Che facciamo: amnistia, indulto, o lasciamo tutto come sta?

Alla sensibilità umana di chi ha scoperto all’improvviso che le carceri sono ridotte ad inferni, non crederemo mai. A luglio avevo scritto su questo blog che una delle manovre per salvare il Cavaliere sarebbe stata l’amnistia e, puntualmente, Pannella, Napolitano, Letta ecc, stanno recitando un copione prevedibilissimo. Chissà come mai, una situazione notissima da anni ed ignoratissima da altrettanto tempo, all’improvviso inumidisce l’augusto ciglio del Capo dello Stato… Dunque, la cosa non ci incanta.

Però, se i nostri avversari hanno sei dita di pelo sullo stomaco e sfruttano la sofferenza di migliaia di persone, per i loro indecenti giochetti di potere, noi non possiamo fare altrettanto, solo perché, all’opposto, non vogliamo fare favori al Cavaliere. Anche perché, il Cavaliere, per l’età, in galera non ci andrà, ma farà i servizi sociali o sconterà la pena in una delle sue sfarzose magioni, servito e riverito da legioni di domestici. In galera ci stanno gli altri.

Il problema c’è: è inaccettabile che in un paese civile la gente stia ammonticchiata nelle carceri come rifiuti umani in una discarica. Non facciamoci venire pruriti giustizialisti, che sono sempre sbagliati. Certo la legalità è un valore, ma mi sembra di ricordare che amnistie, indulti ecc sono espressamente previste dalla Costituzione, per cui non mi pare che siano incompatibili con il principio di legalità, a meno di sostenere che la Costituzione sia illegale! Certo, si tratta di misure straordinarie di politica penale, di cui occorre non abusare, mentre spesso se ne fa un uso sconsiderato.

Partiamo da una cosa: in questo paese non ci sono poche carceri, ci sono troppi detenuti. Quando, su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti, c’è una popolazione carceraria che oscilla intorno alle 70 mila unità, e l’affollamento carcerario segna una presenza di 151 detenuti per 100 posti disponibili, mi pare che ci sia qualcosa che non va.

I fanatici del verbo giustizialista immaginano che la capacità repressiva dello Stato sia infinita e sognano una società in cui ad ogni comportamento deviante corrisponda un reato, ad ogni reato una azione del pubblico ministero ed, a ciascuna di essa, una condanna da scontare dal primo all’ultimo giorno. E, se i detenuti sono troppi, si costruiscono più carceri. Cari amici, toglietevi dalla testa che questo sia possibile: ogni Stato ha una capacità repressiva teorica massima fissata dalla sua capacità di spesa, che determina non solo il numero e lo spazio delle carceri, il numero degli agenti di polizia penitenziaria e le spese di mantenimento dei detenuti, ma anche il numero di agenti di polizia giudiziaria, di magistrati penali, di cancellieri, di tribunali ecc. senza di cui non ci sarebbe alcuna giustizia penale. Per cui, data una determinata capacità repressiva, si sceglie quali reati perseguire e con quale severità.

Personalmente sono un fautore dell’obbligo costituzionale dell’azione penale, ma non mi illudo affatto che poi effettivamente ad ogni denuncia segua una reale azione del Pm, soprattutto se il codice ha troppe pretese.

Venendo al concreto, in Italia ci sono troppi detenuti perché? Se andiamo a vedere le statistiche vediamo che il reato più frequente fra i nostri detenuti è il consumo o lo spaccio di sostanze stupefacenti: siamo sicuri che sia una scelta assennata? Mi pare che dopo messo secolo di proibizionismo delle droghe il problema non si sia affatto risolto, anzi ormai è diventato endemico ed il proibizionismo serve solo a regalare alla malavita uno dei suoi più grossi affari.

Poi ci sono reati come quello di immigrazione clandestina che combina più guai che altro (anche se personalmente non so quanti siano i detenuti per questo reato). Poi ci sono una marea di reati bagatellari (ricordo che questo è un paese nel quale un magistrato ha avuto il coraggio di dare seguito ad una azione penale e condannare una vecchietta per un furto di ben 20 euro di merce!) che, magari per sommatoria, determinano periodi di detenzione neanche tanto brevi.

Al contrario mi pare che di politici ed amministratori corrotti, bancarottieri, poliziotti assassini, padroni che hanno disatteso le norme sulla sicurezza nei cantieri  ecc. non è che ci sia una gran folla. Insomma: è possibile che dobbiamo tenerci reati di infima pericolosità sociale (ingiuria, percosse, diffamazione ecc.) e non riusciamo ad introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento penale perché poliziotti e carabinieri non si possono toccare?

Poi abbiamo ben il 40% dei detenuti che sono in attesa di giudizio definitivo e magari, se la giustizia fosse un tantino più celere di quella della Repubblica centrafricana (considerato che una parte di essi risulterà assolta in via definitiva) anche questo potrebbe decongestionare un po’ la situazione.

Ora è chiaro che l’amnistia non risolve il problema, ma al massimo cura solo il sintomo ed il sovraffollamento tornerebbe ad esserci dopo qualche mese (come è già successo nel 2006 con l’Amnistia di Mastella, i cui effetti cessarono già dopo sei-sette mesi)

Per cui, più che amnistie ed indulti, noi abbiamo bisogno di ricalibrare il nostro sistema di pene e di delitti, di ripensare la nostra procedura, di depenalizzare comportamenti che oggi sono reati e di estendere il sistema di pene alternative ad altri reati. E questo dovrebbe essere l’obiettivo strategico.

Però, nel frattempo non possiamo tenere in queste condizioni decine di migliaia di esseri umani, che saranno pure dei criminali (e magari non tutti), ma non sono degli animali. Dunque, qualcosa occorre fare subito.

Lo so: non è la soluzione del problema, è solo un modesto palliativo che non cura la malattia, siamo d’accordo. Però, quando avete la febbre a 40, prendete un antipiretico che non è un curativo ma solo un sintomatico, perché, la malattia va curata, ma intanto occorre abbassare la febbre. Ecco: siamo in un momento in cui occorre abbattere la temperatura.

Ma come si fa con il Cavaliere? Quagliariello già dice che non si può fare l’amnistia escludendo un particolare cittadino. E non ha tutti i torti, perché, dopo le leggi ad personam, non possiamo fare le amnistie contra personam. Certo, basterebbe condonare alcuni reati e non altri (ad esempio i reati finanziari come la frode fiscale o altamente disonorevoli come l’avviamento di minori alla prostituzione, tanto per fare qualche esempio a caso). Il fatto è che il Pdl non voterebbe mai un provvedimento di clemenza che non sia specificamente mirato a salvare il suo augusto leader e dei detenuti non gli importa assolutamente nulla.  Ma, siccome la Costituzione prevede la maggioranza qualificata per le leggi di indulto o amnistia, senza il loro voto non se ne fa nulla.

Allora come salviamo la capra della povera gente in carcere ed il cavolo del non favorire il Cavaliere? Una prima soluzione può essere quella di un indulto che cancelli parte della pena consentendo ad un bel po’ di detenuti di uscire, però lasciando in piedi le pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici. Tanto, in ogni caso, il Cavaliere la prigione non la vede neanche da lontano e quello che conta è che si tolga dai piedi. Ovviamente, il Pdl o come diavolo si chiama, potrebbe opporsi anche a questo, pretendendo un pieno salvataggio del Cavaliere. Però se ne assumerebbe la responsabilità davanti a tutti, chiarendo che non è la situazione delle carceri quel che gli preme, ma la salvezza di quel delinquente (possiamo dirlo, trattandosi di un condannato definitivo) del suo capo.

Poi si potrebbe lavorare ad un’opera sistematica di depenalizzazione sia per via ordinaria che referendaria. E nel frattempo quelli che stanno in carcere che fanno? Ci sono due strade che si possono seguire con procedura ordinaria e maggioranza semplice che, quindi, non richiede  il  voto del Pdl: un provvedimento di legge che allarghi la discrezionalità della magistratura di sorveglianza di anticipare la fine della pena o di passare a trattamenti alternativi.

La seconda strada è che il signor Presidente, che è così sensibile alla situazione delle carceri, di fronte al comportamento strumentale di una parte del Parlamento (strumentalità che ovviamente lui deplora dal profondo del suo animo) potrebbe usare con molta più larghezza il suo potere di grazia e soprattutto di commutazione delle pene considerando l’emergenza. Vediamo…

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (18)

    • Cominciamo col precisare che nel 2006 fu varato solo un mini indulto senza alcuna amnistia (l’ultima risale al 1990!). Proseguiamo ricordando che un liberale e garantista come Pannella, non solo dai tempi di Tortora (“ero liberale perché ho studiato, sono Radicale perché ho capito”) non ha alcun bisogno di combattere pro o contro Berlusconi una battaglia solitaria (Pdl e Silvio cercano soluzioni più mirate e meno impopolari) del tutto coerente con le depenalizzazioni antiproibizioniste citate da Giannuli e sempre proposte proprio da Marco. Finiamo osservando che le stesse ragioni logistiche evidenziate da Aldo (insieme alla ratio di una riforma in senso accusatorio del sistema penale) depongono a favore di un esercizio discrezionale dell’azione penale e contribuiscono a spiegare perché l’amnistia e l’indulto servirebbero proprio a riportare nell’alveo della legalità (ordinaria, costituzionale e comunitaria dalle cui giurisdizioni competenti siamo formalmente condannati) un’amministrazione della giustizia patologicamente rallentata dal carico delle pendenze e un’appendice carceraria tanto formalmente criminale quanto negli effetti criminogena. Tutto questo, come al solito, è denunciato e contrastato, non solo a chiacchiere, solo da Marco Pannella.

  • Mi sia lecito anzitutto dare un contributo all’analisi di Aldo Giannuli per mezzo d’una visione psicoantropologica del reato e della pena!

    Non c’è pragmatica umana che non sia violenta, illogica ed innaturale: chi se ne fa interprete, in qualche modo, ne fa anche le regole e con esse ha bisogno di stupire i membri della società civile quale portatore di luce e pace. Il signore del giudizio deve a tutti un’immolazione, una vittima, affinché gli osservatori si sentano tutelati contro il male. Le regole diventano efficaci, sacre ed anche gradite unicamente in seguito alla condanna d’un innocente, non perché rientri nel costume dei pubblici tutori del diritto condannare un innocente, ma perché l’innocente, quale uomo vulnerabile e poco pericoloso, si dona alle autorità, legittimandone l’agire, consolidandone il ruolo sociale. Egli è a portata di mano, non si nasconde, laddove il reo fugge. Il reo resta, in effetti, il vero fine di questo insano processo, ma, lungo l’itinerario della pragmatica umana, il reo finisce col divenire un’idea, una specie d’utopia religiosa con la quale si mantiene elevata la tensione verso un fine irraggiungibile.

    Mi pare che la pertinenza alla traccia sia rispettata; in tal senso mi sottopongo all’autorevole giudizio di Aldo Giannuli.

    Io mi permetto di intervenire sull’argomento per cognizione professionale acquisita in un intenso biennio di lavoro presso le carceri siciliane in qualità di Consulente di Analisi del Linguaggio e del Comportamento. Il Progetto, voluto dal Garante per la Tutela dei Diritti dei Detenuti, era centrato proprio sui temi che leggiamo ne “Che facciamo? Amnistia, indulto o lasciamo tutto come sta?”

    L’utenza extracomunitaria incarcerata spinge il ricercatore che si proponga di indagarne l’identità oltre il confine della materia visibile, verso una drammaturgia da Teatro dell’Assurdo, specie se l’oggetto dell’indagine è il sistema Italiano.

    <> (JONESCO, E., 1951, La Leçon)

    Un elemento che desidero portare all’attenzione dei lettori in materia di esistenza carceraria e di “affollamento” ci è dato dall’assenza di un adeguato processo di controllo delle trame psichiatriche che investono un elevato numero di detenuti. Si tratta di una questione che, molto di rado, è presa in esame, ovverosia quella del disagio psicologico e della gestione dello stesso. Orbene, se si associano, con una semplice operazione logica, i dati statistico-documentari forniti da Giannuli (es.: <>), si comprende che il Cavaliere, con o senza cavallo, è solo la fantasmagoria di un’in-comprensione popolare. Torniamo al “disagio”! Nel primo periodo della detenzione il detenuto va incontro alla cosiddetta regressione psicoaffettiva, con esclusione quasi totale degli scambi relazionali; ne segue un periodo transitorio in cui si può consolidare la catatonia o, comunque, l’episodio psicotico acuto; la terza fase, invece, è quella del delirio di innocenza, che viene strutturato con particolare abnegazione anche da chi ha confessato, in precedenza ed apertamente, il crimine. Sono collaterali a queste tre fasi l’incapacità di sopportare l’insonnia, che fa aumentare la richiesta di farmaci ansiolitici e psicotropi, l’angoscia, la vergogna, il pensiero suicidario, l’atteggiamento ossessivo-compulsivo et cetera.

  • questa amnistia è stata un regalo di napolitano a grillo e renzi, oltre che a berlusconi. seconodo ilsondaggio delcorriere della sera l’88% degli italiani sono contrari a tali provvedimenti, chi per un motivo, chi per l’altro. è il caso di dirlo: gli elettori non capirebbero. senza contare che il giorno dopo che il pd vota per l’amnistia cade il governo, dato che si ripresenterebbe la stessa situazione di mastella durante il governo prodi 2, e le destre avrebbero gioco facile nel cavalcare la protesta popolare fomentata ad arte dai media, come peraltro è già successo. la prima soluzione proposta da aldo mi sembra interessante ed applicabile; nell’altro caso napolitano dovrebbe dare la grazia a tutti? certo sarebbe più coerente che dire “armiamoci e partite”, ma sarebbe anche estremamente irrealistico.

  • ovviamente penso che la soluzione sia varare simili provvedimenti solo in un contesto di abrogazione della bossi fini e della fini giovanardi

  • dovrebbe essere modificato il servizio penale, tutti i reati in cui i condannati possono restare ai domiciliari, telefonando e firmando due volte al giorno presso i carabinieri. Personaggi come ligresti & figli o il topo di apartamento. il peso della condanna e la limitazione della libertà dovrebbero essere garantiti per la certezza della pena.
    altrimenti il tutto si trasforma in una farsa e i suicidi in carcere aumenterebbero.

    http://www.corriere.it/cronache/13_ottobre_11/40-giorni-ingiusta-detenzione-san-vittore-vi-racconto-quello-che-ho-visto-0dca50f4-3253-11e3-b846-b6f7405b68a1.shtml

  • E’ la solita soluzione abborraciata ma soprattutto all’italiana, vale a dire che l’unica certezza è che non vi è la certezza della pena.In secondo luogo che i magistrati sono l’unica casta a non pagare mai per i propri errori. Mi ricorda le ricorrenti sanatorie concesse ai clandestini presenti sul territorio, una bella sanatoria e il gioco è fatto, emergono dalla clandestinità e gli si concede un bel permesso di soggiorno.Niente carceri nuove, niente certezze della pena e le carceri come per incanto si svuotano. Salvo riempirsi nuovamente dopo qualche anno, dopodiché si varerà un’altra aministia o indulto perchè puntualmente l’emergenza si ripresenta.Io ipotizzo una soluzione finale al ricorrente problema,far costruire nuove carceri ai carcerati stessi.Non coi lavori forzati perché di questi tempi è politicamente scorretto, ma partendo dal dato di fatto che il lavoro rende liberi chi non lo è,quindi agli stakanovisti sconti sulla pena e premi in denaro ai più solerti costruttori di nuovi stabilimenti penali.

  • Tre brevi riflessioni:

    (I) la condizione del sistema carcerario è uno dei parametri per valutare la “qualità” di una democrazia. Come la distribuzione del reddito.

    Faccio notare che dove c’è socialdemocrazia ci son carceri semi-vuote e niente ergastolo (la solita Scandinavia!).

    La “pena” è compiutamente “fatica” della propria correzione.

    (Il peggio nella classifica tra i paesi ricchi è riservato come sempre alle dittature USA, Russia e Cina).

    (II) Il proibizionismo: non è possibile abolirlo. I business più voluminosi al mondo sono in ordine prostituzione e traffico stupefacenti.

    Come scoprì il primo PM telegenico della storia, il giudice Palermo, il traffico internazionale di stupefacenti è sempre stao gestito parimenti da Servizi, NATO (per ricordare la “piazza” di Sigonella…) e mafie varie… (e magari dai vertici del ROS…).

    Dopo la Sicilia, la NATO ha stabilito dagli anni ’90 i suoi dealer anche in Kosovo (è anche più comodo per la logistica dopo gli investimenti in Afghanistan).

    E tutto sto nero chi lo sbianca? La City? Appunto. Il proibizionismo non si toglie: tutta la plebaglia drogata in galera.

    (III) E il “neorazzismo piddino”? Bhe, non vorremo mica parlare delle politiche razziali vere? Quelle per cui sposti di un km il confino per far iniziare sanguinose faide tra popoli diversi?

    Bhe, la maggior parte della popolazione carceraria è formata da immigrati: chiedete a qualche amico italiano exdetenuto come sono i rapporti tra le diverse nazionalità (domanda retorica, perché le anime belle sono per gli ultimi ma non li frequentano).

    Il razzismo in €U è questo conflitto sociale che si consuma da almeno vent’anni nelle carceri e che si riverserà in strada come in Grecia. Divide et impera.

    Ma non preoccupiamoci delle carceri: verranno privatizzate anche quelle e tutto funzionerà bene come con gli autovelox e i comuni.

  • Bene, in sostanza condivido l’analisi anche se rimane un retropensiero, quello della liberalizzazione della droga ( cosa di cui discutevamo negli anni ottanta tra una briscola ed un tressette ). Vorrei aggiungere un aspetto trascurato forse perché meno nobile. Il nostro Paese ha già subito una condanna definitiva dalla Corte europea lo scorso giugno, per cui deve risarcire 7 detenuti con 100.000 euro, quanto farebbe per tutti i detenuti in sovrannumero?

  • Professore, aveva fatto palese ammenda per la storia della cleptomane punita perlatro in maniera molto lieve, ammettendo, mi pare, che “forse” l’aveva fatta un pò fuori dal vaso… che fa adesso ci ricasca???
    Per il proibizionismo lei ha ragione, però invito tutti a pensare a quante persone per curiosità o sfizio proverebbero (e non solo una volta) l’eroina o la cocaina e non lo fanno solo perchè, essendo proibita non è venduta nella farmacia sotto casa… come inviterei a riflettere a quali risultati la consapevolezza che il fumo accorcia la vita abbia portato nella diminuzione del consumo di sigarette.

    • Mirko= posso aver chiarito qualche punto sulla faccenda del giudice che perde il suo tempo a perseguire poveracci che rubano merce per 20 euro, ma la sostanza rimane: in un paese dove i processi sono eterni, le carceri piene di detenuti in attesa di giudizio mi pare che dare corso ad un ropcesso di entità infima come quello (anche se si trattasse di recidiva, di che stiammo parlando?) sia uno sconcio

  • Caro dott. Giannuli,
    la leggo sempre e concordo spesso con le sue analisi.
    Ma questo articolo parte da presupposti informativi sbagliati.

    Cfr : “Partiamo da una cosa: in questo paese non ci sono poche carceri, ci sono troppi detenuti. Quando, su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti, c’è una popolazione carceraria che oscilla intorno alle 70 mila unità, e l’affollamento carcerario segna una presenza di 151 detenuti per 100 posti disponibili, mi pare che ci sia qualcosa che non va.”

    Sbagliato. Il problema è esattamente il contrario

    Ci sono troppi detenuti in Italia? No.
    Ci sono 112,6 detenuti ogni 100 mila abitanti, meno della media europea (127,7). In Spagna e in Gran Bretagna ci sono molti più detenuti che in Italia (gli USA, poi, hanno 761 persone ristrette ogni 100.000 abitanti).
    E SENZA TENERE CONTO CHE:
    – in Italia abbiamo 3 MAFIE IN UN SOLO PAESE con un numero di delinquenti quindi di gran lunga superiore al resto d’Europa!
    – che il 50 % del malaffare di tutta la UE è in Italia
    – che l’80% dei reati rimane impunito per l’inefficienza/mancanza di personale delle Procure/forze dell’ordine.

    Ma NONOSTANTE tutto questo in Italia abbiamo meno posti in carcere: soltanto 45.700, mentre la popolazione carceraria è stabilmente da anni di 65 mila detenuti.

    Questa è una situazione strutturale, che può essere risolta soltanto con provvedimenti strutturali: utilizzare le carceri vuote, (ce ne sono più di 30 pronte ma mai utilizzate) e depenalizzare alcuni reati.

    Negli ultimi anni sono state varate leggi affolla-carceri: la ex Cirielli sulla recidiva; la Bossi-Fini sull’immigrazione clandestina: la Fini-Giovanardi sulla droga. Solo quest’ultima “produce” un terzo della popolazione carceraria (26 mila su 65 mila). Inutile imporre ogni tanto leggi svuota-carceri se non si interviene prima sulle leggi affolla-carceri.

    PS: E non mi fossilizzerei solo su Berlusconi. L’emergenza carceri, (e quindi la richiesta d’indulto) è periodicamente CREATA AD ARTE per non farci entrare anche QUESTI, (in carcere)
    http://www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com

    Mi dica se conosce una vergogna simile nel mondo civile (per non parlare dei capitalisti italiani, dai Marcegaglia ai Ligresti, Tronchetti, Caltagirone, Ciarrapico che entrano ed escono dai Tribunali)

    Con immutata stima

    Giulio

  • @Mirko G. S.

    Guarda che dire “legale” o “liberamente disponibile” non è la stessa cosa.

    Io capisco che il piddinazzo con lo spinello in bocca che chiede la “liberizzazione” della cannabis perché “non fa male” risulta poco credibile e leggermente in conflitto di interessi.

    Se un imbecille dice un’idiozia per sostenere una causa sacrosanta non significa che la causa non sia sacrosanta.

    L’uso di droga è davastante per la salute di chiunque: per questo va regolamentata dallo stato. O fai come il Clero che preferisce finanziare la ‘ndrangheta?

    Ci son certe cose per cui non esistono “opinioni”: prima bisogna studiare (sì, come i fondamenti di Politica Economica).

    Mi citi un solo sociologo che indichi il proibizionismo come rimedio alle sofferenze sociali portate dai farmaci psicotropi?

    • Santi Numi: osservazione pertinente ma che sottilizza un po troppo. Va da sè che la legalizzazione delle droghe (poi dobbiamo metterci daccordo sul concetto di droga) deve avere una sua regolamentazione, il che non significa sostituirsi all’individuo. Anchetabacco ed alcool (oltre una piccola misura) sono nocivi alla salute e direi anche parecchio, ma, pur con le dovute misure di controllo per evitare che nelle sigarette ci finisca segatura e che le bevande alcooliche siano tagliate con sostanze ancor più nocive come l’etanolo, lasciamo ai cittadini scegliere se fumare e bere alcool ed in che misura oppure no.

  • Santi Numi, forse mi avete un attimo frainteso. Io sono antiabortista al 100% ma non mi sognerei di proibire l’aborto legale neppure se torturato. Vero il proibizionismo non diminuisce il fenomeno. Almeno quello cronico, cioè il numero di quelli che vogliono drogarsi e che se ne fottono altamente se devono andare dal pusher in un quartiere malfamato per comprare la droga. Io però temo, non avendo prove e fortunamente esperienze dirette, che la legalizzazione delle droghe (mi riferisco a eroina e cocaina) potrebbe portare ad un notevole aumento del numero già altissimo dei consumatori di sostanze psicotrope, guadagnando anche tanti salutisti e “bravi ragazzi” tenuti lontano a vario titolo dagli effetti indiretti del proibizionismo. Molto probabilmente di fronte allo strozzamento del volume d’affari mafioso ne varrebbe la pena, tuttavia quando leggo della concentrazione di metaboliti della cocaina nel Po un brivido mi corre lungo la schiena. Per quanto riguarda la regolamentazione (necessaria e doverosa) essa più sarà restrittiva tanto più alimenterà il mercato nero, non so fino a che punto essa possa aiutare.
    P.S.: ma la legge sull’immigrazione clandestina non perseguiva gli immigrati solo con una sanzione pecuniaria???

  • @Professore

    Che io sappia, in questo contesto “droga” si intende qualsiasi farmaco psicotropo (quindi anche alcool e nicotina). Ogni qualvolta che un farmaco psicotropo è usato al di fuori di una “prescrizione medica” (salvo comuni eccezioni) si dovrebbe parlare di “abuso di droga”.

    A livello psichiatrico non esiste generalmente una distinzione effettiva a livello di “danno” tra le cosiddette droghe leggere e pesanti.

    Credo che la giurisprudenza dovrebbe essere ritagliata a livello nazionale per tipologia di farmaco e in funzione della cultura del posto: ad es. l’alcool fa più morti degli incidenti stradali in Europa. Di converso le popolazioni della Siberia del nord o i nativi americani sono stati praticamente sterminati dalla vodka e dal whisky.

    Da “liberale socialdemocratico” sono particolarmente avverso al “liberalism individualista anglosassone”: quindi amo distinguere di netto l’analisi psicologica da quella sociopolitica.

    L’individuo deve, per me, essere libero di sbagliare: credo sia l’essenza della vita vissuta.

    Il legislatore deve però provvedere a governare l’impatto sociale delle scelte individuali e favorire, tramite la cultura e l’istruzione, statistiche positive sulle libere scelte che comportano disagio individuale e quindi, collettivamente, trend positivi sul contenimento del disagio sociale.

    L’ho detto “a parole mie” ma non credo che sia un pensiero distante da quello da cui sono nate le Democrazie occidentali.

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