2017, cominciamo bene!

Avrei voluto scrivere un pezzo leggero di apertura anno, scherzando sull’inconsistenza del discorso di Mattarella, il cui unico contenuto è che per ora non si vota, perché “non c’è la legge elettorale”; quella stessa legge che questo Parlamento avrebbe dovuto fare e che, in qualche modo ha fatto, salvo poi rimangiarsela e che ora, non si capisce in virtù di quale intervento dello Spirito Santo, dovrebbe essere in grado di fare migliore dell’altra. Roba da ridere. Ma le notizie da Istanbul mi dicono che c’è poco da ridere e mi obbligano a temi meno allegri.

A questo punto, mi pare difficile negare che ci sia qualche nesso fra questi ultimi avvenimenti e che qualcuno (o forse più di uno) stia giocando una partita molto pesante sulla Turchia.

Togliamo di mezzo prima di tutto un’ipotesi che ogni tanto si affaccia: una nuova strategia della tensione, orchestrata da Erdogan. L’ipotesi non ha senso: Erdogan il colpo di stato l’ha già fatto, non mi pare in difetto di consensi e l’opposizione, almeno per ora è alle corde e dunque che motivo avrebbe? Semmai questi attentati lo indeboliscono, dimostrando che non ha in pugno la situazione.

Visto che ci siamo, togliamo di mezzo anche la “pista Gulen”, regolarmente invocata dal governo turco, perché una pista Gulen non esiste se non (eventualmente e da vedere sino a che punto) come parte di una pista americana. Gulen è ospite sorvegliatissimo degli americani, se fa qualcosa è perché i suoi generosi anfitrioni glielo consentono. Non è immaginabile egli possa muoversi in perfetta autonomia, perché gli americani non lo consentirebbero. E dunque dire Gulen è dire Usa in modo più delicato.

Curdi o una qualche opposizione interna? Si tratterebbe di una pista già meno inconsistente, ma l’obiettivo ed il momento non sembrano funzionali ai disegni di una qualsiasi opposizione interna al regime e, poi resta sempre da capire cosa c’entri lo strano incidente del Tupolev e l’assassinio dell’ambasciatore russo (sempre che il nesso fra le tre cose non sia puramente apparente), per non dire della strage di Berlino. Insomma, anche questa pista non convince per nulla.

Allora andiamo fuori dai confini. L’accusato naturale sarebbe l’Isis che subisce l’attacco russo ad Aleppo e che ormai è in rotta di collisione con Ankara. Questo farebbe quadrare i conti con la strage berlinese (dove l’obiettivo sarebbe dimostrare d’essere ancora in grado di colpire in Europa).

Però, però… prima di tutto come mai non c’è rivendicazione in nessun caso? La cosa potrebbe spiegarsi in due modi: o l’Isis non c’entra niente, o sono cambiate le “regole di ingaggio” della guerra terroristica, per cui la rivendicazione non serve più, bastano i messaggi in codice e chi deve capire capisce. Anche nei confronti dell’opinione pubblica la scelta può rivelarsi pagante: una angosciosa incertezza sull’origine del colpo può rivelarsi più destabilizzante dell’identificazione di un nemico preciso. Resterebbe da capire come hanno fatto a tirar giù il Tupolev (sempre che si sia trattato di un attentato) visto che sabotare un aereo militare che è in una base militare, o magari mettergli una bomba a bordo, non è la cosa più semplice del mondo.

Comunque, la pista Isis ha una sua consistenza e può spiegare ciascuno dei quattro episodi recenti. Ma, ovviamente, non ci sono elementi per dirlo.

Qualcuno li cerca in possibili messaggi simbolici come il periodo natalizio, il vestito da babbo Natale dell’ultimo attentatore, un obiettivo altamente simbolico come il coro dell’Armata Rossa ecc. Ma a cercare simboli si rischia di trovarne anche troppi e di uscire matti, meglio lasciar perdere e tenersi sul terreno solido dell’analisi dei dati di fatto.

A luglio, in occasione del colpo di stato di Erdogan, scrivemmo della centralità strategica della Turchia in questo momento, al centro fra alcune delle maggiori crisi internazionali (Ucraina e Siria), punto di passaggio della politica dei gasdotti, paese Nato ma possibile alleato di Mosca e Pechino nel grande blocco euroasiatico. Questo dato non va assolutamente dimenticato ora che siamo in un passaggio del tutto critico, con una amministrazione uscente americana che sta cercando di lasciare l’eredità più pesante possibile a quella entrante, mettendo più ostacoli possibili sulla strada di una nuova convergenza fra Mosca e Washington. La cosa lascia perplessi perché mancano pochissimi giorni all’insediamento di Trump, che già promette di ribaltare questo corso e Putin fa apertamente mostra di snobbare le mosse di Obama, semplicemente in attesa dell’arrivo dell’amico Donald, senza neanche preoccuparsi di replicare all’espulsione dei suoi diplomatici.

Questo potrebbe anche spiegare la perentorietà nell’escludere un attentato terroristico al Tupolev:  au fin de non recevoir, e magari nell’incertezza della reale origine del disastro aereo.

Fin qui va bene, ma allora, chi sta orchestrando questa manovra diretta a spaccare i russi dai turchi, cosa si spera di ottenere? E lo stesso Obama, che si espone con queste mosse, cosa pensa di fare? La cosa avrebbe un senso se una qualche autorità giudiziaria americana stabilisse che, effettivamente, c’è stata una ingerenza russa nelle elezioni e tale da falsare il risultato. Ma questo sarebbe enorme perché provocherebbe la più grave crisi istituzionale americana dalla fine della guerra di secessione. Sarebbe messa in causa la stessa legittimità di Trump e ne sarebbe investita la Corte Suprema e con l’ovvia reazione dei sostenitori del Presidente eletto (anche se con meno voti della sua concorrente). Roba da guerra civile: possibile che i democratici si spingano a tanto? Difficile crederlo.

Resterebbe comunque da capire il rapporto con i tre casi riguardanti la Turchia ed il suo rapporto con Mosca. Anche qui, se dovesse esserci dietro un qualche programma Cia (pura ipotesi senza riscontri), resterebbe in piedi dopo l’avvento di Trump? Forse si, se si determinasse una situazione di eccezionale gravità che non lasciasse al Presidente altra strada che quella segnata da chi sta orchestrano tutto. Ma di cosa potrebbe trattarsi e come?

Ed allora che si sta cercando di fare? Sono solo colpi di coda finali per sfogare il rancore per come è andata? Anche questo è possibile; per ora abbiamo solo due certezze: che qualcosa di incomprensibile stia avvenendo e che non finisce qua e che il livello di opacità della politica internazionale è diventato tale da farci mancare le informazioni più elementari per capire costa sta accadendo.

Il che non mi impedisce, anzi mi induce con più forza, a rinnovare gli auguri di un buon 2017. Ne abbiamo tutti bisogno, speriamo bene.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (15)

  • Qualunque cosa succeda nel 2017 non sarà mai peggio di quello che poteva accadere con Hillary Clinton presidente USA.
    Hillary aveva più volte dichiarato di voler attaccare l’Iran, aveva pubblicamente invitato Obama ad inviare una portaerei davanti alle coste della Cina, dopo aver aumentato, mentre era segretario di Stato, pattugliamenti militari ed esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale.
    Infine, secondo molti analisti americani, come Bruce Fein e Diana Johnstone, avrebbe sicuramente spinto le provocazioni nei confronti della Russia fino al rischio di un conflitto diretto.
    Si potrebbe dire che il peggio è passato, ma, purtroppo, quella che Israel Shamir chiama “l’Entità Oscura”, il complesso finanziario-militar-industriale USA, con il suo braccio armato NSA e CIA è sempre presente e continuerà la sua politica parallela di scontro con la Russia, non per motivi ideologici, ma perchè è questa continua minaccia di guerra che le permette di aumentare a dismisura i suoi profitti.
    Trump vuole sicuramente un allentamento delle tensioni con Mosca per potersi concentrare meglio sui problemi interni, ma il Congresso è composto da politici le cui campagne elettorali sono state finanziate dal sopraddetto complesso dello Stato profondo USA: repubblicani e democratici, come CIA e NSA sono al suo servizio.
    Trump ha solo 4 anni per concludere il suo obiettivo di pacificazione mondiale; i suoi avversari controllavano i meccanismi del potere prima di lui e saranno ancora presenti dopo, sempre che nel frattempo lo lascino in vita.

  • Qualche anno fa è uscito un libro intitolato: “Confessioni di un sicario dell’economia” scritto da John Perkins, un ex analista economico della CIA, in cui veniva spiegato nei dettagli il “modus operandi” dell’agenzia.
    Quando un leader politico straniero veniva “attenzionato” dai servizi americani per spingerlo a fare o non fare qualcosa veniva prima avvicinato dai “sicari” della CIA, che dovevano convicerlo con le buone.
    Ee i sicari fallivano entravano in azione “gli sciacalli” con il compito di uccidere facendo passare l’omicidio possibilmente per incidente.
    Se anche loro non riuscivano si passava al colpo di Stato; infine se il capo di Stato sopravviveva a tutto questo, si passava ad attentati, organizzati da terroristi manipolati, per gettare il Paese nel terrore e per far capire al leader straniero il prezzo del suo rifiuto.
    Se guardiamo al caso Turchia, dopo l’avvicinamento di Erdogan alla Russia per risolvere il caso Siria, secondo quanto ho letto il premier turco avrebbe subito cinque attentati diretti alla sua vita(gli sciacalli), dopo di che c’è stato il tentativo di colpo di Stato, sventato grazie all’aiuto russo, poi gli attentati.
    Se ipotizziamo che prima degli attentati degli sciacalli CIA, ci sia stato un tentativo di convincere Erdogan con le buone(i sicari) ci troviamo di fronte al classico lavoro dei servizi americani, come descritto in tanti libri.
    Per quanto riguarda l’ISIS, per capire di cosa si tratta, dobbiamo porci la domanda: chi paga questa organizzazione terroristica?
    Per dichiarazione pubblica, le monarchie petrolifere del Golfo Persico.
    Si tratta di regimi che non sopravviverebbero un solo giorno senza il sostegno militare americano.
    E’ possibile che un regime che dipende interamente dagli USA per la sua esistenza possa elargire denaro a gruppi di terroristi senza che gli stessi americani lo sappiano e diano il loro benestare?
    La risposta è no.

  • Chioma bionda dovrà capire il mondo e i vertici della stupidance, ed eventualmente cambiarli, altrimenti ne riceverà qualche problema se percorreranno una politica autonoma.

  • Quello al mercato di Natale a Berlino e i due a Costantinopoli (ambasciatore russo e discoteca) sono attentati islamici.
    Sull’aereo russo si sa ancora poco ma la matrice potrebbe essere la medesima tenuto conto dell’islamizzazione che sta avvenendo anche di là.

  • Professor Giannuli, leggo spesso con interesse i suoi articoli, ma devo dirle onestamente che i suoi due ultimi post sul terrorismo sono moldo deludenti. Sostanzialmente, lei ci dice che di queste cose ne sa ben poco e dunque è tutto molto oscuro, nebbioso, incerto, ma che c’è del marcio sotto. E c’è bisogno di scrivere due articoli per arrivare a queste brillanti conclusioni? Glielo scrivo perchè la leggo davvero con stima in particolare quando scrive di m5s, politica italiana ed anche intelligence a volte, ma mi creda nessuno la obbliga a dire per forza qualcosa se non e’ esperto. Per esempio come non citare lo scontro interno al mondo islamico tra shiiti e sunniti per leggere i fatti recenti in turchia? non credo affatto che lei lo ignori ma non fare alcun riferimento continuando a dire che c’è del marcio, qualcosa non torna, chissà quali menti oscure ci sono dietro, e poi non fare mai nè un nome di un soggetto una organizzazione un leadr dimostra che lei il tema lo conosce davvero poco. ma ha senso pubblicare un articolo così per fare fumo e abbassare così il livello? Me lo chiedo e glielo chiedo per la considerazione che ci siamo fatti di lei e dei suoi scritti leggendola in questi mesi sul referendum e tanto altro e perchè mi pare assurdo che uno studioso come lei che ha scritto anche un libro sull’argomento si butti via così. Scusi lo sfogo e buon anno comunque professore,
    Mauro Molinari

    • Ha ragione, ma quando si hanno pochi elementi bisogna pur riconoscerlo. Ma allora perchè scrivere se si ha in mano poco? Perchè quel che mi premeva non era spiegare cosa era successo e perchè, ma era lanciare uno sguardo sull’orizzonte strategico che dice che intorno alla Turchia si sta accendendo un conflitto fra i più gravi degli ultimi 20 anni. Un invito a tenere i riflettori accesi sulla penisola anatolica i cui avvenimenti potranno essere un punto di riferimento pwr capire altro.
      Conuque grazie per gli appezzaenti ebuon anno anche a Lei (sperando che sia davvero buono e che mi staia sbagliando)
      Ag

  • Professore, buongiorno, e
    Buon Anno!

    Copione impone: urlo di guerra in arabo e rivendicazione ISIS. Copione rispettato, per i media internazionali, ma chi doveva capire ha capito benissimo. Recentemente sono successe troppe, davvero troppe coincidenze. E ciò nonostante, chi ha capito, ha reagito in modo diametralmente opposto alle attese. Non da ultimo, l’espulsione dei 35 diplomatici non ha prodotto il risultato previsto, anzi, decisamente l’effetto opposto. Vale la pena di riportare la risposta ufficiale del ministero degli esteri russo:

    “Хочется надеяться, что это последнее, что сделала нынешняя администрация для ухудшения двусторонних отношений. Последнее странное, неумное решение, которое направлено против людей, против их человеческих радостей против того, что объединяет людей по всему миру”. (“Speriamo che questo sia l’ultimo atto dell’attuale amministrazione per peggiorare i rapporti bilaterali. L’ultima sconclusionata, stupida, decisione, diretta contro le persone, contro la loro felicità, contro ciò che unisce i popoli del mondo intero”, Marija Zacharova, rappresentante ufficiale del Ministero degli Affari Esteri russo, 30/12/2016 https://ria.ru/politics/20161230/1485011411.html)

    Stesso discorso per l’accordo tripartito RUSSIA-TURCHIA-IRAN, peraltro celebrato dal voto ONU del 31 dicembre, che esclude chiaramente quella An-Nusra (leggi Al Qaeda) rifornita fino a oggi dagli USA. Sul rapporto USA-ISIS non c’è neppure bisogno di fare troppe dietrologie. Ho quindi l’impressione che, in questa fase, si voglia far male e basta. Per farla pagare, perché di fronte a sconfitte cocenti e gravide di conseguenze ancora peggiori, in assenza di una risposta “ufficiale” degna di questo nome, si cerchi di alimentare tensione risvegliando demoni sopiti in Europa e in Medio Oriente, sperando che, così facendo, con questa iniezione di “caos creativo”, si riesca a infliggere colpi pesanti che, se non in grado di destabilizzare alcunché, minino comunque alle fondamenta i fragili equilibri in corso di formazione.

    Come italiani, come europei, ci troviamo di fronte a un bivio:
    1. Iniziare a pensare a noi stessi, ai nostri interessi nell’area, e smetterla, una volta per tutte, di andare al traino di chi non riesce neppure a fare i suoi, di interessi (a meno di affermare che gli interessi delle lobby delle armi usa siano coincidenti con quelle del popolo americano);
    2. continuare su questa strada, oscurare tra un po’ anche questo sito perché diffusore di fake news, ridurre tutte le “voces clamantes in deserto” sulla rete al silenzio, illudendosi che poi il popolo italiano torni ad accontentarsi di quello che gli propineranno a reti unificate.

    Penso che, davvero, ai nostri dirigenti sia richiesto – in questo frangente, con queste contraddizioni – uno scatto che non possono o vogliono compiere. Ma siamo solo al 2… vedremo.

    Un caro saluto
    Paolo

  • Ricordiamoci che il riavvicinamento di Erdogan alla Russia è, indirettamente, anche un avvicinamento all’Iran.

    Chi è nemico giurato dell’Iran? Chi finanzia l’Isis (organizzazione quest’ultima che, peraltro, è stata presumibilmente abbandonata cinicamente da Erdogan al suo destino visto che fino ad un certo punto probabilmente la favoriva, quantomeno lasciando “libere” delle vie di rifornimento di armi e altro)? Chi è il più leale e antico alleato regionale Usa in Medio Oriente (se escludiamo Israele)?

  • Sembra che uno degli attentatori di Istanbul non fosse di bianco e rosso vestito come un figurante di Babbo Natale e neppure turco, ma piuttosto centro-asiatico e loquente arabo. Le ultime ci aggiornano che si tratterebbe di un cinese uiguro.
    Ma quanto è grande nelle fantasie turche il Turkmenistan?

    • Buon Anno, Gaz!

      Prendi una mezzaluna, falla partire da Istanbul e proseguire per tutta l’Asia centrale fino allo Xinjiang, e ti troverai nella variegata galassia delle popolazioni turcofone: un mondo da mille e una notte, popoli che scrivono fonemi derivati dallo stesso ceppo linguistico con l’alfabeto latino (i turchi e, dopo la fine dell’URSS, gli azeri), con quello cirillico (kazaki, turkmeni e kirghizi nel loro Paese ufficiale, ex-Repubbliche socialiste sovietiche) e con quello arabo (kazaki, uiguri e kirghizi in terra di Cina) ma che, fondamentalmente, sono accomunati da lingue e culture molto simili fra loro.

      L’elemento religioso è relativo ed estremamente variegato, in questi popoli turcofoni: a parte le differenze fra sunniti (turchi) e sciiti (azeri), esistono differenze di approccio notevoli: gli ex-sovietici sono laici e piuttosto emancipati (penso alle donne), rispetto ai turchi. Le minoranze turcofone di terra di Cina hanno resistito alla massiccia colonizzazione Han sviluppando, accentuando i loro connotati e le loro specificità, ma è una lotta impari: il giorno che dovesse esplodere il bubbone, ce ne sarebbe per tutti. E forse, non è un caso che fra tutti i terroristi a disposizione, sembra che abbiano scelto proprio un esponente turkmeno proveniente dalla Cina.

      Diverso, ancora una volta, è stato storicamente l’approccio sovietico ai popoli non slavi: il riconoscimento leninistico del diritto di autodeterminazione dei popoli che, va detto, fino alla fine dell’ultima Guerra civile, culminata con la proclamazione della Repubblica popolare cinese, era anche nel programma del PCC, ha consentito una maggiore autonomia delle “Repubbliche libere” (da Inno dell’URSS): libere di nome e di fatto, come l’implosione sostanzialmente incruenta dell’URSS ha dimostrato; non sto dicendo che non ci siano stati morti nella Pribaltika o a Baku, ovviamente; sto dicendo che, se non ci fosse stata un’architettura costituzionale di un certo tipo, se fosse stata, per esempio, cinese, oggi forse non ci saremmo neanche più, considerando gli arsenali atomici, le divisioni di terra, di cielo e di mare che sarebbero state scagliate l’una contro l’altra. Libere di nome e di fatto come, per esempio, dimostra il fatto che Putin sia riuscito, smaltita la sbornia eltsiniana, a ricucire intelligentemente i rapporti con le repubbliche che si affacciano sul Caspio (Asse nord-sud con l’Iran) e in Asia centrale (Asse con la Cina); non dimentichiamoci, peraltro, che la Federazione Russa è abitata dalla seconda comunità islamica al mondo: dubito che, se scoppiasse il bubbone, tibetani e uiguri ricuciranno altrettanto con i cinesi Han.

      Scusa la lungaggine, era solo per motivare il fatto che, sull’argomento che hai sollevato, l’informazione occidentale diffonde molto di più di fake news: in realtà, oggi, i cinque attori principali dello scacchiere asiatico (Turchia, Russia, Iran, India e Cina), messe da parte (temporaneamente?) manie di grandezza e mire egemoniche, stanno cercando di ristabilire o rinforzare rapporti strategici di buon vicinato: i BRICS, l’associazione di cooperazione di Shanghai, il recente accordo tripartito, sono tesi più che a fissare paletti, a superarli, pur nei limiti di queste operazioni. Fattori di ostacolo, come le basi nato in asia centrale, terrorismo e armate foraggiate dall’asse saud-us-raeliano, si oppongono a questo disegno strategico di coesistenza pacifica e progressiva integrazione.

      La sfera di cristallo non l’abbiamo, purtroppo, ma sono convinto che a dicembre la situazione sarà completamente diversa dalla attuale: e noi, come scrivevo poco sopra, come italiani ed europei saremo chiamati a fare scelte. E la cosa, visto chi abbiamo al potere, non mi piace per nulla.

      Ciao e auguri ancora!
      Paolo

        • Troppo buono, Gaz!
          Ci ho pensato a lungo, e penso che sia stata tutta colpa del Marco Polo di Giuliano Montaldo che vidi da piccolo, in una tv in bianco e nero che ci metteva trenta secondi ad accendersi… Certe scene me le ricordo ancora! E’ da lì che è iniziata la mia passione per l’Oriente. E prima o poi la farò per davvero …questa benedetta Via della Seta! Ciao e ancora auguri!

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