Se proprio vogliamo discutere di cosa fu il craxismo…(4) Errori politici, intuizioni senza seguito, scelte discutibili.

Se proprio vogliamo discutere di cosa fu il craxismo…. (4)
Errori politici, intuizioni senza seguito, scelte discutibili.

Nè la “Grande Riforma” fu l’unica autorete di Craxi. Un altro formidabile errore fu l’appiattimento sulla spinta “emergenzialista” contro il terrorismo, che fece strame delle garanzie costituzionali.
Certo le Br furono sconfitte, ma a che prezzo? Il processo di decostituzionalizzazione dell’ordinamento prese le mosse proprio dalla teorizzazione dell’emergenza (una sorta di “stato d’assedio” attenuato che nessuna norma della Costituzione autorizzava) che generò mostri giuridici come il pentitismo (e cioè, la chiamata di correo eretta a prova regina), il passaggio al rito penale accusatorio (riforma Vassalli) che attribuiva all’accusa un potere di iniziativa senza limiti e spettacolarizzava le inchieste, la dilatazione del reato associativo sino al limite di invertire l’onere della prova (se sei delle Br rispondi di tutti i reati ascritti all’organizzazione, salvo dimostrazione della tua estraneità) ecc.

Il risultato fu la costruzione della macchina da guerra che avrebbe distrutto la stessa classe politica che l’aveva costruita: il nuovo rito produsse il “corto circuito” fra Procure e mass media, per cui un avviso di garanzia equivaleva ad una condanna, le chiamate di correo, per ottenere la libertà provvisoria, fecero da moltiplicatore, la dilatazione del reato associativo divenne il teorema per il quale il segretario del partito (o quello amministrativo) “non poteva non sapere…” e quindi era coimputato in ogni vicenda di tangenti.
La classe politica della prima repubblica ha costruito pezzo dopo pezzo il patibolo sul quale sarebbe stata impiccata. E questo non sarebbe stato poi un gran danno, se a sostituirla non fosse giunta la fanghiglia populista dei Bossi, dei Berlusconi e dei Fini. E, soprattutto, se questo non avesse travolto anche il modello costituzionale.
Si sono state poi anche molte altre scelte discutibili come la decisione di consentire l’installazione dei  Cruise e Pershing nella base di Comiso o il Nuovo Concordato. Oppure scelte propriamente sbagliare come la “svolta proibizionista” in materia di tossicodipendenze (1986) che, oltre che inefficace, contraddiceva il tradizionale libertarismo del Psi, accentuando i tratti autoritari che l’ultimo craxismo espresse. Peggio ancora fu il “decreto di San Valentino” che operava il taglio di quattro  punti di contingenza: in se non si trattava di chissà quale attacco al salario –come il Pci sostenne- ma, soprattutto con l’esito del referendum, esso divenne il segnale dell’attacco generalizzato al salario che in pochi anni portò alla liquidazione della scala mobile.

C’è poi un capitolo tutto da esplorare: quello delle intuizioni giuste ma no seguite da alcuna azione conseguente. Questa è una delle caratteristiche storiche del socialismo italiano: lo iato profondo fra proclamazioni politiche e concreta azione successiva. Il modello di partito libertario ma troppo indisciplinato, l’incapacità di relazionarsi con l’associazionismo collaterale e di trovare interlocuzioni sociali, la debolezza elettorale, l’esasperato tatticismo istituzionale hanno prodotto una infernale miscela per cui il Psi è sempre stato poco capace  di  dar seguito alle sue linee programmatiche.
E così fu anche per Craxi che intuì con notevole anticipo il bisogno di rinsaldare il senso di appartenenza nazionale contro i rischi di disgregazione (che poi il separatismo leghista  incarnerà), ma a cui non dette altro seguito che il discutibile kitsch garibaldino e l’esecuzione di “Viva l’Italia” di De Gregori, una canzone bella e condivisibile, ma che non fa una linea politica.

Craxi comprese anche che uno dei punti deboli del paese erano i ritardi nei processi di modernizzazione, ma l’unico seguito fu l’idea della “democrazia governante” della Grande riforma (di cui si è detto e la promozione del Made in Italy. Allo stesso modo, il Psi craxiano intuì il problema di trovare un punto di incontro fra meriti e bisogni in un paese profondamente antimeritocratico e con troppi squilibri distributivi. Ma il discorso di Martelli a Rimini (1982) restò un discorso molto bello (che ancora oggi può dare idee su cui costruire una cultura politica aggressiva nei confronti della destra) senza nessuna traduzione politica.

Aldo Giannuli, 21 gennaio ’10

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Aldo Giannuli

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Commento

  • Proprio il difficile equilibrio fra intuizioni giuste ed errori, progetto alternativo e realismo del potere, alti e bassi, rende difficile stabilire se si possa parlare in senso organico di craxismo come coerenza di modello culturale e pratica politica. Anche se con ogni probabilità sul piatto della bilancia le scelte positive e le idee originali sono di più di quelle discutibili, siamo sempre di fronte alle contraddizioni e peculiarità della politica socialista in Italia e alla sua stessa storia, centrale per le svolte principali che la caratterizzano e però con strascichi e limiti che alla lunga la paralizzano. In questo senso Craxi è nel bene e nel male un socialista italiano, e oggi che si è chiuso un ciclo è ora di riconoscere la centralità di questa storia in una sinistra che ce l’ha sempre avuto a morte con i socialisti e deve però ringraziarli nel loro insieme.

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