Anche la Turchia ha il suo soft power.

Che il soft power, nel contesto delle relazioni internazionali, possa rappresentare un strumento di destabilizzazione e di propaganda politica di grande efficacia lo dimostra non solo il caso delle rivolte arabe ma anche il caso della Turchia che prenderemo brevemente in considerazione. Uno degli aspetti meno noti della postura offensiva della Turchia è indubbiamente l’uso magistrale delle tecniche del soft power. Ciò è sorprendente in considerazione del fatto che la Turchia è un Paese, guidato da un Partito islamista. Dopo la seconda metà del primo decennio degli anni 2000, gli schermi delle famiglie arabe sono stati presi d’assalto da un nuovo prodotto televisivo: dei teleromanzi di produzione turca con storie rivolte al grande pubblico.

Accessibile e persino sempliciste, queste telenovelas presentano una società dalla mentalità orientale, in cui onore, gelosia, famiglia e temperamento caratterizzano sceneggiature sentimentali e prevedibili. Ciò parallelamente a episodi che mettono alla berlina la modernità, il lusso e lo stile di vita americano delle classi agiate anatoliche. Gli attori turchi di queste soap opera sono divenuti rapidamente delle star nel mondo arabo. Per facilitare l’apprendimento dei nomi dei personaggi, questi rimangono invariati nelle differenti serie (o comunque sono molto simili).

Così «Kivanç Tatlitug», alto biondo e dai tratti nordici è sempre « Muhannad » per il pubblico arabo. Questo alter ego più facilmente pronunciabile l’ha fatto conoscere, nelle serie doppiate in arabo dialettale siriano, melodioso e comprensibile per il pubblico nordafricano e medio-orientale.

Tuttavia, questi film televisivi dalle trame di carta velina non sono stati che un primo passo che ha preparato il terreno ad altre serie dal messaggio più ideologico e politico. La serie La valle dei lupi (Kurtlar vadisi) hanno fatto prendere familiarità il pubblico arabo alle avventure di un servizio segreto turco, il MIT, il quale non ha niente da invidiare al MI6 (né alla CIA), avendo anch’esso un suo super agente segreto popolare (M.Alemdar, il J.Bond dell’Asia Minore). Ci sono anche le serie storiche che richiamano al pubblico arabo il glorioso passato dell’impero ottomano, sostituendo l’immagine negativa degli ultimi due secoli.

Il caso più rappresentativo è un polpettone, articolato in più stagioni e che ripercorre la vicenda di Solimano il Magnifico e del suo harem. Più recentemente, il pubblico arabo ha assistito ad una serie che vanta l’eroismo di Ertugrul, padre di Osman, fondatore dell’impero che ha portato il suo nome nei sei secoli successivi (Osmanli/Ottomano).

Questa massiccia campagna di soft power, lanciata dalla Turchia, non ha mancato di irritare la suscettibilità di un gran numero di forze politiche sia a livello regionale che internazionale. I governi arabi l’hanno percepita come un’incursione – dolce e graduale – nello spirito popolare per suscitarvi sentimenti di simpatia ed ammirazione, diffidando delle affinità ideologiche intercorrenti fra la Turchia ed alcuni oppositori di lunga data dei propri regimi.

Tuttavia questi governi non possono fare granché, almeno finché le relazioni con la Turchia mantengono un’apparenza normale. Se la tensione fra la Turchia e questi Paesi era latente nel quadro di polarizzazione del mondo arabo, frutto della caduta dei Fratelli Musulmani in Egitto, essa si è manifestata in modo eclatante a seguito del tentato colpo di Stato contro il presidente Erdogan, di cui quest’ultimo ha accusato alcuni Paesi del Golfo.

Nel conflitto fra il Qatar e i suoi vicini del Golfo, Erdogan ha preso posizione in favore di Doha contro Riyad e Abu Dhabi, inviando anche delle truppe in Qatar. Ciò è stato sufficiente affinché i Paesi dell’altro campo passassero all’offensiva, arginando l’influenza turca interdicendo sul proprio territorio tutte le emanazione dei Fratelli. La controffensiva non si è arrestata qua e i gruppi dei media controllati da questi Paesi hanno boicottato la diffusione delle serie turche sulle proprie frequenze, considerandole uno strumento di influenza culturale.
La Turchia aveva già conseguito il proprio obiettivo di sedurre porzioni importanti della popolazione araba. Una volta che questo sentimento si è radicato negli spiriti, le reti social si sono fatte carico di riprendere il messaggio ed amplificarlo. I video e le pubblicazioni che cantano lodi ad Erdogan, ai sultani ottomani ed alla Turchia proliferano sul web.

Giuseppe Gagliano


Aldo Giannuli

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Comments (10)

  • Eh !
    E’ tutta colpa di Mozart che iniziò con la Marcia Turca.
    Qualcuno sostenne che, sebbene morto giovane, musicalmente morì troppo tardi.
    https://www.youtube.com/watch?v=N-t95j84cPU
    Da una quindicina di anni la TV turca satelitare si è messa in testa di far concorrenza ad Hollywood .. e a Cinecittà e trasmette in tutto il medio oriente arabo.
    Cosa aspetta la Rai a fare una serie TV sui Politicos, che narra usi e costumi della Casta?
    Saranno odi e lodi per Matteo, Enrico, Silvio, Mario ..
    Cose turche !

  • Venceslao di Spilimbergo

    Argomento interessante e purtroppo poco considerato a livello di stampa.
    La Turchia, a causa delle sue storiche ambizioni imperiali, sta sempre più muovendo in contrapposizione agli USA… i quali, abbandonanti (relativamente) il cosiddetto Medioriente, non possono tollerare che una Potenza diversa da loro stessi possa divenire il nuovo egemone della regione. Similmente a quanto sta ora accadendo con l’Iran, dopo aver già messo in guardia Ankara dalle sue intenzioni sempre più manifeste, nel prossimo futuro uno scontro tra Washington e la nuova “Sublime Porta” sarà inevitabile (e il Pentagono lo ha già dato per scontato anni or sono, stando agli elaborati del “NET Assessement”). E giunti a quel punto i cori lodanti serviranno a poco…
    La saluto augurandole ogni bene e una buona serata

  • ACME NEWS – archivio
    Dimissioni di Salvini per passare dal Viminale a
    Eppur giunse il giorno in cui il soft power baciò Salvini e con Macron nacque l’idillio, fatto di riunioni fiume rigorosamente a porte chiuse e interminabili convegni ammazza week end, durante i quali l’expertise salviniana fu messa a nudo.
    M., ormai dimentico di quello scavezzacollo di Benalla, sulla via di Ventimiglia fu folgorato dall’apparizione dell’erculeo Salvini. Mai incontro fu così propizio. La casella di ministro degli interni era libera. Una serie di imbarazzanti rifiuti avevano costretto M. a guardare oltre confine. GAS aveva rifiutato, perchè stava scrivendo un libro. Gaz era indisponibile, perchè oppresso dall’arretrato. Non restava che rivolgersi a Salvini, che fu definito “usato sicuro”, in quanto già ministro degli interni italiano. Fu così che Mattarella accettò le sue dimissioni per permettergli di prendere il posto che era stato di Collomb, con una maggiorazione del 40% di stipendio.

  • Buon lavoro su un argomento interessante ed originale, che illumina di luce riflessa anche l’egemonia che l’Impero a stelle e strisce esercita sulla sua periferia.

    Certo che, vedendo la qualità concettuale degli strumenti utilizzati per conseguire l’egemonia, è proprio vero che la democrazia si segnali (come scrivono i suoi mitofanti) per la “razionalità” del suo approccio al problema del potere politico.

  • In origine il soft power vagò tra l’essere e il non essere.
    Indi si interrogò donde non venisse e dove non andasse.
    Poscia si chiese se fosse meglio aver notizie avariate o vino invecchiato.

  • Il soft power ?
    Qualcuno ha avvistato la Michelle Bachelet?
    Se è in immersione, può riemergere utilmente al momento giusto.
    Christine Lagarde, (per caso francese) ovvero il rispetto delle regole per chi fa parte del club europeo. Non è una sua barzelletta.
    Però se ti chiami Italia, DEVI rispettare le regole. Se ti chiami Germana o Franca, si possono chiudere entrambi gli occhi e la bocca.
    Ma cosa centrerà mai il club presiduto dalla Lagard con il club europeo ?
    Purtroppo la Farnesina è sede vacante.

  • Ecco il soft power all’italiana:
    Il risultato netto relativo all’esercizio [della Società Dante Alighieri] chiuso al 31 dicembre 2017 è pari a euro 1.386.451.
    Possiamo brindare a champagne, ma anche a whisky.
    In questi giorni la la ministra degli esteri ruandese di Paul Kagame ….. è stata nominata presidente della Organizzazione internazionale della Francofonia. Ha un bilancio (2014) di 85 milioni di euro.

  • Brigitte, è conclamato, ha il soft power.
    Ha fatto sapere che la vendetta è un piatto che si serve freddo: si vendicherà nei confronti di chi, durante la campagna elettorale presidenziale, ha messo in giro la voce sulla presunta omosessualità del maritino gallo col galletto.
    Siamo sicuri che la valigetta nucleare dell’Hardissimo Prover sia in buone mani durantela notte?
    P.s. Con la premier dam (qui si scrive così) non ci si annoia.
    Sarebbe molto meglio Brigitte come presidente, che quello stoccafisso che si ritrovano: almeno le risate sarebbero assicurate. Con quell’altro viene solo da piangere.

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