Analisi del voto delle regionali: “Matteo stai sereno”.

Manca ormai una manciata di sezioni che, a questo punto, sono totalmente ininfluenti rispetto al risultato finale, per cui possiamo, pur con un minimo di approssimazione, fare un ragionamento più compiuto sull’accaduto e partiremo da un ragionamento sui numeri assoluti.

Nelle sette regioni considerate i vito validi espressi sono stati 2.130.000 circa, l’anno scorso (arrotondando per comodità) furono 4.260.000 dunque, il numero è letteralmente dimezzato. In minima parte questo è dovuto a fluttuazioni demografiche, ma nella quasi totalità si tratta di un astensionismo aggiuntivo a quello già abbastanza alto degli ultimi anni ed, in diverse regioni, i votanti sono scesi sotto il 50%. Ormai si è presa l’abitudine di non comunicare il numero delle schede bianche e nulle, per cui non sappiamo quanto in questo dimezzamento incida questa componente.

Confrotando i risultati delle quattro maggiori formazioni politiche (al netto dall’integrazione presumibile dei voti delle civiche di fiancheggiamento), si ottiene che:

-il Pd ha perso 2.130.000 voti (passando dai 4.262.000 dell’anno scorso ai 2.129.000 di domenica, una perdita esatta di 1 elettore su due)

-il M5s ha perso 885.000 voti (passando da 2.208.000 a 1.323.000)
Forza Italia ha perso 883.000 voti (passando da 1.787.000 a 954.000)

-solo la Lega ha aumentato i suffragi di 344.000 unità (da 511.000 a 855.000).

Ma, come si sa, c’è stato il fenomeno delle civiche fiancheggiatrici (particolarmente rilevante in Puglia e Campania) per cui, applicando uno scorporo prudenziale di 1/3 dei loro voti otteniamo di dover aggiungere:

– al Pd 450.000 voti circa (per cui la flessione si riduce  a circa 1.700.000 voti)

– a Fi circa 160.000 (in gran parte in Campania; la flessione si riduce a 720.000 voti)

– Il M5s, come è noto, corre sempre senza liste apparentate per cui il dato resta il precedente

– alla Lega occorre aggiungere i 427.000 della lista civica per Zaia ed una lista minore sempre in Veneto, ed, anche se in questo caso lo scorporo di 1/3 sembra eccessivo, applicando per uniformità questo criterio, otteniamo circa 300.000 voti in più che vanno ad aggiungersi ai 344.000 voti in più del calcolo precedente.

Passiamo alle percentuali sul totale delle sette regioni (nella prima voce consideriamo il voto secco del partito, fra parentesi  quello con l’integrazione dei 2/3 delle civiche di fiancheggiamento):

-Pd   24,91% (30,55%)

-M5s  15,48% ( 15,48%)

-Fi  11,16% (13,03%)

-Lega 10,01% (13,11%)

Rispetto alle elezioni di 1 anno fa:

-il Pd, che aveva il 41,49%, perde il 16,58%, perdita che si riduce all’11,2% se teniamo conto della quota presumibile delle civiche fiancheggiatrici

-il M5s, che aveva il 21,49%, cala del 6,01%

-Fi, che aveva il 17,39% scende al all’11,16%

-La Lega sale dal 4,97% al 10,01%

Questo il quadro. Primo dato: l’impressionante aumento dell’astensionismo, tanto più rilevante quanto si consideri che questo nuovo flusso in uscita dal voto valido ed espresso arriva dopo solo un anno da quello imponente delle europee a sua volta succeduto 15 mesi dopo il calo più contenuto delle politiche.

Certamente, nelle elezioni amministrative c’è un calo fisiologico rispetto alle politiche, quando si mobilitano anche i meno “partecipanti” (un po’ come quelli che seguono il calcio solo in occasione dei mondiali), però qui non siamo nei limiti del fisiologico, sia perché ad ogni turno elettorale scende il numero dei votanti e non c’è recupero nelle successive, sia perché il fenomeno tocca livelli pericolosamente prossimi al punto di rottura. Una parte dell’astensionismo –diciamo fra il 10 ed il 15%- è fisiologico (impedimenti temporanei, età troppo avanzata ecc.), ma la quota eccedente va assunta come il segnale di un malessere politico che può produrre dinamiche sistemiche molto pericolose.

In primo luogo dal punto di vista della legittimazione delle istituzioni: quale legittimazione ha un governo scelto dal 30-32% di votanti che a loro volta sono meno della metà degli aventi diritto? Un governo espressione del 15-16% del corpo elettorale può benissimo giovarsi dell’ortopedia di un sistema elettorale che gli consegna il 54% dei seggi, ma che peso politico ha?

Ma, si dirà, “negli Stati Uniti…”: l’Europa non è gli Stati Uniti e qui le cose si valutano con un metro diverso. Questa tendenza è destinata a sfociare in una rottura oggi imprevedibile nelle forme ma intuibile nella gravità. La casta politica tende a rimuovere il problema con il solito ipocrita fervorino televisivo nella mezz’ora di attesa delle prime proiezioni, dopo di che tutto torna come prima, come se una fetta dell’elettorato avesse deciso si suicidarsi o di fare voto di astensionismo  anche per le successive votazioni: “Meglio! Meno siamo e meglio stiamo!”.

E’ un calcolo imbecille che non capisce che se fasce così consistenti di elettori si astengono non dipende da un disinteresse per la politica, ma da una profonda insoddisfazione per l’offerta politica. Dopo di che, può accadere che all’improvviso si materializzi un flusso a favore di un partito antisistema che potrebbe avere anche forti connotazioni autoritarie e di destra. O magari potrebbero prendere corpo forme di protesta molto dure. Dobbiamo pensare al terrorismo o a forme di lotta armata? Non credo: ci sono anche modi diversi per manifestare la propria profonda insoddisfazione verso il sistema politico: nuove più forti ondate di “forconismo” o di forme di lotta come il blocco di autostrade o jacquerie urbane; oppure un improvviso e massiccio sciopero fiscale, o altre forme di disobbedienza civile. Il che non sarebbe affatto negativo se avesse un indirizzo democratico e di sinistra, ma, in situazioni di questo tipo, è più facile che tutto questo finisca per avere caratteristiche opposte.

Dunque, smettiamola di guardare a questo fenomeno come ad una innocua tendenza fisiologica di adattamento a trend internazionali (cioè americani) di cui non c’è ragione di preoccuparsi, ed assumiamo il problema politico per la sua effettiva gravità.

Il punto è che l’offerta politica non soddisfa le richieste di una fascia che ormai si avvicina alla metà del corpo elettorale. Questo è un dato che dovrebbe preoccupare in particolare il M5s che, nel 1013, sembrò rappresentare ilo canale di rientro dall’astensionismo e che, invece, nei turni del 2014 e 2015 sembra non solo non esserlo più, ma essere accomunato agli altri partiti fra quanti versano il loro obolo al crescente astensionismo. Il risultato odierno non è affatto cattivo se si pensa che il M5S non ha una struttura adeguata ad affrontare elezioni locali che gli vanno regolarmente male e se si considera che, in questa occasione, Grillo non si è speso; dunque ha di che rallegrarsi. Questo, però non toglie che c’è una zona d’ombra con cui deve misurarsi: se la percentuale complessiva (quel 15,48%) non è negativa, tutto considerato, colpisce negativamente il fatto che essa sia stata ottenuta su una percentuale di votanti così inferiore e quegli 885.000 voti che mancano all’appello non sono da sottovalutare e pongono al M5s il problema del quanto la sua proposta politica e la sua strutturazione organizzativa siano adeguate alla domanda dei troppi che non votano.

Per il resto (sarò più dettagliato in seguito) i dati dicono con molta chiarezza cinque cose:

a- il paese si sta spaccando in due più che mai: tutto il Sud è in mano al centro sinistra, ma gran parte del Nord torna nelle mani del centro destra e d’ora in poi potremmo assistere ad una ripresa delle tendenze centrifughe dall’unità nazionale.

b- fine del bluff renziano e rientro del Pd nei suoi confini strutturali (anzi peggio visto che, soprattutto nelle regioni centro settentrionali il Pd renziano scende sotto i livelli dell’era Bersani e che proprio le candidate renziane Paita e Moretti sono quelle che fanno peggio). Il successo delle europee fu un accidente momentaneo dovuto al collasso di Scelta civica, al brutale calo berlusconiano ed alla passeggera sensazione di novità rappresentata da Renzi che, però, vinse più per demerito degli altri che per merito suo. Il progetto di Partito della Nazione non esiste più, anche se il Pd non ha ancora uno sfidante credibile

c- Berlusconi è davvero alla fine, anche se il risultato gli consente di allungare un po’ l’agonia,

d- ci sono timidi accenni di ripresa del centro, anche se non emerge ancora un polo catalizzatore

e- la Lega cresce –unica- ma non va oltre i suoi limiti strutturali di partito nordista.

Più avanti esamineremo nel dettaglio ciascuna di queste tendenze.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (31)

  • Giannuli mi scusi, ma dire che “Il risultato odierno non è affatto cattivo se si pensa che il M5S non ha una struttura adeguata ad affrontare elezioni locali” è nascondere la sconfitta di una strategia, a mio parere. Da dove deve iniziare un partito a conquistare consensi se non nel territorio, costruendo la sua struttura dalle situazioni locali? Questa è un’implicita ammissione che il M5S è un partito di carta e che le sue parole d’ordine Legalità Onestà ed Efficienza (dalle quali ad onor del vero si sta un po’ distaccando) in realtà sono a-politiche e non a-partitiche perchè non rappresentano in sé nessuna classe o gruppo sociale (anche Eichmann rispettava la legge ed era onesto ed efficiente).
    Il M5S è riuscito a perdere in Liguria, la terra del suo fondatore, contro Toti. Possibile che la sua classe dirigente (se esiste, al di là del duo G&C) non si faccia qualche domanda? O sono contenti lo stesso perchè l’Italicum gli dà più di una possibilità di vincere con una manciata di voti, in un modo che definire antidemocratico è un eufemismo?

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    Gerardo D'Ambrosio

    Sarebbe interessante analizzare nel dettaglio la composizione anagrafica e sociale del partito dell’astensione. Per esempio, in che misura i più giovani (ossia dai 18 ai 25 anni) sono poco interessati alla politica? O almeno, alla politica istituzionale? Non perché le nuove generazioni siano disimpegnate, come spesso insinuano i media più faziosi, ma perché adottano forme di espressione politica diverse dal voto dato ad un partito.

  • Esatto: “Meno siamo e meglio stiamo!”
    Questo è il pensiero dei grandi partiti, del PD in particolare, e non è affatto un “calcolo imbecille”. Dal loro punto di vista è effettivamente meglio, tutto è più facile da controllare, e la legittimità è un problema esclusivo degli elettori delusi.

  • Bisognerebbe insistere per far capire questo messaggio:
    Se vuoi “non votare” devi andare a votare… un partito insignificante.
    Esempio:
    In un villaggio hanno diritto di voto 40 persone.
    a) votano 10
    4 PD – 4 FI – 2 Lega
    Risultato 40% PD – 40% FI – 20% Lega
    Governano e in modo forte
    b) votano 20
    4 PD – 4 FI – 2 Lega – 10 per partitini (voto disperso)
    Risultato 20% PD – 20% FI – 10% Lega – 0,… partitini
    Probabilmente non riescono a governare
    c) votano 40
    4 PD – 4 FI – 2 Lega – 30 partitini (voto disperso)
    Risultato 10% PD – 10% FI – 5% Lega – 0,… partitini

    Glie l’hai messo….

    Se stai a casa vale il punto a) e te lo sei messo…

    • … in culo. È quello che ho provato a spiegare ai miei amici (ne ho scoperti tanti) che non sono andati a votare “per protesta”. Cmq non condivido la paura del prof. di una deriva antisistema forte. Gli italiani sono dei pecoroni e gli anni di piombo furono un fenomeno delinquenziale e basta.

  • Gentile A. Giannulli, mi chiedevo perche` l’astensione ad ogni elezione non vari di molto da regione a regione, ma piuttosto si aggiri intorno a un un valore medio.
    Grazie

    • Perchè la media degli italiani è quella: siamo tutti dei gran @@@@@@@ e non dico altro. Dal Nord al Sud gli italiani quelli sono.

  • Commenti molti interessanti. Come scrissi già due anni fa per le elezioni 2013, la tendenza é quella di avere un partito europeista (destra o sinistra diventano qualificazioni secondarie e variabili), che ha la funzione di interlocutore tra il cervello (Bruxelles) e le articolazioni nazionali, diciamo federalista, e movimenti nazionali di opposizione (Lega Nord) secessionisti (un tempo la secessione era da Roma, ora da Bruxelles) oppure antiistituzionali, nel senso che rifiutando le istituzioni esistenti ed i meccanismi istituzionali finiscono per diventare essi stessi un’istituzione ben diversa (M5S). Concordo che la situazione delle scorso anno fu anche determinata da fatti contingenti (ed infatti stonava con il contesto europeo). Credo che questa chiave di lettura, centro Bruxelles, periferia Roma, andrebbe meglio ponderata. In questo senso ha ragione Riccardo; se chi é “secessionista” da Bruxelles o antiistituzionale, nel senso che non apprezza le istituzioni esistenti e vorrebbe altro non riesce ad affermarsi a partire dal contesto locale, diventa poi difficile che possa avere un ruolo ulteriore su scala più vasta.

  • …Lei scrive: <> cosa significa per lei? Lo chiedo senza spirito polemico. Rappresento una testimonianza residuale del Marxismo, e con dispiacere mi riconosco più nel linguaggio e nei contenuti di Marie Le Pen o di Victor Orban che di Landini, Cofferati, Camusso, Vendola….per me essere di sinistra è diventato innanzitutto resistenza contro il capitale globale.

  • Nella valutazione del voto per il PD distinguerei la prospettiva del partito (insoddisfacente pareggio) da quella dei renziani (sconfitta che potrebbe assumere toni ancora più cupi nelle prossime settimane). Perché, come si dice nell’articolo, il PD ha perso proprio nelle Regioni in cui la candidata apparteneva alla corrente del Presidente del Consiglio e quindi rappresentava in ciascuna regione una scommessa fatta da Renzi: la Liguria era il tentativo di verifica di poter fare a meno del resto del partito; il Veneto era la prova del nove dell’estetica renziana come strumento politico sufficiente ad affermarsi indistintamente in tutt’Italia. Due sconfitte che ereditano la prepotenza delle scommesse da cui nascono. La Campania invece è una vittoria che potrebbe rovesciarsi nel suo contrario, ovviamente qualora De Luca venisse dichiarato ineleggibile, perché sarebbe proprio la visibilità ottenuta dal successo a dare alla vicenda un risalto che altrimenti non avrebbe. E visto lo squallore con cui fino ad ora è stata gestita la questione, si può presumere che il renzismo assommerà un’altra affinità con il peggior berlusconismo.
    Concordo anche con la valutazione di risultato “contraddittorio” per i 5 stelle: una sostanziale compensazione di dati positivi e negativi che può risultare frustrante perché segue ad una serie di sconfitte elettorali, ma che mette in luce delle consistenti possibilità di ripresa (tendo conto anche del momento di difficoltà di tutti gli avversari ad eccezione della Lega).

  • Professore,è plausibile che l’entrata in vigore dell’Italicum,data la sua vocazione maggioritaria, possa avere un qualche effetto sull’offerta politica (nel senso di una sua riduzione)?

  • Non crede che questa tornata elettorale ci consegni anche una conferma della crisi a sinistra del PD? A parte il caso peculiare della Liguria, non mi sembra che, in generale, la sinistra c.d. radicale sia andata così bene. Francamente – giusto per fare un esempio – il 6% della lista Sì-Toscana a sinistra non mi pare un gran successo, a fronte, soprattutto, del risultato della Lega. Forse che a sinistra è arrivato il momento di affrontare senza supercazzole e contraddizioni, e con meno timidezza, il tema della legalità, inteso però a 360 gradi, ossia contemplando anche la c.d. microcriminalità e i connessi profili essenziali della sicurezza, della certezza della pena e, più in generale, dell’effettività del sistema di giustizia penale? Con serietà e oggettività, dunque senza confondere costantemente (in)sicurezza e immigrazione, si potrebbero sottrarre questi temi – molto sentiti e, direi anche, materialmente percepiti pure dalle gente di medio/bassa estrazione sociale – alle derive populistiche e demagogiche della destra (soprattutto leghista). E, forse, la “sinistra”, potrebbe apparire un po’ più credibile. Anche perché, a mio avviso, una siffatta impostazione non sarebbe incompatibile con la possibilità di continuare a predicare politiche d’integrazione e giustizia sociale.

  • Ho letto e concordo con l’analisi . Nella mia abituale esplorazione mattutina delle notizie tra i vari siti , in Ansa ho trovato l’analisi del voto delle regionali fatta dall’Istituto Cattaneo (da vecchio ex libraio ne conoscevo la vicende in seno alla editrice Il Mulino).Sostanzialmente i dati elaborati dall’Ist.Cattaneo(desunti dal Ministero dell’interno) e quelli sopra riportati sono molto simili con leggeri scostamenti.Quale migliore occasione , per avere materiale di prima mano , se non quella di prenderlo direttamente sul campo?Con l’incarico di rappresentante di lista del M5Stelle (simpatizzante in Selvazzano Dentro ) ho seguito lo svolgimento del voto in tre diverse sezioni , per un totale di oltre 15 ore , seguendo anche lo spoglio fino alla fine. I dati da me rilevati si possono brevemente esporre in alcune considerazioni. Ho constatato una “forte” riduzione della fascia elettorato giovanile (18-25 anni/ rispetto a mio rilevamento in politiche 2013).La fascia di elettorato anziano (oltre 50-60 anni ) è aumentato leggermente ,elettorato intermedio (25-50 anni)in leggera diminuzione . Nella mia funzione , ovviamente , non potevo rilevare le età precise . Su un totale di 1489 elettori lo spoglio ha rivelato schede nulle : 18 – schede bianche solo 8 .

    • i leggeri scostamenti fra il mio pezzo ed i calcoli del Cattaneo sono conseguenza di due cose:
      a. io ho lavorato quando mancavano un pugni di sezioni (cosa che dico all’inizio) ininfluenti ai dini dell’alalisi generale, ma che possono produrre, appunto, queste piccole sbavature
      b.ho leggermente arrotondato i dati per evitare cifre fratte (824.876 che diventa 825.000 ) che di solito infastidiscono e distraggono il lettore che voglia fare a mente qualche calcolo per suo conto

      Le bianche e le nulle di quel gruppo di sezioni ammontano all’ 1,75%, un valore in sè modesto ma non irrilevante (poi, in alcuni seggi c’è la bella abitudine di “dividersi” le schede bianche fra gli scrutatori e votarle)
      Interessante notare il leggero aumento degli anziani che restano la “roccaforte” della partecipazione: persone che hanno sempre votato in vita loro e che lo faranno sempre sin che gli sarà possibile, questop però peggiora la situazione, perchè significa che man mano che le classi di età più avanzate andranno estinguendosi per ragioni naturali, il tasso di astensionismo crescerà ulteriormente.

  • La butto lì: ma non è che l’astensionismo sia frutto di una sostituzione della partecipazione politica con un consumismo sfrenato? Prodotto di trent’anni di liberismo che hanno atomizzato la società(un po’ in direzione del vecchio auspicio thatcheriano)?

    • ci può stare un po’ tutto, anche il discorso del rifiuto del prodotto politico offerto. Per battuta si potrebbe dire che c’è un elettorato attivo, un elettore passivo di primo grado (chi non voto perché non ama il prodotto) ed un elettorato passivo di secondo grado (chi pur non essendo amato viene eletto). In realtà il fenomeno astensionistico credo che si inizi a registrare dalle elezioni del 1979, quindi per prima degli effetti del thatcherismo… Purtroppo però bisognerebbe avere una conoscenza sociologica comparata del fenomeno che non posseggo per fare un’analisi sovranazionale delle ragioni dell’astensionismo

  • Se nord e sud seguono schieramenti differenti, viene detto, si accentua la divisione nazionale. Ma questo presuppone che la ” sinistra ” sia davvero diversa dalla destra, cioè che il Pd sia un partito di sinistra. Ora, Lei, Giannuli, non la pensa così. Dunque?

  • il ministero del interno pubblica questi dati: non tutte le regioni pubblicano le schede bianche e nulle. La Puglia le accorpa come voti non validi, Campagna e veneto, non li ho trovati. Chi li pubblica le bianche sono circa un terzo delle nulle e sommate sono circa il 4% dei votanti.

    Recuperare l’astenzionismo? Se non migliora la qualità del dibattito politico e del confronto tra organismi politici e cittadini, la vedo dura che la gente partecipi anche se introducessero meccanismi di quorum per la validità dell’elezione )-:

  • Buongiorno prof. Giannuli,

    sono piuttosto scettico che l’astensione di oggi sia il preludio di una rivolta domani. In realtà si tratta di una pura e semplice mancanza di responsabilità da parte dei cittadini: se non ti piacciono i partiti di oggi, il rinunciare votare e basta non è una forma di protesta. Chi non vota non si impegna nemmeno a scendere in piazza, a creare movimenti o associazioni, a far nascere forme nuove di aggregazione. Sostanzialmente il non-voto “per protesta” è una pura e semplice rinuncia alle proprie responsabilità: “l’Italia va male ma non è colpa mia, è colpa dei politici che io non voto!”. Tipico di una mentalità infantile: non è colpa tua, ma tu astensionista che cavolo fai per cambiare le cose?

    La prova del nove è la gravissima crisi che sta vivendo in questi anni l’associazionismo. Quando ero bambino la mia città pullulava di associazioni di volontariato, di loro sedi che s’incontravano nei portoni dei condomini, ogni giorni vi erano iniziative concrete. Adesso molte sono scomparse e quelle che sopravvivono campano di pochi attivisti, spesso non giovani. In compenso si vedono in giro decine di ragazzi attaccati allo smartphone, all’i-pad, al tablet.

    Il problema dell’astensione dal voto non è politico. E’ antropologico, ed è indotto dalla mentalità del consumismo. Per risolverlo non basta un’azione di governo o un movimento di protesta tipo M5S o equipollente. Ci vuole un cambiamento culturale di dimensioni epocali, che non può prescindere da una crisi economica grave. Finché nei negozi ci sarà la fila per comprare lo smartphone non ci sarà nessun cambiamento di rilievo.
    Saluti,
    Marco

    • io, non votando, non faccio niente per la società. probabilmente non andrò in paradiso,se il fine di questi stupidi discorsi cattolicheggianti è il senso di colpa.
      ma almeno non faccio danni votando a cazzo di cane. ad esempio renzi non è arrivato certo per colpa mia, per colpa di chi ha votato pd, e per colpa di chi ha votato m5s, facendolo arrivare al 25%. dato che si tratta di un partitoinutile, buono solo per spaventare chi non lo vota, e che ha prodotto solo ulteriore stagnazione politica e, guarda caso, ulteriore astensionismo. quindi, piuttosto che buttare merda su metà degli italiani, sarebbe meglio provare a chiedersi perchè la gente trova più efficace stare a casa che votare il partito di grillo.
      chi non vota m5s la risposta già la sa: perchè è un’opposizione che non serve a un cazzo, che non ha fatto un cazzo e che non farà un cazzo,e se andrò all’inferno perchè il m5s è un partito di merda non ci posso fare nulla

  • La democrazia se non promuove l’ aspirazione alla giustizia, se non promuove la lealtà e solidarietà alla istituzioni, alle leggi, ai cittadini e tra i cittadini, allora non esiste.
    Se la democrazia non fornisce un coagulo ideale all’interno del quale un popolo possa riferirsi a se stesso come sacro, come nazione, allora la democrazia non esiste.
    Se quanto su affermato è vero, le elezioni in Campania dimostrano che quel popolo non sa che farsene della democrazia, non la capiscono e non vogliono capirla, con cinismo imbelle la disprezzano e la calpestano.
    Tutti sapevano e quindi è stato un voto chiaro e consapevole alla camorra, alla corruzione, al malaffare e contro la democrazia.
    Non faccio distinzioni tra chi ha votato consapevolmente la camorra e chi si è astenuto anzi, se proprio dovessi distinguere direi una punta di disprezzo in più a chi si è astenuto.
    Ma di quale proposta politica si vuole parlare quando si ha di fronte un volgo simile?
    Mi piacerebbe tanto venire su questo blog e dire a Gherardo Maffei : ” Vedi? Attraverso la democrazia il popolo ha fatto giustizia! ” e invece eccomi qui, pieno di amarezza, a dare ragione a Maffei, che, bisogna riconoscerlo, su questo punto almeno ha ragione da vendere.

    • e il nord? non mi sembra che la lega brilli per onestà, forse è messa peggio pure di de luca, se si sommano mutande, oro in tanzania, belle collaboratrici. il voto di scambio è vivo e lotta insieme a noi e meno votanti ci sono più il voto di scambio conta. e perchè ci sono meno votanti? perchè il m5s non attrae gli astenuti anzi li fa astenere ancora di più. d’altra parte, se l’alternativa a un disonesto è gente come dibattista, è comprensibile che venga preferito il disonesto.

  • Credo, forse sbagliando, che le analisi restino una prerogativa per tempi in cui lo scenario sia definito e, in qualche modo, prevedibile.
    Quel che invece si nota con una certa evidenza è che le varianti possibili sono infinite. Mi spiego meglio: la crisi di affezione al voto c’è, e il fatto che l’astensionismo avvenga su una competizione elettorale localistica la dice lunga su quanto anche il clientelismo di prossimità, o il familismo, non siano più un collante adeguato.

    Resta pur sempre il fatto però che anche nella migliore delle democrazie possibili, con la miglior leadership possibile (e direi che non è il caso italiano), le geopolitica del caos in cui gli Stati Uniti hanno fatto sprofondare il mondo sia di per sé un fenomeno incontrollabile e dagli esiti imprevedibili.
    Si aggiunga che l’Italia è a pieno titolo nella UE, ovvero una struttura costituzionalmente indefinita che nello scacchiere del mondo è un nano politico.

    Per dirla con la battuta di un vecchio film: “Potrebbe andar peggio, potrebbe piovere…”

  • Domanda di carattere tecnico:
    Prof. Giannuli é possibile segnalare link ai contenuti di questo sito nei vari blog o forum?
    Grazie e Buona Giornata

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