Ancora sulla Libia.

Accetto di buon grado le critiche di Massimo Coppetti ed il suo invito a discutere su un caso tutt’altro che semplice ed univoco come quello libico, partendo da un riconoscimento: nessuno ci ha firmato la cambiale che gli insorti realizzeranno un regime democratico. Verissimo.

Personalmente non dò molto peso ad un particolare come quello della bandiera rosso-nero-verde agitata dagli insorti e che appartiene al periodo monarchico. Qualche parola sul simbolo ed il suo significato: prima dell’attacco italiano del 1911 (a proposito: è il centenario, chi se ne ricorda?) Cirenaica e Fezzan erano autonome dalla Tripolitiania e la bandiera della Cirenaica (dove il potere apparteneva alla Senussia) aveva come bandiera un drappo nero con luna crescente e stella di colore bianco. Dopo l’indipendenza dall’Italia, la monarchia aggiunse le bande rossa e verde per simboleggiare le altre due regioni del paese. Dunque, è probabile che gli insorti usino quella bandiera con riferimento ad istanze autonomistiche della Cirenaica dalla Tripolitiania (rivendicazioni del tutto simili a quelle di baschi, curdi ecc,).

E’ anche possibile che la Senussia sia sopravvissuta in qualche forma clandestina ed ora sia all’interno del movimento, così come è possibile (ma assolutamente non probabile) che possano esserci componenti vicine ad Al Quaeda e così via. Ma, questo è il punto, i processi rivoluzionari non hanno nè il Doc nè la data di scadenza come i prodotti alimentari, per cui rappresentano sempre un rischio. In fondo,  anche nella rivoluzione francese sarebbe stato meglio che avesse vinto Danton piuttosto che Robbespierre eppure, tutto sommato, non mi sentirei di dire che sarebbe stato preferibile  tenersi l’ancien regime. Piaccia o no, le rivoluzioni sono sempre avventure, ma se si vuole aprire un processo democratico, non si può fare altro che accettare il rischio e ballare al ritmo suonato dai fatti.

Quanto poi al confronto con Obama, Sarkozy o Cameron, non scherziamo: per quanto bassa possa essere la mia stima verso ciascuno di questi tre personaggi, non mi pare che si possano fare decentemente dei paragoni.

Il punto, tuttavia, non è se Gheddafi è un mostro o meno, ma quale è il giudizio che diamo del suo regime. Il problema è che a sinistra c’è una certa benevolenza verso il Rais di Tripoli per un certo (immeritatissimo) alone anticoloniale che gli si attribuisce e che è stato prodotto anche dagli scontri con gli Usa. Non ho alcuna simpatia per gli Usa (me ne si darà facilmente atto), ma non mi pare che questo dato basti da solo a far ascendere Gheddafi fra gli eroi della lotta anticoloniale, anche perchè –ogni tanto ricordiamolo- il suo colpo di stato fu foraggiato ed appoggiato dai servizi italiani, esattamente come quello di Ben Alì in Tunisia e questo perchè l’Italia voleva soppiantare l’influenza inglese in Libia (e ci riuscì).

Poi furono i servizi italiani a far fallire l’ “Operazione Hilton” e fu, ancora, il governo italiano ad avvertire Gheddafi del tentativo americano di ucciderlo. Insomma, pur se con frequenti scaramucce, una carriera sempre svolta sotto ombrello italiano e con targa Eni.

Se questo vi sembra anticolonialismo…

Ma la sostanza è che il suo regime (anticoloniale o no che lo si possa ritenere) è uno dei più oppressivi e polizieschi del Medio Oriente. Non sappiamo se gli insorti sapranno fare di meglio, di sicuro è assai difficile che possano fare di peggio. D’altra parte, una sconfitta in Libia potrebbe pregiudicare tutto il processo di rivolte apertosi in Medio Oriente e già questo mi sembra una ragione sufficiente per schierarsi con l’insurrezione.

Quanto alla proposta del cessate il fuoco la trovo poco realistica: vi sembra che Gheffafi sia il tipo disposto a sedersi e ragionare se non vi è costretto? Ma, d’altro canto, di fronte alle guerre civili, in genere, non c’è equidistanza che tenga: ci si schiera con l’uno o con l’altro. Questo vale per gli stati e per gli individui. Personalmente ho scelto di stare dalla parte della rivolta popolare (mi sembra più in sintonia con le mie idee di sinistra) accettando tutti i rischi che questo comporta.

Certo, mi farebbe piacere che i libici ce la facessero da soli ad abbattere il loro Rais, così come mi piacerebbe che edificassero una vera democrazia  e, possibilmente, coniugando le libertà civili di tradizione liberale con la proprietà sociale dei mezzi di produzione, ma la storia ha scarso rispetto per i nostri sogni e ci impone di scegliere all’interno di processi reali spesso molto distanti dai desideri. E il più delle volte si tratta di scegliere la cosa meno distante e meno chiusa ad ulteriori evoluzioni.

In linea di massima sono contrarissimo ad ogni intervento militare esterno e sono dell’idea che ogni popolo debba costruirsi da solo il proprio destino. Quando ci fu l’attacco all’Afghanistan e poi all’Irak in nome dell’esportazione della democrazia mi schierai con il movimento contro la guerra, sarei contrario ancora oggi ed a più forte ragione dopo l’esperienza fatta. Ed allora, mi si dice, perchè questa volta non dovremmo essere contrari? Le posizioni di principio debbono sempre fare i conti con la realtà politica. Qui mi pare che ci siano tre differenze determinanti rispetto alle guerre di Afghanistan ed Irak:

1- in questo caso siamo in presenza di una sollevazione popolare che mancava del tutto in Afghanistan e, tutto sommato, neanche in Irak (salvo l‘endemica  guerriglia curda)

2- questo accade all’interno di un profondo rivolgimento delle società arabe, pur se con differente intensità, dalMarocco all’Egitto, dalla Siria al Barhhein, dall’Arabia Saudita allo Yemen. Un processo di grandissime proporzioni storiche che mette in discussione non solo le attuali leadership dei paesi arabi ma anche la loro  struttura politica e sociale.

3- non stiamo parlando di un intervento a terra, con conseguente occupazione militare straniera ma di  limitate operazioni aeree accompagnate da pressioni politiche ed economiche. E’ cosa ben diversa.

Soprattutto, qui siamo di fronte ad una insurrezione che sembra (sembra: lo dico anche io) avere un vasto consenso popolare, per lo meno in Cirenaica, ma non ha la forza militare di opporsi ad un regime che non ha alcun appoggio popolare neanche in Tripolitania (questo almeno pare abbastanza evidente). E c’è il consistente pericolo di un massacro. Che si fa? In nome dei principi si resta a guardare? Personalmente non trovo che un limitato intervento militare, come dei raid aerei, o fornire armi pesanti a ribelli costituisca uno stravoglimento insopportabile di quel principio. Resto invece contrarissimo ad un intervento militare a terra con occupazione militare straniera della Libia. Ma non credo che ci sia bisogno di tanto. Già la risoluzione dell’Onu sembra aver un po’ calmato il Rais e, se non si fosse perso tempo inutilmente e ci si fosse mossi con decisione prima, probabilmente oggi non sarebbe neppure necessario ricorrere ai raid.

Resta un problema serissimo: visto che non è stato riconosciuto nessun governo libico diverso da quello di Gheddafi, questa si configura come una aggressione ad uno stato sovrano e la risoluzione dell’Onu non sana questa violazione delle norme internazionali. Piaccia o no, Gheddafi  avrebbe tutto il diritto di invocare la domestic jurisdiction. Certo, fra il rispetto per la legalità formale e le esigenze di carattere politico di sostenere una possibile evoluzione democratica della Libia preferisco la seconda cosa. Ma è una procedura discutibile e pericolosa, anche perchè non vorremmo che questo aprisse la strada ad un intervento di terra che, in assenza di un governo riconosciuto, porti ad una occupazione militare con un governo fantoccio, elezioni addomesticate ecc. (il film già visto troppe volte).

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (5)

  • guarda, secondo me i fatti son più questi:
    1) da subito parte una campagna mediatica completamente falsa tipo iraq (vedi episodio fosse comuni) 2) ma anche accertata la falsità, le cose non si son più normalizzate come logico 3) entrano sas (reparti speciali inglesi) peraltro scoperti perchè ARRESTATI DAI RIBELLI, che non li vogliono! (cmq fonti di intelligence israeliana dicon che stavan addirittura da prima delle “rivolte”; forse eran sti sas i famosi ‘mercenari di gheddafi’ che sparavano sulla folla?) 4) gheddafi ha dichiarato il cessate il fuoco ieri ma UNA STAZIONE TELEVISIVA diceva che non era vero (anche se lo diceva e basta, visto che stranamente non c’erano immagini) 4) poi ha chiesto al segretario dell’onu l’invio di ispettori, ma gli han detto che non eran necessari, perchè LA STAZIONE TELEVISIVA diceva quello che si volevano sentire dire! intanto i satelliti russi confermano punto punto tutte le dichiarazioni libiche. 5) ieri mattina è stato abbattuto un AEREO LIBICO: per 20 minuti è stato DEI RIBELLI E ABBATTUTO DAI GHEDDAFINI, poi misteriosamente è diventato incerto, poi gheddafiano, poi da qui i francesi han detto: “ah la trasgresion de la risolusion alosanfandelapatri” e hanno attaccato su queste notizie.
    ho scritto pure una nota, supponendo che la visione fosse condivisa
    http://www.facebook.com/npicca#!/notes/nicola-picca/gheddafi-la-belva-umana-come-e-umanitaario-leei/10150109891085946
    e invece mi son accorto, dopo, che molti son a favore soprattutto i pacifisti (?). l’unico di cui mi fidi però sei tu, per questo il commento, forse un po’ troppo lungo.
    ciao

  • Caro Aldo, stavolta neppure il più disincantato degli approcci, riesce a farmi sembrare anche solo vagamente libertari gli ultimi tuoi interventi.
    Esistono in questo porco mondo molteplici aree, anche vastissime e popolose, che aspirano ad acquisire non dico l’indipendenza, ma semplicemente una maggiore autonomia, legittime istanze di autodeterminazione per lo più inascoltate dagli organismi internazionali e sottaciute dai media ufficiali, le quali sono di regola militarmente “neutralizzate” da pseudo-democratici Stati centrali, quando non da autentiche dittature. Ebbene, da anni ciò avviene senza un eccessivo starnazzare dell’ONU e col beneplacito di USA ed UK.
    Stavolta invece, quello stesso dittatore col quale le economie di molte nazioni lucravano da decenni (basta pensare agli investimenti finanziari libici) diviene improvvisamente il leader sanguinario che in passato mai aveva mostrato il suo vero volto da Mister Hyde.
    In questo senso, è interessante far notare quanto sia “corta” la memoria dei vertici internazionali e dei relativi mezzi di informazione: a tal proposito, vorrei innanzitutto ricordare che, fino a pochi giorni fa, Aisha Gheddafi era Ambasciatrice di Buona Volontà dell’ONU (sic!). Inoltre, se non erro, neanche due anni or sono (21 aprile 2009), la limpidissima Hillary Clinton accoglieva sorridente uno dei figli del colonnello libico, il Consigliere per la Sicurezza Moutassim Gheddafi, noto per avere fama di sciupafemmine (nel senso che le mena). E rimembriamo infine che neppure quattro anni prima (10-15 dicembre 2007) era stato questa volta proprio il gendarme della democrazia Nicolas Sarkozy a ricevere in pompa magna all’Eliseo il colonnello Gheddafi (nella sua versione dottor Jeckyll – s’intende). Ebbene, in quell’occasione il colonnello aveva trattato per l’acquisto di aerei da combattimento francesi e commissionato alla Republique de la Fraternité la costruzione di un impianto nucleare civile… avete letto bene: una centrale nucleare in Libia! Al Paese che vanta le maggiori riserve petrolifere dell’Africa ed il minor costo di estrazione (circa 1 dollaro a barile)…
    Ed è quello stesso Sarkozy che, tsunami giapponese permettendo, vorrebbe piazzare
    cinque centrali nucleari agli italiani già denuclearizzati.
    Tutto ciò avviene quando il Bel Paese si ritrova con un leader indebolito (ed è un eufemismo), a ragione od a torto – non mi interessa, è un fatto – preda dei più biechi ricatti. Un premier il quale, a livello internazionale meno che in Patria, non può certamente ostentare il suo carisma per impedire la demolizione del Trattato italo-libico e dei proficui rapporti commerciali con lo Stato canaglia, rapporti per i quali molte, fra le più democratiche nazioni occidentali, faticavano a dissimulare l’interesse.
    In queste condizioni, l’impossibilità di guidare una convincente opposizione ai raid contro i pur deprecabili attacchi agli insorti (ma in fondo è comunque uno Stato Sovrano che difende la sua integrità interna), ci obbliga ad aggregarci alla cosiddetta “coalizione dei volenterosi” (trovare una definizione più ipocrita penso fosse umanamente impossibile), pena la perdita di ogni residuo diritto sulle risorse del Paese africano.
    Per inciso: è fatto accertato che i video sulle presunte fosse comuni erano maliziosamente misinterpretati ed è pure assai probabile che il colonnello Gheddafi non abbia mai fatto impiego degli aerei per bombardare la popolazione civile, così come riferito dalla Russia, sulla base delle relative rilevazioni satellitari.
    Ma si, forse sono eccessivamente polemico… In fondo andiamo soltanto ad esportare un altro po’ di democrazia al tritolo, in cambio – si sa – di qualche misero barile di merda nera. Ed allora accodiamoci alla coalizione dei volenterosi Stati filantropi, concedendo l’utilizzo delle numerose basi militari che disseminano il suolo di un’Italia puttana.
    …E se alla fine qualche manipolo di fanatici libici percorrerà la strada degli attentati dinamitardi, ovviamente obbligato dall’asimmetria della guerra (e magari segretamente sostenuto dai nostri stessi servizi di intelligence), i governi prossimi venturi potranno sempre sfruttare questa nuova vena del terrorismo islamico per conseguire ulteriori risultati di democratizzazione della Patria.

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