasi senso di appartenenza nazionale. Non è un punto da poco e conviene discuterne.

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Sui sei parà della Folgore caduti in Afghanistan

Sui sei parà della Folgore caduti in Afghanistan.

Giovedì scorso, all’inizio della seduta del Consiglio di Facoltà, un rappresentante degli studenti, ha chiesto un minuto di silenzio per i sei parà della Folgore caduti in Afghanistan. Insieme a pochi altri colleghi, non mi sono alzato: la cosa mi sembrava falsa e rituale, anche se le intenzioni di chi l’aveva proposto e di chi vi partecipava erano probabilmente le migliori. Non mi piaceva.

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Una risposta a Simona

Una risposta a Simona.

Simona mi manda un argomentatissimo intervento, che meriterebbe ben altro spazio che quello in coda ad un mio articolo: stiamo pensando di ridisegnare il sito, proprio per dare più spazio e visibilità agli interventi esterni; ma, in attesa di risolvere il problema non posso esimermi da rispondere alle domande che Simona mi pone (anche se poste come domande retoriche).
Dopo aver ricordato i molti altri esempi di muri eretti o erigendi (Marocco, India, Botswana, Arabia saudita, Thailandia, Emirati Arabi Uniti, Messico-Stati Uniti, Spagna, Irlanda, Uzbekistan, Pakistan. Corea, Cipro) e, dopo aver constatato il beneficio della fortissima riduzione di attentati  prodotto dal muro in Palestina, mi chiede:
<< Perche’ quello costruito dallo stato di Israele e’ il solo muro chiamato “muro della vergogna”? Costruire un muro per proteggersi da immigrati poveri ed in miseria è forse più legittimo che non farlo per prevenire l’ingresso di attentatori suicidi?>>

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smettiamo di odiarlo?! un contributo al dibattito.

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo un contributo di Francesco “baro” Barilli in risposta all’articolo di Aldo Giannuli “Vogliamo liberarci di Berlusconi? Smettiamo di odiarlo!”. Potete leggere il contributo anche sul blog di “baro”.

Caro Aldo,

ho letto il tuo articolo, “Vogliamo liberarci di Berlusconi? Smettiamo di odiarlo!”. Condivido pienamente le tue considerazioni sulle colpe della sinistra e pure sulla natura tutt’altro che invincibile del Cavaliere come “macchina elettorale” (i dati che hai puntualmente riportato lo dimostrano). Qualche riflessione in più sarebbe forse da fare sulla mutazione di Berlusconi nel suo proporsi agli italiani.

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