Istanbul: tanto per cambiare, ci sono pezzi che non si incastrano anche in questo caso.

In caso di strage, soprattutto di terrorismo internazionale, non è strano che ci siano aspetti oscuri: è la materia stessa a produrli, senza bisogno di alcuna dietrologia. Questo non significa che non si debba cercare di ragionarci su. Qui ci sono tre ordini di domande fra loro connesse:

a. chi ha mandato l’attentatore, al di là delle apparenze e chi c’è dietro il mandante

b. quale era l’obiettivo dell’attentato

c. quale era lo scopo dell’attentato

In primo luogo: siamo sicuri che l’attentato venga dall’Isis? Abbiamo una rivendicazione, questo è vero, ma non ci vuole molto a fare una falsa rivendicazione. Però, di solito, le rivendicazioni false non vengono fatte con una firma conosciuta e di soggetto esistente che può smentire, ma con una firma “nuova” o generica magari giù usata (tipo “I guerrieri della Jihad”). Qui l’Isis esiste, è in grado di smentire ma non ha smentito. A volte le organizzazioni terroristiche trovano utile non smentire una falsa rivendicazione per appropriarsi di un attentato e sembrare più potente di quanto non sia. Ma non mi pare questo il caso: se chi ha fatto quell’attentato è soggetto estraneo all’Isis voleva spezzare il rapporto fra Isis ed Erdogan, quindi Daesh aveva tutto l’interesse a smentire.

Il governo turco, in un primo momento, aveva accusato i russi (una reazione molto simile a quella di Aznar che, di fronte alla strage di Atocha, accusò l’Eta), poi, resisi conto che la cosa non stava in piedi, ha dato una spiegazione molto contorta: si l’attentato è dell’Isis ma su richiesta di Assad. Ma anche questa non convince.

Nel complesso, l’attribuzione più probabile resta sempre quella dell’Isis, almeno sino a smentita degli interessati.

Dopo, però, resta da spiegare perché l’Isis lo abbia fatto, visti i buoni rapporti con Erdogan. Punire la Turchia per la sua adesione alla lega antiterroristica dei 34? Mi pare un po’ debole, e poi, in questo caso, perché la Turchia e non l’Arabia Saudita chè è la capofila dei 34? Non credo che l’Isis prenda molto sul serio questa nuova sceneggiata di lega antiterroristica che non concluderà nulla come la precedente.

Certo, a settembre ci fu un altro attentato in Turchia, ma colpiva una manifestazione di curdi e di sinistra che non avrà certo addolorato Erdogan. Lasciamo aperta la questione che è il vero punto oscuro della vicenda.

Secondo: contro chi era diretto l’attentato? Genericamente contro i turisti per colpire  l’economia turca (come già fatto per l’Egitto, la Tunisia, Bali ecc)? O contro la Germania perché 9 vittime su 10 sono tedesche? Sinceramente, non ho mai preso sul serio il bersaglio tedesco: che la cosa possa aver fatto piacere al mandante è indubbio, ma credo che sia stata una casualità: come faceva il mandante a sapere che quel giorno, in quel punto della piazza ci sarebbero stati dei tedeschi? Dunque, qui possiamo avere le idee più chiare e pensare ad una casualità, mentre il bersaglio era l’industria turistica turca.

Terzo: quale è la logica di questo attentato? Appunto: perché l’Isis compromette un rapporto importante come quello con la Turchia? È evidente che il grosso di armi e foreign fighter passi dalla frontiera turca e che adesso potrebbero esserci problemi che prima non c’erano. A meno che… ma qui siamo costretti a lavorare di fantasia perché appigli concreti non ce ne sono.. Immaginiamo che per qualche ragione a noi ignota la Turchia sia stata  costretta a mutare atteggiamento verso l’Isis, ad esempio perché gli Usa, dopo l’incidente con i caccia russi, abbiano messo come prezzo alla loro copertura, l’abbandono del rapporto con l’Isis e che Ankara, pur se obtorto collo, abbia accettato, magari sbarrando il passaggio a qualche convoglio diretto a Raqqa o qualcosa del genere. In questo caso si può leggere la strage di Istanbul non tanto come una punizione quanto come un secco avvertimento ad Erdogan: “Attenzione, non puoi concederti questi lussi o ti mettiamo il paese a ferro e fuoco”. O, peggio: “rendiamo di pubblico dominio (o diamo ai russi) le prove dei rapporti si interesse che abbiamo avuto”.

Azzardo ma avvertendo che è solo una vaghissima ipotesi. Qualcosa di più la capiremo nel prossimi giorni sulla base delle reazioni dei principali attori. Per ora possiamo solo cercare di accumulare qualche dato in più.

Aldo Giannuli

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Comments (7)

  • Mi sembra un’interpretazione del tutto ragionevole. Inoltre, l’attacco all’industria turistica è anche un attacco a un potente veicolo di occidentalizzazione della Turchia. Ora bisogna vedere come reagisce il buon Erdogan, che un recentissimo documento dell’ISPI ha sobriamente definito “mina vagante”.

  • Prof. non è molto difficile riconoscere un gruppo di tedeschi per una persona che gira a piedi imbottita di esplosivo. Cmq siamo sicuri che gli USA stiano combattendo davvero l’ISIS?

    • però se l’obiettivo fossero stati i tedesxhi già per il mandante, come facena a sapere in nticipo? O ha dato istruzioni delk tipo “Tu aspetta sino a quando non vedi un gruppo che può essere di tedeschi?” Mha non mi convince

  • Mandante: la dinastia saudita

    Obiettivo: i turisti europei se non specificamente tedeschi (ma se debitamente informati, anche questo è possibile). Teniamo conto che gli attentatori potrebbero avere sostato nella zona, per altro frequentatissima da turisti, e scegliersi sul momento l’obiettivo dell’attacco.

    La Turchia viene semplicemente ignorata, forse perchè il suo ruolo regionale non viene considerato così importante.
    Se così fosse, si capirebbe anche perchè l’ISIS non smentisce, perchè così copre la dinastia saudita che vuole mettere sotto pressione l’europa, temendo un suo spostamento verso l’odiato Iran.
    Sicuramente, organizzare l’attentato ad Istanbul risulta più agevole che non a Londra, tanto per fare un esempio significativo.

  • Ma siamo sicuri che gli americani dell’intenzione dei turchi di abbattere un caccia russo non avessero saputo in anticipo proprio niente niente?

  • Giannuli, forse bisognerebbe riconsiderare uno dei pilastri su cui si basa il suo ragionamento, cioè il presunto forte legame dell’Isis con il governo turco. Che dalla Turchia passi un po’ di petrolio proveniente dai pozzi gestiti da Isis (una quantità irrisoria per la verità) e che l’esercito turco non abbia intenzione di far male a quello del califfato, perchè gli dà indirettamente una mano ad annientare i curdi (nella consueta logica che il nemico del mio nemico è il mio amico), non vuol dire che automaticamente fra Erdogan e Al Baghdadi sia sbocciato l’amore.
    I curdi sono una minaccia per entrambi, poco importa se l’autore sia Isis, i servizi segreti di Istambul o una joint venture fra i due. L’importante è condannare entrambi i regimi e sostenere i curdi quanto più possibile.

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