Sciascia dimenticato: alcune risposte.

Nico Perrone, dopo il mio articolo dedicato al suo libro “La profezia di Sciascia: una conversazione e quattro lettere”, risponde ai commenti di alcuni lettori.

Caro Aldo,

grazie di quello che hai scritto sul mio libro, “La profezia di Sciascia: una conversazione e quattro lettere” (ed. Archinto). E grazie a tutti quelli che sono intervenuti con i loro commenti e osservazioni e i suggerimenti. Cerco qui di rispondere ad ognuno di quelli che sono intervenuti.

Domenico fa leggere i libri di Sciascia ai suoi studenti. I giovani debbono avere un contatto diretto con uno scrittore che è riuscito, con tanto anticipo, a capire la grave crisi verso cui l’Italia si stava incamminando.

Victor Serge, col suo pseudonimo ripreso da un personaggio che fu un vero combattente, fa giustamente osservare che il mio libro è “un po’ caro”: io sono riuscito a ottenere che costasse un euro di meno del previsto, ma coi tempi che corrono, di più non si poteva fare. Lui mi consola definendo il libro con queste parole: “piccolo ma denso”. Grazie!

Tepozzino fa riflettere sulla crisi, ma io vorrei aggiungere che, al di là dell’ottimismo ufficiale, corriamo il rischio di veder peggiorare la situazione. Concordo con lui che la crisi è testimonianza del “fallimento” di un’intera classe dirigente. Certamente, la svendita del patrimonio pubblico che finora si è fatta, e che il governo Renzi si ripromette di continuare, è stata un danno grave per l’Italia. In Germania e Francia, le aziende ritenute “strategiche” sono rimaste sotto il controllo statale, e su questo punto l’alternarsi dei governi non ha fatto cambiare la linea di difesa degli interessi nazionali.

A Fortebraccio vorrei dire che Sciascia non solo analizzava la mafia per quello che era, ma aveva saputo anche indicarne le trasformazioni, ancora più pericolose, che essa si proponeva di realizzare.

Anche Roberto B. ha trovato nell’opera di Sciascia la capacità di vedere lontano: lo si legge specialmente in certe sua analisi sulla mafia.

Concordo con Gerardo che la letteratura oggi non offre più esempi significativi, capaci di essere ricordati: pensa soltanto alle vendite. Sciascia invece ci ha lasciato molto; la letteratura di oggi, credo invece che non ci lasci proprio niente.

Caruto dice delle cose interessanti (Aldo ha già corretto una sua svista), ma quando parla del mio libro, francamente dà l’impressione di non averlo ancora letto, perché in esso ci sono già le risposte alle sue domande. Vuol dire che ne potremo riparlare.

Nico Perrone

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Aldo Giannuli

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Comments (3)

  • Lo avevo specificato: il mio intervento era a seguito della presentazione di Giannuli ed il libro, e’ vero, non lo avevo letto.

    Volevo solo correggere una (mia?) impressione sulla tesi del libro: che l’attacco a Sciascia fosse stato legato ad un clima di ostilita’ proveniente dalla sinistra (genericamente parlando).

    Piu’ volte mi e’ accaduto di intervenire (non su questo blog) su ricostruzioni del clima culturale dell’Italia post 1945 e pre-1992: l’opinione cioe’ che l’egemonia culturale di sinistra (soprattutto PCI) avese determinato orientamenti e mode, come se il fatto che avessimo vissuto in un paese Nato a sovranita’ limitata fosse stato un dettaglio insieme alle limitazioni alla nostra autonomia economica.

    Dopo il processo alla mafia della meta’ degli anni ’80, che aveva colpito i corleonesi, l’antimafia giudiziaria avrebbe potuto capire un po’ di piu’ avvicinandosi al cuore del potere, quello che utilizzava i manovali dell’assassinio: uno Sciascia garantista era quello che ci voleva.

  • egr.perrone,dove,e quando sciascia ha scritto della vera natura della mafia,a differenza di altri,che lo hanno fatto, e ci hanno rimesso la pelle?

  • Ringrazio per la risposta. Ho letto con molto piacere il suo libro. Se posso permettermi un piccolo appunto, Lei a pagina 49, commentando un articolo di Pansa, e la frase “Sciascia impegnato a demolire, articolo dopo articolo, l’immagine di se stesso” si chiede cosa significhi articolo per articolo se la polemica è originata da un solo intervento dello scrittore.
    Beh, sarà che ero fresco della rilettura di Nero su Nero, ma quell’articolo dopo articolo, a me è sembrato alludere alla feroce polemica che precedette l’uscita de l’Affaire Moro, alle preventive e successive stroncature che Eugenio Scalfari e la Repubblica dedicarono a quel piccolo immenso libro. Sciascia era nel mirino di Scalfari (e degli allora suoi scherani) già dal 1978, anche perchè era l’unico intellettuale che si opponeva lucidamente allo gnommero del compromesso storico, momento genetico della mutazione dei dirigenti del PCI nel ceto dirigente più congeniale alla controrivoluzione liberista.
    P.S. La lettera inedita che ha pubblicato e che riporta un lapidario giudizio sui lettori della Repubblica e la deduzione profetica sulle non magnfiche sorti dell’Italia vale da sola il prezzo di copertina.

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