Una nuova Assemblea Costituente?

Una nuova Assemblea Costituente?

La repentina svolta seguita allo strano attentato a Berlusconi ha tirato fuori dalla naftalina l’idea di una riforma organica della Costituzione. Negli ultimi venticinque anni se ne è parlato a più riprese e sono state costituite anche diverse commissioni bicamerali (Bozzi, Iotti, D’Alema…) che, però non sono mai approdate a nulla ed il discorso era finito nel cassetto. C’erano state sporadiche e pasticciate riforme unilaterali in tema di federalismo (quella voluta dal centro sinistra nel 200-2001 e quella varata dal centro destra nel 2005 e poi bocciata dal referendum popolare del 2006), ce ne è stata una ancora più pasticciata bipartisan in materia di federalismo fiscale nell’ultimo anno. Ma una riforma organica era rimasta fuori dell’agenda politica. Con la crisi seguita al Lodo Alfano, il Cavaliere aveva dichiarato di voler procedere alla riforma della Costituzione –anche unilateralmente- per quanto attiene all’ordinamento giudiziario.

Questo ha risvegliato il dibattito sull’opportunità di una revisione integrale della carta costituzionale: un gruppo di vecchi esponenti socialisti (da Rino Formica a Sabino Acquaviva, da Gianni De Michelis a Gigi Covatta ed a Claudio Martelli) hanno indirizzato un appello all’ex Presidente Francesco Cossiga (che ha accolto l’appello) perchè si faccia promotore di un progetto di legge per una nuova Assemblea Costituente. Dello stesso tema si è discusso in un convegno Milanese con Luciano Violante e Roberto Maroni che, però hanno prospetatto una riforma di tutta la seconda parte della Costituzione da fare nell’attuale parlamento e senza nuove Assemblee Costituenti. E potremmo continuare.

Per la verità, ragioni per mettere mano alla riforma della Costituzione non ne mancano: a più di sessanta anni dalla sua approvazione sono emersi problemi del tutto imprevisti (dal diritto all’informazione alla questione dell’immigrazione, dal ruolo dei servizi segreti e del segreto di Stato, all’introduzione di una moneta sovra nazionale, dal rapporto con la Ue alla soggettività comunitaria delle Regioni ecc.); in secondo luogo, l’introduzione di sistemi elettorali non proporzionali, le pasticciate riforme federaliste, gli autentici abusi costituzionali introdotti nella prassi (si pensi all’uso di scrivere sulla scheda il nome del Presidente del Consiglio designato ed alle implicazioni costituzionali di questo), hanno ridotto la Costituzione ad un colabrodo in più parti non coerente. Tutto questo esige una risistemazione di tutta la materia che riporti a coerenza il testo costituzionale ridandogli anche efficacia pratica.
Ma, questo è il guaio, chi dovrebbe fare questa riforma? Quanto all’assetto delle istituzioni, non ci vuole molto a capire che Pdl, Lega e Pd convergono su un modello presidenziale autoritario, più o meno accentuatamente federalista e con un ordinamento giudiziario asservito al potere esecutivo ed un parlamento irrilevante, giustamente pieno di soubrettes e imbonitori televisivi. Il modello vincente sarebbe questo.
Peraltro, è in sè una eresia che una riforma costituzionale complessiva possa essere fatta da un Parlamento ordinario, eletto con sistema che lascia fuori quasi due milioni e mezzo di elettori e che distribuisce i seggi con un’ulteriore distorsione di rappresentanza.  E, in effetti, in questi casi si convoca una Assemblea Costituente o un Parlamento con poteri costituenti esplicitamente dichiarati al momento dell’elezione e con un sistema elettorale che riduca al minimo l’indice di distorsione.

E, in questo senso, la proposta dei vecchi leader socialisti è indubbiamente la più corretta. Però, anche qui le cose non stanno proprio bene. Intanto, pur eleggendo con la proporzionale più pura una Assemblea Costituente, il risultato finale, presumibilmente, non sarebbe granchè dissimile dalla situazione attuale: radicali, socialisti e Rifondazione otterrebbero una qualche rappresentanza –comunque abbastanza contenuta- ci sarebbe più equilibrio fra Pd e Pdl, magari l’Idv avrebbe un successo, ma alla fine il quadro sarebbe più o meno quello attuale. E non solo per una certa inerzia dell’elettorato, ma soprattutto perchè le proposte politiche alternative al modello vincente non ci sarebbero: i radicali sono più “americani” degli altri e confluirebbero si di esso, l’Italia dei Valori si limiterebbe ad una resistenza accanita in difesa dell’attuale assetto dell’ordinamento giudiziario e lascerebbero perdere tutto il resto, Rifondazione se la caverebbe con la retorica sulla “Repubblica nata dalla Resistenza” ma non sarebbe capace di mettere insieme due emendamenti tecnicamente presentabili.
Per di più, il mandato ad una Assemblea Costituente rimetterebbe in discussione anche la prima parte della Costituzione, quella sui diritti che, in questi anni, grazie alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, ha svolto un ruolo di argine importante, contro l’assalto alla democrazia.
Vi immaginate cosa uscirebbe in tema di immigrazione parlando con la Lega? Oppure, cosa vi aspettate in tema di pluralismo e diritto all’informazione in una Assemblea con un Pdl maggioritario? E, con un centro sinistra che ha fatto quella solenne porcheria di riforma dei servizi segreti del 2007, pensate cosa verrebbe fuori ad affrontare questo tema in sede costituzionale.

Dunque, che fare? La reazione più elementare ed immediata sarebbe quella di attestarsi sulla difensiva, formando comitati in difesa della Costituzione. Ma sarebbe anche l’idea meno intelligente e sicuramente perdente. Infatti, è una idea che è venuta a Paolo Ferrero che le cose migliori le dice quando sta zitto. Partiamo da una considerazione: la sinistra radicale non è presente in Parlamento e dispone di un bassissimo tasso di coalizione. Praticamente, a parte Di Pietro, nessuno è disposto ad accetarla in coalizione, neppure il Pd che spera di rosicchiare qualcosa del residuo seguito elettorale con il solito argomento del voto utile. Dunque, se si farà o meno una Assemblea Costituente o se il processo di accordo far Pd e Pdl sulle riforme istituzionali andrà avanti o no sono cose sulle quali la sinistra radicale, con il suo 2-3% non ha alcuna possibilità di incidere.
L’unica possibile azione che la sinistra radicale può svolgere efficacemente è quella rivolta alla società civile, cercando di suscitare un movimento culturale e politico di segno repubblicano contro la riforma autoritaria che si prospetta. Ma questo difficilmente si ottiene con la pura difesa dell’esistente: bella sinistra radicale quella che ha come proposta di massima la conservazione dello stato di cose presente! Certo, se è possibile far qualcosa per ostacolare questo processo di revisione in atto (referendum, azioni di disturbo elettorale ecc.) va fatta soprattutto per prendere tempo. Ma questa può essere un parte della tattica, non la strategia. Occorre che la sinistra radicale si faccia portatrice di una proposta di riforma costituzionale che dia una risposta adeguata ai tempi e che affronti le questioni sul tappeto. Ma questo esige a sua volta una capacità di elaborazione culturale sin qui assente: come ripensare la cittadinanza in un cotesto segnato da un lato dall’immigrazione, dall’altro dai processi di globalizzazione e da quelli di integrazione europea? Come garantire il diritto all’informazione? Che assetto dare alla sovranità in presenza di fenomeni come la mobilità mondiale dei capitali? Come contenere la rendita parassitaria del ceto politico? E come garantire in sede costituzionale il diritto dei cittadini ad una giustizia efficace? E potremmo proseguire.

E’ a partire dalla capacità di produrre idee nuove che sarà possibile cercare le alleanze sociali necessarie ad un progetto del genere. Ma questo chiede studio e non qualche slogan populista più o meno di “sinistra”.

Aldo Giannuli, 19 gennaio ’10

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Comments (2)

  • Sicuramente c’è bisogno di rivedere un pò il nostro sistema giudiziario, infondo lo chiede il Paese che di storia ne ha fatta, nel bene e nel male, da quando è stata creata questa benedetta Costituzione, tuttavia io vedo che i continui scontri non portano ormai sa nessuna parte….perchè allora non riduciamo ad esempio il numero dei parlamentari? e poi anche rivedere un pò i rapporti fra potere esecutivo e popolo che si dibatte confuso alle elezioni…insomma, sono semplici, comuni riflessioni che mi passano per la mente, come a tanti del resto, leggendo blog e articoli altrui qua e là.

    tutto è partito da questo:
    http://www.loccidentale.it/articolo/lla+giustizia+%C3%A8+la+prima+delle+riforme+di+sistema+che+servono+al+nostro+paese.0084781

  • Non servirebbe a nulla una Costituente allo stato attuale, proprio perchè il quadro politico italiano non è quello di allora, perchè il bilanciamento tra i due colossi DC e PCI, sorta di calamita dell’equilibrio costituzionale sorto sulle ceneri del fascismo non esiste più. Assurdo anche pensare che ai due colossi storici si possano sostituire PDL e PD…il PDL non è la DC di allora, il PD non è il PCI di allora. In più ci sono movimenti che hanno un peso politico specifico enorme, Lega e IDV, che per quanto mi riguarda, se dovessero avere un qualche potere decisionale nella riscrittura della costituzione farebbero dei disastri immani (la prima sui temi dell’integrazione e dei diritti individuali, la seconda sulla giustizia, inaugurando una sorta di dittatura poliziesca manettara che mi spaventa alquanto). Due provvedimenti sono necessari subito, anche se il PD, questo Pd depensante di ora, non è in grado di sostenerli: proporzionale alla tedesca(che riporterebbe in parlamento per lo meno un movimento unitario a sinistra che potrebbe dare spessore all’opposizione) e una sola camera legislativa. Si parta da qui. Il resto secondo me attualmente è improponibile…

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