Patria: “ nome non fine, ma dolce che come l’essenze risusciti le diligenze, lo scialle, le crinoline…”

Patria: “ nome non fine, ma dolce che come l’essenze risusciti le diligenze, lo scialle, le crinoline…”


L’intervento di Marta di induce a tornare sul tema del nostro rapporto con l’idea di nazione. Capisco perfettamente la “fatica” di una persona di sinistra ad usare un termine come Patria reso impresentabile dalla crosta di retorica che lo ha ricoperto e dalla sgradevole assonanza con il nazionalismo. Ma non è certo questo il senso nel quale è auspicabile un suo recupero!
Intanto una precisazione: non è esatto che la parola Patria non ricorre mai nella Costituzione (art. 52: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”). La precisazione ha un rilievo anche per il richiamo che facevo al “patriottismo costituzionale”.
Ma veniamo al punto: a che ci serve oggi una categoria politica così demodé   e dal sapore vagamente ottocentesco? Perchè mai dovremmo recuperarla?

Certo oggi non è riproponibile nè l’idea di Patria come eredità dei “padri fondatori” (i combattenti) o dei padri biologici: questa è l’etimologia del termine, ma le parole hanno una loro storia e mutano contenuto nel tempo. Allo stesso modo in cui sarebbe oggi anacronistico riproporre il principio westfalico così come ce lo hanno consegnato i trattati  di Münster e Osnabrück nel 1648: nell’epoca in cui la nube di Chernobyl dilaga dall’Ucraina alla Finlandia ed alla Svezia l’esclusiva competenza interna dello Stato appare un po’ traballante e l’ordine internazionale non può essere affidato solo al principio di non interferenza.
Ma, pur auspicando un ruolo più incisivo degli organismi internazionali rispetto a quello poco più che decorativo che ha oggi l’Onu, che alternative abbiamo oggi allo stato nazionale? Le uniche concrete sono o quella dell’ordine monopolare dell’impero americano o quella del “concerto dei sette imperi” (Usa, Ue, Russia, Cina, Giappone, Brasile, India) e sempre ammesso che riesca ad assumere concretamente forma. In entrambi i casi abbiamo una sostanziale liquidazione della fondazione repubblicana del potere.  L’idea di un Parlamento mondiale liberamente eletto da tutti i popoli oggi non pare praticabile, anzi neppure ipotizzabile in tempi politicamente previdibili. D’altra parte, anche se così fosse, la questione delle diverse culture nazionali fra cui mediare resterebbe ugualmente come resterebbero ugualmente gli interessi specifici di ogni singolo popolo.

E il soggetto politico popolo non si forma se non in riferimento ad una qualche specifica cultura nazionale: magari anche plurilingue, con minoranze nazionali e religiose, forse pure sulla base di ceppi etnici diversi ma pur sempre su una identità nazionale che non è sostituibile con astratti ideali universalistici che, peraltro, non sembrano granché condivisi in giro per il Mondo. Senza cultura comune non si dà soggetto collettivo, torno a ripeterlo.
Parliamo dell’immigrazione. Va da sè che una diversa e più attuale idea di Patria non può escluderli e deve mirare all’integrazione soprattutto degli immigrati di seconda e terza generazione, va benissimo. Ma se perdiamo il senso dell’identità comune in cosa li integriamo? In una agenzia di servizi? La concessione del diritto di voto (battaglia sacrosanta che la sinistra deve vergognarsi di non aver fatto –se non assai debolmente e solo propagandisticamente- sinora) non si può risolvere solo nello scambio: “tu paghi le tasse, io ti dò il diritto di voto, così puoi chiedere migliori servizi”. Se così fosse assisteremmo rapidamente alla nascita di partiti “etnici” la cui unica funzione sarebbe quella di trasformare il Parlamento in un mercato delle vacche dove contrattare provvidenze speciali e privilegi vari. Alle vecchie corporazioni aggiungeremmo le nuove tribù: bel risultato!

E nemmeno la cosa si può risolvere con un astratto modello “multiculturale” (altro idola tribus del politicamente corretto, di cui disfarsi prima possibile).
E dunque, nelle condizioni storicamente date, il principio democratico è attuabile esclusivamente nell’ambito nazionale e garantendo il diritto all’autodeterminazione di ogni popolo. Ovviamente tutto questo deve tenere conto delle dinamiche storiche in atto che devono includere nel nuovo soggetto collettivo popolo anche gli immigrati.
Dunque una idea di Patria condivisa e non discriminante.

La parola Patria vi sembra inadeguata e un po vecchia? Va bene: troviamone un’altra, ma, al posto di “patriottismo repubblicano” suona molto peggio “nazionalismo repubblicano”. Vi pare? Comunque parliamone.

Aldo Giannuli, 28 settembre ’09

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Aldo Giannuli

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Comments (7)

  • Si,sinceramente faccio fatica ad abituarmi a un’idea di patria.Vuoi perchè suona più “cool” Internazionalismo Proletario,un poì perchè non sono russo,cubano,cinese,cioè patrie nate su spinte rivoluzionarie,che ci pongono orgogliosi di essere cittadini e patrioti.
    Da noi abbiamo avuto il patriottismo fascista,e governi e uomini di stato non sempre credibili e presentabili,dagli imperialisti in Libia ,fino ai Divi targati dc.
    Quindi non ci vedo nulla di male nell’essere consapevolmente multiculturali.Che non è per forza buonista,almeno così lo intendo io.
    Nel senso che poi è tutto un discorso di responsabilità e coscienza.Non ci deve essere lassismo,ma è un esperimento da tentare.Proprio perchè per me l’italia non è Patria,ma un tentativo mal riuscito di nazione.Non dovremmo analizzare forse anche la nascita della nostra Patria,qualcosa di interesante lo dice ad esempio Angelo del Boca,nel libro Italiani Brava Gente?Ecco credo che si ponga proprio una discussione su questi temi
    Io sono un trockjista assai atipico,cioè pochissimo convinto del trockjismo e per questo un comunista in costruzione,in continua discussione e quindi prendo seriamente e ci rifletto sulle cose che scrivi.Per adesso non son convinto del tutto-ad esempio:un esercito composto dal popolo attraverso la leva obbligatoria è una cosa-investe una reale condivisione tra popolo e soldati-ma uno formato da professionisti e spesso pure fascistoidi è altro.Detesto le cretinerie oscene dei -6,ma nemmeno mi sento di pensare ad eroi o ad avere qualcosa in comune con loro
    Meno eroi,meno patriottismo imposto e non vissuto,sempre più destroso.Più consapevolezza e responsabilità come cittadini,poi possiamo parlare di patria e italiani,questa la mia idea discutibile..o no?

  • Aggiungo:mi pare che i paesi dove si senta più forte il senso di patria ,ci sia di mezzo una rivoluzione ,che rompendo violentemente con certi regimi nobiliari ,hanno dato un forte collante al popolo-che peraltro ha partecipato in massa a questi cambiamenti.
    Da noi si è trattato della colonizzazione del nord e principalmente di casa savoia sul sud e della “savoizzazione”della nascente italia.
    Oltretutto:la patria è composta principalmente da cittadini che si sentono profondamente legati tra loro da un “collante” forte,robusto,condiviso totalmente e con coscienza da tutti i cittadini.
    Guardi ad esempio cosa è avvenuto dopo la rivoluzione in Unione Sovietica e con la guerra civile che ha visto il caos fatto anche da larghe frange dei contadini,cioè il parito bolscevico nato con la missione di superare ,eliminare lo stato,si è dovuto trasformare in Stato.Da questa spinta è nata un ‘idea di nazione e popolo che ha coinvolto i sovietici.Ancora meglio la straordinaria vittoria sul nazismo nella seconda guerra mondiale.
    Niente di tutto questo è stato fatto in italia e dagli italiani.Forse la resistenza è stato un momento alto e che avrebbe dovuto costruire quel patriottismo repubblicano,costituzionale che rimane mera minoranza in Italia.
    La domanda è:cosa unisce saldamente gli Italiani?Da quale radice si possa partire per davvero avere un’idea di Patria?
    Un altro appunto:permettiamo a un partito “etnico” -così loro si sentono-come la Lega di vivacchiare all’interno delle istituzioni..Perchè non dare lo stesso peso politico di rappresentanza anche alle vere etnie che vivono da noi?Non le pare altamente democratico?
    Non lo so:per me ,da quanto ho capito e magari ho capito anche male,lei ha un’idea di chi sostiene il multiculturalismo,come dell’ennesima manifestazione di tardi hippy da happy hour,dove tutto è bello e buono.
    Verissimo che vi è una forte tendenza,ebbene disintegriamo queste derive ed egemonizziamo l’idea di multiculturalismo attraverso le parole d’ordine di:costruzione delle responsabilità,della conoscenza,del riparare severamente e duramente le sforzature lassiste e le derive meno condivisibili e più barbariche.
    Ma larghissimo spazio di esposizione politica e potere decisionale nei comuni e nel parlamento da parte dei nuovi italiani
    Che poi diventano questo vivendo da noi.L’altra scelta è quella di un nazionalismo protettivista e clerical-fascista.
    Dopodiche non rigetto con disgusto e totalmente l’idea di patria-ripeto fossi russo,cinese,cubano sarei il primo tra i patrioti-ma capiamo anche di quale popolo e paese stiamo parlando.
    Mi scuso per la lunghezza dell’intervento,cordiali saluti comunisti davide

  • Viene in mente la storica frase: abbiamo fatto l’Italia, ora facciamo gli italiani”. Già, peccato che gli italiani non sono mai riusciti a farli. Un popolo individuaista, diviso negli interessi, nella cultura, nelle idee. Difficile parlare di Patria in Italia. A volte sembra che gli italiani divengano patriottici, cioè sentano di appartenere ad una Patria, solo quando L’italia del calcio vince i modiali. Bella roba. A me non dispiace il concetto di patria, inteso come cultura nazionale, come il sentirsi accomunati da una storia, dalle idee, dalla cultura, appunto. Una storia comune, una cultura comune. Bello. Non è male sentire che con il mio vicino di casa, magari litigo, ma in comune abbiamo un’esperienza storica che ci lega. Battaglie politiche sociali, culturali, ecc. Cosa c’è di tutto questo in Italia? Nulla. Vogliono farci credere nella comune radice cattolica. Tutto qui? un pò misero, oltre che estremamente fastioso, almeno per me. Però, temo, non si può rinunciare al concetto di patria. Non ora, per lo meno. Rifiutarlo, signicherebbe davvero andare alla deriva. ora più che mai. Credo sia l’unica cosa che ci possa salvare, ora. Da cosa? Dall’abbondono della democrazia da parte di chi ci sta governando, dall’imbarbarimento della vita civile, dalla necessità di integrare chi viene a vivere in Italia e Italiano non è. In questo momento sentirsi Italiani dovrebbe voler dire qualcosa.Dovrebbe voler dire repubblica, dovrebbe voler dire leggi civili e costumi civili contro costumi incivili. Non possiamo dire a chi vuole seguire uniamente la legge mussulmana anche sul nostro territtorio,” no, tu non puoi”, se noi per primi non amiamo i nostri costumi, la nostra cultura che altro non è poi che la nostra patria. Non sono razzista, sia bene inteso. Massimo rispetto per tutte le culture. Ma fino a che non ci sia una lesione dei diritti della persona. Rispettare le altre culture per non signfica rinnegare la mia,dove la mia cultura protegge un diritto e non lo nega.
    E poi chi integriamo, o dove, se non esiste una Patria, un sentire comune? E perchè dovremmo combattere l’abbattimento delle soglie democratiche se non esiste una patria? Ebbene io credo che la Patria, come idea e come senso di appartenenza, dovrebbe esistere, se vogliamo chiamiamola identità culturale, cultura nazionale, spirito di popolo ma davvero dovrebbe esserci. Adesso.

  • Penso che il concetto di patria sia fondamentalmente un costrutto culturale, che se usato in modo sapiente da chi ha progetti ben precisi di governi unitari possa risultare uno strumento eccezionale. E’ per questo che ritengo che non si possa parlare di patria e patriottismo senza fare una profonda analisi sulla propaganda. A dimostrazione di questa considerazione si può portare l’esempio del fatto che tutti i più grandi regimi hanno sempre controllato oltre che fatto largo uso della propaganda.
    Secondo me bisognerebbe quindi indagare di più su COSA di preciso contribuisca alla costruzione di un’identità patriottica: se ad influenzarla di più è un evento, o l’interpretazione che il potere da a quell’evento ( che è poi quello che rimane nelle menti del popolo).

  • “che alternative abbiamo oggi allo stato nazionale?” sono d’accordo: la forma “nazione” è quella più idonea attualmente.

    “il soggetto politico popolo non si forma se non in riferimento ad una qualche specifica cultura nazionale” qui invece non sono assolutamente d’accordo: a mio avviso questo ragionamento sottende il concetto “la patria è l’oppio dei popoli” che non mi sembra il caso di sottoscrivere. Credo che qualunque essere capace di ragionare possa arrivare a capire che solo collaborando con i propri vicini sia possibile mandare avanti l’attuale agenzia di (dis)servizi, senza la necessità di un idolo (la Patria) che lo spinga a farlo (collaborare).

    Complimenti per gli articoli! 🙂

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