Armiamo i Peshmerga?

Mercoledì 20 agosto la Commissione Parlamentare competente (assenze permettendo) discuterà dell’opportunità di inviare armi ai guerriglieri curdi, per consentirgli di difendersi dagli attacchi dell’Isis, così come raccomandato dagli americani e dagli alleati europei. I parlamentari del M5s avanzano diverse perplessità, di cui rende conto l’on. Carlo Sibilia in una intervista a Repubblica del 19 agosto e che possono sintetizzarsi in tre punti.

a- in questo modo si crea un precedente per cui viene autorizzato un aiuto militare diretto senza passare dall’aula, ma limitandosi ad un frettoloso passaggio in Commissione. Domani potrebbe essere usato per ben altre situazioni;

b- come sempre siamo alla coda degli americani perché non si è svolta prima alcuna azione diplomatica capace di scongiurare questa situazione;

c- inviare armi ai curdi sarebbe come “curare un diabetico somministrandogli zucchero. Si aumenta solo la violenza.

Sul primo punto Sibilia ha ragione: il problema non è inventato ma reale, occorrerebbe, quindi, quantomeno fissare dei paletti per cui il precedente non sia ripetibile, sottolineando l’assoluta urgenza della decisione, la gravità della situazione e la coincidenza con il periodo di chiusura del Parlamento.

Sul secondo punto, Sibilia ha pure ragione, perché questa situazione è il risultato dei disastri combinati dagli Usa con le guerre del Golfo e l’invasione dell’Afghanistan, ma anche dell’inesistenza dell’Europa che ha fatto costantemente da lacchè agli americani. Verissimo. Però ora siamo di fronte ad una situazione di emergenza in cui occorre far qualcosa.

Personalmente non ho alcuna simpatia per gli americani che vedo come il fumo negli occhi, ma se diluvia e gli americani dicono che sarebbe opportuno aprire l’ombrello, non è il caso di stare sotto la pioggia rischiando una polmonite solo per non stare a sentire gli americani.

E questo ci porta all’ultimo punto. Certamente dare le armi ai curdi aumenterà il tasso di violenza del conflitto perché si combatterà da entrambe le parti. Ma se uno mi prende a cazzotti in faccia, non è che debba restare inerte a prendere la gragnuola di colpi per “non aumentare il tasso di violenza”. Odio la violenza, sono dell’idea che si debba cercare sempre di scongiurare o di porre termine alle guerre, detesto ogni forma di militarismo, ma alle armi si risponde con le armi. Senza troppi complimenti.

Mi pare che maggiore saggezza l’abbia dimostrata il Papa dicendo che è legittimo respingere l’aggressore ingiusto.

Ma chi ci garantisce che poi i curdi non usino quelle armi contro i civili sunniti? Nessuno, non ce lo garantisce nessuno. Ma ora noi dobbiamo preoccuparci delle stragi in atto, non di quelle eventuali future. Se e quando il problema si presenterà vedremo il da farsi. Peraltro, va detto che, sin qui, i curdi sono stati la componente più moderata del campo irakeno e, peraltro, non avrebbero alcuna ragione di prendersela con i civili sunniti (che è tutto da dimostrare che siano solidali con l’Isis), anche perché l’aggressione gli viene da parte di un esercito che non è neppure irakeno, ma un miscuglio di volontari (e, probabilmente, in parte mercenari) provenienti da molti paesi islamici e persino europei. Dunque, quella delle rappresaglie sui civili sunniti non è l’ipotesi più probabile, allo stato dei fatti.

D’altro canto, se non vogliamo restare con le braccia conserte ad assistere al massacro di curdi, caldei, yazhidi, sciiti ecc. qualcosa dobbiamo pur fare. Ed allora che proposte ci sono in campo? Bombardamenti americani? Mi sembra una soluzione decisamente peggiore. Intervento militare di terra dell’Iran? Forse ci si arriverà, ma non credo che ci siano dubbi sulla preferibilità di una sconfitta dell’Isis ad opera dei soli curdi piuttosto che di un intervento esterno.

Certo, non è affatto sicuro che i Peshmerga bastino e non si debba fare altro, ma intanto bisogna mettere un freno all’aggressione dell’Isis. Dopo si ragionerà sull’opportunità di un contingente di interposizione dell’Onu o su una conferenza di pace con tutti i maggiori paesi di area che isoli e batta il Califfato, ma vedremo dopo, nell’immediato dobbiamo pensare al problema presente. E armare i curdi appare nettamente il male minore.

Ci sono altre idee alternative? Ben vengano, tiriamole fuori e valutiamole. Non ci sono? Capisco che questo costi molto a persone che vengono da una cultura non violenta come i parlamentari del M5s alla cui coscienza ripugna l’idea di alimentare una guerra. Ed immagino che anche molti giovani dell’area dell’antagonismo abbiano gli stessi problemi ad accettare questa soluzione. Sono crisi di coscienza che fanno onore a chi le attraversa, perché dimostrano una sensibilità etica del tutto sconosciuta ad altri, ma, alla fine,  la soluzione più sopportabile moralmente resta sempre quella di schierarsi dalla parte del più debole e di farlo nel modo imposto dalle circostanze, anche quando questo è difficile da digerire.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (32)

  • Immagino che subito dopo si deciderà di inviare armi anche al popolo palestinese. O no?
    “Dobbiamo fare qualcosa” è una delle maledizioni che ci siamo autoinflitte e che sta distruggendo la nostra civiltà. La situazione iraqena è tale perché qualcuno ha detto “dobbiamo fare qualcosa”.
    Forse è il caso di smettere di fare qualcosa. C’è un prezzo da pagare? Certo, ormai gli errori sono stati fatti e gli errori si pagano. Però se si paga un prezzo sarebbe il caso di pagarlo con davanti una prospettiva positiva.

  • Togliere subito il pkk dalle organizzazioni terroristiche. Liberare ocalan e i prigionieri politici curdi. Obbligare la turchia a togliere la militarizzazione del confine con il rojava(kurdistan siriano autonomone indipendente da due anni). Magari costringere turchia ( oltre che quatar e arabia saudita) a interrompere il supporto a Isis.
    i peshmerga non sono che una delle forze kurde in campo. Le milizie di autodifesa delnpkkne dell’ypg (siriano) hanno respintonisis diverse volte, soprattutto in occasione dell’assedio di kobane e dato rifugio a migliaia di yazidi curdi e altri profughi. Pare che vi siano anche arabi tra le loro file Perche si tratta di forze non tanto moderate, ma soprattutto non settarie.

  • buon beppe:
    quelli dell’ isis sono cattivissimi; i palestinesi anche, quindi niente armi ai palestini.
    altro esempio: i curdi iraqeni sono bravissimi e perseguitati,a suo tempo,da saddam; i curdi turchi sono cattivissimi(vedi ocalan)e si ribellano ai turchi(che sono bravissimi come gli israeliani).

    saluti
    alberto

    ps
    con il termine bravissimi intendo alleati NATO

  • Sarebbe interessante valutare, a completamento di questo post, quanto la Turchia possa essere felice di queste armi che ci accingiamo a consegnare ai curdi….

  • Avatar

    gianfranco d'atri

    Quale decisione tecnica dovrebbe assumere il foverno e quale il parlamento?
    Armare i peshmerga è una frase generica.
    Innanzitutto quanti e quali armamenti , con o senza istruttori?
    quale nazione coordinerebbe l invio?
    Etc..
    Ogni nazione europea fornisce aiuti pro quota?
    Solo perchè c e urgenza, non credo che la Mogherini, il PD – e purtroppo il 5stelle- abbiano una visione chiara della situazione sul campo perchè la decisione, anche del parlamento, sia fondata e non basata su una scelta dicotomica che delega chissà a chi l esecuzione..

  • se non ci fidiamo di come verrebbero usate le armi, l’ONU mandi dei caschi blu ad imbracciarle, quelle armi, in modo che finita l’emergenza non rimangano disperse nel territorio, nelle mani di soggetti che un domani ci troveremo di nuovo a fronteggiare..
    ricordo che i “terroristi” dell’ISIS quando combattevano in Siria contro “il regime” di Assad erano chiamati guerriglieri o ribelli e supportati dall’Occidente, appena varcato il confine con l’Iraq e messo gli occhi sul petrolio son diventati terroristi

  • Caro Prof., ricordi che gli americani hanno mandato le loro forze speciali in cima al monte dove sono rifugiati gli yazidi e – a loro dire – hanno scoperto che non c’è alcuna emergenza umanitaria. Vero o no, a quel punto hanno giustificato i bombardamenti in quanto necessari per difendere gli americani (un migliaio: CIA? Exxon?) che si trovano a Irbil, in territorio curdo. Quando mezza Mosul era in fuga, non c’era alcuna urgenza, anche se Obama all’epoca ha detto qualcosa a proposito del “petrolio” – facendo infuriare gli iracheni. L'”ombrello” non risolverà un bel nulla, servirà solo a dividere l’Iraq in regioni ciascuna con la sua bella riserva petrolifera.

    Gli americani sono gli ultimi ad avere a cuore l’integrità territoriale irachena, perché il governo da loro stessi messo su si è rifiutato di firmare il SOFA (Status of Forces Agreement), l’accordo segreto che in tutto il mondo regola la presenza delle b
    asi militari USA, inclusa l’immunità per i militari americani. L’Italia ne sa qualcosa. Meglio per loro un Kurdistan da loro armato, che gli metterebbe a disposizione le basi, in prossimità del confine iraniano.

    Se davvero qualcuno volesse sconfiggere l’IS, si dovrebbero armare i curdi siriani, che insieme a quelli turchi continuano ad essere dei combattenti temibili, a differenza evidentemente di quelli iracheni. Ma l’IS siriano è un beniamino dei sauditi e quindi degli americani (possibile che quelle centinaia di Toyota bianche nel deserto non le abbia viste nessun satellite, prima che arrivassero a Mosul?), e lì nessun “ombrello” verrà mai aperto a difesa dell’Occidente, dei profughi, ecc.

    Il problema non è essere filo o anti americani. Il problema è l’assuefazione all’idea che la soluzione possa essere l’intervento militare. Ancora non abbiamo imparato da quanto è successo in questi anni? Evidentemente no.

    Infine, il parlamento italiano sarà pure chiuso, ma a quanto mi risulta l’Onu è aperto. Perché l’operazione umanitaria non ha la copertura dell’ONU? E’ questo il precedente pericoloso di un intervento di questo tipo.

    Prof., gli ultimi a peccare di ingenuità mi sembra siano gli antimperialisti.

  • Ma noi non siamo quelli che devono tagliare le spese statali? Cosa dovremo tagliare per pagare quelle armi? O magari ci sarà l’addizionale curda alla benzina?

  • dai commenti sotto noto una certa confusione nel m5s: quelli dell’isis non vengono visti come terroristi, perchè lo ha detto dibattista, mentre i curdi non devono essere armati in quanto vengono visti in pratica come terroristi. è sconsolante vedere che questo stupido partito è in mano a degli ignoranti come scibilia che evidentemente non hanno molta idea dell’evoluzione dei rapporti bilaterali degli usa con stati come turchia o qatar. ed il discorso è sempre lo stesso: uno può provare a metterci pezze, ma se abbiamo davanti un partito di cazzoni che non riesce ad emanciparsi dalle conversazioni da bar, non c’è rattoppo che tenga: la comunicazione (e quindi la linea politica) sarà destinata a restare una banderuola che si muove a seconda del vento, senza mai avere dei punti fermi.
    forse un giorno parleremo e scriveremo dei danni che ha fatto il grillismo a questo paese, incanalando l’inevitabile malcontento degli italiani contro la loro classe dirigente in una forma di protesta sterilissima che ha avuto dei risultati completamente controproducenti, e che al momento ci ha gettati in un punto di totale non ritorno, altro che promesse grilline, solo deserto

  • per il resto quoto vayan su pkk e ochalan, che se non sbaglio sta ancora in una prigione turca, dato che è così amico degli americani…

  • non sono d’accordo per due motivi:
    accettare la logica delle armi vuol dire accettare la logica che ha ragione sta dalla parte del più forte. Poi il vangelo, che è un ottimo manuale di guerra, spiega che se uno ha un esercito di 10.00 uomini e il nemico ne ha 20.000, forse vale la pena trovare un accordo. Quindi un pessimo accordo è sempre meglio delle armi.
    Quanto al papa, lui dimentica che la terza guerra mondiale non è tra gli stati, ma tra chi comanda e il popolo, anche qui in Italia !

  • “Armiamo i Peshmerga?”

    Direi di no. L’Europa dovrebbe smettere di farsi trascinare nei disastri posti in essere da Washington dall’inizio di questo sciagurato secolo. Finora abbiamo raccolto solo i cocci, il mondo è molto più insicuro di prima, ci stiamo inimicando mezzo mondo e ci troviamo con una serie di paesi in fiamme a ridosso dei nostri confini.
    Washington ha creato enormi problemi che non è in grado di risolvere, ma non fa che crearne dei nuovi.
    L’unica strada percorribile per giungere ad una normalizzazione consiste, a mio avviso, nel far sì che a Washington non sia più permesso di interferire negli affari altrui. Il problema è che da quell’orecchio non ci sentono.
    Nella profonda America credono davvero al “destino manifesto” degli Usa; credono, come ebbe a dire Madeleine Albright, segretario di stato ai tempi dell’aggressione alla Serbia, che l’America sia “la nazione indispensabile” – concetto ripreso anche da Obama nel suo discorso a West Point lo scorso maggio.
    Quelli che sbarcarono dal Mayflower trovarono un intero continente ricco di risorse a loro disposizione. Anziché dire “che fortuna!”, si convinsero che “il dito di dio” li aveva condotti sin lì in quanto “popolo eletto destinato a guidare i destini del mondo”.
    Non credo sia una buona idea assecondarli.

    Nell’agosto 2013 il direttore dell’Fbi Robert Mueller si disse preoccupato per le crescenti minacce terroristiche interne, in particolare «per gli americani che sono andati in Siria e potrebbero tornare con l’intenzione “di intraprendere un attacco contro la patria.” […] In particolare, in Siria sono stati reclutati combattenti da tutto il mondo, compresi gli americani
    […]
    In Siria c’è il più alto numero di occidentali che partecipano al conflitto rispetto al numero di coloro che hanno combattuto in Iraq, Afghanistan, Somalia e Yemen. Il mese scorso Matthew G. Olsen, direttore del Centro nazionale antiterrorismo, ha definito la Siria “il campo di battaglia jihadista predominante nel mondo.”
    Mueller teme che la Siria potrebbe allevare una classe radicalizzata di terroristi americani che possono condurre ulteriori attacchi negli Stati Uniti».
    Ovviamente ciò vale anche per gli altri paesi occidentali da cui sono partiti i mercenari per la Siria, che sono gli stessi che agiscono in Iraq sotto le bandiere dell’Isis.
    In questi giorni, a Ferguson, la polizia ha affrontato la popolazione con gli armamenti forniti dal Pentagono provenienti dall’Iraq. In tv si vedono scene da manicomio che ci dicono che l’America non è un modello da seguire.
    Prima di andare in giro per il mondo a risolvere i problemi altrui, farebbero bene a risolvere quelli di casa loro.

  • concordo con l’articolo e l’invio delle armi ai curdi spero non siano solo ak47 ma anche medici, batterie atnicarro, ecc.., e armare pure yasidi.
    oltrettutto i curdi quando gli ho conosciuti a Londra sono un popolo ricco a livello culturale, non solo detengono una ricchezza petrolifera invidiabile, magari se il sindaco di Milano volesse fare il gemellaggio con Ebril e invitarli all’expo non sarebbe qualcosa di sbagliato. Ovvio che ritengo il voto delle camere sia necessario il parlamento esiste anche per questo. Anche se l’italia ormai in politica estera con come il 2 di picche, però può proporre una proposta visionaria e un passo avanti per stabilizzare la regione e rendere sicure anche le frontiere come il superamento dell’accordo Sykes-Picot successivamente aggiornato bipolarismo usa-urss.
    Concordo che i parlamentari m5s se vogliono fare qualcosa che facciano un giretto in iraq, almeno per turismo, infatti Di Batista dato il ruolo istituzionale che ricopre non può pubblicare articoli non revisionati, non fa parte dei commentatori che sfogano le proprie frustrazione nei blog. ;D

  • facciamo come quel comandante che doveva annientare gli eretici albigesi. Uno gli chiese: ma non rischiamo anche di ammazzare gli innocenti? Rispose. Non preoccupatevi. Ci penserà Dio a distinguere i buoni dai cattivi. —- Allora ok, accetto la guerra giusta, ma in prima linea a sparare voglio vedere il papa con la sua guardia svizzera e i nostri politici con i loro portaborse. Che non si ripeta il solito copione: armiamoci e partite. —- spero che capisca l’ironia —- inoltre se si è arrivati a questo ci sono delle responsabilità: troppo facile creare dei casini e poi dire: ci sono degli indifesi da proteggere. —- e chi decide che armi usare? —- fraterni saluti e immutabile stima

  • in queste circostanze ci deve guidare una sola luce:

    Articolo 11
    L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
    https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=11

  • Quello che si sta delineando somiglia – con significativi distinguo – allo scenario descritto da J.K. Cooley nel suo celeberrimo “Una guerra empia”, nel quale l’autore dipana con cura la storia della lunga liason afgana tra CIA ed estremismo islamico in chiave anticomunista; i distinguo e le precise osservazioni analitiche di Aldo Giannuli, che ci fanno capire perchè sia “sopportabile” questa “guerra per procura”, sono pienamente condivisibili e sarebbe il caso venissero condivise dai nostri governanti.

  • Non sono d’accordo ad armare i peshmerga perché a differenza della tua opinione, caro Aldo, penso che tutta la vicenda non sia dettata da una forma di esclusiva necessità, bensì da una precisa strategia americana. Se si vuole davvero farla finita con gli estremisti tagliagole dell’ISIL si dovrebbe intervenire militarmente contro l’Arabia Saudita; cosa di cui gli americani si guardano bene dal fare. Mi sembra invece che sia in atto un bel gioco delle parti tra Usa e Arabia: questi ultimi armano gli estremisti islamici che creano il caos, per poi dare l’alibi ai primi di intervenire contro il terrorismo. Si tratta della ben nota teoria del ” disordine creativo ” propugnata a suo tempo da Brezinky. Una versione aggiornata del “divide et impera”. Gli americani vogliono avere a che fare in aree geopolitiche cruciali con stati falliti o divisi, per potere con più facilità imporre il loro ordine. Il caso della Siria e di Assad è emblematico. Mi sbaglio?

    • masrio fragnito: d’accordo gli americani non vogliono impelagarsi in una nuova guerra e cercano di mandare avanti i cursi, questo lo abbiamo capito, ma i massacri di curdi cristianio e yazidi non esistono? Tutta fantasia? Mha?!

  • “nel frattrempo che facciamo, curdo tritato?”

    Non è auspicabile, ma finché continueremo ad andare a rimorchio del Pentagono magari non finiranno tritati i curdi, ma qualcun altro.
    Il problema, come abbiamo visto nel corso di questo inizio di secolo – per non parlare di quello che lo ha preceduto -, è che Washington si muove solo per i suoi interessi. Come nota Richard (20 agosto 2014 alle 10:30):

    Gli americani sono gli ultimi ad avere a cuore l’integrità territoriale irachena, perché il governo da loro stessi messo su si è rifiutato di firmare il SOFA
    […]
    Meglio per loro un Kurdistan da loro armato, che gli metterebbe a disposizione le basi, in prossimità del confine iraniano
    ”.

    Ciò che dovremmo evitare, a mio modo di vedere, è di farci coinvolgere per l’ennesima volta nelle manovre del Pentagono in quelle aree. Dovremo svincolarci dal suo abbraccio e lasciarlo solo dinanzi al mondo, anziché esserne complici. Mi rendo conto che non è così semplice dire di no all’“amico americano”, ma prima o poi bisognerà trovare il coraggio di farlo se non vogliamo pagare le conseguenze del suo operato per i prossimi 20/30 anni.
    Ieri Renzi nella sua visita lampo in Iraq ha detto che “sconfiggeremo il terrorismo”. Guardarlo mentre gigioneggia tra gli abitanti di un campo-profughi dando “il cinque” ad ogni ragazzino che si trova davanti è più che sufficiente per comprendere che a uno così non dovrebbe essere permesso di occuparsi di questioni strettamente collegate all’interesse nazionale.

    Comunque sia, l’invio di armi non cambierà di una virgola la situazione sul terreno sia perché laggiù non sono le armi che mancano, sia perché l’Isis resterà operativo sinché farà comodo agli strateghi del Pentagono. Perché l’Isis è una loro creatura e la sua avanzata era «funzionale al disegno statunitense di rientrare con forza in Iraq mettendo fine al Governo di Al Maliki, troppo vicino a Teheran, così come in effetti è poi accaduto [..] ben lungi dal sostenerne il Governo centrale, gli USA stiano ora aiutando soltanto i separatisti curdi, funzionali al disegno di divisione dell’Iraq e quindi ad una sua ulteriore destabilizzazione».

    Del resto, come rileva mario fragnito (21 agosto 2014 alle 10:41):

    sembra […] che sia in atto un bel gioco delle parti tra Usa e Arabia: questi ultimi armano gli estremisti islamici che creano il caos, per poi dare l’alibi ai primi di intervenire contro il terrorismo. Si tratta della ben nota teoria del ” disordine creativo ” propugnata a suo tempo da Brzezinski. Una versione aggiornata del “divide et impera”. Gli americani vogliono avere a che fare in aree geopolitiche cruciali con stati falliti o divisi, per potere con più facilità imporre il loro ordine. Il caso della Siria e di Assad è emblematico”.

  • Caro Aldo, io non metto affatto in dubbio che l’Isil abbia commesso degli eccidi ( prima li ho definiti tagliagole ), ho detto soltanto che questi eccidi rientrano in una strategia ampiamente prevista dagli americani. La strategia consiste nel contrapporre in Iraq, di volta in volta, i Curdi agli Sciti o ai Sunniti accusando a seconda delle convenienze gli uni o gli altri di terrorismo. Così come avviene anche in Libia dove le varie milizie tribali si scannano, dopo che lo stato nazionale unitario è stato abbattutto grazie all’intervento dei volenterosi eserciti occidentali. Tutto qui, caro Aldo, non si può curare il cancro dell’imperialismo con l’aspirina dell’intervento, presentato in modo, questa volta semi-umanitario, della fornitura delle armi.

    • maroo: armare i peshmerga non serve a combattere l’imperialismo ma solo a farli difendere dai massacri, poi magari se noi sinistra in occidente facessimo di più il nostro dovere forse sarebbe questa la cosa più utile a combattere l’imperialismo

  • aldo giannuli:
    a me sembra che il ridondante monito.”e allora che fare, lasciare massacrare i curdi?”sia certamento carico di pragmatismo, ma anche di un certo opportunismo che non attribuisco a lei, ma che lei ne veste stranamente gli abiti.
    personalmente dei curdi iraqeni non me ne frega nulla, perché questi( barzani e talabani) sono degli stronzi che hanno fatto di tutto per spodestare saddam, fottersene della causa dei uno stato curdo propugnato dai curdi turchi(vedi sempre ocalan) ed ora si ritrovano nella merda perché sostanzialmente traditi dagli americani che li hanno bellamente scaricati.
    chi semina raccoglie caro giannuli.

    comunque è vero che non si può restare con le mani in mano e una parvenza di intervento si debba pur fare.
    vogliamo armare i curdi per difenderli dall’isis?
    e allora armiamoli, così almeno ci siamo ripuliti la coscienza pur sapendo che saranno gli usa che decideranno se e quando il massacro dovrà essere fermato.

    certo giannuli, armare i curdi è una grossa opportunità politica che l’italia non deve sprecare; e in questo, renzino nostro, ci sguazza come una trota nelle gelide acque del toce.

    cordialità

    alberto

  • Il bello di tutta questa vicenda è che i peshmerga del PKK ( Partito dei Lavoratori del Kurdistan ) con il loro capo Ocalan in prigione per terrorismo, gli unici che hanno davvero combattuto e vinto contro l’ISIL mentre quelli il cui capo è Barzani scappavano a gambe levate, sono considerati tutt’ora terroristi ( sono compresi nella lista stilata da organizzazioni e governi vari ). Ma sono terroristi diventati ora utili e da armare. Sorge a questo punto una domanda: fino a quando saranno utili e da armare?

  • bene, adesso sembra che le armi che il governo italiano sta per inviare dovevano essere distrutte per ordine della magistratura nel 2006. Praticamente, ogni volta che si tratta di armi, sotto ci sono degli sporchi interessi. Comunque mandiamo pure le armi, che si ammazzino a vicenda e così abbiamo la coscienza pulita

  • […] “Dobbiamo fare qualcosa” è il ritornello che inevitabilmente accompagna queste operazioni. Una posizione che implica una superiorità morale rispetto a chi invece ritiene che non si debba intervenire in conflitti locali di cui troppo spesso non si conoscono nemmeno le ragioni. Il principio di autodeterminazione dei popoli, di cui a volte si parla a vanvera, viene sistematicamente accantonato appena certi interessi entrano in ballo. […]

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